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Full text of "SBI. TJSDKASI. DSAJDAL. JIAPLDLE. NACG. 1"

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© 1996 Zanichelli editors S.p.A., Via Irnerio, 34 - 40126 Bologna 

(73261 


Realizzazione editorials: EDX^EXT - Torino - a cu’ra di Alfredo Guaraldo 

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r ptr I'cditeria 

In redazione: Alessandra Stefanelli 
Sovraccoperta: Anna Maria Zamboni 

Coordinamento della composizione, stampa, confezione: Stefano Sampaoli, Giovanni Santi, 
Mauro Stanghellini 

I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione 
e di adattamento totale o parziale con qualsiasi mezzo (compresi i microfilm 
e le copie fotostatiche), sono riservati per tutti i Paesi. 

Tuttavia 1’editore potra concedere a pagamento l’autorizzazione a riprodurre 
una porzione non superiors a un decimo del presente volume. 

Le richiesta di riproduzione vanno inoltrate a: 

Associazione Italiana per i Diritti di Riproduzione delle Opere dell’Ingegno (aidro) 

Via delle Erbe, 2 

20121 Milano 

tel. e fax (02) 809506 


Prima edizione: settembre 1996 
Ristampa: 

5 4 3 2 1998 1999 2000 


Stampato da Tipostampa Bolognese 
Via Collamarini, 5 - 40138 Bologna 
per conto della Zanichelli editors S.p.A. 
via Irnerio 34 - 40126 Bologna 




Indice 


VII Premessa 

1 1 Che cos’e una parola italiana 

1 1.1 II parlante e il linguista di fronte alia parola 

1 1.1.1 he lettere con cui sono scritte le parole italiane 

5 1.1.2 La tipica parola italiana 

8 1.13 Le sillabe che formano le parole italiane 

12 1.2 Dentro le parole: i morfemi italiani 

14 1.2.1 Parole derivate mediante affissi 

15 1.2.1. 1 Derivati mediante prefissi. Parasintetici 

16 1.2. 1.2 Derivati mediante suffissi 

15 1.2.1. 3 Alterati 

18 1.2.2 Parole composte 

21 1.2.3 Elementi di composizione 

23 1.3 Conversione 

24 Note e bibliografia ragionata 

27 2 Presente e future del lessico italiane 

27 2.1 II lessico italiano e aneora italiano 

29 2.1.1 Prevedibili sviluppi 

32 2.2 Quando le parole straniere diventano italiane 

36 2.3 Quando le parole italiane diventano straniere 



VI Indice 


40 2.4 Parole formate da piu parole 

42 2.4.1 Parole giustapposte e sintagmi lessicalizzati nei dizionari italiani 

44 2.4.2 Giustapposizione e lessicalizzazione viste dai linguisti 

46 Note e hibliografia ragionata , y 

47 3 Le origin! del lessico italiano 

48 3*1 Mille e piu anni di storia 


49 3.1,1 Le parole piu ^antiche” 

52 3.7.2 Parole prese a prestito: lusso e necessitd 

53 3.2 La complessa eredita greca e latina 

53 3.2.1 Greco: classico e bizantino. Composti “neoclassici” 

55 3.2.2 Quale latino? 

58 3.3 II ruolo delle lingue germaniche 

59 3-31 Tedesco. Olandese. Lingue scandinave 


61 3-4 II lascito dell’arabo e del persiano 

62 3.5 L’influenza del francese e del provenzale 

62 3 5,1 Francese antico. Provenzale 

64 3.5.2 Francese moderno 

66 3.6 L’influenza dello spagnolo e del portoghese 

67 37 L’influenza deirangloamericano 
69 3-8 L’apporto di altre lingue 

72 3-9 L’apporto dei dialetti 
74 3.10 Prestiti non adattati 

7 6 3.11 Dal nome proprio al nome comune. Etimologie onomatopeiche 

79 3.12 Paretimologie, etimi complessi 

80 3.13 L’etimologia nei dizionari monolingui italiani 

83 313.1 Dati percentuali 

85 3.14 I dizionari etimologici e i dizionari storici 

88 Note e hibliografia ragionata 



Indice VH 



90 VOCABOLARIO DEGLI ACGADEMICI DELLA CrUSGA (l6l'2) 

92 Dizionario Universale critico-enciclopedico della lingua italiana (1797-1805) 

94 Vocabolario universale italiano (Tramater 1829-1840) 

96 Dizionario della lingua italiana (Tommaseo-Bellini 1865-1879) 

98 Novo Vocabolario della lingua italiana secondo l’uso di Firenze 
(Giorgini-Broglio 1870-1897) 

4 Rapporti fra parole e fra significati 

101 4.1 Arbitrarieta e motivazione 

103 4.1.1 Senso e signiflcato. Intensions ed estensione. Denotazione e connotazione 

105 4.2 Tra lessicologia, semantica e lessicografia 

108 4.2.1 Polisemia e omonimia 

110 4.2.2 Sinonimia 

111 4.2.3 Antonimia 

112 4.2.4 Iperonimia-iponimia, rapporto parte-tutto, solidarietd lessicale 

114 4.2.5 Spostamenti di signiflcato: metafora , metonimia, sineddoche, eufemi- 

smo , antonomasia, ellissi 

117 4.2.6 Famiglie lessicali, campi semantici 

118 4.3 La descrizione del signiflcato nei dizionari 

121 4.3.1 La definizione lessicografica 

127 4.4 Dizionari di sinonimi e contrari. Dizionari di omonimi 

128 4.5 Dizionari bilingui 

132 4.6 Dizionari onomasiologici e analogici, tesauri 
135 Note e hibliografia ragionata 

137 5 Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 

137 5.1 Varieta di lingua e di lessico 

140 5.2 Lessici specialistici e dizionari specialistici 

144 5.3 II vocabolario di base tra frequenza, dispersione e disponibilita 
146 5.3. 1 Quali e quante sono le parole fondamentali? 

152 5-4 Lessico e leggibiM 

155 5.5 Dizionari nei computer 



Vin Indice 

1 57 55. 1 Dizionari su dischetto e su CD-ROM in cotnmercio 

164 5.5.2 Dizionari nei programmi di videoscrittura e nei traduttori elettronici 

167 5,6 La linguistics dei corpora e le sue ricadute lessicografiche 
173 5.6.1 Concordanze, dizionari inversi, dizionari di frequenza 

179 Note e bibliografia ragionata 

181 6 Lessico e discorso nelPinsegnamento delPitaliano 

181 6.1 Una “via testuale” alia didattica dei lessico 

184 6.2 Lessico attivo e lessico passivo 

185 6.3 Apprendimento del lessico italiano da parte di italiani e di stranieri 
192 6.4 Gli errori lessicali 

196 6.5 Arricchire il patrimonio lessicale: strumenti e tecniche 

198 6.6 Far attenzione al contesto immediato 
198 6.6.1 La grammatica delle parole 

202 6.6.2 Modi di dire, frasi fatte, proverbi, collocazioni ristrette 

206 6.7 Individuare le reti semantico-lessicali: la cerniera fra coesione 
e coerenza testuale 

211 6.8 Insegnare con i dizionari 

214 6.8.1 La Crusca risponde 

215 6.9 Insegnare con i dizionari elettronici 

219 Note e bibliografia ragionata 




221 Bibliografia 
24? Indice delie parole 
255 Indice analitico 


Premessa 


Lessico e dizionari italiani. Un binomio quasi inscindibile nella sto- 
ria della lingua italiana che piu di altre lingue europee ha identificato il 
proprio lessico con Vimmagine che ne riflettevano i dizionari , anzi sopraN 
tutto un dizionario, quel Vocabolario degli Accademici della Crusca con 
cui tutti i letterati italiani si sono misuratifino alle soglie del nostro secolo. 

Un binomio che oggi sembra consolidate all’interno di un altro bi- 
nomio piu vastOy doe lingua italiana e testi di nferimento: non sono piu 
i soli letterati a compulsare grammatiche e dizionari , ma studenti, segre- 
tarie, e tutti iforzati della parola scritta che , durante e dopo la scuola, si 
ritrovano a cercare risposte per i propri dubbi linguistici in quei discreti 
depositari della norma deWitaliano che sono i dizionari. Discreti siaper- 
che non sgridano come il maestro , non canzonano come il compagno 
saputello, sia perche, pur non risolvendo sempre appieno i dubbi, tutta- 
via hanno comunque una decente risposta pronta. 

Questo mercato allargato, di cultura medio-bassa, con interessi di- 
sparatissimi e quasi mai bellettristici, ha imposto un drastico cambia- 
mento alia tradizione lessicografica italiana: si sono buttati a mare mol - 
ti arcaismi e imbarcati invece termini e accezioni della scienza e della 
tecnica, ma soprattutto gli estensori di voci di dizionario hanno capito di 
non poter piu dare la grammatica (morfologia e sintassi) per scontata, 
per saputa. 

I lessicografi si sono trovati a doner riscrivere, e talvolta a scrivere, 
le regole di un italiano che , finalmente parlato e scritto, non e piu quello 
che era. 



XU Premessa 


stampa e su supporto elettronico, provengono dai risultati di ricerche fi- 
nanziate con 

- fondi per progetti di ricerca scientifica del murst (Progetti di ricerca di 
interesse nazionale ex quota 40%): “Comprensione del discorso " 
1993 , 1994 (responsabile nazionale \ Cesare Cornoldi, responsabile 
unitd operativa di Torino , Bice Mortara Garavelli); 

- fondi per progetti di ricerca di ateneo (ex quota 60%) delVUniversita 
di Torino : “Le collocazioni verbali italiane " 1989; “Insegnamento del- 
la linguistica ; didattica tradizionale e multimediale, prove di verifi- 
ed , 1993, 1994; 

- fondi per progetti di ricerca di ateneo (ex quota 60%) delVUniversita 
di Verona: “ Studio autonomo e a distanza delle lingue straniere”, 
1990, 1991, 1992. 




Che cos’e 

una parola italiana 


1. Che cos’e una parola italiana 

1.1 II parlante e il linguista di fronte alia parola 

1.1.1 Le lettere con cui sono scritte le parole italiane 

1.1.2 La tipica parola italiana 

1.1.3 Le sillabe che formano le parole italiane 

1.2 Dentro le parole: i morfemi italiani 

1.2.1 Parole derivate mediante affissi 

1.2. 1.1 Derivati mediante prefissi. Parasintetici 

1.2. 1.2 Derivati mediante suffissi 

1. 2.1.3 Alterati 

1.2.2 Parole composte 

1.2.3 Elementi di composizione 

1.3 Conversione 


1.1 II parlante e il linguista di fronte alia parola 


Per il parlante comune e difficile pensare alle parole come a corpi 
senza anima: alia domanda “Che cos’e una parola italiana?” da risposte 
che spiegano a che cosa serve una parola. Quando sentono parlare di 
parole i non linguisti pensano in primo luogo al concetto, all’oggetto, al- 
1’azione indicati da quelle parole. 

Certo se facciamo una domanda piu stringente del tipo “Come si fa 
a riconoscere una parola italiana?”, allora cominciamo a ottenere risposte 





2 


1. Che cos’e una parola italiana 




piu interessanti. Otteniamo esempi di parole dialettali o qualche parola 
straniera di quelle che piu si sentono alia television© e raccogliamo con- 
fronti che, al di la di giudizi e pregiudizi estetici e sociali, si basano su 
un certo fondo di verita, su un’osservaziqne della forma, acustica o scrit- 
ta, delle parole italiane rispetto a quelle di altre lingue o dialetti. 

La dove il linguista distingue fra scritto e parlato, suono e grafia, il 
parlante comune fa fatica a distinguere: va tuttavia notato che un parlan- 
te italiano non colto e in grado di giudicare, messo di fronte a una paro- 
la, se e italiana o no, E ci riesce abbastanza presto anche uno straniero 
che studia l’italiano. 


In genere sia l’italiano che lo straniero riescono meglio se e una 
parola di cui conoscono il significato, ma daranno dei buoni giudizi an- 
che quando i linguisti tendono loro tranelli, li adescano con parole in- 
ventate. Questo dimostra che ci sono criteri formali per riconoscere una 
parola italiana, anche se chi li usa deve riflettere un po’ per trovarli e so- 
lo i parlanti colti padroneggiano quel minimo di terminologia necessaria 
per esprimere tali criteri. 

Usero il termine parola intendendolo come unita linguistica a cui 
sono associati una funzione grammaticale e un significato, separata grafi- 
camente dalle altre da spazi e dotata di coesione interna, per cui non si 
possono inserire altri elementi al suo interno, ne si pud mutare l’ordine 
degli elementi che la costituiscono. 

Ci sono parole per eecellenza, prototipiche, ad esempio piu , mai, 
parole piu complesse come quelle che derivano da altre, come padro- 
neggiare e parole il cui statuto di “parola che e un tutt’uno" e gia piu 
problematic©, come le parole composte con flessione interna, ad esem- 
pio casseforti , mezzibusti; ci sono, d’altra parte, gruppi di parole grafica- 
mente staccate, ma cosi coesi al loro interno da non poter essere inter- 
rotti da altre parole, ne cambiati nelPordine dei componenti e tali dun- 
que da presentarsi alia coscienza dei parlanti come se fossero una parola 
sola (si vedano in proposito i §§ 2.4, 2.4.1 e 2.4.2). 

Il mio intento immediato e dare una definizione ostensiva di paro- 
la italiana , facendo vedere quali sono i tipi piu diffusi e riconoscibili di 
parole italiane. 


sr 

- ■ 




Che cos ’e una parola italiana 


1.1.1 Le lettere con cui sono scritte le parole italiane 

2 \ 

L’alfabeto italiano e composto di veritun lettere a, b, c, d, e, f, g, h, 
i, 1 , m, n, o, p, q, r, s, t, u, v, z, a cui vanno aggiunte j, k 1 _w J _x i _y. Que- 
s te cinque lettere . che oggi gli italiani s ono abituati ad associar ejlla-gra- 
fia dei presti ti stranieri. hannoJ n^ec&-storie-dhterseJ^atg all’anzi anita d i 
servizio n el nostro lessico. 

T.a@ non compare nell’a lfabett^latinQja£jn^ iO-italiar 

no s i trova solo in nomi propr i,strajaiejLe,n ei loro deri vati o in prestiti, co- 
rae whig, cowboy, wurstel, wahabita, tae-kwon-do , tratt i rispettivamente 
dall’l nglese , dal tedesco . d all’arabo , dalx preano , doe da lingue nel cui al- 
fabeto fw)c present e o e stata usata nella traslitterazione i n alfabeto latino. 

La lettera k, invece, si trova gia nelle prime attestazioni scritte di 
italiano (cfr. § 3 . 1 . 1 ); e entrata^itMma^^ 

X_e,d d stata usata per il suono che oggi scriviam 0 c)dLfrQG te alle vocali 
^ o, u e ch davanti alle v ocali 

Fino all’inizio del secolo ventesimo si usav^^exlaJpppiaXdei 
plurali in -io ( “ Alti principj ha dato la donna a’ mieifelici amori", Petrar- 
dOejpih raramente pe r la i semivocalica (ad esempio, jeri). Ora la si 
trova in prestiti dal francese come jabot, jacquard, julienne pronunciata 
( 3 ], in prestiti dall 'in gl ese come jazz, joystick, juke-box pronunciata [dg] e 
in prestiti da altre lingue con la pronuncia che ha in quelle lingue: [j] in 
tedes co (jodel, Junker) o [x] in soagnolo (jaleo, jarabe). 

Le lettere 0 ,(£)sono spesso usate nella grafia dotta di parole greche 
o latine o di deriva zi one greca e latin a (ad esempio, uxoricida a fianco 
dell’ormai non piu usato ussoricida, adynaton a fianco di adinato). Per 
la lettera_y_nelle parole greche c’e ancora chi suggerisce una pronuncia 
[y] (ad esempio, nello Zingarelli XI edizione e nel Palazzi-Folena 1992 la 
pronuncia di adynaton e [a'dynaton], mentre il Devoto-Oli del 1990 da la 
pronuncia [a’dinaton]); ma quando la lettera si trova in parole come ingl. 
yuppie o in parole come turco yogurt o nepalese yak, la pronuncia italia- 
na e tj]. 

Nell’insieme si pud affermare che la . grafia delle parole italian g_nQ_n 
e cambia ta molto dall’inizio del Cinquecento , quando le prime prestigib- 
se edizioni a stampa di fatto imposero uno standard comune (si pensi, 
ad esempio, all’influenza esercitata dalla famosa edizione del Petrarca 
curata da Bembo e stampata da Aldo Manuzio il Vecchio nel 1515). Ba- 



4 1, Che cos’e una parola italiana 


sta tuttavia sfogliare un testo a stampa di 400 anni fa per individual al- 
cune differenze rispetto alle grafie attuali. Fino alia fine del .cUdatl£sini() 
sqcolo non si ffitjn gueya Jrai^^ e 

mmi^cgla. I problemi connessi erano ben presenti agli Accademici della 
Crusca e agli altri dotti: ^SLe ttera y oqale. e tal’or lettera consonante (...) 
L’V consonante e assai differente di suono dall’V vocale, pero ricerche- 
rebbe differente carattere, essendo molto simile al nostro B, e al [5 gre- 
co” (Crusca 1612). 

11 non distinguere graficamente la V dalla U porta adayem nei,di- 
zionari un ordine alfabetico rigoroso, ma misto, che a noi oggi crea 
qualche problema: ad esempio, nel Vocabolario della Crusca (1612) a 
vaticinare segue vBBiA, a vditore segue VECCHiAiA, e cosi via fino a VORA- 
gine immediatamente seguito da vosa ( uosa. ), wlva (vulva), vvola 
( odierno ugola). 

v Sul finire deLSeicento dall’Qlanda vengo no i c ar atteri che distin - 

' guono tipografi^ U e V. La IV edizione del Vocabolario della 
Crusca , pubblicata nel 1738, ha U, u e V, v tipograficamente distinie, naa 
ancora mante^^^ ajife^ per cui a vomito segue 

il lemma homo. Anche le opere piu modeste, di uso scolastico, non se- 
parano le parole inizianti per u e v. Nel 1741, una delle molte edizioni 
del YOrtografia italiana del Facciolati, una specie di dizionario scolastico 
con osservazioni di lingua e consigli su come scrivere, distingue grafica- 
mente uev sia maiuscoli che minuscoli, ma continua a mescolare le pa- 
role che iniziano con u a quelle che iniziano con v. vezzolo e seguito 
da uficetto e uficiale, vizzo da ulcera e unzione da... vocabolario! 

La jeparazipne^ dueidtef^ e iin fatto ottocentesco. Va comun- 

que segnalato che, in omaggio alia tradizione dell’alfabeto latino che 
non distingueva le due lettere, il Vocabolarium Jurisprudentiae Roma - 
nae, la cui pubblicazione e iniziata alia fine del secolo XIX, continua a 
tenere le due lettere unite. 

Il segno h ip posizione iniziale, che ora compare soltanto nella co- 
niugazione del presente indicative di avere (ho, hai, ha, , hannd) gjnj.1- 
cune esclamazippi oltre che nei prestiti stranieri, nella prima edizione 
0612) del Vocabolario degli Accademici della Crusca compariva ancora 
in parqlejco m e huomo. homicciatto, homicciuolo.e nei testi continue, 
sulla scorta della grafi|i Jatipa 3 in parole come humile , Hercole . Tuttavia, 
“la spinta decisiva alimitare Vh etimologica alle voci del verbo avere , in 


1. Che cos’e una parola italiana 5 


cui serviva a distinguere parole omofone, e venuta dall’autorita del Vo- 
cabolario della Crusca , che gia nella terza edizione, del 1691 , riduce a 
questo l’uso di h iniziale” (Migliorini 1963, p. 463). 

Nonostante 1 ’ilalian o sia fra le lingue che piu “si leggono come si 
scrivono”, alcune delle sue ventisei lettere si pronunciano in modo di- 
verso a seconda della parola in cui si trovano o meglio a seconda dei fo- 
H'dSele* accompagnano. Cosi le lettere c e g sono pronunciate [k] e [g] 
rispettivamente di fronte a a, u, o K mentr e danno luoao a una pronunc ia 
[t|] e Ida; I di fronte a 1, e, Ci sono inoltre Eegni) che poss ono co rrisponde- 
re a flue TuonI-| le letterq^E^possono rappresentare sia s uoni voca lici, 
[il [u], sia semicons onantici 01. fwl la lettera e vale sia fel che [e], falett e- 
ra o sia [o] che [o]; alia lettera z corrispondono taj e [dz], alia s Is], e [z], Ci 
sono,' viceversa, nella scrittura |rup£i di due o. tre lettere che rappresen- 
tano pn singolo suono, comeltf] ihe e scritto sc se seguito da [e], [e], [i] 
ed e scritto sgLgp seguito daJfeyolJoL jul oppure [A] che si solve gl da- 
vanti a [i] e gli davanti alle altre vocali. 

Fra le combinazioni possibili dei suoi^trenta fonentj) l’italiano (co- 
me del resto le altre lingue con i propri foneml) si e ritagliato quelle 
concretamente pronunciabili e fra queste ne ha privilegiate alcune, di- 
stinguendosi dalle altre lingue. 


1.1.2 La tipica parola italiana 


Delle parole italiane in testi italiani si parlera nei Capitoli 5. e 6. 
Qui forniro dati che si riferiscono essenzialmente a lemmi e forme di pa- 
*** rola. Un lemmas, quella parola, scelta in base a certe convenzioni, .che 
fa da intestazione a una voce di vocabolario. In italiano, ad esempio 
mangero, beltissime, anforetta, dottoressa sono da un punto di vista les- 
sicografico forme di parola e come tali si trovano in liste dette formari.^l, 
p- lemmi relativi a queste forme, cioe le forme scelte convenzionalmente 
' P er l a trattazione di una parola nel dizionario, sono rispettiva- 

M’ 1 ' ruikto menteU’infini td A Bex i^rfeuCad esempio, mangiare), Jl i ^c^, / si|^ofare_ 
- degli aggettivi (ad esempio, bello), la forma non alterata dei nomi (ad 
h\m ,-oXtw. Qsimpio, anford). Se sono nomi con una forma maschile e una femmini- 
' 1 le, il lemma sara al maschile singolare (ad esempio, dottore). Unsiemp 

dei lemmj di un dizionario, o un elenco di lemmi, viene detto lemmario. 



6 1. Che cos’e una parola italiana 


Osserviamo qui che Puso, comune in ambito iessicografico, di defi- 
nire dottoressa , anforetta , cngina forme riconducibili ai lemmi dottore , 
anfora , cugino , si discosta dalla prassi dei linguisti che vede in dottores- 
sa , anforetta , cugina parole autonome derivate. 

Nel Dizionario di Macchina delVltaliano (DMI), composto da 
106.090 lemmi, la lunghezza media dei lemmi e di 9,36 caratteri. Piu del- 
la meta dei lemmi hanno da 8 a 12 lettere eiascuno. 

Questo conferma Fimpressione che gli stranieri hanno della nostra 
lingua come “lingua con parole molto lunghe”. In realta Fitaliano condi- 
vide questa caratteristiea ton un’altra lingua neolatina come il francese: 
su una lista di 81.121 lemmi analizzata dal LADL di Par'igi, quasi jl 14% 
delle parole e di 9 caratteri, ma il fatto che il francese abbia una pronun- 
da piu ldntana dalla grafia, che molte lettere “non si sentano” , fa^passare 
piu inosservata la lunghezza delle parole francesi . sgittg, 

Le parole dell’inglese scritto sono invece piu corte, ma non cosi 
corte come alcuni credono: se prendiamo un lemmario che e un quarto 
di quello del DMI, cio& il lemmario delFOxford Learner’s Dictionary 
(edizione 1974), vediamo che su 25.464 lemmi la lunghezza media e di 
7,83 caratteri. Di sicuro su un lemmario di 100.000 parole inglesi la lun- 
ghezza media aumenterebbe leggermente, perche il lemmario compren- 
derebbe piu tecnicismi e piu derivati. 

Un’ulteriore prova per ridimensionare questa presunta brevita grafi- 
ca delle parole inglesi viene da uno studio condotto da Lorenzo Enri- 
ques su sei lingue europee: ha preso 3572 parole (comprese le locuzioni 
contate come una parola sola; ad esempio fr. epingle de surete , sp. cha - 
leco salvavidas , ingl. railway carriage fit, pompa della benzined dell’ita- 
liano, delFinglese, del francese, dello spagnolo, del portoghese e del te- 
desco che costituiscono i lemmari di un dizionario multilingue essenziale 
(cfr. Edigeo 1990) e ha calcolato la lunghezza med||..4^iko^ 

Ecco i risultati: 


italiano 

7,94 

tedesco 

7,82 

portoghese 

7,72 

francese 

7,69 

spagnolo 

7,61 

inglese 

6,92 


1. Che cos’e una parola italiana 7 


Come si vede, l’italiano eonserva anche in un lessico di base, con 
minor presenza di derivati, il primato di lunghezza, battendo perfino il 
tedesco (proprio perche questo lemmario tedeseo essenziale non conve- 
ne le tantissime parole composte che invece si trovano nei testi tedeschi 
e nei dizionari con decine di migliaia di lemmi). Le lingue neolatine si 
dimostrano veramente simili e l’inglese si conferma la lingua con le pa- 
role piu brevi, ma in media le parole inglesi sono piu corte di un solo 
carattcrc rispetto alle parole italiane. 

La sensazione degli ascoltatori/lettori comuni non c totalmente sba- 
gliata, ma le cifre dimostrano che gli occhi dei lettori sbagliano nel misu- 
rare le parole inglesi, influenzati da una brevita fonica, dalla caratteristi- 
ca delle parole inglesi di essere mono- o bisillabiche (per un’analisi della 
scarsa lunghezza delle parole in testi italiani parlati, si veda oltre il § 5.4). 

•— Si e sostenuto che cio che caratterizza veramente le parole italiane 
e la presenza di un alto numero di vocali: ps serva K renn: “Questa ‘voca- 
iomania’ della lingua italiana e senza dubbi o un caratt ere pe culiare, sco- 
nosciuto a ogni altra lingua r oman za” (1989, p. 70). Le vocali a, i, o, e, u 
cosdfuIsc6hd“da" sole pih del 45% dei caratteri che compongono il lem- 
mario del DMI, pero anche nel lemmario francese sopra menzionato ar- 
riviamo a una percentuale del 45%. Nuovamente bisogna fare una distin- 
zione fra cio che si osserva con gli occhi e cio che si sente: in francese 
una buona parte delle lettere e non accentate (11,39% del totale dei ca- 
ratteri, la lettera in assoluto piu frequente nel lemmario elaborato dal 
LADL) e “muta”, e quindi il francese sembra, almeno ali’orecchio, meno 
pieno di vocali rispetto all’italiano. 

Le lettere relative a vocali piu frequenti nei lemmi del DMI sono 
I nell’ordine a, i, o, e (con percentuali sul totale delle lettere che vanno da 
f 12,19 della(a)yi 10,97 della i, al 10,68 della o, per finire con il 9,93 della 
e). La u ha una percentuale decisamente inferiore; 2,33- Le quattro voca- 
\ li, grese singolarmente, sono in assoluto le lettere piu frequenti: le con- 
sonanti piu frequenti quali, neirordine,^ t, n. c, s, vanno dal 8,53% del- 
lt(t 3jl 4,82 della s. Per la 1 incide sulla fre(juenza I’uso diacritico, grafico, 
come nelle sequenze sopra commentate gia, cia, glia, gnia, ecc. e l’uso 
I come semiconsonante. 

Questa preponderanza delle vocali si riscontra anche nel formario 
del DMI in cui, su 906.042 forme, doe parole diverse fra cui plurali, fem- 
minili, superlativi, verbi ai vari tempi, modi e persone, la lunghezza me- 



8 


1. Che cos ’e una parola italiana 


1. Che cos’e una parola italiana 9 


sale a 10,71 lettere per forma. I tre caratteri piu frequenti restano i 
(13,18%), a (11,16%), e (10,30%). La vocale o (8,00%) viene scavalcata 
dalla consonante r (8,46%). 

Se si osserva che nello stesso formario ben il 55,77% delle sillabe 
e del tipo CV (C = consonante, V s vocale), si comprende il perche del- 
1’alta percentuale di voeali rispetto alle consonanti: C pud essere scelta 
fra quindici diverse consonanti (diciotto se consideriamo anche k, w, 
x), mentre le lettere per le voeali sono cinque in tutto (dal momento 
che j e y si possono ignorare, avendo percentuali di occorrenza trascu- 
rabili). 


1.1.3 Le sillabe che formano le parole italiane 

Cio che tuttavia contribuisce veramente a dare un’idea dellex omb i- 
nazioni di fonemi, e quindi conseguentemente di lettere, caratteristici 
della lingua italiana 6 la struttura delle sillafrg, 

Anche i parlanti ignari di ogni questione linguistica, se devono 
scandire una parola mal capita, non isolano segmenti della lunghezza 
dei fonemi, ma piuttosto isolano le sillabe “come se vi fossero nel conti- 
nue fonico delle cerniere naturali in cui e possibile fermare o rallentare 
remissione” (Cardona 1988, p. 280). Nella lingua italiana la scansione in 
sillabe e particolarmente sensibile, anche se i confini delle sillabe foneti- 
che non sempre corrispondono alle sillabe fonologiche e grafiche della 
tradizionale divisione in sillabe (per un’analisi della ricerca recente sulla 
nozione di sillaba, si veda Bertinetto 1993), Qui, parlando di sillabe, si 
intenderanno sempre le sillabe fonologiche e grafiche, le uniche che in- 
teressino veramente chi descrive il lessico, perche dipendono dalla strut- 
tura funzionale di ogni lingua e sono legate alPanalisi in morfemi delle 
parole (si veda il § 1.2), 

Anzi cio che interessa il lessicologo e piu propriamente la sillaba 
grafica. Quando il fonetista Canepari (1979, p. 92) osserva che “solo le 
persone acculturate possono arrivare a segmentare la sillaba in foni o in 
fonemi, o piu spesso in grafemi (i segni dell’alfabeto) per nefasto influs- 
so dell’insegnamento tradizionale che privilegia la forma scritta della lin- 
gua quasi ignorando l’aspetto primario, costituito dalla fonicita”, ha ra- 
gione, ma dal suo punto di vista. La descrizione dei fatti lessicali, in una 




cultura che tratta di lessico prevalentemente per iscritto e ha finora con- 
servato e catalogato il proprio patrimonio lessicale in testi quali i dizio- 
nari a stampa, e invece tacitamente dominata dall’aspetto grafico. 

La fonicita delle parole preoccupa il lessicologo e il lessicografo in 
quanto determina 1’aspetto grafico delle parole, ad esempio creando la 
necessita di distinguere tipograficamente nei dizionari l’accento anche 
ortografico, presente in caffe , da quello presente nel lemma caffelatte y 
che non e normalmente presente nei testi, oppure la necessita di segna- 
lare nei lemmi dei dizionari la diversa pronuncia di determinati foni che 
sono rappresentati dalla stessa lettera, ad esempio, pesca e pesca. 

La sillaba e costituita da uam^ iLmsto ° 

centro, o apice della sillaba e una 

prominenza o intengta jpnpra; attomo al nudeo si pos sono 
altri. fonemi consonantici o semiconsonantici co me nel ca_sp dei^d itton- 
ghi. La periferia puo anche mancare, nel senso che la sillaba pud essere 
costituita da una sola vocale: nel DMI un 4,47% delle sillabe del forma- 
rio e costituto da vocali-sillaba (ad esempio a-ra 9 re-o), ma 
normale di sillaba in italiano e in tutte le lingue e 
(consonante) g. ^(vocale), C V 

In particolare, sulla base dei corpora analizzati da Delattre (1965), 
francese, italiano e spagnolo sono molto simili: tutte e tre le lingue hanno 
percentuali intorno al 55% di sillabe CV e francese e italiano hanno intor- 
no al 7 6% di sillabe aperte, cioe terminanti in vocale, mentre lo spagnolo 
ne ha intorno al 72%. 

L’italiano pre se nta sillabe f ormate da ditto ng hi e trit tonghi, comejn, 
cuo-io, ma sono piuttosto rare. Nel formario del DMI le sillabe 

W sono lo 0,29% e quelle VW lo 0,01 . 

Le sillabe CV so no le piu frequenti (55,77 %), seguite da quelle CVC 
( can-to ) corTTma frequenza del 17,08%, dalle sillabe CCV ( sta-gno ) con 
una frequenza del 8,67% e da quelle VC (al-ba) con un 5,22%. Si noti 
che in questi dati, e nei successivi, C e V hanno un valore puramente 
grafico: gno e considerata CCV tanto quanto sta, benche dal punto di vi- 
sta fonetico in gno ci sia una sola consonante e in sta due, 

Il formario del DMI presenta una grande varieta di sillabe: ce ne 
sono piu di 2000 diverse fra loro. La piu frequenti con oltre 100.000 pre- 
senze nel formario sono te, mo, re, si, seguono ri, ti, no, di. Le piu fre- 
quenti sillabe di tipo CCV sono Sti e ste. 



10 


1. Che cos’e una parola italiana 


1 . Che cos’e una parola italiana 11 


L e sillabe CCy C__(2,95%) presentano gruppi consonantici del tipo 
£& EJ?, bl ct, jl gl, pi, si, br, cr, dr, fr, gr, pr, sr, tr, vr, pn, ps, sb, sc, sd, sf, 
sg, sm, sn, sp, st, sv e quelle CCCV o CCCVC sono formate dai gruppi 
sch, sgh, sbr, scr, sgr, spl, spre str. Le silla be piu l unghe registrate sono di 
sei lettere: marsch e alcune onomatqppe, quail schioc e schiaf (si veda 
anche Rizzi 1985). 

*** Riassumendo: le sillabe piu comuni in italiano sono. com e gia anti- 
cipato, di due letters (died volte piu frequents l’ordinc CV di quella 
VC) : seg u on o in ordine decrescente di frequenza le sillabe di tre lettere 
e quelle di una sola iettera (owiamente una vocale). 

I n ital iano ci sono parole formate da una sofa Iettera: ad esem pj o 
f (S"Cprcposizione), e (congiunzione), e (voce del verbo essere), i (artico- 
lo determinatiyo glurale maschile), o (congiunzione ed esclamazione 
* . vocativa). 

Le parole formate da due lettere vocali sono, oltre ad alcune escla- 
mazioni, ai (preposizione articolata a + i oppure plurale di aio, ‘precet- 
tore’), io (pronome di prima persona), ei (forma letteraria di egli); piu 
numerose, ma non moltissime, le parole formate da una.XOPSonante e 
da una vocale. Si vedano ad esempio: qd,' 1 da, al,fa, la, ma, ma’, pa\ sa, 
va, vo’, ed, ce, le, me, ne, re, se, te, ve, il,%n)di,^} li, dojo’, lo, 

po\ so. A queste vanno aggiunte le esclamazioni ah, oh, uh, eh, ih, dove 
la Iettera h o non ha alcun valore fonico o indica l’occlusiva glottidale [?] 
profferita prima della vocale. 

Anche se Giovanna Turrini ha individuate nei lemmari di dizionari 
monolingui italiani piu di trecento parole monosillabiche, mediamente la 
parola italiana e formata da quattro/cinque sillabe. Nel formario del DMI 
le parole di tre sillabe sono il 15,34%, quelle di quattro il 32,62%, quelle 
di cinque il 29,68%, quelle di sei il 13,91%. 

A differenza delle parole francesi e spagnole, la p arola italiana, co- 
me quella giapponese e in minor misura quella finfandelfg; l amina in_ 
vocale , eccezion fatta per qualche monosillabo, per i prestiti stranieri e 
per le parole che hanno subito l’elisione o il troncamento (ad esempio 
I’esame, nessun’altra sono casi di elisione di lo e nessuna ; dottor, barlar ; 
mal di mare, son e Siam venuti , bel canto, gran salto, San Damiano so- 
no dei troncamenti). I^eUskme fa^dare Ja vocaje f)naleL.atona di una, 

parola seguita da un’altra che comincia per vocale. Al posto della vocale 
caduta si mette un apostrofo. Il troncamento pud far cadere un’intera sil- 



laba, come in quel cane, o una vocale. Perche ci sia troncamento l^j?a- 
r ola dopo esser stata tronca ta d eve t ermin a te in/¥|tf,)ii p, piu raramente, 
$n^)mentre Ta parola che segue non deve iniziare per s seguita da conso- 
nants, da z, x, gn e ps. Gran e un troncamento che fa eccezione a que- 
sta regola (gran psicologo) e all’altra che vieta di troncare parole al plu- 
rale (buon maestro, ma buoni maestri, gran maestro, gran maestri). 

,„» L’a ccento consider ato normale in it.anariO e quell p, sulla, fiepuMtm, 
yillaha che contraddistingue le parole piane, come gatto o bambmp', nel 

^ 2 /a li r* s ■ 


L’accento piano, essenclo l’accento normale, non e mai marcato, 
talvolta neppure nei dizionari, a meno che la sillaba accentata contenga 
le vocali e, o di cui i dizionari devono indicare 1’apertura o chiusura. 

^ •Le parole IdJOcJiapt culmine), doe queUe 
sulla terzultima sillaba, sono il 21,63%, mentre le bisdrucciole ( mdstica - 
no) sono molto piu rare (0,65%). Le parole tronchq, quelle con l’accento 
sull’ultima sillaba, sono il 9,52%. Quando ai verbi si “attaccano” dei cliti- 
ci ( cdlcolatelo j possiamo avere in italiano anche delle trisdrucciole. 

Sdrucciole e bisdrucciole hanno l’accento tipograficamente marcato 
solo nei dizionari, non nei testi. Questa mancanza di indicazioni sulla sil- 
laba tonica nella grafia italiana costituisce una difficolta per molti ap- 
prendenti stranieri e talvolta anche per gli stessi italiani, come dimostra- 
no le pronunce popolari di mollica, edile, persuadere, tutte sdrucciole a 
fronte della pronuncia tradizionale che le vuole piane. 

Volendo quindi tracciare un identikit della parola scritta “tipicamen- 
te” italiana possiamo dire che: 

- i lemmi italia ni han no una lunghezza m edia di 9,36 caratteri; . 

- le forme sono lunghe in media l(),71 caratteri; , 

- il 68% delle forme e piano; 

- le forme h anno per il 62% quattro o cinque sillabe; 

- piiTdelia meta delie sillabe present) nelle forme e del tipo CV e la sil- 
— laba finale e generalmente CV o CCV, 


Come abbiamo gia avuto modo di sottolineare, i calcoli sono fatti 
prendendo C e V nel loro valore di lettere. Ritengo tuttavia che l’iden- 
tikit resti valido anche interpretando le sillabe come sillabe fonologiche: 
il ricondurre sillabe come glia e cia a CV cambia un poco le percentuali, 
ma non muta il quadra generale. 



12 1. Che cos’e una parola i taliana 

Quanto alia parola tipica dell’italiano parlato, Mancini e Voghera 
(1994), analizzando il corpus del Lessico di frequenza dell’italiano parla- 
to (LIP), notano che sulle oltre 25.000 forme il 34% ha tre sillabe e il 31% 
quattro sillabe. Le parole del parlato sono quindi piu brevi di quelle del- 
lo scritto, come era da prevedere, ma stmo, proprio come quelle scritte, 
piane e formate per il 60% di sillabe di tipo CV. 


1.2 Dentro le parole; 1 morfemi italiani 


Chiunque puo accorgersi che 1’italiano e caratterizzato dalla pre- 
senza di parole non monosillabiche, anzi talvolta decisamente lunghe: 
senza ricorrere al famigerato awerbio di 26 lettere precipitevolissimevol- 
mente, parole come internazionalizzare e anticostituzionale hanno ri- 
spettivamente 19 e 18 lettere, per non parlare delle forme verbali coniu- 
gate come internazionalizzerebbero, che raggiunge le 24 lettere. Questo 
dato di fatto porta, soprattutto oggi, a fare confronti con la brevity delle 
parole inglesi, La lunghezza delle parole italiane viene considerata gene- 
ralmente uno svantaggio: chi deve scrivere titoli di articoli giornalistici o 
slogan pubblicitari invidia la maneggevolezza dell’inglese. 

...tv^Que sta corposita e d oyuta-al-fatto-eh&-le^p arole italiane sono rirrh e 
di morfemi,^ 

Il mmfsxmb l’unita linguistica minima fornita di un suo significato; 
puotmit uire una parola ( morfema libero) o essere parte di una parola 
(morfema legatol In italiano i morfemi liberi non sono molti: coincido- 
no con le parole formate da una o due lettere e con piu corpose parti 
invariabili del discorso quali awerbi ed eselamazioni (ad esempio, sem- 
pre , piu, caspita). Se ammettiamo che anche l’informazione grammatica- 
le singolare maschile portata da -o in nero e un significato, sia pure di- 
verso da quello portato da ner-, allora capiremo che sono ben poche le 
parole italiane formate da un solo morfema. 

I morfe mi gram m aljfi aj^Asaiv L_come vengono talora chiamat i 
qLici r n orfem i- c hS- P ortano informazipni sui numero l sul gene rc dei nomi 
e degli aggettivi o d ei p ronomi p s p jempq . . . modo, persona, diatesLdd, 
v erbijsono di pertinenza di uno studio morfologico e grammaticale del- 


Che cos’e una parola italiana 


1’italiano e quindi non ce ne occuperemo qui. Tuttavia la loro presenza 
nelie parole italiane ci obbliga a un affinamento terminologico. Man- 
gerd, mangeresti, mangid vanno considerate tre parole diverse o tre for- 
me della parola mangiare ? Nero, nera , neri, nere sono quattro parole o 
quattro forme di nero? 

Se stiamo facendo un’analisLdcldlscorsq orale o scritto e sia mo in- 
teressati al conteggio del numero delle parole del testo, o stiamo redi- 
gendo concordanze per forme (si veda oltre il § 5.6.1) che servano a in- 
dagini stilistiche, ci troviamo di fronte a sette parole . 

Da un punto di vista l essicologico ci troviamo di fronte a due mor - 
fe mi lessicali e a sette morfemi fles sivj, mentre da un punto di vista lessi- 
cografico ci troviamo di fronte a sette parole riconducibili a due lemmi. 

Se fra i linguisti e’e aceordo nel definite quali sono i morfemi flessi- 
vi, piu dibattuta e invece la questione se il morfema lessicale sia, per ri- 
prendere l’esempio fatto sopra, ner- o nero. Accettando la seconda ipo- 
tesi si suppone che quando il morfema lessicale nero viene a contatto 
con il morfema flessivo -o, oppure -a, -e, -i, si ha un’elisione della vocale 
terminale, delta nnralv tematir.a. perch e ap punto vocale che unita alia 
yidice da i l tema della parola . 

Questa soluzione appare inutilmente macchinosa con i morfemi 
lessicali il cui significato e chiaro anche senza vocale tematica, ma pre- 
senta dei vantaggi quando il morfema lessicale senza vocale tematica 
potrebbe essere attribuito a parole diverse: penso a pizz- che potrebbe 
essere il morfema lessicale di pizza, ma anche di pizzo. Inoltre'e la radi- 
ce piu la vocale tematica, cioe il tema, che concorre a formare le parole 
composte; c onsiderare il tema come punto dijo artenza-nejiln derivazioni 
e le flessioni permette un trattamento unificato di nomi e verbi. Il tema 
puo coincidere con una parola (come in nero o libro o pizza), o con 
una forma verbale (ama e sia il tema di amare, da cui per derivazione 
abbiamo, ad esempio, amatore, sia la terza persona singolare dell’indica- 
tivo presente o la seconda singolare dell’imperativo), ma in quanto unita 
di base della morfologia e piuttosto una parola astratta (cfr. Scalise 1994, 

pp. 65-68). 

^Ricapitolando: i l tema .contiene due morfemi, la radice e la v nralg - 
tematica che determina 1’appartenenza della .rad k£-ajL ma- . c la sse fLe ssiva- 
-L a o d i pizzerne determina.ilaaoar tenenza alia dasse dei nomi masc hili; 
la a di ama ne determin a ranp-art tm enza . . aUa_.classe ,d.ei-Ke^L.dl..prima 


temati< 


Lssiva. 



1. Che cos' e una parola italiana 


ca aiaga aaafc,i D’ora in poi, quindi, indicheremo il morfema lessicale 
con la vocale tematica tra parentesi, ner(o), pizz(a), per distinguerlo 
dalle parole e dai lemmi, cioe dalle forme con cui una parola diventa 
oggetto di una voce di dizionario. 

Ogni lingua ha le sue convenzioni di lemmatizzazione, cioe segue 
dei criteri per decidere quale forma deve rappresentare tutte le altre for- 
me flesse. Nei dizionari italiani d’oggi il verbo e rappresentato dall’infi- 
nito (mentre nei dizionari di latino il lemma e costituito dalla prima per- 
sona singolare dell’indicativo), articoli, nomi e aggettivi dal singolare 
maschile. Non sempre perd e stato cosi: il seguire precise regole di 
lemmatizzazione e anzi il segno del passaggio a una lessicografia matu- 
ra nei Rinascimento, x./ O 

moifen^Jessic^iLe glLaffrsJf soj^molto'importanti per nna-des oriaioae 
del lessico . I Pjlm Ldifferenziano le parole Je une dalle altre in mo dn 
macroscopic© (nero e bianco sono due parole diverse perche ner(o) e 
diverso da bianc(o) e ha un divers© .signifi cato) ; anche gli affissi diffe- 
renziano le parole, ma in m odo tale-che fr a base e derivarn mediame af- 
fissazione., s i riconosca una relazione (ad esempio, ec ologia- e coloeista : ( 
antiamzio- antiquariato ) , La principale funzione degli affissi e per- 
mettere al lessico di ampliarsi, adeguandosi alle esigenze della comu- 
nita dei parlanti, senza implicare grandi sforzi creativi prima e di me- 
moria poi. 


1/2.) Parole derivate mediante affissi 




Da una parola gia esistcnte (o piu precisamente da quella parola 
astratta o tema di cui si e fatto cenno nei paragrafo precedente), che 
per praticita d’ora in poi sara d etta &asei pos sono derivare al t re parole 
co niiaggiunta di affissi: anellCo^p una base da cui per derivazione pos- 
so avere anell- iera l anell-ino, contro-aneJlo. 

Le basi italiane sono.jeriooiu nomi . a ggettivi. yerbi. Rari sono i 
casi in cui la base e un awerbio come in pressappochismo, indietreg - 
giare, o una locuzione come in menefreghismo, saccopelista. 

Qlj,-aff|ss i^ nn, d i fi oji to morfemi legati . ci oe sono unita_che non„ 


1 , Che cos ’e una parola italiana 


luando veneono preoosti alia base, 1 st 


da alcuni considerato un Jnfiss.o fcerQin fuocbffikllo, paz 20 ello, gioche- 
rello. Cosi sarebbe un interfisso -ett- in rockettaro, costruito sul modello 
di gruppettaro (si veda Serianni 1989, p. 639) 

La ragione per cui ho detto che gli affissi sono di solito morfemi le- 
gati sta nei fatto che molti prefissi coincidono con preposizioni (si veda 
negli esempi precedenti contro , in) e come preposizioni potrebbero ve- 
nir considerati forme libere. Oggi anche nei dizionari la preposizione 
contw viene distinta dal prefisso contro--. preposizione e prefisso sono 
trattati in due voci separate. 

D2rTCfl>erivati mediante prefissi. Parasuiteik L-I derivati con pr e- 
fissi “ap partengono alia stessa categoria grammaticale della base, della 
quale mantengono i tratti morfologici, sintattici e semantici fondamenta- 
li” (Salvi, Vanelli 1992, p. 204). 1 pjdia&tjiUJ qjmduUixi-iieUlt;iUan©..aoiiy 
a-, di-, de-, in-, con-, per- , rU, re-, s-. Talvolta il prefisso ha un significa- 
to precise (si pensi a quelli t emporali e s paziali come $QtLo~, fuori-, po- 
st-, ante- o superlativi come arci-, spa-, ultra-) e da lu ogo a un derivato 
dal CfISi inv^ce-aatLA-possibUe ricav^re il 
^onifir^rn del prefisso in parole come hrometteze, concedere, perche ci 
sono-gia arrivate prefissate dal latino. 

Vi sono prefissi come dis-, super-, s-, inter- che si premettono sia 
a nomi che ad aggettivi e verbi (disimpegno, disilluso, disinserire, sfor- 
tuna, sleale, svestire-, interlinea, interregionale, interagire)-, altri come i 
prefissi negativi a(n)- e in- ( amorale , intoccabile) sono tipicamente ag- 
getdvali, 

7 I verbi parasintetici sono formati da basi aominali e aggettivali con 


l’ aggiunta simulfr mea di un nj-fifiggn (generalmente ,s; ; . ad-, . in-) e della 
vocale tematica f«-))ppure fcpche determina l’appartenenza del verbo 
alia prima o alia terza coniugazione . Esempi di^'crliL.p.amsmte.tici.de.ao- 
minalLe deaggettiyali sono rispettivamente adde ntqm k mPMmiiZ&x 
svecchiare, abbellixs. Inoltrare, addentrarsi sono casi rari di parasinteti- 
ci con base awerbiale. Sfrontato , spietato , sgraziato sono aggettivi para- 
sintetici formati dal prefisso s-, da un nome e da un suffisso di tipo par- 
ticipiale - ato . 



1. Che cos’e una parola it alia na 

l i 2Jrs2'T>erlvati mediante suffissi. I de rivati mediante suffissi appar- 
tengono di soUtojyjn a^^ da quella della base: i 

nomi denominali (cioe derivati da nomi) sono un caso particolare e si 
fognano-con suffissi comp aatfg, -amL 4 qzq I - ista, -etg, (jjg^-ino, 
ecc. ( salumaio, bancario, aioielliere , impiantista, canneto, t )orciL e‘~Sa- 
gnino, cg,mp.Q.r M amtismp ) e con suffissi propri delle nomenclature 
scientifiche: -Me, -oma, - ema , -uro, -ato, -ito, -ide, ecc. ( broncbite , gra- 
nuloma, morfema, cloruro, clorato, clorito, amllide). 

I piu comuni suffissi italiani, fra quelli che danno luogo a nomi d e- 
verbalL Ccioe derivati da verbi), sono: 

d) suffissi che producono nomi d ’azione come -zione /-igng . -mento, - 
(Oura, -aggio, ecc.: fruizione , wjqsion^ divertimento, potatura, cot- 
tura; 

b) suffi ssi che producono. nomi d’agente . di mestiere. come - tore/trice. - 
antg/ ent e, -ino/ina, -(mP/ ona-, s omLor e, i nsemante . imhianchino, 
cbiacctLenme. 

Sjl ffiaai che producono affieUiyMeverbal i cioe aggettivi derivati da 
yethLaiiriQ ante/ente. esigibile , onorevole , supponente. 

Nomi, deaggettivali sono formati da sufflssi come - eria/eria, 

-ita, - izia , , -ismo, ecc.: bellezza, stramberia, cattiveria , pudicizia,( ^icitd\ 
bilinguismo. 

Numerosi i suffissi che danno luogo ad aggettivi denominali: -ario, 
- ino , -ale, 4co , -izio, -oso, ecc,: ipotecario, salino, fatale, alfabetico , tri- 
bunizio , costoso. 

I suffissi che servono a formare v erbi denomina li sono -izzaxe. - 

1111 * 'll iW 1 11 H 

ificme , - eggiare : monetizzare, cornificare, arieggiare, Gli stessi suffissi 
formano anche verbi deaggettivali come f ertilizzar e. tmrifir.are ama- 
reggiare. 

II suffisso (mente lserve a formare awerhi da ;ivnemiv.u m 


U n caso particolare jdi,d.erivazione. detta “con suffisso 0 (zero)”, e 
qudla nulla ali a base . ma passa a un’al- 

tra parte del discorso, assumendone la morfologia flessiva. Tipi comuni 
sono il passaggio da aggettivo a verbo ( scuro , scurire); da nome a ver- 
bo ( sci , sciare), da verbo a nome ( comandare , comando ; ricoverare, ri- 
covero). Nei derivati a suffisso zero dell’ultimo tipo - da verbo a nome 


1 che cos’e una parola italiana 17 


mm 




- spesso e difficile per il parlante stabilire qual e la base in assenza di 
conoscenze sulia storia della parola. Alcuni studiosi considerand quest! 
passaggi da una parte del discorso all’altra come casi di conversione (si 
veda il § 1.3) piu che di derivazione zero. Per semplicita di descrizione 
mi pare utile mantenerli separati dai casi piu comuni di conversione co- 
me la sostantivazione di aggettivi e verbi (il correre, il vero) o il passag- 
gio da participio a aggettivo e sostantivo. 

1,2. 1.3 Alterati. U n particolare tipo di .sufflgi che non cambia la cate- 
goria grammaticale della base sono i suffissi alterativ i, alti a peculiarita 

della lingua italiana, 

Uitaliano e infatti la ljngua. nsslgli^ 
sia dal punto di vista della loro varieta, sia dal punto di vista della loro 

frequenza d’uso. 

I .suffisjsi po ssono avere la fuazlone djjndi^^^ 

’ 4 4 ’*• ( c asing , casond) o qualita. negati- 


ve. Ic asacc i fd ), ma 
tuazioq e, : 

gruelk:^ ma deve essere intima; anche un uomo e una donna di statura 
e corporatura al di sopra della media saranno detti sposini, se sono re- 
lativamente giovani e sposati da poco; un colpaccio non e un brutto 
colpo cattivo, ma un colpo ben riuscito. 

E impossibile prevedere quali e quanti suffissi alterativi si possono 
utilizzare con un nome o un aggettivo, percio i dizionari monolingui ita- 
liani sono soliti elencare le forme alterate possibili. L’unica regola consi- 
ste nel predire che difficilmente si altera un nome con un suffisso simile 
alle lettere con cui finisce il nome stesso: tetto, tettuccio ma non Hettetto 
(tuttavia cucinino esiste). 

• - inoL cestino , pesantino 

• -etta. auadretto . furbetto 

• -dlo, alberello , poverello 

• - u ccio : regaluccio , calduccio. 


Vi sono poi suffissi meno frequenti: -ggyjfe -QMfi*- -acchiotto, 

-icello, -uzzo, -icciq (come in fuocberello , scemotto , verdolino , volpac- 
chiotto, fraticello, viuzza , malaticcio). 



18 


1 . Che cos ’e una parola italiana 


Vi sono suffissi, anche quest! piuttosto ran, diminutivi e dispregiati- 
vi; - ucolo , - iciattoig* . -onzolo, - icchio , -ognolo (doltorucolo, vermiciattolo , 

verdastro. 

Con i verbi si possono usare i seguenti suffissi: -acchiare, -icchia- 
re, - ucchiare , -erellare, -ettare, -ottare, -uzzare, come in sparacchiare , 
giocherellare, parlottare , tagliuzzare. L’alterazione dei verbi e tuttavia 
molto meno frequente di quella di nomi e aggettivi. 

L’uso di alterati e frequente anche come risorsa neologica in jtalia- 
no. Fra i neologismi piu recenti segnaliamo: ruotino (piccola ruota di 
scorta), telefonino (radiotelefono portatile), merendina (dolcetto di pro- 
duzione industrial confezionato in modo da facilitarne il trasporto e il 
consumo). 


pretonzolo , governicchio, verdognolo). 

Il suffisso accrescitivo e (pm&. scatolo ne, avarone. 
Suffissi peggiorativi sono -accio e -astro: tempaccio, 


1 -2;2 Parole composte 


Un altro modo in cui il lessic 


lingue si e< 


sizione: 


ie o piu parole eia 


di solito seguendo 1’ordine in cui comparirebbero nelle frasi, e danno 
luQgaA.nomi comp osti, p i u raramente ad aggettivi. 

b italiano. attuale per ampliare il proprio lessico si serve principal- 
mente della derivazione e di quel procedimento, a meta strada fra deri- 
vazione e composizione, che e la formazione di parole.con “dementi di 
composizione”, come i dizionari chiamano adesso quelli che sono staff 
di volta in volta chiamati “prefissoidi/suffissoidi”, “temi lessicali”, “semi- 
parole” (si veda oltre il § 1.2.3), 

Mentre vi sono lingue come il tedesco in cui un composto pub en- 
trare in un nuovo composto, fino a formare dei “treni di parole”, in ita- 
liano il composto tipico e formato di due costituenti. 

Fra i procedimenti compositivi il piu produttivo resta qudlu^X ^ 
che si riscontra in molti nomi di nuovi oggetti o in aggettivi spessp scher- 
zosi ed effimeri, coniati nel linguaggio giovanile, delle cronache sportive, 
della pubblicita. Ecco alcuni esempi citati nella raccolta di neologismi di 
Bencini, Citernesi (1992): salvavita (o salvavite) agg. e sost., paratutto 
agg,, spaccagamhq agg., acchiappavoM sost., trinciatorteUini sost 






1 . Che cos 'e una parola italiana 


Nel lessico italiano le combinazioni di parole composte seguono di 
solito le regole sintattiche dell’ordine delle parole nelle frasi. 


M + A 
A +- 

V + M 

Ai 

I/+V/ 

V +N 
A A-fyt 


Abbiamo quindi nqfl 

i Nome + Aggettivo 
i- Aggettivo + Nome 
f Verbo + Nome 
Preposizione + Nome 
^ Nome + Nome 
Verbo + Verbo 
Verbo + Awerbio 
^ Awerbio + Participio 


(lingualunga, pastasciuttd) 

( bassorilievo , mezzobusto) 

(. asciugatutto , contascatti, spremtagrumi ) 

(, smzapatria , sottobosco, dopolavoro) 
(t xscespad a, fondovalle, girocollo, capogiro) 
(parapiglia, fuggifuggi, dormiveglia ) 


( benestante , alto barlante ). 


Gli aggettivi composti sono formati da: 

g lf . Aggettivo + Aggettivo ( bianconero , agrodolce, sordomuto) 

Nome + Aggettivo ( nullatenente , videodipendente) 

A + ('Aggettivo + Nome (verde bottiglia , giallo ocra) 

Awerbio + Aggettivo ( semprgvsrds ) . 

Come si pub notare nei composti le preposizioni cadono: pomodo- 
ro e un caso raro rispetto a fondovalle e capostazione, lalvolta I ordine 
dei composti y + N contrasta cbn la sintassi e presenta il soggetto dopo 
il verbo, come in battiscopa, marciapiede. Anche nei composti N + N 
non sempre il modificatore segue come in cartapecom, puo precederlo 

come in capogiro. 

PfiLspjegare meglio la jiahira dd compQStLg nece-ssariq richiamare 
l a noAoncp Ljdmmm e di |gg|p del sintagma. 

^IL.sintapa a.a gn.ppn * di solito. fosa&ife. 

p iq Hi nn.i n:irol: i i hjmgj^^ 

quelli che hanno con le parole che precedono Fido ? ll mw 

cane, il cane dipapd, il cane che mi hanno regalato sono tutti e quattro 
sintagmi nominali, anche se di crescente complessitq; mangia, mangia 
I’osso, mangia troppo sono sintagmi verbali; di papa, sul tavolo sono 
sintagmi preposizionali. Vsx. Jpsta del sint^g n^. sLiO lgildfiJ^tefl^Qfed^ 

W all ri , x.Qmp.Q J3feati ddjiata^ma; 

Percib inun^im:igmajxominak^k.l£i^a~£JUMQ. c ' m unsmtagma pre- 



20 1 , Che cos 'e una parola italiana 


posizionaleja testa e la preposiztone e in .un sintagma verbale la. testa_e_ 

ilmbp- 

Vengono detti composti endocentrici quelli in cui la parola compo- 
sta condivide le caratteristiche morfologiche e sintattico-seraantiche del- 
la testa del composto. Tutti i nomi composti formati da V + N o da Pre- 
posizione + N sono quindi composti esocentrici, perche la parola com- 
posta e un nome e non appartiene alia stessa parte del discorso (verbo 
o preposizione) a cui appartiene la testa del sintagma associabile al 
composto. 

Non sempre i composti nominali formati da N + N o Aggettivo + N 
sono endocentrici, pur condividendo con la testa la parte del discorso: 
ad esempio, il purosangue non e sangue e il pellerossa non e peile, 
quindi non c’e condivisione delle propriety semantiche. Capostazione, 
capogiro, mezzogiorno e acquasanta sono endocentrici perche il capo- 
stazione e un capo e il capogiro e un giramento di capo, il mezzogiorno 
e una parte del giorno e l’acquasanta e acqua. 

lalvolta nei composti N + N, come caffelatte, e sempre in quelli 
Aggettivo + Aggettivo o V + v non e possibile individuate una testa per- 
che il lapporto fra le parti del composto d di coordinazione piu che di 
subordinazione. 

Non molti composti conservano fedelmente, parola per parola, la 
struttura del sintagma da cui derivano: oltre al gia menzionato pomodo- 
ro, ricordiamo nontiscordardime, mangiaebevi, tiramisu , capintesta, vu- 
cumprci. Di solito, se si conserva parola per parola il sintagma, si ha una 
locuzione o un sintagma lessicalizzato (cfr. §§ 2.4,1 e 2.4.2) fatto di paro- 
le non unite fra loro, come in fai da te, mordi e fuggi, presa in giro. 

L’altra grande fonte di composti sono i calchi di parole inglesi com- 
poste che danno solitamente origine a locuzioni formate da due o piu 
parole che vengono scritte separate (si veda oltre il § 2.4) o, in qualche 
caso, unite con trattino. 

Il trattino e pero in regresso: il suo uso e ormai ristretto ad aggetti- 
vi del tipo ibero-americano o cino-coreano, che rientrano piuttosto fra 
le parole formate con elementi di composizione, e a parole derivate con 
il prefisso non- seguito da un sostantivo o da un aggettivo. Cito gli 
esempi riportati dal dizionario Devoto-Oli 1990, in cui sono molto piu 
numerosi i lemmi formati da due parole, doe da non + un aggettivo o 
un sostantivo senza trattino: non-allineamento , non-ailineato, non-belli- 



1. Che cos’e una parola italiana 21 


gerante, rion-helligeranza, non-decisione , non-fumatore . Fra i pochi altri 
casi di uso del trattino ricordo i punti cardinali ( nord-est ) e i prestiti dal- 
1’angloamericano che ci arrivano corredati di trattino ( city-car ; hard- 
core , yes-man ). Nella raccolta di neologism! di Bencini, Citernesi (1992) i 
composti con trattino come ragazza-hamhurger ; distruggi-famiglie , po- 
sta-spazzatura , proteggi-slip , Stato-partito sono veramente rari in con- 
fronto alle locuzioni formate da parole staccate. 


T:2*3 Elementi di comp osizione 


Tanto il parlante comune sfogliando i giornali, quanto il lessico- 
grafo alle prese con l’aggiornamento.dei dizionari italiani si accorgono 
che una gran parte dei neologismi e formata di parole come mini*, 
maxi-, auto-,Jbno-, logo-, eco -, filo ^disca^ T -W euro-, - crazia , - ma- 
nia , -gramma, -teca, ecc. e da una base. Queste parole non si trovano 
come parole autonome del lessico italiano; sono parole di altre lingue, 
generalmente il greco, il latino, talvolta anche di lingue moderne (come 
buro-, che viene dal francese), oppure sono forme scorciate di altre pa- 
role come euro- (da Europa, ) o cino- (da cinese). 

Sono come gli afflssLp erche nonjono^rfem Jib^n^Maiio,^ 
pero somigliano alle parole che entrano nei composti perche pos sono 
combinarsi fra loro senza intervento di morfem i libe ri, come ad esempio 
in emofitia, fonografo, demoscopia, radiotelescopio, tomografia. 

Chi li ha chiamati prefissoidi e suffissoidi ha sottolineato il primo 
aspetto, chi li ha denominati semiparole, temi lessicali (cfr. Scalise 1994, 
pp. 269-271; Salvi e Vanelli 1992, p. 213) e elementi di composizione da 
maggior rilievo al secondo aspetto, anche sulla base di considerazioni 
che tengono conto della loro maggior liberta di combinazione rispetto 
agli affissi. 

Nei maggiori dizionari monolingui italiani e prevalso il termine 
“ elementi di com posizione” e si specifica se sono primi o secondi, cioe^ 
se ^t an ticT^J T^i riizi o o aj fondo della parola. Mentre ci sono elementi che 
possono essere indifferentemente primi e secondi (bibliofilo, filoameri- 
cand), altri possono stare solo come primi elementi o all’interno della 
parola ( neoministro , radiogoniometro), altri ancora solo come secondi 
elementi, ad esempio - metria , - fonia , -filia. 



Che cos ’e una parola italiana 


Scalise (1994, p, 270) fa notare che nelie composizioni formate da 
una parola vera e propria in prima posizione e da un elemento di com- 
posizione di origine greca in seconda posizione la vocale finale della pa- 
rola viene mutata in o (si vedano musica + logia ~ musicologia\ Dante + 
filo - dantofilo , ), mentre si ha un riaggiustamento con i quando Tele- 
mento di composizione e di origine latina ( insetto + cida = insetticida ; 
erba + voro = erbivoro). 

La produttivita degli elementi di composizione si evince dal fatto 
che tali elementi ormai da tempo compaiono in parole al di fuori dei 
lessici tecnico-scientifici. Owiamente ci sono elementi piu popolari di 
altri: ad esempio, auto-,foto tele-, radio-, narco -, video eco- hanno nei 
dizionari spesso due lemmi, uno con significato legato alia parola dotta 
greca o latina da cui derivano e un altro col significato legato alle parole 
piu prestigiose e fortunate fra quelle formate con tale elemento. Auto- 
vuol dire ‘da se’ in greco e con tale valore rientra in autoironia e auto- 
grafo , ma l’elemento auto- veramente popolare e quello che porta il si- 
gnificato di ‘relative all’automobile’, Cost accade per gli altri sopra elen- 
cati che sono conosciuti ai piu nei sensi di ‘relativo alia fotografia, alia 
televisione, alia radiofonia, al traffico di stupefacenti, a schermi televisivi 
e di computer, all’ecologia’. 

E interessante notare che, a parte 1’ultimo (ostacolato nei processo 
di diventare abbreviazione di ecologia dall’omonimia con Yeco che com- 
pare in frasi come “In questa grotta e’e Peco”), gli elementi sopra elenca- 
ti sono ormai diventate parole nei lessico italiano, morfemi liberi sia pu- 
re risultanti da accorciamenti di parole piu lunghe. Questo rafforza l’in- 
terpretazione in chiave compositiva, piu che derivativa, di parole come 
telegiornale , videogioco o autolavaggio. 

A differenza della neologia basata su alterati che appare diffusa an- 
che a livello di lingua orale e di scritto narrativo, la neologia con ele- 
menti di composizione resta un po’ “pesante” ed e appannaggio, oltre 
che dei testi specialistici scritti e orali, dello scritto giornalistico, saggisti- 
co o al massimo del parlato colto o del parlato brillante e scherzoso. In 
un dizionario monolingue di italiano come il Palazzi-Folena (1992) sono 
registrati piu di 700 elementi di composizione, ma scorrendo i 7213 lem- 
mi con almeno tre occorrenze del Lessico di frequenza delVitaliano par- 
lato (LIP 1993), si trovano meno di una trentina di elementi di composi- 
zione presenti nei lemmi; fra questi ci sono: aero-, andro -, astro-, auto-, 


1. Che cos’e una parola italiana 23 


-metro, biblio burn-, cbilo- crono-, eco-, filo-, foto-, geo-, ippo-, maxi-, 
multi-, neo radio-, tele-, termo-, video-. E alcuni sono presenti solo per- 
che rientrano in parole come economia, geografia e geometria, bibliote - 
ca , filosofo , cronologia. 






1.3 Conversione 41 ■& da * p&tte eU-t o>« '>■■■■> ft •!*** v*g 


u to/ 

( \U 


$/ yjuxA.> 


Un fenomeno non trascurabile di arricchimento les; 


trascurabile ^i^^^techimer^o^^^l^^le^ 
saggio di-y na parola da una parte del d iscoirsq^^ Macroscopico t ' t 

e caratteristico fenomeno di conversione i n italiano d l a oossibilita di_so- x >,- 
stantivare l’infinito : hew , il her e. Il fenomeno b presente anche in altr e to ce, ' 
Bn^TIneoiatine ; i n francese . ad esempio, ma non e cosi diffuse come 
in italiano. Rispetto alia f orma sostantivata in - mg d ei v erbi in inglese, 
l’infinito sostanl kataitaliano.jnantiene una caratteristica di registro for- 
mate, e Lt.to ^jQLe^^ . 

tonomia di significato risoetto al verbo. da_aveLacouisito anche l^fe- 

si » n <; iwmro 1 ? , f%l l?l 1 w lp - ad ese.mp.io, mum, aum, esssa, 
volgzi - e da poter essere alterati come mangiarino. esserino. Nella 
maggioranza dei casi pero il verbo sostantivato indica un processo e 
non un oggetto o un atto numerabile ed e quindi usato soltanto al sin- 
golare. 

Un altro caso di conversione ..frequented, la oossibilita di 


Le.au- 


esempio 


lem il 


ilgmsso, if 


Quest’uso porta ad ambiguita: infatti se il povero e il ricco, il magro si-^ J^f ° 
gnificano univocamente ‘un uomo povero, un uomo ricco, un uomo 
magro’, il grasso pud anche significare ‘la parte grassa della carne’ oltre 
a ‘un uomo grasso’ e il hello puo indicare ‘la bellezza’ e ‘un uomo bel- 
lo\ Percio i dizionari italiani, soprattutto quelli che intendono aiutare gli 
stranieri, fanno (farebbero) bene a segnalare queste possibili polisemie, 
insieme alle loro caratteristiche morfologiche: i l hello p el senso di ‘bel- 
lezza, qualita astratta’ n on ha piu rale, nei senso d i ‘uomo.. bcUolmtural- 

d’altra parte, non 

anche ‘tipidigmssol. 



24 1. Che cos'e una parola italiana 


l garticipi g£c^seriti_e passati.^ in itaJiailQ_ilegli 

aggettivi e dei. sostantivi: diyemMe, conosciuto, occupato, rifornito, stu- 
dente, cantante, percorso, discorso , risultato, deputato. 

Un particolare tipo di arricchimento. lessicale a meta fra conversion 
ne ed ellissi e quello che porta da un iniziale uso del tipo linea direttri- 
ce a direttrice, da computer portatile a portatile, da telefono cellulare a 
cellulare, da cerniera o chiusura lampo a lampo (nome femminile), da 
modello 740 a 740 e cosi via. E un fenomeno di cui discutero ancora nel 
§ 4.2.5 a proposito dei rapporti fra parole e significati, ma che va qui 
menzionato in quanto importante fenomeno neologico. 

Un’ulteriore fonte, piuttosto moderna, di conversioni viene dall’ac- 
cesso da parte delle donne a una serie di professioni e titoli che un 
tempo erano esclusivo appannaggio degli uomini. Poiche alcuni dei 
classici morfemi preposti al passaggio al femminile dei nomi d agente, 
come -essu o - ora , sono sentiti come connotati in senso comico-spregia- 
tivo, tutte le volte che la professione finisce in -e si assiste a un recupe- 
ro della possibility di avere un nome a due uscite, come si diceva nella 
grammatica tradizionale. Percid accanto a vigilessa e presidentessa si 
stanno affermando la vigile, la presidente e la giudice , che vanno ad af- 
fiancarsi a la preside, da tempo affermato. 

La fondamentale differenza fra la sostantivazione di infiniti e agget- 
tivi da un lato e gli altri fenomeni qui menzionati sta nel fatto che men- 
tre H sg^ftoazione fe same PQggfcftg. e prevista dal sistema della lin- 
gua italiana, gli altri tipi di passaggio sono meno sistematici e pm domi- 
nati dall’uso linguistico. 



Note e bibUogr afla ragionata 


l.i 


Per una disamina dei criteri con 


cui definire Punka di misura “parola” si 


vedano Lepschy (1979) e Ramat (1990) che propone una definizione prototipica. 


1 * 1.1 Per informazioni piu complete sulla storia dell’alfabeto italiano, si veda 
Serianni (1989, §§ 106-158); per Tanalisi dell’evoluzione e codificazione della grafia 
italiana c’e la trattazione di Marasehio (1993, pp- 139-227). Per i dati statistic! fomiti 


1 . Che cos 'e una parola italiana 25 


in questo capitolo ringrazio per ritaliano Claudia Alberti, Remo Bindi, Giovanna 
Turrini e Antonio Zampolli del Centro di linguistica Computazionale CNR di Pisa; 
per il francese Maurice Gros e Blandine Courtois del IADL di Parigi e per Tinglese 
Frank Knowles deH’Universita di Aston. Altre fonti statistiche molto interessanti per 
Titaliano sono Rizzi (1985), Batinti e Trenta (1982), Batinti (1992 e 1993). 

Per un esame dettagliato di come la tradizione lessicografica italiana ha af- 
frontato questioni di fonetica e fonematica, si veda Sgroi (1978); tale disamina va 
tuttavia integrata con la lettura delle introduzioni alia trascrizione fonetica di dizio- 
nari piu recenti; particolarmente interessanti le introduzioni dello Zingarelli (1983) e 
del Palazzi-Folena (1992). 

Sul Vocaholario degli Accademici della Crusca esiste una bibliografia stermi- 
nata: ricordo qui soltanto alcune pubblicazioni e rimando alle loro ricchissime bi- 
bliografie i lettori interessati. L’evoluzione del Vocaholario attraverso le sue varie 
edizioni ufficiali e non ufficiali e il suo importantissimo ruolo nella tradizione lette- 
raria e linguistica italiana sono trattati in: AA.W. 1985, Parodi 1983, Sessa 1991, Vi- 
tale 1986. 

1 . 1.2 Per indicazioni d’epoca sulle possibili combinazioni di vocali e conso- 
nanti rimane utilissima la lettura delle voci relative alle lettere iniziali del Vocabola- 
rio degli Accademici della Crusca\ per uno specchietto riassuntivo moderno delie 
combinazioni di vocali e consonanti possibili in italiano, si veda Stammerjohann 

(1988, p. 8). 

1.2 Per una definizione prototipica di “morfema”, si veda Berruto (1990). Un 
testo descrittivo sulla formazione di parole in italiano e Dardano (1978), a cui si 
possono affiancare per un aggiornamento i §§ 4.5 e 4.6 di Dardano (1993)- Scalise 
(1994) e il piu completo fra i testi di morfologia lessicale orientati verso la formula- 
zione di regole di formazione di parola. 

1 . 2.1 Alberti, Ruimy, Turrini, Zanchi (199D e un dizionario delle forme alte- 
rate italiane che offre 6000 contesti, tratti da narrativa, stampa quotidiana e periodi- 
ca. Per chi non pud soggiornare spesso in Italia e un aiuto nell’individuare il signifi- 
cato contestuale degli alterati. Per un’analisi, anelie comparativa, del valore pragma- 
tico dei diminutivi italiani in relazione alia situazione di discorso, si veda Dressier, 
Merlini Barbaresi (1990). 

1.3 Per un’analisi delle questioni teoriche soggiacenti alia scelta del termine 
cornerstone rispetto a derivazione a suffisso 0 e per considerazioni sulla presunta 
innaturalezza della cornerstone come forma di arricchimento lessicale, si veda Pa- 
vesi (1994). 




Presente e 
del lessico 


futuro 

italiano 


2. Presente e futuro del lessico italiano 

2.1 II lessico italiano & ancora italiano 

2.1.1 Prevedibili sviluppi 

2.2 Quando le parole straniere diventano italiane 

2.3 Quando le parole italiane diventano straniere 

2.4 Parole formate da piu parole 

2.4.1 Parole giustapposte e sintagmi lessicalizzati nei dizionari 

2.4.2 Giustapposizione e lessicalizzazione viste dai linguisti 


2.1 II lessico italiano e ancora itali ano -h TaAJ 0 £-6 b (f t n > s t o to a 

£L &iaJ7Ass \ XTA 

“Dai dati del LIP, ci risulta che il vocabolario dei test! parlati per iJA 
99,7% e fatto di parole ben radicate nel suolo italiano. (...) Raffrontati al- 
l’intero corpo del lessico, o anche solo ai prestiti dialettali, e chiaro che 
gli anglicismi e l’intera sfera degli esotismi sono a livelli di minima signi- 
ficative statistica” (LIP 1993, pp. 150-151). 

Ho voluto mettere in apertura questa confortante citazione perche 
la preoccupazione piu grande dei cultori di lingua italian a oggi e pro- 
prio la minaccia costituita dal cosiddetto f itariSe.se ?. una mistura lormata 



.a e 

UssseswHeKB 

■■ ' — 



io v uso di lessicQ anglo- 





28 2. Presente e futuro del lessico italiano 


Nelle missive dei lettori alle rubriche dei giomali, negli articoli di 
giornalisti attend ai fatti di lingua e perfino in alcuni libri di addetti ai la- 
vori, e diffuso il timore che l’italiano, finalmente giunto a essere la lin- 
gua parlata dalla maggioranza degli italiani. in tutte le dredstanze, si sia 
“liberato” dai dialetti solo per finire invaso da una lingua straniera con' 
una grafia e una fonetica radicalmente diverse. 

I dati cfie Fornisco nei §§ 3.10 e 3.13 sui prestiti non adattati dall’in- 
glese e sulla percentuaie di etimologie che partono dall’inglese non so- 
no tali da confortare, anzi sembrano dare ragione alle cassandre, ma 
non bisogna dimenticare che' i l lenrunario.di.un. dizionario.xi.Qn e_che 
uno dei modi di jispecchiare . uaaJiogua. Cid che conta veramente e la 
P^e®|j^alej3!^tese . nei testi italia ni pa rlati e scritti, perci d h o esordi to 
M ^ indagini condotte su testi di riviste e quoti- 
diani mostrano che l’incidenza degli anglicismi non adattati nella stampa 
e aumentata negli ultimi decenni, ma in modo modesto; seDeMauro 
nei 1963 ayeva tro vato nei gio m a l i lo 0,44% di anglicismi non adatta ti, 
M o s s nei 1992 arriva nei quotidiani a un’incidenza"dello oT82%.. E il dop- 
pio, d’accordo, ma’F c bmu nque una percentuale'che non~dovr ebbe'al- 
larmarer PIu preoccupante e il dato che emerge dalla rice"rca~d[ Merlini 
(1986)7gli anglismi nella stampa italiana da lei esaminata vanno dal 2 al 
5% del lessico italiano usato. 

Comunque attraverso l’analisi dei modi piu vitali di accrescimento 
del lessico italiano, si e potuto constatare che la penetrazione dei prestiti 
lessicali e sintattici e abbastanza circoscritta: i dizionari di neologismi e 
la prosa giornalistica danno un’immagine distorta ed esagerata clelle con- 
se guenze d ell’invasinnp Hdl’an g loamerirann 

Circa la lingua delle giovani generazioni di italiani, il cui uso di 
prestiti inglesi non adattati potrebbe fornire argomenti per proiezioni fu- 
ture, non disponiamo per ora di studi ampi sul loro parlato, I dati che 
provengono da uno spoglio di loro scritti (sia pure scolastici e quindi 
forse “autocensurati”) sono consolanti: in un corpus costituito dalle 
500.000 parole scritte in temi svolti da allievi delle elementari di tutta Ita- 
lia, gli autori hanno selezionato i 3543 lemmi piu frequenti e vi hanno 
trovato una trentina di prestiti non adattati, lo 0,84 (si veda Marconi, Ott, 
Pesenti, Ratti, Tavella 1994, pp. 424-427). E si tratta di parole poco visto- 
samente straniere come (le elenco in ordine di frequenza) film , sport, 
computer, picnic, spray, hobby, jeans, luna park, basket, smog, boy, star, 


2. Presente e futuro del lessico italiano 29 


rally, hotel, pingpong, karate, punk, tunnel, scout, setter, clacson, tram, 
festival, brioche, pony, fan, kit, jungla. 

Paradossalmente ci sarebbe da temere se gli italiani che parlano 
l’inglese bene fossero dawero mold: finche la maggioranza delle tra- 
smissioni televisive sara doppiata e l’insegnamento delle lingue nella 
scuola italiana restera ai liveili attuali di efficienza, abbiamo poco da te- 
mere per Pitaliano, o meglio i pericoli maggiori non verranno all’italiano 
dalla pressione di lingue straniere, quanto dal mediocre italiano diffuso 
dalla televisione e sempre piu spesso anche dai giornali. lljldgliQIJSQiJ 0 
per difendere l’italiano non e alzare barriere di indiscriminatQ.QXOtezionii 


vera soluzione sta nell-insegnari 


jene. larlo amare. 


fame capirc le stnitture, .a nche attraverso il confr oraoLaafti^^ 
e dial etti. nell’indurre gli italiani a coltivare la loro lingua al di fuori della 
scuola con buone letture. Certo i presentatori, i giornalisti, i cosiddetti 
grandi comunicatori debbono essere consci della loro responsabilita e 
debbono essere i primi a chiedersi se molte delle parole straniere che 
usano siano veramente necessarie, se non esistano appropriati corri- 
spondenti italiani. Altrettanto dovrebbero fare all’interno delle lingue di 
settori specialised gli estensori di manuali universitari, di istruzioni per 
l’uso di apparecchiature, di cataloghi commercials Ma se chi ha queste 
responsabilita non sente l’importanza del problema, difficilmente decreti 
ministerial! e circolari lo convinceranno. 


1.1 Prevedibili sviluppi 

Vediamo quali sono le linee di sviluppo prevedibili per l’italiano 
del Duemila. Fra le classi suffissali in espansione ci sono quelle piu “in- 
temazionali”, come -igft, -is_m<>, -izzare, -ale, zione e -mentp che hanno 
forme consimili in inglese, francese, spagnolo, e talvolta in tedesco. Fra 
le piu tipicamente italiane ha molto success© per iAdicare qsercizi 
cpmmerciali; .anche gli alterati propongono alternative neologiche non 
troppo faticose. Piu onerose, ma ugualmente molto in voga, sono le for- 
mazioni con dementi di composizione, mentre pian piano si va diffon- 
dendo la tendenza, gia in atto da tempo in altre lingue, a un uso piu fre- 
quente delle sigle e delle abbreviazioni come prof (scritto senza puntino 
e non seguito da nome proprio). 



30 2. Presente e future del lessico italiano 


La derivazione a suffisso zero si sta diffondendo al di fuori dell’am- 
biente burocratico in cui ha avuto sempre ampia diffusione e ora si ha 
accanto a delibera, bonifica, revoca, affido , anche spiega per spiegazione . 

Come ben sintetizza Berruto (1987, p. 90), 

• % 

Nel complesso, per quello che riguarda il lessico e la formazione delie paro- 
le, e prescindendo dalle basi lessicali (la cui nascita, o morte, dipende fon- 
damentalmente da fatti e da cambiamenti della societa, del pensiero e della 
cultura materiale, e non ci interessa direttamente in questa sede), la norma e 
11 sistema deU’italiaho paiono orientarsi secondo tre tendenze fondamentali: 
la preferenza per espressioni sintetiche invece che analitiche (fortuna di pre- 
fissazioni, suffissazioni e composizioni, sigle); l’azione di fatti semplificanti 
ed economic! (abbreviazioni, sigle, concentrazione su una lista non ampia di 
formativi - prefissi e suffissi - molto produttivi e polifunzionali, ecc.); e la 
spinta a conformarsi a uno Standard Average European (prendendo dalle 
lingue europee di cultura, e specialmente daH’ingiese, alcuni moduli lessica- 
ii, e incrementando quelli gia propri del sistema italiano che abbiano un pa- 
rallelo in inglese, francese, tedesco, ecc.). Naturalmente, anche nel lessico £ 
presente la tendenza generate a diminuire le distanze fra standard scritto 
ancien regime e parlato medio, con Tassunzione nel neo-standard di termini 
un tempo sub-standard. I fenomeni profondamente innovativi, che non esi- 
stessero gia in maniera piu o meno ampia nell’italiano dei secoli passati e 
che siano contrari alia struttura del sistema, sono molto pochi, e, per ora, 
marginal!: i pid rilevanti sono Taccoglimento di forestierismi senza adatta- 
mento alia morfonologia dell’italiano, e la coniazione di sigle e derivati pre- 
fissaii (o di composti) che violano anch’essi le regole morfonologiche della 
struttura della parola in italiano. 

Questa situazione di sostanziale stabilita non impedisce che l’arric- 
chimento delle basi lessicali renda molto piu distanti, dal punto di vista 
del vocabolario impiegato, un testo d’oggi da un testo del secolo scorso, 
di quanto non fosse distante il testo ottocentesco da un testo italiano dei 
secoli precedent!. Pri rna del^ex olo JOLsoltanto il periodo deirillu mini- , 
ay^ u mQlMomM3m0k : e derivativa” nelhtaliano, per_^ 

usare le parole di Folena (1983, p. 34). Ora, come alPepoca dei lumi, il 
lessico diventa la cartina di tornasole della maggior circolazione del sa- 
pere, delfestrema specializzazione delle discipline, dell’ingresso del sa- 
pere scientifico, anche sotto forma di metafore, nel linguaggio comune. 

Anche i dizionari monolingui di italiano hanno dovuto affrontare il 
fenomeno e hanno reagito ampliando moltissimo il loro lemmario rispet- 
to al passato. Altre lingue europee hanno dovuto affrontare questa irm- 



2. Presente e future del lessico italiano 31 


zione d i lessico scientifico e specialisticD, ana essendo lingue parlale da 
piu tempo, l’immissione e parsa meno vistosa che in italiano, una lingua 
per secoli usata solo per lo scritto e prevalentemente per lo scritto lette- 
rario. Il SAE, Standard Average European, di cui comincio a parlare B.L. 
Whorf negli anni Trenta, ha le sue affinita lessicali piu evidenti nel voca- 
bolario intellettuale, nei termini astratti costituiti da materiale lessicale 
greco e latino. Gia Leopardi se ne era reso conto nd .,1'821 -.quandQ. ltd.. 


tutte le lingue colte in Europa, “massime in politica e filosofia”, e lamen- 
tava che Tltalia del primo Ottocento fosse priva di questi europeismi. Da 
allora l’italiano e rientrato nel processo di europeizzazione, nonostante 
le resistenze dei puristi. 

L g parole nuo ve-jGUidle create adesso su bas i jtalia ne j ) ,.straniere ^ 
ve ngono as segnate ai para digmi pju Irequenth la coniyga aone in afl g g 
per i verbi , it' ma scfiHe i n rO.. pl.„-i.per i npmL ilJ§OimMle.m^0, P^-g. 
per Tnomi femminili . Pero il s u c c esso d e i (teatj !in tore, -ziom - bil ^ 
-ista . provoca maschili in ^ej^^femminili in C©)La produttiviti dei para- 
sintetici in -ire e notevole. Sono spinte in senso opposto alia riduzione 
delle forme di flessione, a cui comunque si assiste in campo neologico 
e che si riscontra nell’italiano dei bambini o nelle varieta di apprendi- 


mento degli stranieri. 

Talvolta verifichiamo la repentina resurrezione di un suffisso: ad 
esempio -ile sembrava cristallizzato, non piu produttivo (efr, Simone 
1993, p- 5D quando, sulla scorta di canile, si e formato gat tile. Queste 
resurrezioni, se awengono per una sola parola, fanno pensare piuttosto 
a un processo di imitazione ( canile-gattile ), che alia consapevole risco- 
perta di una derivazione tramite suffisso. 

Al di fuori degli europeismi morfologici continuano a essere pro- 
duttivi in italiano profili originali come quelli elencati in Simone (1993): 
1. nomi deverbali a suffisso zero ( ammollare-ammollo e un recentissimo 


carta assorbitutto antispappold)-, 

2. derivati nominali costituiti dalla forma femminile del participio passa- 
to ( mangiata , dormita, bevuta) col significato di ‘azione breve e rapi- 
da’, o derivati da nomi + -at a col significato di ‘quantita che sta in X’, 
‘colpo di’ ( cucchiaiata , videata, gom.itala); 
ytf. no mi derivati m - jsLiaa . ( oggettistiea , francesisticd)- 
4. l’uso di suffissi alterativi; 







|| 

: : : 


I 



2. Presente e future del lessico italiano 33 


iisa no ancora penalty ej^rner, m a ( calcio d i ) rigore e ( calc Mtd!lBXigolo 
hanno ormai pres o il s opff wentp , pi Blitzkrieg e rimasto in italiano solo 
if ftSlnteso come ‘irruzione di forze dell’ordine’; per il resto e prevalsa 
la traduzione guerra lampo, cosi produttiva che adesso abbiamo matri- 
monio lampo, cerniera lampo , notizia lampo. 

L’acclimatazione di un prestito straniero e spesso graduale, Ua-tem- 
po si ariattava alls re pole grafiche dell’i talianQ anc he la forma scritta del- 
la.par.oh; sciarnmma. sc iampo . gof per il francese champagne e l’ingle- 
se shampoo e goal, sono tre esempi. AdessojL’adaLUm 
p rnniincia . m entre la grafia viene mantenuta, sia pure _a prezzo _diJre- 
quenti ei-mri I t Tn esempio familiare a chi frequenta i mercati all’aperto 
italiani viene dal moclo in cui gli ambulanti scrivono J'useaiix o pare Wil- 
liam o Golden Delicious ; si vedono fusajMSOM , uigliam e viliam, Deli- 
zios e via di questo passo. 

L’adattamento fonetico e cosa, mnaUcgMlMla^^ 
zioifalT'monolingui che a fianco dei prestiti (soprattutto inglesi e ameri- 
cani), oTtre a dare la c^incfat 

italiane, registrando quclla che ormai 6 una norma dell italiano parlato, 
conservativo nei confront! della grafia straniera, ma decisamente orienta- 
te verso un’italianizzazione della pronuncia. L^ p ronu nci a..ltalia,ira-dJ 
questi prestiti e soesso regionaj e ed ,e. .t^&via iii. OJfi.ZZQjia, .fpnetica.ita^ 
liana e st raniera. Chi parlando, anche in ambiente colto, usa la vera pro- 
nuncia inglese di detective, club, snob, smog, quiz o quella autentica- 
mente francese di pince, camion, biberon, viene giudicato appunto una , 
persona snob, che fa indebito sfoggio di cultura, D’altra parte la stessa 
persona deve poi capitolare di fronte ai nomi derivati; se pronuncia surf 
e computer con impeccabile accento inglese, non potra esimersi da ita- 
lianizzazioni quando deve dire, surfista e computerizzare. 

cp, sia_pe j le parole di lingue che non hanno genere come l’inglese, sia 
per quelle che provengono da lingue come francese, tedesco, spagnolo 
che l’hanno . Il genere scel to e spesso Porieinale, oppure il maschile, che 
e meno marcato^eTfennhinile, ma talvolta e il genere di una parola ita- 
liana vicina per senso o per suono al prestito. Ecco alcuni esempi: chi 
parla di cultura tedesca dovrebbe dire la Goethezeit (“die Zeit”), ma sic- 
come tempo e maschile ai piu sfugge il Goethezeit-, dovrebbe dire il 
Bauhaus (“das Haus”), ma siccome casa e femminile in italiano si sente 


34 2. Presente e futuro del lessico italiano 


spessissimo, e non certo da persone di cultura bassa, la Bauhaus. Ficus 
in latino e femminile, ma in italiano e irrimediabilmente il ficus. Creme 
caramel mjrmcese e femminile, ma in italiano e il creme car amel p er 
infl uenza di c aramifflp^ spesso incertezze e oscil- 

lazioni it/la fitness, il/la CD-ROM ( compact disc e maschile perche disco 
e maschile, ma Tultima lettera di ROM sta per memory, ‘memoria’ e in- 
duce al femminile di tutta la sigla). La fin e della settiman a e il week-end 
e porta addirittura al calco ilfine settimana . ^ 

Quest’ultimo esempio ci porta anche a notare il tipo di articolo da 
premettere ai prestiti stranieri che iniziano per h , w , cha, ecc. Si usajo. 


lo stes so juono c ..q u indi il jet \ il chachacha , ma lo champagne e lo yup- 
pie. Tuttavia l’uso e oscillante e complesso, come fa notare Serianni 
■0989, P- 165), perche bisogna, ad esempio, saper se Yh d muta o aspira- 
te (j habeas corpus ma lo Hegel), se w corrisponde a semiconsonante o a 
LvJ. Si dovrebbe quindi dire e scrivere V week-end, Vwargame e il wafer 
(perche quest’ultima e una parola tedesca in cui w non e semiconsonan- 
te), ma di fatto troviamo quasi sempre il weekend e il wargame, il whi- 
sky, il western. 


>arola 


imente presa al singolan 


Me: le occorrenze di films sono sem pre meno e, n onostante le awer- 
tenze dei dizionari, capita spesso di leggere i piu famqsi anchorman te- 
levisivi, ecc. al {^ost^deMorretto anchormen. Se la parola proviene da 
lingue neolatine, in particolare dallo spagnolb, e piu probabile che si 
mantengano i plurali original i, come in banderillas o aficionados. 

Sejma4 ^1a - A . en li at a ^^ il 

silos e in realta un plurale spagnolo. Senza andare a pescare in lingue 
veramente estranee, il neutro plurale latino opera omnia, che dovrebbe 
essere in italiano un maschile plurale o un “neutro” femminile plurale 
del tipo le uova, diventa per i piu la opera omnia, femminile singolare 
come la maggioranza delle parole che finiscono in -a. 

Con le particolarita grafiche, Puso e variabile: ad esempio gli ac- 
centi del francese vengono di solito mantenuti Csi veda pero hotel, senza 
accento ci rcon llesso sulla oj, ma le maiuscole dei nomi tedeschTTendS- 
no a cadere fanto piu facilmente quanto piu il prestito ha attecchito; si 
vedano hinterland, wurstel e krapfen rispetto a Kindergarten , Kursaal, 
Weltanschauung. Quanto alie lingue che non hanno Palfabeto latino. 


2. Presente e futuro del lessico italiano 


spesso l’italiano modemo e tributario di grafie francesi o inglesi, o di al- 
tre lingue europee attraverso le quali ha conosciuto la parola e spesso 
regna un’estrema incertezza. Basti pensare a quante grafie i dizionari re- 
gistrano per vocaboli arabi: di fronte a kefiah, keflyeh o keffiyeh, kufiyak 
o kuffiyah, si finisce per rimpiangere i tempi anteriori al Trecento, quan- 
do la stessa parola araba era stata awicinata al tardo latino cufia, che 
aveva prodotto l’italiano cuffia. 

Un successivo ambientamento dei prestiti si ha quando questi di- 
ventano basi di derivati con suffissi italiani o entrano in composizione 
con parole italiane, come, ad esempio, bcindicapptilo, judoista, bypctssa- 
re. La musica moderna e l’informatj 


formazioni miste cor 


formattare , per tacere degli omonimi perfetti grafici e fonici processare, 
scrollare, scannare da to process, to scroll , to scan-, si sente nel parlato 
chi dice ‘Ho chiuso un filone, un filino’ (proipnciati [fai'bne, fai'lino] 
dall’inglese file [fail]) esattamente com ^fumone h filming entrarono anni 
fa nel lessico. 9 

I prestiti comnosti o sono presi di peso (Juke-box, hard-core), ojpt, 
pure danno luogo *\ c alchi ,ch e obbediscono a ll’ordine sintattico italia no^ 
hard disk - disco rigido, pin-up girl - ragazza (da) copertina, free clim- 
bing- - arrampicata libera, skyscraper- grattacielo. Le forme del tipo ba- 
gnoschiuma, droga-party, IBM-compatibile, babyspacciatore, scuolabus, 
sci alpinismo, cioe con te sta a_dgstta, SQnp„ahbastanza^i&Qto£™S^§l£SfiS 
al giomalese x >_ad aofbill Jtouc(y3wagafl^..a .c hfi . aQn .. 8 i 
no in co i^ider azione J moltissimLc 6 i 33 &Qsti con e lement! 
ne (del tipo autor ibarazionie videodip enden tg ), che mostrano l’influen- 
za di modeili Tormativi stranieri facilmente innestati nel modello di for- 
mazione di parole dotte con elementi di composizione. 

Quanto al versante del significato, se il prestito arriva con un og- 
getto o un concetto sconosciuto ha in italiano il significato che aveva 
nella lingua d’origine, salvo assumerne degli altri, traslati, in seguito: si 
pensi a by-pass che dall’originario ambito di cardiochirurgia si e diffuse 
oggi nel linguaggio comune attraverso il verbo bypassare nel senso di 
‘superare un ostacolo’. Se invece il prestito e una parola polisemica, o e 
stato introdotto come termine da stile brillante, molto spesso si afferma 
in uno solo dei significati originali. E il caso di goal che in italiano e solo 
la rete del calcio, mentre in inglese e ‘obiettivo, scopo’ e anche Tete’ ed 


36 2. Presente e futuro del lessico italiano 


e pure il caso del piu vecentewickefpar ob che ingl ese significa ‘bigliet- 
to, scontrino’ e in italiano significa invece per i piu ‘quota che deve cor- 
B^ondgre pe r medi ciiTali o prestazioni medichFBifTicorre alLassistenza 
sanitaria pubblica’. 

. ^ , , , . • % 

Vi sono poTqueTcasi curiosi di finti prestiti: pile, termine che noi 

crediamo d’aver preso dall’angloamericano, in Gran Bretagna e negli 
Stati Uniti non si usa. La microfibra in questione e detta fleece . EspadriU 
las non e spagnolo, pre-maman non e vero francese, ma un marchio re- 
gistrar, factotum e facsimile sono pseudolatinismi formati modemamen- 
te. Proprio come tutti frutti, presente tanto in inglese che in francese, e 
un falso prestito creato all’estero per analogia con forme italiane note. 

Nel prossimo capitolo (si veda il § 3.10) saranno date cifre relative 
ai prestiti stranieri non adattati presenti in italiano. 


2.3 Quando le parole italiane diventano straniere 


L’italiano ha smesso da tempo di esportare parole in grande quan- 
tity. DpBQ.il-periQ.do flell a Jjoritu r a bancariaJ km^^ 
c ommercio vene_ 2 iano l dei pre stigio_deirarte figurativamedieyai^e^rina- 
sdnrent^^ 

t re lingue di cultura. di remote abbiamo in j T quasi 

tuttldi^^ qualcun o djjn oda. sport eBi. . . 

Nel volume U italiano alio speccbio. Aspetti delVitalianismo recente 
curato da Covert (199D, sono raccolti vari saggi in cui si esaminano gli 
italianismi nell’inglese di Gran Bretagna, d 5 America, d’ Australia, nella lin- 
gua tedesca e in quella olandese, nel somalo, in alcuni settori dello spa- 
gnolo e del finlandese. In tutti questi saggi si ribadisce che a parte i ter- 
mini di cucina e il tristemente famoso mafia (ormai usato anche col si- 
gnificato esteso di ‘organizzazione criminate 5 , come in espressioni ingle- 
si, quali Japanese mafia o Ge orgia n mafia), gli altri italianismi relativi a 
sfere cultural! alte sono usati sopramitto n3lo scritto. 

La presenza di comunita di emigrati italiani non ha avuto un 5 in- 
fluenza decisiva sul diffondersi di italianismi nel lessico delle societa 
ospiti; al di la del successo delle ammirate e apprezzate peculiarity ga- 


2. Presente e futuro del lessico italiano 





p in gwpjpLcteiiij ^saigjsJi 


culLural£XleU:iialjajlcicgnfrpnddelIe.cpnavin 

quan fn pQssibili rentri d» irradtezione . ..dLcuJjlma • Uno 
studio di Benucci, Cini, Lafuente (199D che tenta di fare un confronto 
fra italianismi nello spagnolo di Spagna e Argentina, Gran Bretagna e 
Stati Uniti, Francia e Quebec mette in luce come le generalizzazioni non 
siano possibili e come la situazione cambi radicalmente la_dove, come 
nel Quebec, non solo il governo prat ira juna. pnlitica linguistica che favo- 
rl ice il m a ni en i m e n irTde 11a lingua del paese d’origine, ma la, comunita 
it aliana e formata da famiglie di ceto medio-alto, piu attente ai problemi 
lingujsticL 

In sostanza oggi gli italianismi diffusi all’estero derivano diretta- 
mente dall’Italia, ma non possono certo controbilanciare l’enorme quan- 
tity di forestierismi, soprattutto angloamericani, che entrano quotidiana- 
mente nel lessico italiano. Merlini (1986) ha fatto una ricerca sugli angli- 
smi nella stampa italiana: vanno dal 2 al 5% del lessico italiano usato ne- 
gli articoli. A fronte di questo dato, Haller (199D afferma che l’italiani- 
smo nella stampa angloamericana non raggiungerebbe nemmeno l’un 
per mille. Inoltre l’italianismo nella stampa americana e molto piu mar- 
cato, molto piu esotico di quanto non sia ormai I’inglese nella nostra. 

Passando a dati sui lemmari di dizionari, sul migliaio di italianismi 
citati dal dizionario americano Webster’s e accolti senza modificazioni 
grafiche, piu di un terzo riguardano la musi ca {adagio, pr estissimo, stac- 
cato , ecc.), un quinto le arti figurative (altoriUevo, putti). Un altro quinto 
sono italianismi gastronomici arrivati non per via coita attraverso l’ln- 
ghilterra come i precedenfi, "ma portati dagli emigrati italiani. Se antipa- 
sto bolenta , macaroni erano gia nei dizionari inglesi d el Cinquece nto, e 
dalla seconda meta deH’Ottocento che inizia l’ingresso di lasagne , spa- 
ghetti ricomrnxm^ solarrd, e nei'~m^ mozza lWla^igaroni, 

''scampi fino a espresso e cappuccino,, importati pro babilinen te'TTalle 
truppe americatie che erano jstate in Italia durante la seconda G uerra 

precedent^ alcuni italianismi si affermano nella forma dialettale: il caso 




2. Presente e future del lessico italiano 


■ 


piu famoso e j macaroni , pntrato nel lessico angloamericano direttamen- 
te dal jaapoletano e affermatosi a spese deTMMl^ln^heroni. II plu- 
rale degli italk mismi e gmcra 1 m Q Ql:o-a444iml^,sc (pizzas, scenarios ), a 


meno cne 


non sia stata accolta al piurale, coi 


Quanto ai significati, se si abbandona la gastronomia, spesso accade il 
fenomeno di cui gia si parlava in precedenza, cioe i prestiti vengono as- 
sunti con un solo significato dei molti che la parola ha nella lingua di 
partenza. Cosi scala mobile ha nei giornali americani il solo significato 
economico; graffiti significa negli Stati Uniti la scrittura clandestina sui 
muri e nella metropolitana. Alcuni italianismi hanno sviluppato da tem- 
po un significato autonomo come bimbo ‘sgualdrina’, acida ‘bruciore di 
stomaco\ 

Il suffisso italiano -ola, che si riscontra non solo in nomi di marchi 
famosi {Motorola, Phonola ) e produttivo anche nello slang inglese bri- 
tannico (cfr, Brincat 1991) e da luogo a parole formate da basi inglesi e 
suffisso come payola ‘bustarella’. Vi sono altre parole, quali Victoriana 
‘oggetti delfepoca della regina Vittoria , J culturati ‘i colti’, glitterati (da to 
glitter luccicare’) ‘persone delPalta societa e dello spettacolo’, che si ba- 
sano su suffissi italiani, pur non essendo prestiti veri e propri. 

Un alt ro se ttore in cui. Htdi ano. e in credito verso l’inglese sono i 
nomi propri femminili: mentre le Deborah, Samantha, Jennifer f Nancy, 
Sheila clopo un boom inopinato stavano gia gradualmente diminuendo 
qualche anno fa, quando De Felice pubblicava i suoi studi sui nomi di 
persona italiani (cfr, De Felice 1987), i nomi italiani come Antonia , 
Claudia , Laura T Monica hanno popolarita crescente nelle famiglie ipg le- 
siJcfrr^Br incat l^Tj^e mche i nomi di a ujqja^^^ si 

ispjxano^all^^na 

Uincidenza di italianismi nel lessico della lingua tedesca e stata stu- 
diata da Basile (1991) attraverso lo spoglio di italianismi nel Brockhaus- 
Wahrig Deutsches Worterbuch in seeks Bdnden (I960), sia nel quinto vo- 
lume del Duden, il Fremdworterbuch (1982). Degli 805 lemmi raccolti, 
circ a il 6 0 % riguardano la musica, ma 111% sono italianismi del linguag- 
gio comune coma cqsanova, bravo , gusto , lotto, ti[pso^izz^af2^td. 
Considerando che in uh drziofiand medio italiano come il Palazzi-Folena 
(1992) sono registrati soltanto una sessantina di prestiti tedeschi, si pud 
dire che la situazione e molto piu equilibrata, rispetto a quella dei rap- 
porti con 1’angloamericano, e forse leggermente a favore dell’italiano. 


2. Presente e futuro del lessico italiano 39 


' Col francese restiamo in debito, nonostante negli ultimi decenni la 
lingualfance.se abbia'perso molto (IcT'prestTgTo'cITeTra^ 
eserclTava in TunjaT A ffonte dei circa seicento francesismi registrati dal 
PilazzFFfacnS^fl 9’92) , spazianti dalla chance alia routine, dalla vedette 
all 'enclave, dalla dependance alia limousine, daiY elite alia silhouette, dal 
bricolage al surplus, dall’ atelier al braille, dal parquet al pouf, pHjtaliani- 
smi in francese, al di fuori della c uci na e del l a musica, . n on so nojgpf ai- 
gTnEwnO m dSf Cinquecento ha successo il suffisso -issimo, francesiz- 
zato in “dssime. Di recente sono entrati nell’uso comune diva e tifoso 
contrapposti agli anglismi star e supporter/ fan. Va poi detto che la vici- 
nanza delle due lingue porta a tradurre, a produrre un calco francese 
per espressioni italiane che in altre culture hanno dato luogo a prestiti: 
maxiproces, repenti, parrain , pieuvre per maxiprocesso, pentito, padrino 
e piovra, ne sono degli esempi. Come fa notare Martinez, in Francia piu 
che un importante ingresso di nuove parole italiane, si riscontra un ap- 
profondimento nell’uso degli italianismi gia esistenti: “Quasi impercetti- 
bilmente 1’ammirazione condiscendente, legata a un fondamentale senti- 
mento di superiority che tende a usare ogni forma straniera come ele- 
mento di esotismo, si sta trasformando in considerazione pih rispettosa” 

(1991, p. 68), 

Lo scrittore francese Daninos ha da tempo ben sintetizzato una si- 
tuazione che non vale solo per i francesi: “Spagna: paese di cui il turista 
parla paragonandolo all’Italia; Italia: paese di cui il turista parla parago- 
nandolo alia Spagna” (1972, p. 12). Per i francesi, ma anche per gli in- 
glesi o per altri stranieri che passano le vacanze in Spagna e in Italia ri- 
sulta spesso difficile distinguere una parola spagnola da una italiana. In 
francese e in inglese, poi, alle parole italiane al singolare viene aggiunta 
una -s per formare il piurale: di fronte a loggias, marinas, scuderias e 
cafeterias (quest’ultima di origine ispanoamericana), non si pud non 
comprendere e scusare la confusione. Somiglianze e differenze fra le 
due lingue appaiono bene dal confronto linguistico condotto in Arce 
(1984) e in Carrera Diaz (1984). 

*• La maggio LParte. degli italianismi penefta r onn nftllo -s paimol SLflgL 
s ernji XVT.e XVII. auan do le relazioni fra, i, due pae$j.eranp tnolto inten-. 
se^ troviaim percio nel lessico spagn pjo^istesdj^at^ 

t t e jirigue cl i c u Ltu tiLgi^OTnate . Le nostre odierne esportazioni lingui- 


li italianismi penel 


2, Presente efuturo del lessico italiano 

)l0 C0L* -4 \M 



fetiche in Spagna seguono soprattutto i c^nali commercia li^ turistici e 
aziendali e riguardano quindi ritaliano-parlato e termini di linguaggi set=_ 
loiiaii^Se si considera che attuaimente in un dizionario italiano come il 
Palazzi-Folena (1992) troviamo un centinaio di ispanismi da vuelta e 
zarzuela a ola, chinchilla , banderilla e aficionado , si pub dire che i no- 
stri scambi con lo spagnolo sono alia pari, anche se il crescente prestigio 
dello spagnolo come lingua internazionale e soprattutto il ruolo delle 
comunita ispano-americane negli Stati Uniti potrebbero in un futuro far 
crescere gli ispanismi in italiano. 


A Parole formate da piu parole 


Quando si abbordano le unita lessicali formate da pid di una paro- 
la grafica bisogna constatare che manca una terminologia accettata dai 
piu. La tradizione grammaticale suggerisce il termine locuzione seguito 
da un aggettivo ch e ne^pecifichi la lunzione come parte^de f discorso : 
cost zucca barucca e una locuzione nominate femminile e conto c or- 
rente e una locuzione nominate maschile, giallooro e unaiocuzione-^g- 
gettivale, in carpione puo essere sia locuzione jggettivale,(pesci in car- 
pione), sia awerbiale (cucinare in carpione ), mandar via e una locu- 
zione verbale, lemme lemme una locuzione awerbiale, dietro a una lo- 
cuzione preposizionale e visto che una locuzione congiuntiva. 

In linguistiea si sono coniati vari termini: lessie, unita lessicali su- 
periorly polirematiche, lessemi complessi , sintagmi lessicalizzati, colloca- 
zioni ristrette. Qui, in un’ottica piu attenta alia forma che al significato, 
si adotteranno i termini neutri e descrittivi di parole giustapposte e di 
sintagmi lessicalizzati. Come ho gia ricordato, jLsintagma () gruppo e 
unLmita linguistiea, di solito formata da piu di una par ola, i cui compo- 
nent! hanno fra di lorolegami piu Torti di quelli che hanno con le paro- 
le che precedono o seguono. Fido, il mio cane , il cane di papa , il cane 
che mi hanno regalato sono tutti e tre sintagmi nomihali, anche se di 
crescente complessita; mangia , mangia I’osso, mangia troppo sono sin- 
tagmi verbali, di papa , sul tavolo sono sintagmi preposizionali . Fido e 
mangia sono sintagmi formati da una sola parola, qui pero ci interessa- 


2. Presente e futuro del lessico italiano 


no quei sintagmi formati da piu parole che si comportano come se fos- 
sero una parola sola. Vengono detti sintagmi lessicalizzati, perche la les- 
sicalizzazio ne e appunto quel procedimento per cui i rapporti sintattici 
fra parole si irrigidiscono, la combinazione da libera diventa fissa e il 
sintagma yiene considerate* alia stregua di 

Gran parte dei procedimenti di composizione nel lessico italiano 
moderno si esplica attraverso la giustapposizione di parole, piu che at- 
traverso l’unione grafica dei component. 

Come nei composti, anzi piu rigidamente, si osserva l’ordine delle 
parole nel sintagma che e per cosi dire alPorigine del composto e si eli- 
minano articoli e preposizioni. Le parole giustapposte sono formate di 
nomi e aggettivi e danno come esito solo nomi o aggettivi. 

Quando la testa e un aggettivo si tratta quasi sempre di un aggetti- 
vo di colore modificato da un nome che e come un termine di parago- 
ne e si ottiene una parola giustapposta che ha la funzione di aggettivo: 
hlu madonna, biondo cenere, bianco avorio. 

I nomi giustapposti pres.entano.al loro interno sia rapporti di epor-, 
dinazione (studente lavoratore, odio amore, padre padrone), sia rappor- 
ti di subordinazione, alcuni chiarissimi ( monte (delle) ore , banca (dei) 
da^ bustaX della) pqga, nave (di) appoggio , scuola (di) guida, posto 
(per X)auto, fermo (in) posta ), altri piu complessi da individuare perche 
il secondo nome e assimilabile a un termine di paragone o a una relati- 
va o a un nome del predicato ( parola chiave , nave scuola, governo om- 
bra , bandiera ombra, effetto notte, teatro tenda, ragazza squillo, auto 
civettd). 

Molto sgesso nei nomi giustapposti uno dei 
straniero usato in funzione a ggettiv ^ te: o rchestra jazz, momento clou , 
stile liberty, quadro kitsch , autista kamikaze , In questi casi la giustappo- 
sizione pud essere il calco di un composto straniero o pud essere nata 
dal bisogno di chiarire un prestito straniero (cosi si pud interpretare mo- 
mento clou rispetto a clou da solo); talvolta la giustapposizione e diven- 
tata produttiva e autoctona, anche se e filtrata nella nostra lingua attra- 
verso un originario uso aggettivale inglese (si pensi a kitsch che in tede- 
sco e solo sostantivo e ha il suo aggettivo kitschig o al giapponese ka- 
mikaze che letteralmente significa ‘vento divino’). 



42 2. Presente efuturo del lessico ilaliano 


2.4.1 Parole giustapposte e sintagmi lessicaiizzati 
nei dizionari italiani 

Come affrontano le giustapposizioni i dizionari monolingui italiani 
(e al loro seguito, owiamente, i bilingui)? 

La lessicografia inglese da tempo ha promosso alia dignita di lem- 
mi format! da piu parole molti fra i composti N + N maggiormente fre- 
quenti, oltre naturalmente a darne altri all/interno delle voci in cui si de- 
serive huso aggettivale di una parola che e anche, con la stessa forma, 
un nome (caso frequentissimo in una lingua povera di morfologia come 
Tinglesc), 

La lessicografia francese, maggiormente aperta di quella italiana e 
spagnola ai lemmi formati di piu parole, non presenta comunque fra 
questi un gran numero di parole giustapposte, quanto piuttosto sintagmi 
lessicaiizzati e collocazioni (per una definizione di queste ultime si veda 
il § 6.6.2). 

I dizionari italiani piu moderni danno conto delle giustapposizioni 

in maniera indiretta, cioe segnalanq l’uso cc^ (generalmem 

te) invariabile sempre posposto” del nomi che hanno un certo numero 
di combinazioni (ad esempio chiave , civetta , lampo , letto , madre , om- 
bra } scuola , spia) e poi danno altri casi nella fraseologia della voce dedi- 
cata al lemma corrispondente alia prima delle parole giustapposte. 

II comportamento dei vari dizionari e abbastanza uniforme, ma 
ampi margini di variazione sono comprensibili nella descrizione di 
questa area del lessico “oltre la parola”, perche si tratta di fenomeni di 
norma linguistica che alcuni riconoscono gia come standard e altri sen- 
tono ancora troppo legata a un uso giornalistico o comunque “non 
standard”. 

Piu compatti sono i dizionari italiani nei confronti sia dei sintagmi 
lessicaiizzati nominali (ferro da stiro , campo da gioco , macchina da 
scrivere , spazzolino da denti, spilla di sicurezza, motorino di avviamen- 
to, lente a contatto , gomma da masticare , giacca a vento, sacco a pelo , 
galleria d’arle , fuoco d’artificio ), sia delle collocazioni ristrette nominali 
( conto corrente , piatto freddo, pronto soccorso , panna montata, grande 
magazzino): non sono mai lemmi, al massimo sono sottolemmi, ma 
quasi sempre sono mescolati agli esempi, ai modi di dire, agli usi figura- 
ti, ai proverbi. 



2. Presente e futuro del lessico italiano 43 


Quanto al trattamento di sintagmi lessicaiizzati non nominali ( met - 
tere in moto, prendere in giro, dar fuoco, alia carlona, a bagnomaria, 
in ghingberi, sott’olio, in carpione, nella misura in cui, in relazione a), 
i dizionari italiani sono in buona compagnia internazionale quando li 
trattano all’intemo delle voci dedicate a una fra le parole-lemma che li 
compongono (cioe ad esempio sotto ghingberi, carlona anche se tali 
parole da sole non esistono nei testi ma sono sempre accompagnate da 
in e alia), La questione dei lemmi formati da piu parole e infatti sentita 
soprattutto per i gruppi nominali che sono numericamente di gran lunga 
i piu numerosi e molto meno per le locuzioni prepositive, aggettivali, 
verbali o awerbiali. Soltanto la lessicografia angloamericana presta par- 
ticolare attenzione, e ne fa sempre almeno dei sottolemmi, anche ai eo- 
siddetti verbi frasali (pessima traduzione invalsa per phrasal verbs, ‘verbi 
sintagmatici’), cioe a quelle locuzioni verbali formate da verbo e prepo- 
sizione o da verbo e awerbio (ad esempio to look up, to put off) cosi 
numerose in inglese. I verbi frasali o meglio le locuzioni verbali sono 
presenti, in numero ristretto, anche in italiano (buttar giu due righe, 
metter sotto un passante, metter su un’azienda, farfuori qualcuno, 
mandar via gli importuni), ma vengono nascoste dai dizionari fra le 
pieghe delle voci elefantiache dedicate a verbi tanto ricchi di usi quali 
appunto mettere, fare, mandare. 

Mentre i dizionari a stampa si adegueranno pian piano a registra- 
re meglio le parole giustapposte, un grande aiuto viene dai dizionari 
consultabili tramite computer, perche questi sono corredati di program- 
mi che permettono di individuare “pacchetti di parole” ovunque siano 
registrati, anche all’interno delle voci. In ogni caso una descrizione del 
lessico italiano che si voglia accurata e attuale dovra d’ora in poi dedi- 
care sempre piu spazio sia alle combinazioni di parole che hanno un 
significato unitario, sia ai rapporti sintagmatici piu frequenti fra parole 
e fra gruppi di parole. Le analisi effettuate dalla cosiddetta linguistica 
dei corpora, cioe dalla linguistica che si fonda su dati tratti da insiemi 
di testi disponibili su supporto elettronico, stanno infatti dimostrando 
che noi parliamo e scriviamo combinando “pacchetti di parole” piu che 
parole singole e che, disponendo di analisi su ampie raccolte di testi, 
le scelte lessicali appaiono molto piu fisse e prevedibili di quanto fino- 
ra non si fosse disposti a credere (su questo argomento si veda oltre il 
§ 6 . 6 ). 



44 2. Presente efuturo del lessico italiano 


2. Presente efuturo del lessico italiano 45 


2.4.2 GiustapposMone e lessicalizzazione viste dal linguist! 

Lo studio di questa area oltre la parola e al di qua della frase ha 
beneficiato moltissimo delle ricerche morfosintattiche (definizione proto- 
tipica di morfema e di parola, ordine delle parole, nominalizzazioni, 
ecc.), ma si sta rivelando molto piu proficuo se affrontato in una pro- 
spettiva lessicologica che tiene conto del testo e della funzione pragma- 
tica (si veda il Capitolo 6). 

Ne e la dimostrazione chiara lo studio di Miriam Voghera (1994), 
che adotta il termine lessema complesso , a cui riconduee tutti i risultati di 
fenomeni di lessicalizzazione, doe dei processi di rianalisi per cui i par- 
lanti finisco.no per percepire come una sola unita lessicale formazioni 
che in origine erano sequenze sintattiche. 

Ad esempio, congiunzioni e awerbi italiani sono spesso frutto di 
una lessicalizzazione awenuta nel passaggio daU’italiano antico a quel- 
lo moderno, e se molti, come poi che e la dove , sono diventati anche 
graficamente una sola parola, poiche , laddove, altri come se mai , per lo 
piu oscillano ancora oggi tra forme grafiche unite ( semmai , perlopiu) e 
disunite. 

La lessicalizzazione e un processo che presenta gradi diversi e an- 
che origini diverse: analizzando circa 1500 lessemi complessi riscontrati 
nel LIP ( Lessico difrequenza delVitaliano parlato , ), Voghera ha osservato 
che i lessemi complessi si possono distinguere in tre gruppi a seconda 
della loro composizione interna, del grado di coesione fra le unita che li 
compongono e del tipo di significato deH’unita complessa. 

Applicando ai lessemi complessi i criteri solitamente usati per idcn- 
tificare le unita lessicali (non-interrompibilita, non-mobilita dei costituen- 
ti, isolabilita o autonomia, pausa potenziale), Voghera individua nella 
non-interrompibilita e nella non-mobilita dei costituenti i due criteri che 
permettono di distinguere fra di loro i lessemi complessi. Il 64% dei les- 
semi complessi presenti nel LIP non e interrompibile da altro materiale 
ne puo avere un ordine diverso dei costituenti, mentre un 14% pud es- 
sere interrotto e presentare un ordine diverso dei costituenti. Un 17% e 
interrompibile ma ha un ordine fisso, e infine un 5% non e interrompibi- 
le, ma ha un ordine semilibero dei costituenti. Se ne deduce che la gran- 
de maggioranza dei lessemi complessi e simile alle parole-parole, pre- 
senta cioe grande coesione interna. 



Esiste un certo grado di corrispondenza fra grado di coesione inter- 
na e categoria grammatical del lessema complesso: i lessemi complessi 
interiettivi sono tutti non interrompibili, non mobili e senza flessione, 
mentre i lessemi complessi che sono nomi possono presentare tutti i gra- 
di di coesione, daila massima alia minima (Voghera 1994, pp. 198-199). 

I lessemi complessi composti da un sintagma verbale (ad esempio, 
render conto , perdere tempo) sono quelli che continuano ad avere piu 
caratteristiche in comune con un sintagma che con una parola, perche si 
possono facilmente interrompere rendere davvero conto , perdere molto 
tempo . I lessemi complessi formati da sintagmi nominal! ( luna di miele , 
macchina da scrivere , conto corrente ) possono avere diversissimo grado 
di coesione interna, ma sono gia piu vicini alle parole, mentre i lessemi 
complessi che sono sintagmi preposizionali (in erba , a rubd) o che sono 
formati con Awerbio + Preposizione (prima di , insieme a ) o con com- 
plementatori (in modo che) sono totalmente coesi e del tutto assimilabili 
a una parola. 

La natura del significato del lessema complesso influenza anche la 
sua percezione come unita piu o meno coesa: ad esempio, i lessemi 
complessi che hanno la funzione di interiezioni, siano essi formati da un 
sintagma verbale come apriti cielo , o da sintagmi preposizionali come 
per caritd y o da sintagmi nominali come mamma mia, sono tutti sentiti 
come formazioni molto coese. 

Circa la natura dei procedimenti di lessicalizzazione, Voghera pro- 
pone di distinguere fra lessicalizzazione additiva e compositiva. La pri- 
ma e caratteristica dei lessemi complessi formati da sintagmi preposizio- 
nali e da strutture con complementatore: nella lessicalizzazione additiva 
“i componenti della struttura sintattica di partenza si uniscono gli uni 
agli altri senza aicuna modificazione, presentano gia un alto grado di fis- 
sita che facilita la loro cristallizzazione”. Nella lessicalizzazione composi- 
tiva, caratteristica di lessemi complessi formati da sintagmi nominali e 
verbali, invece “le strutture sintattiche di partenza sono strutture parzial- 
mente mobili la cui cristallizzazione nasce daila compenetrazione di fatti 
sintattici e semanticf (1994, pp. 209-211). Un buon esempio di lessicaliz- 
zazione compositiva sono i nomi giustapposti con rapporti di vario tipo 
fra i due nomi componenti (fermo posta , posto auto per ricordarne solo 
due fra quelli elencati piu sopra), per i quali e fondamentale Taffermarsi 
di un significato unitario del composto. 


Note e bibliografia ragionata 


2,1 Beccaria (1992) e un’analisi, rigorosa ma leggibiiissima e ricchissima d’e- 
sempi, deH -italiano antico e nuovo. 


2.1.1 Con gli Annali del lessico contemporaneo italiano , Michele Cortelazzo 
ha inteso costituire un osservatorio dei neologismi dell’italiano: periodicamente 
verii pubblicata una lista di neologismi (inclusi quelli “soitanto” semantici). I neolo- 
gismi del periodo 1993-95 sono gia stati pubblicati, cfr. Cortelazzo (1995, 1996). 

2.3 Tosi (1991) e una disamina comparativa, scritta sia in italiano che in in- 
glese, della lingua delle comunita italiane nei paesi anglofoni (Inghilterra, Canada, 
Australia). Bettoni (1993) offre un profilo dell’italiano fuori d’ltalia con una buona 
bibliografia; Coveri e Bettoni (1991) e una bibliografia riguardante italiano e dialetti 
italiani fuori d’ltalia. Petralli (1990) & una descrizione sociolinguistica deU’italiano ti- 
cinese. 


2.4 Sulle linee di tendenza dell’italiano contemporaneo si vedano gli Atti del 
XXV Congresso della SLI a cura di Moretti, Petrini, Bianconi (1992) e in particolare 
il contribute di Petralli sugli internazionalismi, di Sugeta sui composti Verbo + No- 
me, di Crocco Galeas e Dressier sulla trasparenza dei composti nominali piu pro- 
duttivi, di Iacobini e Thornton sulle tendenze nella formazione di parole. 

Sulle derivazioni mancate in italiano si veda Simone (1983). Un interessante 
studio sull’acquisizione dei nomi d’agente da parte di bambini italiani e Lo Duca 
(1990): vi si dimostra che mentre in italiano £ produttiva la composizione Verbo + 
Nome, i bambini tendono a preferire derivati deverbali e denominali. 

Sulla formazione di parole in italiano L2 si vedano Berretta (1990) e Bozzone 
Costa (1988). Per un profilo deH’italiano degii stranieri si veda Giacalone Ramat 
(1993). Di Sparti (1993) e una ricerca sui problemi del reinserimento, e piu spesso 
inserimento ex novo, scolastico e linguistico, dei figli di emigrati siciiiani rientrati in 
Italia negli anni 1984-88. 

2,4,1 Sui verbi sintagmatici italiani si vedano Simone (in corso di stampa) e 
Venier (1996). 




Le origini 
del lessico 


italiano 


3. Le origini del lessico italiano 

3.1 Mille e pill anni di storia 

3.1.1 Le parole piu “antiche” 

3.1.2 Parole prese a prestito: lusso e necessity 

3.2 La complessa credits greca e latina 

3.2.1 Greco: classico e bizantino. Composti "neoclassici” 

3.2.2 Quale latino? 

3-3 II ruolo delle lingue germaniche 

3-3-1 Tedesco. Olandese. Lingue scandinave 

3.4 II lascito dell’arabo e del persiano 

3.5 L’influenza del francese e del provenzale 

3.5.1 Francese antico. Provenzale 

3.5.2 Francese moderno 

3.6 L’influenza dello spagnolo e del portoghese 

3.7 L’influenza dell’angloamericano 

3.8 L’apporto di altre lingue 

3.9 L'apporto dei dialetti 

3.10 Prestiti non adattati 

3.11 Dal nome proprio al nome comune. Etimologie onomatopeiche 

3.12 Paretimologie, etimi complessi 

3.13 L’etimologia nei dizionari monolingui italiani 
3.13.1 Dati percentuali 

3.14 I dizionari etimologici e i dizionari storici 





48 3- Le origini del lessico italiano 


3*1 Mille e piu anni di storia 


II lessico deiritaliano, come il lessico di qualsiasi lingua natural e. 

zione durato qualche secolo. Fanno eccezione owiamente le parole 
ffautor^com elJdivololjs^o^nd sense di ‘aeroplane’ per la prima volta 
nel 1910 da D’Annunzio, che sono databili, ma sono una goccia nel ma- 
re. Non ripercorrero qui le tappe di questa formazione, ben descritta nei 
manuali di storia della lingua italiana. 

Una difficolta intrinseca nel dare un’eta alle parole di una lingua 
sta nel fatto che l a prima attestazione si deve.-bagare sn im Hp ^nment o o 
per i secoli anteriori al nostro i documenti pos sono e ssere solo fonti, 
scrjtte, 

I volga ri italiani, com e gli altri volgari romanzi, all’ epoca della loro 
formazione erano lingue orali, soltanto parlate, r aramente sc ritte. Percio 


le data vi en e presa come sua priina attesta^Lone, molto probabi lmente e 
gia stata usata ^ nel pajj[gt& basta aprire una 

delie tante raccolte di carte latine volgareggianti dei secoli altomedievali 
per trovare forme volgari, prevalentemente di nomi propri di persona e 
di luogo, ma non solo. 

Se si tiene conto delle forme volgari in carte latine, allora vi sono 
parole che si possono retrodatare anche di sei o sette secoli: la preposi- 
zione da compare in una carta lucchese del 723, (via) carraia compare 
gia nel 970, mentre i dizionari etimologici la fanno risalire al XVI secolo, 
hifolco compare addirittura nell’840, anziche nel 1306, e intorno nel 903, 
anziche nel 1300-1313, bottiglia compare nel 1070 e non nel 1597, bigot- 
to nel 1088 e non nel 1698 (cfr. Larson 1995). 

La scarsiti -di . frammenti interamente in volgare pervenutici non e 
quindi un rifl esso d ella ristretta diffusione dei volgari italiani fra le genti 
d’ltalia che, anzi, sicuramente parlavano quei volgari. Non e nemmeno 
puro frutto del caso (solo pochi documenti sarebbero giunti fino a noi, ^ 
piu sarebbero andati distrutti), quanto conseguenza di un oggettivo ri-' 
dotto uso scritto del volgare prima del 1200, uso riconducibile a testimo- 


aotto uso scritto oei volgare prim a aei izuu, uso riconauciDiie a testimo- 
nianze e postille in documenti notarili, al filone religioso, a conti di rrier- 


J. Le origini del lessico italiano 


canti, magari arrivati a noi perche i pezzi di pergamena su cui erano 
scritti furono utilizzati per rilegare codici posteriori. I primi documenti di 
carattere poetico sono dei “ritmi” della seconda meta del XII secolo e 
scritti di Rambaldo di Vaqueiras, poeta provenzale vissuto tra il 1155 e il 
1210 circa, in particolare un Contrasto tra un giullare che parla proven- 
zale e una donna genovese e un Discordo, componimento plurilingue in 
cui compare anche un volgare d’ltalia (si veda Marazzini 1994, pp. 139- 
172 e la bibliografia ivi citata). , , 

Px <JIA (y\ Vvu 

edw 4- \ ^^.r v 

3.1.1 Le parole piu “antiche” '* VoUw/fc j 


lingua, e 


Volendo sapere quali s ono l e parole italian e piu.anlicamentc. attc- 
state fra quelle registrate nei dizionari monolingu i, si, puo fare una rjeer- 
ca^g l Jae sti ^L^jjaud dl^ (1992) e, 

Sabatini-Coietti (in corso di stampa) che r oltre aU’e.tiroQl.Q|^.^daang T ^ 
Sa : arpri™rauestazione della parola. (La lista che segue e parziale e li- 
mitata a parole 'die '"sono"' sbpfavv^Suirfinc} a oggi; tra parentesi riporto 
la forma attuale quando e molto diversa.) 


M, 

^CaiL(- 


Sec. IX -X Pa rol&-d*4l4fi cri zione della Catacomba di Comodilla a 
Roma e, sec^pjbarole del Glossario di Monza, quali, ad esempio, non, 
a (preposizione), boce (voce), bevere, da (preposizione), dqnte, favella, 


Jr I j „ ~mcca. Va tuttavia precisato che l’iscrizione romana “Non clicefe ille sc- 
crltaT'bboce” si pud considerare interamente volgare ( ille e l’articolo 
femminile plurale le nella forma non aferetica, ben documentala in altri 
testi e nei dialetti dell'area mediana), ma certo offre poco materiale lessi- 
cale ( secrita e un tecnicismo: indica le “secrete” della messa). Quanto al 
Glossario, presenta forme ancora ibride, in un “latino in cui si inserisce 
qualche volgarismo schietto" e quindi 6 incerta l'attribuzione a un volga- 
re italiano di parole la cui grafia latina coincide quasi completamente 
con quella di parole italiane (cfr. Castellani 1976, pp. 31-32). 
vj0 . 960-63 Le parole dei Placiti campani e della Carta di Sessa: anno , 

contenere, kella, kelle (quella , quelle), ki (qui), koo ccoiquod, ‘che’ cori- 
i ' ^ ! giunzione), la e le (pronomi oggetto), monstrare (mostrare), parte, per, 

“ • y bossedere, aue (che pronome relativo), sou (so, sapere), terra, Jrenla. 

v u ' 988 circa Scarpa presente in un documento salemitano semilatino. 



50 3 ■ Le origini del lessico italiano 



1080-89 (circa) Le parole della Formula di confessione umbra, 
fra cui: accusare, ^ttesmp^ domineddio, essere, intercession, lu (‘lo’ 
pronome), pe ccatore, p entito, prepare, se e e (congiunzioni), si (cosi), 
suo, tregua, tutto. 

Secc. XI e XI-X1I Parole presenti, fra 1’altro, nelllscrizione di San 
Clemente a Roma e nel Conto navale pisano: decima, filio (f'iglio), in, la 
(articolo), legname , primizia , principal palo, putta, vino. 

1130-39 Pisone (pigione), timone . 

1140 Mangiare (la forma mandegare era gia attestata nel Glossa- 
rio di Monza^T “ 

1150-59 Parole tratte, fra 1’altro, dalle Testimonianze di Travale in 
provincia di Grosseto: genitore , male (awerbio), mezzo , pane , pren- 
dere , tornare. 

1160-79 Femminino, giorno, rascar (raschiare), prego (preghiera), 
rasoio. 

1180-89 Gabbia, gonnella, maso , paiolo, partire, pegno , pescare , 
pettine, questo , santo, sedere , seppellire , stamigna , tovaglia , vostro . 

1190-99 Geste, mo, lato, malaugurato , prode (utilita), prossimo , 
scodellq ^ 

jfSecc. XII Xll-XIII/Si contano ^irc^ cui: 

foera, bianco, bontd, cambio , camera, 'camare, carta, cavaliere, 
cena, cingolo, citta, colonna, comando, come, comune, condurre, con- 
tare, contrada, convento, coppa, corona, cosa, crescere, crudelta , dare, 
di, digiunare , dignitd , dio, dire, disertare, figura , gente, giglio , giullare , 
gloria , glorificare, grande, grano, idolo, incontrare, indizio, ingannare, 
innamoramento, innamorare, intaglio, inverno, ipocrita, lamentare, 
lenzuolo, lercio, lieve, maceria, mamma, mano, marito, mellior (miglio- 
re), mendicare, mensa , moglie, morte, nato, noi, noia , noioso, nostro, 
oggi, orare, orzo , padre, pagano, pari , paura, pelle, pescatore , piacere, 
pianto, piazza, piovere, piu, polvere, porcile, potente, povero, prato, pre- 
senza, prete, primavera, principle, profeta, prova, pubblicare, punto, 
puttana, puttaniere, quanto, salvare, tale , tedesco , toscano, uno, vesco- 
vato , vescovo . 

1200-1209 Archiepiscopo, lengaio (linguaggio), lonza, maggio, 
prezzare, primo, provenzale, secondo , segala, seminar e. 

1210-19 Sono circa 80 fra cui: agosto, anche, annoverare , avere, 
banchiere , breve (sostantivo), cadauno, camarlengo, cambio, canale, 


3. L e origini del lessico italiano 51 

capitale, chiamare, cinque, compagno, compimento , denaro, dicem- 
bre, dispendio, dodici, dovere, fascina, fornaio, forno, fratello, giugno, 
guiderdone, innanzi, luglio, maggiore, malizia, mandare, manifesta - 
re, mercanzia , mercato, messaggeria, messo, miglioramento, mille, mo- 
rire, muovere, mutare, nuovo, orafo, osservare, otto, ottobre, pagare, 
pannolino, parlamento, pena, pergamena, posto, prestare, promettere, 
quaderno, quattro, quindici, romeo, scontare, sedici, settembre , soldo, 
spada, spender e, speziale, stare, sterlina, strada , tornese, tre, tr edict, 
undid 


q U est’ultima data in poi il numero di parole che gli storici della 
lingua italiana, e quindi anche il Palazzi-Folena (1992), possono ascrive- 
re a date precise aumenta: circa 66 nel periodo 1220-29, 35 nel 1230-39, 
8u(v^v,t4W> 90 nel 124 °- 49 > 387 nel 1250-59, 91 nel 1260-69, 139 nel 1270-89, 229 nel 
1280-89, 2300 circa nel 1290-99, 1770 circa nel 1300-1309. LacragixxiealL 
q uesta maggior precisione sta neiraumento di docume nlL anctie Lkttera- 
ri. di datazione sicura: ad esempio, ci e pervenuto un frammento di libro 
di conti di banchieri fiorentini del 1211, del 1225 e il Cantico delle Crea- 
ture di San Francesco d’ Assisi, nel 1276 muore Guido Guinizelli, del 
1278 e il Conto delle mercanzie di Pisa tenuto da Stefano Soderini, le 
laude di Jacopone da Todi sono della seconda meta del XIII secolo, la 
Vita nuova di Dante e del 1292-93. 

Va ripetuto che molte delle parole menzionate quando appaiono 
nella loro prima attestazione hanno una forma diversa da quella odierna: 
vac a per vacca , lengaio per linguaggio , dinaro per denaro , pisone per 
pigione, rascar per raschiare, gabia per gabbia , patrol per paiolo, pecti- 
ni per pettini, sepellir e tovaia per seppellire e tovaglia, plu per piu, vo- 
slru, issu per vostro e esso. Forme che appunto rivelano la regionalita dei 
volgari da un lato, i’influenza della grafia latina dall’altro (per informa- 
zioni dettagliate sui documenti antichi citati, si veda Castellani 1976 e la 
copiosa bibliografia ivi riportata). 

Si notera^cjie non e stato considerate 1’lndovincllo Veronese, risa- 
lente al sec(v.lll^), che e in un latino ricco di volgarismi, quali, ad 
esempio, se per sibi, negro (nero) per nigro, versorio (aratro), pratalia 
(prato), desinenze in -a, -o invece di, rispettivamente, -at, - um . 



3 • Le origini del lessico italiano 


3-1.2 Parole jrese a prestito: lusso e necessita 


Spesso la lingua e consiclerata, almeno eosi mostrano le metafore, 
un bene, un patrimonio che si trasmette, si allarga, si rovina: questa 
omologazione appare particolarmente chiara per il lessico. Si park di 
arricchimento e impoverimento del lessico, di eredita del greco e del la- 
tino, di prestiti lessicali. Le lingue antiche, morte o morenti, lasciano 
eredita, le lingue moderne invece fanno prestiti, quasi cne, restate a 
corto drparole, potSsero reclamare te pa^ altre lingue 

moderne. In quest’ottica ci sarebbe da preoccuparsi, perche 1’italiano 
nel corso dei secoli ha preso mpltissimo dal francese e daUo spagnolo, 
piu recentemente dall’inglese. 

"^TuoFaTsc^ il termine prestito e tanto diffuso quanto fuorvian- 
te: invano si e cercato si sostituirlo con forestierismo e con gli -ismi spe- 
cifici (francesismo , anglicismo , ecc.). Tutto quello che si S riusciti a fare 
e specificarne meglio la natura dal punto di vista della forma in prestito 
non adattato , prestito adattato o integrato e calco (cfr. i §§ 1.2.2 e 2.2), 
e dal punto di vista della motivazione in prestito di lusso e di necessita. 

Nei paragrafi che seguono si ricorrera p arcamente a qu esta secon- 
da distinzione legata a criteri extralinguistici:( 4j^^j^^e ce^^e la, 
parola straniera importata insieme a prodotti, processi o animali in pre- 
xeda^scoiuiadiaij^an^s quelb-^pfirflyonn 

quanto la lingua po ssiede gia delle parole per indicare il tale oggetto, 
processo, ecc. e chi lo importa lo fa soltanto per distinguersi dagllkltri, 
per sembrare piu colto e moderno. La distinzione e pratica ma, come 
ricorda Zolli (1991, p. 3), u pecca di semplicismo; i nfatti la necessi ta in 
senso assoluto di un pres tito non esiste^ogni lingua gos siede. TmizA 
per indicare nuovf o^ o n uov^^ ricorrerea jgarole 

Straniere^taat’e vero che se il francese ha accolto la voce tomate (di 
origine azteca), l’italiano per denominare lo stesso prodotto ha preferito 
servirsi della perifrasi pomodoro. Viceversa non tutti i prestiti di lusso 
sono assolutamente ‘inutili’, in quanto spesso la voce straniera pud 
contenere delle sfumature diverse da quelle della parola indigena”. E se 
non le contiene subito, finisce per assumerle man mano che viene usa- 
ta: ad esempio, la suspense e una situazione che crea un particolare ti- 
po di aspettativa, ose e audace, ma in materia di morale sessuale, un 
macho non e solo un maschio, ma un uomo molto maschio, Hinter- 


3 . Le origini del lessico italiano 53 


land , in un primo momento tradotto con entroterra , poi col calco re- 
troterra, ha ora quasi esclusivamente il significato di ‘zona periferica di 
una grande citta’. 

Sui prestiti non adattati, soprattutto se sentiti “di lusso”, si scatenano 
di solito le ire dei puristi; nel § 2.2 ne ho gia parlato, ci ritornero breve- 
mente nel paragrafo 3,10, in cui faro un bilancio della provenienza dei 
prestiti non adattati attualmente presenti nei dizionari monolingui italiani. 


3.2 La complessa eredita greca e latina 


E fatto ben noto che fca Je lingue neolatine llt aliano .LaV-gila. che, 
piu palesemente manifesta nel le ssico la propria derivazione dal lat ino. 
Si tratta~pero di un’eredM complessa. 

Una prima questione e rappresentata dai rapporti fra greco e lati- 
no; la .rnaggi oranza delle_pa role di origine gr eca jn jtajjano e amvata. at- 

traverso il ktino II ereco e l’unica lingua straniera che la cultura romana 
abbia rispettato e HI cui inseanamento si a sl ata.,dil&i;^ 
elgvaETrafTscliiavi a Roma in epoca imperiale erano greet o parlavano 
il greco. 

Il greco e stat a l’unica altraJingua di comunicazipnejQternazioQale, 
per cost dire, all’interno dei confini deiriqiperp. rpmaflo; nella penisola 
greca, in Asia Minore e in quelli che oggi chiamiamo paesi mediorientali 
contendeva di fatto al latino il ruolo di lingua veicolare. Poi con la for- 
mazione dell’Impero bizantino *©» Impero-fomano, d!Driente C4.76-1453) il 
greco divenne la lingua aifficiale .di-talhregiQni. 


3^2uf Greco: classico e bizantino. Composti “neoclassici” 

Nel dizionario monolingue italiano Devoto-Oli (1990) le parole se- 
gnalate come aventi etimologia greca sono 7247, nello Zingarelli (1995) 
sono 7456. La leggera differenza e riconducibile al maggior numero di 
lemmi registrati nel secondo dizionario e anche a diverse scelte nel mo- 
do di formulare l’etimologia (si vedano in proposito i §§ 3.13 e 3.14). 



54 J. Le origini del lessico italiano 


Qugste_pitiai ^ii_ , origine greca Ip^ graa^aitexi.^ come si 

diceva, atiravema-iUatinc^pcrd una buona meta (3555), sono segnalate 
dallo Zingarelli (1995) come voci dotte, Qualche esempio di voce che 
presenta un’etimologia contenente sia “voce dotta”, sia “latino”, sia “dal 
greco”: aconito, cachessia, demiurgo, ellebbro, palilogia, pirrica, saitico, 
smegma, tetraone, zoster. 

GibstudjosLenropei, soprattutto dall’Umanesimo in poi, recu peraro- 
no voci direttameni e_dai te st! gr eci, quando questi in seguito a lia caduta di 
Costant inopQ li.in mano ai Turch i nel 1453 furono diffusi dagli esulMn 'tut- 
tp^JlQccicleilte : Lo.studioJeLgr.eGQ* che prima d’allora aveva gia avuto dei 
centri di diffusione, tra cui Firenze, divenn.e_pj.ii com une .fia.g li intelle ttuali 
e eli scienziat i si rivolgevan o al greco per formare termini speci alistici. 

L e parole di origine bizantina sono invece molto pid ridotte : non 
supererebbero le 58 secondo il Devoto-Oli (1990), le 35 secondo lo Zin- 
garelli. Fra queste antilope , arcipelago, catapano. c atasto. duca, icona, 
iconoclast a,_ manganese, molo, pappagallo , polesine, polizza, saraceno, 
smeriglio, tmllo. Parole che un dizionario da come derivate dal greco bi- 
zantino, sono da un altro classificate come greco tardo, ad esempio ma- 
stello ; parole che i bizantini hanno adattato dall’arabo, come cassero, ca- 
lafatare, o dal persiano come azzurro , vengono ricondotte all’etimologia 
piu lontana; ma anche tenendo conto di queste variazioni, appare evi- 
dente che le principali porte d’ingresso del greco nell’italiano restano i 
grecismi gia presenti nel latino e i vocaboli dotti. 

• y> Non trascurabile e inline I’aPixMto che il g re co da tuttora alia fqrma-_ 
z ione di nuovg, .parole italiane attravers o afflssLe d elementi di composi-_ 
zion e fcfr. il § 1.2.3), detti anche neoclassici. proprio in omaggio al fatto 
che sono quasi tutti di origine greca e latina. 

Se si prova a ricercare tramite computer le etimologie che nello 
Zingarelli (1995) comprendono sia ii termine “composto” sia il termine 
“greco”, su 25.273 parole composte - si noti che nello Zingarelli (1995) 
“composto” viene usato anche per i derivati con prefissi, percio ii nume- 
ro di lemmi nella cui etimologia compare “composto” e cost alto - solo 
3018 risultano derivate da parole composte gia in greco, come ippodro- 
mo, biblioteca o costituite in tempi piu o meno recenti con materiale les- 
sicale greco, come grammofono. A questo computo sfuggono pero paro- 
le come fotosensibile o ipovedente o telecinecamera, perche la loro eti- 
mologia recita: “ Composto da foto- e sensibile', “da ipt> e vedenle", “da 


onsine greca 


3. Le origini del lessico italiano 55 


tele- e cinecamera”, doe la parola greco non compare direttamente nel- 
l’etimologia. Ognuno sfogliando un dizionario monolingue non speciali- 
stico puo constatare quante parole ospita formate da composti di origine 
greca. Diamo tra parentesi alcune cifre tratte dallo Zingarelli (1995): allo- 
(15), angio- (20), antropo- (20), archi- o arci- (22), astro- (17), anti- 
(309), auto- (248, compresi i casi in cui deriva da autolmobile]), bio- (90), 
cardio- (39), eco- (10), emo- (38), eno- (10), eso- (27), etero- (46), filo- 
(82), foto- (102 compresi i casi in cui deriva da fotolgrafia]'), macro- (55), 
micro- (124), omo- (37), proto- (40), psico- (48), tecno - (7), tele- (112, 
compresi i casi in cui deriva da tele[visioneT), termo- (106), zoo- (61), per 
non citare che gli elementi iniziali piu noti. Se poi consideriamo anche 
gli elementi terminali come -algia (35), -crazia (13), -emia (41), -fagia 
(22), -filia (49) -fobo (15), -fobia (50), -grafo (100 e piu), -grafia (182), - 
logo (112) e -logia (300 e piu), -metro (300), -metria (112), -oma (48), - 
patia (60), -scopia (52), -teca (36), possiamo tranquillamente affermare 
che la presenza del greco nelle parole composte italiane, accolte da un 
dizionario generale in un volume, va molto al di la delle tremila unita. 

Forse la nostra lingua accoglie relativamente bene un gran numero 
di nuovi composti con elementi cosiddetti neoclassici e talvolta li usa an- 
che al di fuori dei linguaggi specialistici - si pensi a parole quali panino- 
teca o tangentopoli - proprio perche ospita da secoli molte parole d’ori- 
gine greca (considerate piu come parole difficili dal parlante comune ita- 
liano che non come parole estranee, quali invece appaiono al parlante 
comune inglese). 

Il fenomeno e comunque paneuropeo e la vitalita del materiale jgg- 
sicale greco perdura pro prio perche molti elementi lessic ali sono onnai 
degli e uropeismi: rim balzano , come gia nei secoli passati, dal francese o 
dall’inglese o dal tedesco aH’italiano e attecchiscono tanto meglio quanto 
piu ci sono familiari. Ad esempio, grammofono ci e arrivato dal tedesco 
Grammophon, ma nessuno lo sospetterebbe se non glielo dicessero gli 
storici della lingua. 


3.2,2 Quale latino? 

Considerando che il latino e ancora oggi lingua ufficiale della Chie- 
sa cattolica, si puo dire che documenti in lingua latina sono stati prodot- 


56 3- Le origini del lessico italiano 


ti lungo un arco di piu di 2300 anni durante i quali il latino, come tutte 
le lingue naturali, e cambiato. L’italiano e stato esposto al latino in diver- 
si periodi e ha inglobato parole provenienti da latini diversi. La questio- 
ne e affrontata con dovizia di particolari nei testi di storia della lingua 
italiana, qui mi limitero a fornire un quadro schematico per quanto con- 
cerne 1’eredita lessicale latina. 

L’ Appendix Probi, una lista di 227 parole o forme o grafie non cor- 
rispondenti al buon latino classico e percio segnalate da un maestro del 
III-IV sec. d.C. all’attenzione dei suoi allievi perche le evitassero, viene 
considerata, secondo la tesi tradizionale prevalente, una testimonianza 
del latino volgare, una raccolta di forme che poi hanno dato luogo agli 
sviluppi romanzi. Il maestro raccomandava di usare auris e non oricla, 
oculus e non oclus, viridis e non virdis, ma tutti noi riconosciamo nelle 
forme condannate quelle piu vicine a orecchio, occhio, verde. 

Una buona parte del lessico italiano si e dunque formata a partire 
dal latino volgare, dal latino parlato e in particolare dal caso obliquo, 
non dal nominative. Uomo e una delle non molte parole formate a parti- 
re dal nominativo, moglie e mogliera, coesistite a lungo in italiano, deri- 
vano rispettivamente dal nominativo muuer e dall’accusativo mulierem. In 
una buona parte dei casi 1’etimo, cioe la parola del latino volgare che 
avrebbe dato origine a quella italiana, non e documentabile se non attra- 
verso congetture. Si ritrovano forme simili nei vari volgari derivati dal la- 
tino e si ricostruisce una forma in latino volgare. Queste forme sono 
asteriscate appunto per distinguerle da quelle documentate in testi scritti, 
in graffiti murali, decifrate su lapidi, su vasi, monili o altre suppellettili. 

Allegro, babbo, bastone, bruciare, cagna, cascina, chiavistello, ci- 
liegia, colla, cominciare, dispiacere, faina, fiaba, fratello, gobbo, impa- 
rare, lontano, maciullare , montagna, nevicare, nuotare, orlo, paese, pa- 
sticcio, perla, pioggia, questo, ruvido, scappare, scarafaggio, scegliere, 
soffrire, sorso, tartufo, tesebio, trovare, usare, vicenda, vischio, volere , 
zoccolo non sono che una piccolissima scelta di parole italiane derivanti 
da etimi in latino volgare ricostruiti in base a congetture. 

Spesso l’etimologia ricorre anche alia contaminazione col francese 
e col provenzale o con un dialetto per ricostruire 1’origine di una parola 
italiana: si veda magione da mansionem attraverso il fr. maison, ceffo dal 
latino caput per il tramite dell’antico francese chief selvaggio dal latino 
tardo salvaucum attraverso il provenzale salvatge. 



3. Le origini del lessico italiano 


Il latino med igvale h a ^ontribiAito con parole quali abituale, cicgua- 
v ile amalgam, a, bonificare, casolare, commissario, companatico, conva- 
lidare, deiforme, due llo x espropriare, incanto (nei senso di vendita all'in- 
canto), mappamondo, perdonare, scatola, schiavo, sedativo, segretario, 
sensitivo, simultaneo, sortilegio, stravagante, subordinare, tedesco, vas- 
sallo, versione. 

Come si e gia visto per il greco tardo rispetto al bizantino, anche 
per le etimologie riconducibili al latino medievale non e’e unanimita. Un 
esempio: irregolare viene dal latino tardo per il Devoto-Oli, dal latino 
medievale per lo Zingarelli. 

Dai secoli Xi V e XV in poi il ruolo del latino viene costantemen te 
~' eroso dall’afferm arsi d el vp lgarj(sul bilinguismo italiano-latino del Me- 
dioevo e ^efRinascimento, cfr. Giovanardi 1994) fino_adJ SS I l mere-l a- 
funzione di lingua dei dotti, di ventando, co me.iLgteg P. un serbatoio di. 
materiaie lessicale per t erminologie scientiflch e. Nelxciniare-paiX)le_derj- 
vate dallaffho. Te 'persone colte si rifanncxgi testi scritti e cost abbiamo 
flcoppie in cui il nome 
|e quindi la.g!Jbito 

flincue romanze, mentre l’aggettivo e di coniazione dotta. Qualche esem- 
pio: avorio-eburneo , oro-aureo , pi ogtt ia -p luviale, al bero -cirboreo, neve- 
niveo , gbiaccio-glaciale, mes e-mens ile, occbio-oculare. 

iyej^oiiieiio, detto ^TlrSapi^,) ha avuto anche come risultato cop- 
pie, e piu raramente triplette, di parole appartenenti alia stessa classe 
grammaticale e alio stesso genere: ci rig usti ci -ci ng c )s c ici , civeci-czici, arena- 
rena, bestia-biscia, causa-cosa, circolo-cerchio, clausura-cbiusura, collo- 
care-coricare, copula-coppia, cripta-grotta, cubito, gomito, encausto-in- 
chiostro , epifania-befana, estraneo-straniero, fauce-foce, favola-fiaba-fo- 
la, flebile-fievole, fuga-foga, nitido-netto, parabola-parola, patrono-pa- 
drone, platea- piazza, podio-poggio, razione-ragione, ritmo-rima, sibilo- 
zufolo, sinfonia-zampogna, solido-soldo, stile-stilo-stelo, vagina-guaina , 
verecondia-vergogna, vizio-vezzo. 

Non sempre il lasso di tempo che separa la comparsa dell’allotropo 
dotto dall’attestazione di quello di tradizione diretta e grandissimo, come 
nei caso di platea e piazza, cripta e grotta-, spesso sono forme che si af- 
fermano contemporaneamente in ambiti diversi, come sinfonia e zam- 
pogna, ritmo e rirna, fuga e foga, verecondia e vergogna. Non sempre il 
termine di derivazione dotta e piu raro di quello di derivazione diretta, 



3> Le origini del lessico italiano 


infatti se si pensa a giustizia e giustezza , a furia e foia , a fuga e foga, e 
sicuramente la parola d’origine dotta a essere oggi piu comune. 

Soprattutto a partire dalla seconda meta del Settecento il latino in- 
fluenza i linguaggi scientific!; e largamente rappresentato nelle classifi- 

■ * 

cazioni linneane ( Nasua , Reiformi, Plumbaginacee), in nomi di botani- 
ca e zoologia ( conidio , convattaria , plantula, rapontico, palpo, plana- 
rid), in termini della chimica ( afnio , celtio, francio, purina, sodio), della 
medicina e della biologia ( botulino , eiaculazione, espiantare, orticaria, 
sifilide). 

M olte pam k,C Qmposte sono c oatiMlfijm^ latim , 

e gli elementi d i compj3sizoae..dei^ 

che non cosi numerosi come quelli di derivazione greca: ad esempio - 
acee, aero-, antbi-, bi-, cerebro-, - cida , -colo, deci-, -dotto, duo-, ego-, 
equi- -ficio, -flco, -grado, impari-, milli-, multi-, ovo-, -paro, -peto, pluri- 
, radio-, semi-, socio-, speleo-, ultra-, uni-, vetero-, vice-, -voro. Video- e 
un elemento di composizione derivato dal latino, ma giunto in italiano 
attraverso l’inglese. 

Tirando le somme, e rimettendo in guardia contro il fatto che nelle 
etimologie di composti con elementi di composizione latini la latinita 
del materiale lessicale non appare esplicitamente, osserviamo che nel 
Devoto-Oli (1990) i lemmi che comprendono la parola latino nell’etimo- 
logia risultano 19.967, nello Zingarelli (1995) 21.141, di cui 12.424 oltre 
a “latino” contengono la qualificazione “voce dotta”, doe non arrivata in 
italiano per tradizione diretta. Sempre nello Zingarelli 4301 sono i lemmi 
derivati dal latino tardo, 964 dal latino parlato, 283 dal latino medievale. 

Va infine sottolineato che fra i presti ti non adattati L.plmnume.ro.si 
nel lesgicQ.Jtal.iano sono,. dopo .quelli inglesi e f ran cesi. ..Dio p iio.l. la tini 
(cfr. il § 3.10). 


3.3 II ruolo delle lingue ger manic he 


I ger 


viylit 


ta umpoLridimfinsionata daglist 




tempo. 


3. Le origini del lessico italiano 59 


Sono detti pajeogermanismi quelU_chgjjgalggno 
mani e popolazioni germaniche anteriormente alk.-iadula^^inp4ro 
romano e che quincli sono passati nei volgari attraverso il latino volgare: 
alce, uosa, sapone, tasso, vanga ne sono degli esempi. 

La maggiprjDgjie, dri ,g^maai§fflL§J2£^ 
i nvasioni; in particolare hanno lasciato tracce linguistiche i GqtLJ Lon^ 
gobardi e i Franchi, ma non e semplice dire con precisione da quale 
fra questi popoli certe parole ci sono arrivate. Ad esempio, non si puo 
decidere con certezza se buttare, greppia, spiare siano gotici o' fran- 
chi; se schiatta e sghembo siano gotici o longobardi (si veda Castellan! 
1985). 

Sono Hi orig ine g o tjca arengo, arredare, begajorra, recare, sghied 
to, smaltire; parole che riguardano la sfera militare, come albergo nel 
senso di ‘rifugio dell’esercito’, bando . elmo, g uardia, e la sfera dell’abita- 
zione e degli attrezzi, come fiasco, naspo, nastro, rocca, spola. 

L’influsso franco e difficile da individuate, perche quando i Franchi 
penetrarono in Italia nel 774 erano insediati in Gallia da piu di due seco 
li, erano per lo piu bilingui e non si pud dire che la loro fosse un’inva- 
sione germanica. E arduo stabilire se una parola e arrivata al volgare ita- 
liano dal franco o dal francese. 


I Longobardi^ssendo il popolo che pi 6 a lun^ ^dommato jn 
Italia, hanno la^ciat^ 

longobardo compare nell’etimologia di circa 169 


lemmi fra cui airone , arimanno , arraffare , arruffare , atticciato , balcone , 


banca , barn, biacca , bulino , castaldo, federa . , ghermire , gnocco , gruccia , 
gualcire , milza, nocca , ranno , ricco , riga, russare , scaffale , schermire , 
schiena, scranna , scuro (‘imposta cieca’), sgualtero, zuffa . 


jL Tedesco. Olandese. lingue scandinave 


I rapporti fra Italia e Germania sono frequenti dal XTV al XVIII se- 
colo, specie nelle terre di Venezia. Lo dimostra fra Paltro la produzione 
di lessici bilingui; anzi, nel 1477 viene stampato per la prima volta al 
mondo un lessico bilingue ed e proprio quello veneto-bavarese cono- 
sciuto come Introito e portx, basato su una redazione manoscritta risa- 
lente al 1423. 


60 3 . Le origini del lessico italiano 


L’apporto di tedeschismi al lessi co ital iano e pero ridotto: tra Quat- 
trocento e Cinquecento si registrano lanzi (riduzione di lanzichenecchi ), 
alabarda , bezzi, borgomastro , brindisi , tallero, 

Nel Settecento e nelPOttocento la mineralogia tedesca fa si che en- 
trino nell’italiano cobalto , feldspato , wolfmmio , gneiss, orniblenda , pecb- 
blenda, spato. In ambito gastronomico si affermano chifel, semell, crauti , 
ma la maggiomnza clei prestiti dal tedesco resta non adattata se non per 
l’iniziale resa minuscola, come in krapfen , strudel , wurstel. 

Da segnalare una serie di calchi fra Otto e Novecento che riguarda- 
no termini di fiiosofia e cultura: imperative) categorico , plusvalore , psica- 
nalisi , super-io , superuomo. Mitteleuropeo e un’interessante combinazio- 
ne di calco, adattamento e prestito. 

Nel nostro secolo sono da segnalare termini chimici, biologic!, filo- 
sofici costruiti quasi sempre su basi greco-latine: allergia, aspirina, auti- 
smo, blitz , caput, gene , geoide, gestaltismo, empiriocriticismo, introiezio- 
ne , nomotetico, paritetico , progesterone , purina , quanto, recensire, sebi - 
zofrenia. 

In termini di quantita si pud osservare che nel Devoto-Oli (1990) 
334 lemmi portano una menzione del tedesco nell’etimologia e i forestie- 
rismi tedeschi non adattati risultano 82; nello Zingarelli (1995) il tedesco 
figura nell’etimologia di 467 lemmi, di cui 116 hanno anche l’indicazione 
della pronuncia, chiara spia della loro natura di prestiti non adattati, 

Le voci derivate daH’olandese sono invece 84 nel Devoto-Oli 
(1990) e 106 nello Zingarelli (1995). Sono voci di marina e pesca come 
babordo, baccald e stoccafisso , bompresso, cambusa, filibustiere , fiocco 
(la vela), maccarello, scialuppa. Voci legate ai domini coloniali in Africa 
come boeri, boscimani, ottentotti, e voci come gin, golf, bluff, bitter, ; ice- 
berg, palissandro, colza, pompelmo, per non parlare di diga. 

Dal danese ci sono arrivati lego, marsuino , narvalo , i prefissi atto- 
e femtCh , e parole come erlang , gram-positivo e gram-negativo, oersted 
che derivano da nomi propri di scienziati danesL 

Dal norvegese e dall’islandese abbiamo importato geyser ; fiordo , 
sci, slalom, hanseniano e dallo svedese tallolio, tungsteno, nickel , 
drakkar, ; alca, varva oltre a una serie di parole legate a nomi propri di 
luogo e persona, come angstrom, dalbergia, dalia, erbio, itterbio, ittrio , 
lagerstroemia, linnea. 


3. Le origini del lessico italiano 6l 


3.4 II lascito dell’arabo e del persiano 


In Sicilia la dominaaone.^^a.^ir^jlall.’.827 
smi tipicamente^^^fe^sanojcar^ n gnte^grese^^^^p^ m mcisi- 
VO il ruolo svolto dai contatti fra 

Pisa Genova, Venezia. Alcune parole bizantine entrate in italiano sono, 
come si e detto, di .Qtfgtosfc 

d’astronomia, matematica, medicina e attraverso lo spagQQl p- 

Qu ando un arahismo italiano inizia con al- (un adattamento dell’ar- 
ticolo arabo) e molto probabilmente giunto attraverso lo spagnolo o at- 
tr averso il latino scientific o spagnolo. 

sena, arsenale , ammimnlio , aguzzino, scirocco, libeccio, dogana, fan- 
rffleo, gabella, magazzino, sensale, tariffa. Nomi di piante come «/»*'- 
cocco, carciofa, limone, melanzana, zibibbo. Parole come assassino , 
bagarino, caiiffo, cotone, faccbino , fachiro, giubba, marzapane , ragazr- 
2 ro, risrna, quintale, sceriffa, sultana, zecca , zerbino. All’astronomia e al- 
ia matematica sono attinenti le voci almagesto, almanacco, algebra, al- 
goritmo, auge, azimut, cifra, nadir, zQxtig zero-, alia chimica e farmacia 
le voci alambicco, alcali, alchimia, alcool ambra, elisir, sciroppo, talco. 

Nel Devoto-Oli (1990) 344 lemmi contengono nell’etimologia un 
accenno all’arabo e tra i forestierismi non adattati figurano 10 arabismi; 
nello Zingarelli (1995) 1’arabo figura nell’etimologia di 422 lemmi. Le 
pronunce di lemmi arabi sono solo 13, segno che la grande maggioranza 
degli arabismi e adattato, perche penetrato nella nostra lingua nei primi 
secoli della sua formazione. 

Quanto al persiano il Devoto-Oli (1990) lo menziona nell’etimolo- 
gia di 66 lemmi e lo Zingarelli (1995) in 84, fra cui arancio, bazar, 
bronzo, cachi, carovana, ciabatta, derviscio, fusciacca, gelsomino, 
mago, mummia, pascid, pappuccia, percalle, rabarbaro, sarabanda, 
scacco, scarlatto, scid, scialle, scimitarra, spinacio, talismano, Molti ter- 
mini persiani sono giunti in italiano attraverso il turco, come bricco, 
cbiosco, divano, tulipano, pilaf. 


62 3 . Le origini del lessico i taliano 

33 L’mfluenza del francese e del provenzale 



Sfill ecent o f u il secolo di massimo “infranciosa mento”. oer usare il termi- 
ne negative con cui i jxinst^ della lingua d’oltralpe 

sulla nostra, Grazie alia durata della sua influenza riesce ancora a vince- 
re largamente il confront© con I’angloamericano, che e penetrato massic- 
ciamente soprattutto negli ultimi due secoli. La presenza di parole inglesi 

0 americane nel lessico italiano e piu vistosa perche piu aliena e recente 
e quindi almeno grafieamente non adattata; ma nello Zingarelli (1995), il 
piu incline e pronto fra i dizionari monolingui italiani a registrare prestiti 
angloamericani recent!, Finglese appare in 2778 etimologie (con ben 
1811 indicazioni di pronuncia a testimoniare il non adattamento di pit) 
della meta delle parole), mentre nello stesso vocabolario il francese e il 
francese antico figurano neiretimologia di 5066 lemmi e la fonetica e da~ 
ta “solo” 830 volte, a riprova dell’acclimatazione (anche acclimatare de- 
riva dal francese!) delle parole francesi. Nel Devoto-Oli (1990), nelle se- 
zioni etimologiche dei lemmi, il francese e il francese antico sono evoca- 
ti 2913 volte. Per le possibili ragioni di uno scarto cosi grande fra i due 
dizionari, va notato che il Devoto-Oli non usa la parola francese nelle 
etimologie dei prestiti francesi non adattati, per cui tali lemmi sfuggono 
alia ricerca attraverso la sezione etimologica; inoltre lo stesso dizionario 
non segnala sempre l’etimologia prossima e riconduce al latino parole 
per le quali lo Zingarelli (1995) chiama in causa anche l’origine francese. 

1 prestiti non adattati dal francese che il Devoto-Oli elenca nel campo 
“Forestierismi” sono 744; se li sommiamo ai 2913 lemmi con etimologia 
francese, otteniamo una cifra (3657) che si awicina alle 3401 etimologie 
solo francesi e non latine e non provenzali e non inglesi, ecc. che abbia- 
mo nello Zingarelli (si veda il § 3.13.1 grafo B) 


3-5.1 Francese antico. Provenzale 

La determinazione della reale origine delle parole che dalla Francia 
vennero ai volgari italiani fino agli inizi del Trecento e piuttosto com- 



3. Le origini del lessico italiano 63 


plessa. P rincipali canali di dif ft^jaeJ^^ la- 

tino medievale), la presenza di guarnigioni franche e di duchi franchi in 
Italia settentrionale do po la sconfitta dei Longobardi (774), il regno dei 
Normanni nell’Italia meridionale, le crociate, i pellegrinaggi, gli scambi 
commereiali, il prestigio della letteratura d’oltralpe. 

Di come sia difficile individuare 1’apporto linguistico dei Franchi ri- 
spetto a quello delle altre popolazioni germaniche stanziatesi in Italia 
abbiamo gia detto nel § 3-3. 

Il lunghissimo arco di tempo, piu di mille anni, nei quali parole 
provenienti dalla Francia sono arrivate nel lessico italiano comporta una 
necessaria distinzione fra quanto ci e arrivato dal francese antico, p rima 
d el grande ramhiamenfq verificatosi nella lingu a fr ancese _a^grtir£-daj 
yTVsecpI o, e quanto d e arrivato dal francese mode m o, ,Ail.relUmtO-dQr 


veroso e distin 


/)£>F ra le parole penetrate dal francese prima dd. Tre cen to un certo 
numero riguar da la vita feudale in cui cavalli, caccia col falcone, arm i e 
tome Tavevano grande prestigio : as tore, be rsagli o, bottino, baccelliere , 
cameriere , cancelliere , cavaliere , cimiero , conestabile , conte , corsiero , 
dama , danza , danzar e , des trier o, freccia , galoppo , giavellotto , giostra 
Otomeo’), giullare , levriero , lignaggio , maglia (di ferro), marchese, 
omaggio , ostaggio , palafreno , ronzino , sire , stendardo, veltro . 

Fra le parole del lessico comune_£icordiamo : abbandonare , agio, 
bamrdo , derrata , , dozzina , fellone , gabbare, gioia, leggero, malvagio , 
mangiare , maniera. , mestier e , motto , onta , Te ame , roccia , vantaggio. 

Colpisce anche in queste limitate liste di parole la fr equenza dei ^ 
suffissi -aggio e -ier&. derivati dai fra ncesi -age e -ter, sono diventati suf- 
fissi produttivi in italiano, indipendenfcTnente dalle parole francesi in cui 
compaiono, usati per creare derivati anche da temi non francesi, si pensi 
a volantinaggio e tangentiere. La penetrazione di elementi di morfologia 
derivativa, e non solo di parole isolate, e una delle spie piu foiti di in- 
fluenza di una lingua su un’altra, perche si oltrepassa il confine delFepi- 
sodico arricchimento lessicale per entrare nel sistema delle regole pro- 
duttive. 

Il provenzale e menzionato nell’etimologia di 295 parole del Devo- 
to-Oii (1990) e in 332 etimologie dello Zingarelli (1995). 


J otente veico] 


origine sicuramei 


>rovenzale e si 


Ja poes ia (della Scuola siciliana, ma non solo). Si pensi a beltd, coraggio 



64 J. Le origini del lessico italiano 


Ccuore’X donzella , noia, orgoglio , rimembmnza , sollazzo, sonetto, ten- 
zone, ma anche a termini come affannare , ambasceria , astuccio, gratta- 
re, laido 5 leak , lusinga , pensiero , periglio , scudiero, selvaggio , sonaglio , 
sostegno , targe?, traboccare , truffa , urtare, ventaglio, viaggio, zimbello. 
Fra i nomi di alimenti il provenzale ci ha dato merluzzo, pagnotta. Attra- 
verso il piemontese e arrivato cicchetto (‘hicchierino’). 


Francese moderno 


I n Italia dalla Francia j idiJLiy / ef XV / secolo arrfeajQ Q pochi oggetti e 
no mi quali frurro, mosMrda^ cusanp , frangia, pattino , toraz. Penetrano 
in italiano nel XV secolo vocaboli attinenti l a vita jnilitare co me mare- 
sciallo , foriere , bombardiers , e nel XVI arruolare \ artiglieria, avanguar- 
dia , bagaglio , batteria , marciare , miccia , mm#, piattaforma, sortita, 
trincea, anche se in questo campo nello stesso secolo il francese prende 
molto anche daU’italiano (cfr. Zolli 1991, p. 21). 

Se il Cinquecento d il secolo del predominio spagnolo, i francesi 
non mancano di i nfluire sulla cucina, sulja moda, s ulla v jt g .so^ iale: row,- 
fettura \ crema e fricassea , insieme a abbigliamento , martingala e passa- 
rriano , insieme a gavotta , higlietto , mugheUo. e racchetta (da tennis) en- 
trano in italiano. Se dallo spagnolo ci arriva il puntiglio , dai francesi 
prendiamo il pwnto d’onore. 

Nella seconda meta del Seicento il predominio spagnolo comincera 
a offuscarsi e Tinfluenza francese ad aumentare per giungere all’invasio- 
ne settecentesca. Entrano in italiano appunto nella seconda meta del se- 
colo XVII termini militari e della diplomazia o dell’amministrazione, co- 
me abdicare , affusto , alleanza , arbitraggio , arruolamento , bandolier a, 
brigadiers, carabina e carabiniere , co/po rfz sta/o, contrordine , fuciliere, 
garante , garantire , garanzia, granatiere , indennizzare , naturalizzare , 
plotone , marcia forzata, caserma , co/po d’armata , stato maggiore , sotfo- 
segretario. 

Il costume italiano vede Paffermarsi della parola di parruc- 

ca e parr ucchiere , di giustacuore , ovatta, gallons , di tappezzare e #m- 
mobiliare~ di Talesse e pipa\ i salotti vedono affermarsi le persone fen/- 
lanti, ben portanttpi begli spirit % con toon sense arriva anche liherti- 
naggio. 


3. Le origini del lessico italiano 65 


L ’influenza del francese si nota sonra tj^ 
u n_gran numero dijflcu aQm (fq^acorte , darsilapena, mettere sui tap - 
peto, tastare il polso, valere la pena, presenza di spirito, a colpo sicuro) e 
di parole che indicano qualita, processi, relazioni: allarmare, azzardare 
e azzardo, controbilanciare, rimarcare, rimpiazzare. 

Nel Settecento la cultura italiana e nutrita dl libri francesi in prigir. 
nale e injraduzione; lo studio del francese e comunissimo fra i ceti ab- 
bienti e i dizionari bilingui assumono dimensioni e qualita ragguardevo- 
li: le opere del Veneroni, dell’Antonini hanno numerosissime ristampe in 
Italia e in Francia finche nel 1771-1772 Alberti di Villanuova non pubbli- 
chera a Marsiglia un dizionario veramente innovatore che comprende 
molte voci scientifico-tecniche e che dominera il mercato fino alia meta 
del XIX secolo. 

Rinunciamo a dare liste delle parole francesi entrate nel secolo e ci 
limiteremo a segnalare quelle piu familiari: i nomi di color e Wm ejnar- 
rone, i mobili_£omd e^so/S, cravatta, chincaglieria, e poi ragzi, bescia- 
mella, bigne, consomme , croccante. Fanatismo, elettrizzare, neologismo, 
miliardo, provvisorio, sedicente-, locuzioni come colpo d’oeebio, tagliar 
corto, aver I’onore e infine tutto il lessico politico portato dalla Rivoluzio- 
ne francese da coscrltto a federalismo, da incostituzionale a terrorismo 
(cfr. Leso 1991). 

Nell’Ottocento, passata la bufera napoleonica, resto nei regni re- 
staurati della penisola gran parte della terminologia amministrativa e bu- 
rocratica francese che continuo a fornire prestiti per tutto il secolo (qual- 
che esempio: attivare, centralizzare, burocratico, funzionario, progetto 
di legge, rimborsabile, code d’appello, di cassazione, lasciapassare, legi- 
ferare, nazionalizzare, prefetto, stato civile , timbro, vidimazione, vota- 
zione, ballottaggio ). Dalla vita politica arriveranno collettivismo, comuni- 
smo, socialisms (nel senso politico moderno), oscurantismo, parlamen- 
tarismo, progressista, proletariate, reazionario e, owiamente, sciovini- 
smo. La gastronomia porta menu, maionese, pure, baba, flan, omelette, 
pate, scaloppa, l’abbigliamento e l’arredamento sono pieni di francesismi 
piu o meno adattati da passamaneria a to/fe, da console a parquet. 

Francesismi arrivano in italiano dai campi della fotografia (la stessa 
parola fotografia, pur attingendo a materiale lessicale greco, e dij3rigine_ 
francese), delfa starnpa, dell’economia (buono del tesoro, protezionismo, 
capitalizzare), dello sport ( canottaggio , ciclismo, pattinaggid), della me- 


66 3. Le origini del lessico italiano 


3. Le origini del lessico italiano 67 


dicina ( crampo , vaccinare , difterite , granuloma ), perfino della geologia 
e mineralogia (si pensi a faglia e dolomia). 

Nel secolo XX il francese resta la lingua straniera piu conosciuta da- 
gli italiani e piu stu diataj idXe scuole t il suo 

prestigio e la lessicale nell’italiano diminuisco- 

P er ksdare U posto airangk)americano. M Forte resta’T di france- 

sismi dalla moda e dalla cucina* gli adattamenti sono anteriori alia meta 
del secolo ( betoniera , gollismo , varietd , nel senso di ‘spettacolo di va- 
rieta’, riciclaggio, sabotaggio , surclassare)\ l’adattamento recente e raro, e 
si verifica solo quando la grafia francese sembra proprio troppo diversa 
dalla pronuncia, cQjne in fusp italianizzazione del francese fuseaux. 

Le commedie italiane del Settecento e delPOttocento pifndono in 
giro chi vuol far sfoggio di francese e ne storpia la pronuncia, ma negli 
ultimi decenni, per effetto della sempre minore conoscenza del francese 
presso la popolazione italiana si assiste non solo a una progressiva italia- 
nizzazione della pronuncia dei prestiti graficamente non adattati, ma ad- 
dirittura a ridicoli casi di parole francesi pronunciate come se fossero in- 
glesi (ad esempio, affaire , voyeur). 


3.6 L’influenza dello spagnolo e del portoghese 


Nel Medioevo dalla penisola iberica arrivano all’italiano soprattutto 
arabismi per il tramite dello spagnolo; anzi le parole che ci provengono 
dalla Spagna prima del 1500 sono catalanismi piu che castiglianismi. La 
presenza della dinastia aragonese a partire dal 1422 nel napoletano fa si 
che termini come gramaglia e Undo si riscontrino in scritti di tale zona 
gia nel Quattrocento. 

E pero nel XVI e XVII secolo che la grande maggioranza di ispani- 
smi entra in italiano e nei dialetti; sono termini riguardanti la vita sociale 
e militare, le danze, le vesti, la marineria (cfr. Beccaria 1968). Ecco alcu- 
ni esempi: acciacco , accudire , alamari, alfiere, alisei, appartamento , ar- 
rabattarsi , baciamano, brio , caracollare, ciaccona , creanza , disinvoltu- 
ra , doppiare, eticbetta , floscio , flotta 1, guerriglia , guardinfante , nostromo , 
puntiglio, risacca , sarabanda , sussiego. 



Attraverso lo spagnolo sono arrivati anche i nomi di oggetti, piante e 
animali del Nuovo Mondo: amaca , cacao , caimano , canoa , cioccolata , 
coca, condor ; coz'o/e, guano, lama, mais ; pampa, patata , savana, uragano. 

Piu recentemente, negli ultimi due secoli, Litaliano ha accolto paro- 
le provenienti soprattutto, ma non _ solq ? daUp spa^plp pari^a^ 
ca latina: avanera, bandola, bqra onda , bolero, bongo , caramella, com- 
pleanno , disguido , corrida e torero, embargo , farfugliare , flamenco , go/- 
pe, imbarcadero , maraca , poncho , rumba , siesta, sigaro, tango, E interes- 
sante notare come gran parte di questi prestiti non sono adattati grafica- 
mente grazie alia notevole vicinanza fra le due lingue. 

Nel Devoto-Oli lo spagnolo e menzionato nell’etimologia di 502 pa- 
role, mentre i forestierismi spagnoli non adattati sono 114; nello Zinga- 
relli lo spagnolo figura nell’etimologia di 629, e si da la pronuncia spa- 
gnola di 146 lemmi, a dimostrazione che un numero consistente e pene- 
trato negli ultimi tempi, quando ormai non si adatta piu il prestito, alme- 
no dal punto di vista grafico. 

Dal portoghese abbiamo tratto molto meno: nel Devoto-Oli tale lin- 
gua e chiamata in causa nell’etimologia di 78 lemmi, e vi sono 14 fore- 
stierismi portoghesi non adattati; nello Zingarelli il portoghese figura nel- 
l’etimologia di 93 lemmi. Qualche esempio: albino, autodafe, baiadera, 
barocco, caravella, casta , commando , fazenda, marmellata, tolda , ^c- 
randa. Dal brasiliano ci sono arrivati: samba, telenovela, viado. Come lo 
spagnolo, il portoghese e stato il tramite di penetrazione nelle lingue eu- 
ropee di nomi di animali, oggetti, piante del continente americano, afri- 
cano e deH’Oriente: ananas, bambu, banana , feto/, bonzo, cavia , cofcm, 
cocco, macaco, mandarino, pagoda, palanchino , piragna, tanga, tapio- 
ca, tapiro , tifone, tucano, zebra. 


3.7 L’infiuenza dell'angloamerlcano 


Fino al ? XVII sScolo gli anglicismi in italiano sono quasi inesistenti: 
non a casb il priino dizlohario bflmgue italiano e inglese, quelld dT”John 
Florio (1598), fu pubblicato in Inghilterra per gli inglesi, che allora stu- 
diavano l’italiano e il francese come lingue di cultura. 


68 3- Le origini del lessico italiano 


Ne l ^ ttecento ]romincia I’an|lomania di molti intellettuali italiani e 
importiamo sopfStfijto' terming di politick di costume: coalizione , com- 
missioner convenzione , mozione , opposizione , conformista. Entra il plaid 
e il color fumo di Londra . 

NeirOttocento aumenta il numero delle tradu zioni dall’ing lcse e se 
da un lato prevalgono gli adattamenti ( abolizionista, assenteismo , asso- 
lutismo , banconota si sostituisce a note di banco , boicottare , radicate , 
to# per piattaforma nel senso di ‘programma d’un partite politico’, 
colonizzare , eccentrico , rispettabile nel senso di ‘considerevole’), dall’al- 
tro cominciano ad affermarsi prestiti non adattati come leader , dandy , 
jersey, ferry-boat. 

Sport compare in una traduzione di Walter Scott nel 1829 e in se- 
guito gli sport furono^ di anglicismi: tennis, 

derby , outsider ; yachting , handicap , match. 

Fra i cibi e le bevande si affacciano cwny, grog, brandy , whisky , 
sandwich, fostbif (adattamento di romt-beef),^<JsT Zome la cucina ?ogo-‘ 
— tartanu ; 7 


Dal giornalismo e dalla vita america.na vengono reporter , music- 
hall, intervista, revolver \ cowboys , Far West 

NeL s,ecQlg^5^si istitu iscono cattedre"univer sitarie di inglese, la lin- 
gua e sempre piu conosciuta e selagguardevoie e il numero di anglici- 
smi che penetra prima, con la seconda Guerra mondiale si ha una cre- 
scita esponenziale. Scfuscid (dalFinglese d’America shoe-shine , ‘lustra- 
scarpe’) resta un caso isolato: non si adatta piu la pur ostica grafia ingle- 
se, Il cinema, la musica rock, oltre naturalmente alle scienze, sono vei- 
coli importanti presso il grande pubblico. 

Non staro qui a elencare parole inglesi e americane che sono en- 
trate nella lingua dei giornali e nella lingua scritta di molti italiani (si ve- 
da pero quanto gia detto nei §§ 2.1 e 2.2), ma ritornero a parlare della 
quantita dei prestiti non adattati dall’inglese e dalPamericano nel § 3.10. 

Quanto alle cifre, lo Zingarelli (1995), come gia detto, contiene 
menzione della lingua inglese nell’etimologia di 2778 lemmi di cui alme- 
no 1811 non adattati, dal momento che se ne da la pronuncia. Per il De- 
voto-Oli (1990) si ripropone il problema gia visto con i francesismi: una 
ricerca delle etimologie che contengono la parola inglese ne evidenzia 
solo 949, perche Fetimoiogia degli anglismi non adattati ha una formula- 
zione che non comprende la parola inglese. Se pero si ricerca la parola 


3. Le origini del lessico italiano 69 


inglese in tutto il testo, si ottiene una lista di 2385 lemmi, alcuni dei qua- 
il, accento poniamo, contengono il nome o Taggettivo inglese per caso, 
negli esempi ( accento inglese), e non sono quindi anglismi; la quasi tota- 
lita pero lo e e il numero 2385, se non e preciso, e almeno molto vicino 
al totale degli anglismi present! nel dizionario. Cercando nel campo “Fo- 
restierismi” e’e una lista di prestiti angloamericani non adattati che rag- 
giunge i 1512 lemmi; la somma di 1512 e 949 (il numero delle etimolo- 
gie) da un risultato superiore al 2385, probabilmente per la presenza di 
americanismi fra i prestiti. 


3-8 L’apporto di altre lingue 

Dal mondo slavo non sono arrivati grandi apporti al lessico italia- 
no. Dal russo ci sono arrivati nei secoli passati, oltre all’etnico russo, le 
parol ^zd^boiaro, steppa, rublo c copeco. Balalaica, dacia , isba , samo- 
var, troica^ sono attestati in italiano nel secolo scorso. Mammut, mugik , 
ukase ci arrivano attraverso il francese e quindi hanno una grafia italiana 
adattata sulla traslitterazione dalfalfabeto russo compiuta dai francesi. 

Fra le parole entrate in italiano in questo secolo, molte si riferisco- 
no all’organizzazione dello stato sovietico: apparato , bolscevico e men- 
scevico , intellighenzia , catiuscia, costruttivismo , decabrista , kalash- 
nikov, kolchoz o colchoz, presidium , pogrom, stakhanovismo o stacano- 
vismo , agit-prop , nomenklatura, taiga, vodka . Piu recenti gulag, samiz- 
dat, cosmonauta contrapposto all’americano astronauta, sputnik, e de- 
gli ultimi decenni perestroica e glasnost. Come si pud notare, a parte 
pochi termini come ukase , nomenklatura , intellighenzia, che hanno ac- 
quisito anche significati estesi non piu inerenti alia societa russa, la 
grande maggioranza dei prestiti dal russo riguarcla oggetti, istituzioni, 
awenimenti russi. Nella seconda meta del secolo i prestiti sono arrivati 
in italiano attraverso traslitterazioni fatte dalla stampa di lingua inglese e 
quindi le cappa e le acca sono aumentate; inoltre i dizionari italiani han- 
no adottato grafie piu vicine alia pronuncia russa: ad esempio il Devoto- 
Oli (1990) ha un rimando da mugik a muzik, ha isba e izba, ha solo 
bylina e kulak e non gli adattamenti bilina e culaco, registrati da altri 


70 3 ■ l# origini del lessico italiano 


monolingui italiani. Nei forestierismi non adattati le parole russe am- 
montano a 23. 

Dal serbocroato i prestiti piu famosi sono stravizio (che deriva da 
zdravica , ‘sfida al here’, accostato dai parlanti italiani a ‘vizio’ e percio 
mutato anche nel genere rispetto alia parola originaria), vampiro , giun- 
toci pero tramite il tedesco e il francese, e crucco. Dal serbocroato o dal- 
lo sloveno viene dolma . 

Dal polacco vengono le parole mazurca e sciabola\ dal polacco, 
ma attravers6""irTrancese, viene il nome del doice baba-, attraverso tede- 
sco e francese e penetrate calesse. 

Dal ceco ci sono giunte polca e robot. 

Dall’ungherese, oltre all’etnico magiaro , abbiamo tratto ciarda , gu- 
lascb (in grafia tedesca), tocai, ussaro , , zigano. 

Dal finlandese sono arrivati i termini sauna e renna, quest’ultimo 
attraverso tedesco e francese. 

Il turco, come abbiamo visto nel § 3.4, e stato il tramite attraverso 
cui ci sono giunte parole persiane come tafferuglio , taffettd , e arabe co- 
me muezzin , caffe \ sorbetto, ma i rapporti fra Venezia e la Turchia erano 
numerosi. Termini come bailamme , balcanico , bergamotto , bricco , c#c- 
ciucco, colbdcco, caviale, divano , giannizzero , harem , mat'f, 5#gn, ser- 
raglio, tartaro, turbante, ulano , yogurt , zigrino (attraverso il veneziano) 
e, attraverso il francese, minareto, odalisca , sciacallo, dimostrano che da 
questa lingua non ci sono arrivati solo nomi di autorita turche come pa- 
scia, bey , effendi , visir e I’etnico turco. 

DalFebraico sono passate nella liturgia cristiana attraverso la tradu- 
zione latina della Bibbia parole come alleluia , belzebu , cabala , 

cherubinOy messia , rao/oc, osanna, pasqua, rabbi e rabbino , /m'ta, 5 ^^- 
duceOy fariseOy sabato , satana, serafino, simonia, A personaggi ed epi- 
sodi delle Sacre Scritture sono legate parole di uso comune come tefre- 
le, eden , bacucco , beniamino , giuda> golia , , sansone , salomone , manna , 
matusalemme . Fasullo , inghippo sono voci giudeo-romanesche e mara- 
chella e dalfebraico attraverso il triestino. Parole come talmud e kippur 
sono entrate piu tardi in italiano, sionismo alia fine del secolo scorso e 
sabra, kibbutz , kasher in questo secolo. 

Dal sanscrito abbiamo tratto, oltre alia stessa parola sanscrito , i ter- 
mini pracrito , dravida , bramino, ragid , maragid (attraverso il francese), 
pandit \ sandhi , pranoterapia (prana in sanscrito significa ‘soffio vitale’) 



3. origini del lessico italiano 71 


e parole che il caso o Tinteresse per le religioni orientali hanno reso 
quasi popolari come svastica , gwra, karma , nirvana , trimurt% 

mandala , mantra y Harekrishna y hamasutra. 

I rapporti con la Cina sono antichi, pensiamo a Marco Polo, ma 

l’apporto lessIHle cihese alia nostra lingua e trascurabile e per lo piu in- 
diretto, cioe attraverso le lingue delle potenze colonial!, come alpacca 
attraverso il francese, cincin attraverso 1’inglese. A parte casi rari come 
caolinOy te, mancese, tao , in cui la grafia e assimilata a quella italiana, la 
traslitterazione degli ideogrammi e fatta sul modello delle traslitterazioni 
francesi prima, inglesi poi: ad esempio, chow-chow , tazebao , kung fu , 
litchiy mah-jong, shantung , to' chi chuan , j/m, ginseng , ketchup , 

pidgin, sampan necessitano tutte di un’indicazione di pronuheia nerdi-- 
~zionari. 

Solo ultimamente con la grande espansione economica del Giap- 
pone e una maggior conoscenza del paese, grazie alia presenza di turisti 
giapponesi in Italia e di scambi commerciali, si assiste a un uso esteso, 
cioe non legato a referenti nipponici, di parole giapponesi: samurai, ha- 
rakiri , ka?nikaze, sono diventati sinonimi coloriti di guerriero, suicidio, 
persona spericolata\ bonsai sta diventando un aggettivo invariabile sem- 
pre posposto come mini o baby per indicare qualcosa in formato ridot- 
to."Altrlmenti la penetrazione di parole giapponesi nel lessico italiano & 
legata a piante, oggetti e usi del Giappone: 50 /^, catana, aucuba , bonzo , 
chimono, cachi, sake, mikado, sono penetrate gia nei secoli scorsi. Dai- 
mio, geisha, ikebana , kabuki, riscio, tycoon (attraverso l’inglese), haiku, 
go, no, scintoismo, sumo, tenno , jzren, sono attestati a cavallo fra la fine 
del secolo scorso e la prima meti del nostro. I nomi delle varie arti mar- 
ziali e dei loro praticanti e attrezzi si sono andati diffondendo a partire 
da jujitsu, gia registrato da Panzini nel 1908, per proseguire con karate, 
karateka, judo, judoka, judogi , aikido , kendo, dan. Piu recentemente, 
complice anche la diffusione di programmi televisivi (cartoni animati e 
serie televisive ambientate nell’antico Giappone), sono penetrati piu sta- 
bilmente nel lessico italiano insieme a shogun, ninja, tatami, yakusa, 
origami , sushi. 

II Devoto-Oli versione su CD-ROM riporta fra i forestierismi non 
adattati 26 lemmi giapponesi, lo Zingarelli 33. 



72 3. Le origini del lessico italiano 


3 . Le origini del lessico italiano 73 


3-9 L’apporto dei dialetti 


Nei precedent paragrafi abbiamo accennato al fatto che determi- 
nate parole delPitaliano hanno la loro prima attestazione in una forma 
volgare piu vicina a forme quali noi oggi troviamo nei dialetti italiani 
ehe non al lemma registrato nei dizionario monolingue italiano. Inoltre 
abbiamo qui e la fatto notare che certe parole di lingue straniere sono 
arrivate alPitaliano per il tramite dei dialetti. 

Tratteremo qui dalle parole che sono entrate nei lessico italiano 
da un dialetto italiano, owero che presentano come origine etimologica 
un dialetto e abborderemo anche la questione dell’uso regionale di un 
termine. 

Ad esempio, vediamo che la versione elettronica del Devoto-Oli 
(1990) enurnera circa^5^Qgca|^sim da abhacchiare a zurlo , passan- 
do per biracchio , confb'ndimento, dimanda , giuccheria, mantrugiare , 
pacchiarotto , ragnare , ristornino , sbrendolo , traccheggio , ventolatura. 
Se si vanno a controllare le voci, alcune di queste hanno un’etimologia 
latina presunta come mantrugiare , o araba come giuccheria , e sono 
solo toscanismi. Altre come abbaccbiare o confondimento in quanto 
parole normali vogliono dire rispettivamente ‘raccogliere frutti battendo 
i rami con un bastone 7 e in senso figurato ‘deprimere fisicamente o mo- 
ralmente 7 , e ‘provocazione di confusione, imbarazzo 7 , poi hanno un al- 
tro significato delimitato dall’etichetta pseudogeografica tosc.lano] e 
doe il verbo vale ‘vendere a poco o sottoprezzo 7 e il nome ‘noia, sec- 
caturaL 

Paragonabile a questo secondo uso pseudogeografico di toscano , 
c’e nei Devoto-Oli (1990), rna anche in altri dizionari monolingui, l’attri- 
buzione di etichette come regionale (nella versione elettronica se ne 
enucleano 560 circa), dialettale (130), meridionals (44), settentrionale 
(62). Qualche esempio: caligine e regionale per fuliggine, e regionale il 
modo di dire non esiste per non e possibile che , tubista , camola , pedali- 
no sono geosinonimi o sinonimi regionaii di idraulico , iarlo , calzino. 
Cocuzza e meridionale per zucca , lumare e settentrionale per adoc- 
chiare , pantegana e soffoco (sostantivo) sono dialettali. Che cosa vo- 
gliono dire queste etichette? Che le voci hanno una derivazione dialetta- 



le o di una certa area, che in certi significati sono usati solo in quelle 
aree geografiche oppure che qualora siano usati al di fuori di certe aree 
o di certi testi “danno un colorito meridionale, dialettale, toscaneggiante 
al discorso di chi li usa”. 

Sono quindi etichette che assommano molte indicazioni, piu spes- 
so di stile che di provenienza etimologica o di limitazione geografica 
dell’uso. La forte valenza stilistica di toscanismo , in particolare, si evince 
dal fatto che e spesso accompagnata dalle etichette arcaico e familiars. 
Il toscano non e un dialetto come gli altri: gia i numeri sopra forniti par- 
lano chiaro. E perfino da discutere se sia giusto dire che e nei dizionari 
in quanto dialetto. Il gran numero di toscanismi sta nei dizionari per via 
degli spogli di autori toscani dell’Accademia della Crusca, e perche il 
fiorentino parlato e alia base della proposta manzoniana. 

Alio stesso modo Paumento di voci dialettali siciliane o venete nei 
dizionari monolingui italiani e diretta conseguenza di una notorieta do- 
vuta a film, a comici televisivi e a scrittori che le diffondono. Pensiamo 
al siciliano-americano consigliori , al veneto tosa. 

Tornando a questioni etimologiche, fra i dialetti c he piu figuran o 
nelle etimologie di parole del lessico italiano vi sono il romanesco, il li- 

gure e il genovese, il piemontese, il veneto e il veneziajiq^jl lornbardo e 



il napolemo- ■ 

Voci di origine veneta “sono ad esempio: branzino , croda , fonta- 
nazzo ) fusoliera, naia . , pantegana , pastrocchio , peata ) peocio , pettegolo , 
salmistrare, scovolo. Di origine veneziana barena , bautta , ciao, ghetto , 
lazzaretto , scansia , spago, zanni. 

Dal genovese arrivano abbaino , arsella , bolentino , cavo (‘fune’), 
duglia, mugugno , paranco , piovasco , scoglio , trenetta , vermentino ; dal 
ligure provengono acciuga ) carruggio , monegasco , rivierasco , sciacche- 
trd. 

Il piemontese ha lasciato voci come bagna , cicchetto , gianduia , 
grignolino , grissino , nebbiolo , pelandrone, purillo , ramazza , sbramare , 
trifola. 

Il romanesco ha dato al lessico italiano, fra Paltro, battona , , benzi- 
naro , caciara , capoccia , ciufeca , drittata , , fiumarolo , fregnaccia , frocio , 
marchettara , mazzancolla , mondezza , pacioccone , pedalino i penni- 
chella , pizzardone, pizzicarolo , prescia, puzzone , scapicollarsi , scoccia - 
r£, sgamare, stranito , supply tassinaro , zompare e zompo. 



74 3- Le origini del lessico italiano 


Dal milanese sono giunti bigino, borlotto, fustella, mantovana, 
panettone, stracchino, tampinare. Voci lombarde sono bauscia, cave- 
dano, farfugliare , fesa, gibigianna, imbesuito, lobbia, mascarpone, me- 
nagramo, portineria, ringbiera, scartoffia, scocca, teppa, topica. 

Dal napoletano 11 lessico italiano ha* tratto, fra l’altro, ammanicato, 
arrapare, caccavella, carosello, catorbia , cazziata , fesso, guaglione, 
guappo, impapocchiare, malannaggia, pazziare, pezzullo, piccirillo, 
pummarola, sceneggiata, scugnizzo, sommozzatore, vongola. 

Dal siciliano vengono biviere, foratico, intrallazzo, mafia , mar- 
robbio, pantesco, picciotto , sciara. 


3.10 Prestiti non adattati 

Nel 1831, nell’ opera Osservazioni intorno ai vocabolari della lin- 
gua italiana specialmente per quella parte che ragguarda alle definizio- 
ni delle cose concernenti alle scienze naturali (Torino, Pomba), Giacin- 
to Carena diceva che i prestiti dalle altre lingue adattati erano ormai pa- 
role italiane a tutti gli effetti. Dei prestiti non adattati sosteneva che “po- 
tranno esser adoperati nelle loro particolari opere da scrittori italiani, 
che do non e male, anzi forse e un bene, ma questo non vuol dire che 
s’abbiano a registrare nel vocabolario della lingua italiana, il quale e il 
generate elenco delle parole italiane” (p. 12). 

Ora non e piu cost: i dizionari d’italiano accolgon o molti forestie ri- 
smi nonadattati; basta considerate quanto siano aumentate le voci che 
i nl/ian o per h. y x; y, w per avere 'iT pc^o~3ella situazlone:' T cltzionari 
non s ono~piu Tcen sori della btion a. lingua, sono anche spettatori degli 
svTluppi linguistic! della societa italiana e si sentono in dovere di regT- 
strare e spiegare le parole straniere che sono usate nei giornali o in cer- 
ti manual! scientific! 

- Bcapitolando quanto abbiamo gia detto nel corso di molti para- 
grafi precedent!, si pud osservare che i prestiti non adattati piu numero- 
si sono nell’ordine inglesi, francesi, latini, spagnoli, tedeschi, giappone- 
si, greci, russi, portoghesi, arabi e cinesi. 

La ricerca dell’indicazione della pronuncia inglese (francese, lati- 



3 . Le origini del lessico italiano 75 


na> ecc.) nella base di dati elettronica dello Zingarelli (1995) ci da per 
difetto il numero di prestiti non adattati: pronuncia inglese 1811, pro- 
nuncia f rance^ latiria 384, pronuncia spagnola 146, 

pronuncia tedesca 116, pronuncia giapponeie 33, pronuncia greca 24, 
pronuncia russa 23, pronuncia portoghese 18, pronuncia araba 13, pro- 
nuncia cinese 10. 

Dico per difetto poiche la grafia non adattata comporta problemi di 
pronuncia, ma questi sono talvolta ignorati qualora la grafia sia molto si- 
mile alPitaliana: ad esempio, del vocabolo greco topos non si da la pro- 
nuncia, ne dell’inglese bar, ne del giapponese origami. 

Analoghe ricerche nel Devoto-Oli 1990 su CD-ROM portano a risul- 
tati analoghi: nelPelenco di forestierismi gia predisposto ci sono circa 
1512 anglismi, 744 francesismi, 113 ispanismi, 82 tedeschismi, 25 prestiti 
non adattati dal giapponese, 23 dal russo, 14 dal portoghese, 10 dall’ara- 
bo, ancor meno da cinese, turco, olandese. 

Nel Palazzi-Folena 1992 e data la pronuncia per 1281 parole an- 
gloamericane, 739 francesi, 102 spagnole, 78 tedesche, 33 giapponesi, 14 
portoghesi, 14 arabe, 10 cinesi. 

Teniamo conto del fatto che ci possono essere prestiti non adattati 
graficamente che pero vengono considerati dai dizionari adattati foneti- 
camente, visto che non ne indicano la pronuncia, e che quindi le cifre 
sopra riportate dovrebbero essere leggermente aumentate. Considerando 
che lo Zingarelli vanta 134.000 lemmi e nel Devoto-Oli se ne possono 
contare circa 110.000, siamo intorno a percentuali del 1,3% di lemmi an- 
gloamericani, 0,6% di lemmi francesi, 0,1 di lemmi spagnoli e 0,08 di 
lemmi tedeschi. Le percentuali sono un po’ piu alte per il Palazzi-Folena 
che conta “solo” 80.000 lemmi (rispettivamente 1,6% di lemmi con pro- 
nuncia angloamericana, 0,9% con pronuncia francese, simili per le altre 
lingue), ma annovera un numero di prestiti equivalente a quello degli al- 
tri due dizionari. 

I prestiti non adattati inglesi sono doppiamente vistosi perche co- 
stituiscono anche il gruppo piu numeroso di lemmi multilessicali: il 
gruppo delle locuzioni inglesi, doe dei lemmi che sono formati da piu 
di una parola, e il piu cospicuo (325), seguito da quello latino (90) e dal 
francese ( 65 ). Caratteristica dei lemmi multilessicali latini e che ne fanno 
parte molte locuzioni awerbiali e/o aggettivali (in prirnis, pro capite) o 
frasali (in cauda venenuni), mentre le locuzioni inglesi e, in misura mi- 


76 3. Le origini del lessico italiano 


nore ma ugualmente considerevole, le francesi sono soprattutto locuzio- 
ni nominali. 

Curiosa in questa corsa al prestito e la coniazione di pseudof ranc e- 
sismi (pre-rnaman), pseudoanglismi (footijig^ smoking) e pseudoispani- 
srSiC espadrillas). 

Certo impressiona constatare che le parole inglesi non adattate re- 
gistrate nello Zingarelli (1995) superano di gran lunga i toscanismi regi- 
strar nel Devoto-Oli (1990) ed e facile prevedere che il numero dei pri- 
mi aumentera nelle prossime edizioni, mentre il numero dei second! di- 
minuira o, al piu, restera stabile. 

Nei dizionari specialistici i tecnicismi inglesi sono mold, ma le ope- 
re lessicografiche in cui i prestiti non adattati angloamericani sono in nu- 
mero preponderante sono i dizionari di neologismi, Basta sfogliare Cor- 
telazzo, Cardinale (1989) o Bencini, Citernesi (1992) per avere un qua- 
dro di quante altre parole angloamericane i dizionari monolingui italiani 
potrebbero accogliere, se non operassero una selezione, in base alia dif- 
fusione nella stampa o nella cultura scientifica, dei termini nuovi. 

Ultimamente il problema dei prestiti e cosi sentito che si pubblica- 
no dizionari di forestierismi per cosi dire ecumenici, come quello di Mini 
(1994), o relativi al solo francese o al solo inglese come Schmid (1989, 
1991 e 1992). 


3,11 Dal nome proprio al nome comime* 
Etimologie onomatopeiche 


Affrontero in questo paragrafo due filoni di nascita delle parole che 
sono comuni alPitaiiano come alle altre lingue naturali perche piu “moti- 
vate” e “trasparenti”. 

La deonomastica, doe lo studio dei modi in cui i nomi propri di 
persona o di luogo danno origine a nomi comuni, ha individuate tre 
procedimenti alia base del passaggio: Pantonomasia, la metonimia e Pel- 
lissi. Metonimia si ha nel caso dei battezzare col nome di qualcuno o di 
una loealita specie animali o vegetali o minerali prima sconosciuti, so- 
stanze o macchine nuove, unita di misura di fenome.ni fisici. 



j. Le origini del lessico italiano 17 


pantonoffiasid e il procedimento per cui un personaggio s tor ico o 
miticoo letter a rlo o uri’opefa vengono assunti a simbolo di una profes- 
sione o dTuna qualiti o di uria vicenda e il loro n ome prqp^^ djv e nta.i l 
fioriie comu ne per indicare pnella professione o una persona o una vi- 
cenda che rnanifesta la tal qualita. 

Dal mondo classico, biblico ed evangelico abbiamo_^gg|, anfi- 
trione , atlante , barabba , beniamino , caino , cariatide, tfg§iQfie, cireneo , 
creso, filippica, gemimode , giudci , mudddlcnci, madonna, matusalommo, 
mecenate , narciso, odissea , solone , sosia, venere . Piu recenti e di varia 
provenienzf 'soho : casano va , cenere ntola , corea, disneyland , figaro , ga- 
la teo, giamburrasca , lolita , maramaldo , otello , paparazzo , rodomonte , 
rambo, Siberia , tartufo , vanesio , vespasiano , Waterloo. 

Mentre alcuni sono internazionaii, altri sono peculiari delPitaliano 
come i manzoniani azzeccagarbugli , carneade e perpetua o come capo - 
retto , cipputi , travel 

Casi quasi sistematici di passaggio dal nome proprio al nome co- 
mune si hanno per i nomi di formaggi e vini che traggono origine dal 
nome del luogo in cui vengono (o venivano) prodotti: ciro } marsala , 
gattinara , barolo , gorgonzola , taleggio , asiago . In questo caso si potreb- 
be vedere Pellissi di “vino/formaggio di”. 

In altri casi il nome delPinventore o di un famoso artigiano o di un 
autore si lega a un tipo di prodotto o procedimento; biro , bignami , cale- 
pino , sandwich , silhouette , pullman, prusik, morse, Un sottoinsieme ab- 
bastanza compatto e costituito dalle unita di misura (ad esempio, hertz , 
ampere , mach, gauss , faraday , henry , ohm , maxwell \ watt), praticamente 
tutti prestiti salvo fermi e volt dal nome di Alessandro Volta. 

Dal punto di vista morfologico i nomi propri diventati comuni se 
sono italiani o italianizzati possono essere messi al plurale (i mecenati ), 
ed eventualmente alterati ( narcisetto ); se stranieri restano invariabili O' 
rambo , i figaro). Quanto ai nomi di vini e formaggi restano al singolare 
perche nomi non numerabili e se vengono volti al plurale ( tre baroli) 
acquistano il significato di ‘tre qualita/bottiglie/marche di barolo . 

Un certo numero di nomi propri ha subito una modificazione 
morfologica con aggiunta di suffissi che ii rende piu maneggevoli; e 
questo il caso di stradivario, elzeviro, ghigliottina, mongolfiera, e di tutti 
i nomi botanici o di mineralogia che hanno forme latinizzate, sia quando 
partono da un nome di persona, sia quando vengono da un nome geo- 



78 3 ■ Le origini del lessico italiano 


grafico. Qualche esempio: buganvillea , amelia , clivia, euforbia , fresia , , 
fucsia , robinia , sansevieria , zinnia . , dolomite , saussurite , iprite, itterbio , 
francio . Va da se che questi nomi di piante, mineral!, invenzioni sono 
degli internazionalismi, sono cioe presenti con minime variazioni anche 
nelle altre lingue, 

I nomi propri possono fungere da base per derivati che solo lonta- 
namente hanno una relazione con la persona o il luogo da cui traggono 
origine: libanizzazione \ mitridatizzare , ; daltonismo , darwinismo , pasto- 
rizzare, galvanizzare , galileiano , machiavellico , amletico , arlecchinata , , 
edipico. 

Altri derivati co me freudiano , nietzschiano , restano invece piu vi- 
cini al significato ‘di Freud o della sua scuola’, ecc. e costituiscono un 
problema lessicografico non indifferente, non solo perche hanno, quan- 
do la base e straniera, una pronuncia mista, ma soprattutto perche apro- 
no la questione delTingresso dell’enciclopedia nel dizionario linguistico. 
La tendenza e di promuoverli a lemmi, come si fa per i numeri, solo 
quando sono ricchi anche di significati estesi: rara sorriso leonardesco , 

rivoluzione copernicana , wn mirino galileiano , quarantotto , ran 

/renta 0 lode. 

Da molte parti tuttavia si sollecita una maggior attenzione dei di- 
zionari soprattutto per gli aggettivi dei nomi propri di persona e di 
citta, perche non sempre se ne riesce a prevedere la formazione: g/o- 
vanneo , carlino , maltusiano. Il nome dell’abitante e l’aggettivo di Malta 
e Maltese , ma quello di Marsala? Corizia-goriziano, Catania-catanese , 
La Spezia-spezzino , Chioggia-chioggiotto , Bergamo-bergamasco: la va- 
rieta degli esiti e tale (il suffisso -ese e il piu frequente col 68%, seguito 
dalla parafrasi “quelli di X” 8%, da -ino 7,8%, -ano 7,6%, -erase 1,26%), 
da giustificare queste inserzioni come l’inserzione, gia awenuta, delle 
coniugazioni difficili o irregolari dei verbi. Pero i verbi sono una classe 
delimit a ta, se si apre la porta agli etnici e agli aggettivi derivati dai no- 
mi e cognomi di persona, il lemmario puo esplodere. Esiste un diziona- 
rio specialistico, quello di Teresa Cappello e Carlo Tagliavini (1981), 
che riporta i nomi in italiano standard e in dialetto degli 8091 comuni 
italiani e delle loro frazioni piu importanti, nonche appunto dei rispetti- 
vi etnici: da tale opera ho tratto le percentuali di suffissi sopra citate e 
in tale dizionario a p, 318 troviamo che gli abitanti di Marsala sono det- 
ti marsalesi 



3. Le origini del lessico italiano 79 


Un sottoinsieme problematico di aggettivi derivati da basi assimila- 
bili ai nomi propri e quello dei derivati da sigle: piduista , ciellino , pidies- 
seino, alfista, aclista, cobasiano, damsiano, luissiano, missino, spallino. 
E un fenomeno per ora circoscritto, ma destinato ad aumentare di pari 
passo con il diffondersi dell’uso di sigle anche in italiano. 

Un altro gmppo di parole la cui formazione e per cost dire interna- 
zionale & quello dei termini che hannpj un’orig i n e onomatopei r ca:\tuttavia 
in questo caso il modo in cui le varie lingue rendono i suoni e decisa- 
mente meno uniforme del modo in cui accolgono i nomi propri di per- 
sona o luogo. 

L’esempio classico e il verso del gallo o del gatto o del cane nelle 
lingue ciiropee: c’d da chiedersi se sia la stessa specie animale! Oltre le 
onomatopee pure ( tic tac, paff, miao, cri cri), vanno considerati i sostan- 
tivi come pacca, ronzio, tiritera, ribobolo, sbuffo, scia, verbi del tipo 
miagolare, abbaiare, schiaffeggiare, schizzare, tuffarsi , ciucciare. L’ita- 
liano e le altre lingue neolatine, avendo una ricca morfologia flessiva e 
derivativa, inglobano l’onomatopea in altro materiale che finisce per mi- 
metizzare la riproduzione del suono rendendolo meno individuabile di 
quanto non sia nelle onomatopee dell’inglese. 


3,12 Paretimologie, etimi eomplessi 


I parlanti ricostruiscono le origini di una parola attraverso somi- 
glianze di forma con altre parole: e il processo detto etimologia popo- 
lare o paretimologia, che porta talvolta alia modificazione della parola 
per rendere piu trasparente l’interpretazione (ad esempio agglutinazio- 
ne dell’articolo, scambi di lettere). Ecco alcuni esempi: emottisi e voce 
dotta composta di emo- ‘sangue’ e dal gr. ptysis ‘sputo’, ma l’interpreta- 
zione popolare l’avvicina a list. Piuttola deriva dal latino *blattula(m), 
diminutivo di bla'ita, ma c accostata per etimologia popolare a piatto. 
Intruppare e deformazione paretimologica di intoppare. 

Altri esempi di etimologia popolare sono: archibugio, aguzzino, 
ciarlatano, coltimare, (cavolo) cappuccio, melanzana, pentacolo, prin- 
cisbecco, scarnificare. 


80 3- Le origini del lessico italiano 


3- Le origini del lessico italiano 81 


Vi sono poi delle sovrapposizioni come per pappagallo che deriva 
dal bizantino papagas ed e stato incrociato con gallo. Scialacquare e 
l’incrocio di scialare con annacquare. Ballatoio deriva dal lat. bellato- 
rium, ‘galleria di combattimento sulla nave’, ma e incrociato con ballare. 
Anche le parole baldracca, barbabietola , fiacassare, gattabuia, mucca, 
salsiccia, serbatoio, tirchio, ugonotto sono frutto di incroci. 

Per gli esperti di etimologia non sempre e possibile individuare un 
etimo: vi sono etimi incerti ed etimi complessi perche i passaggi attraver- 
so cui una determinata parola e arrivata coinvolgono piu lingue o com- 
portano discussioni fra gli esperti. Fra i casi noti: abbozzare (‘sopportare 
frenando lo sdegno’), beghina, lampone, muff a, sicumera, tuta. 


3.13 L’etimologia tiei dizionari monolingui italiani 


Da quanto detto finora appare chiaro che l’individuazione dell’ori- 
gine di una parola e operazione complessa e affrontabile in vari modi. A 
differenza dei dizionari etimologici che possono spendere intorno a 
un’etimologia controversa il numero di righe che vogliono e trattare di 
altre parole della famiglia lessicale (si intende per famiglia lessicale un 
insieme di parole che hanno legami di senso e soprattutto di forma, pro- 
venendo tutte dalla stessa base) o di lingue affini, l’informazione etimo- 
logica nel dizionario monolingue in un volume deve essere succinta e 
comprensibile anche ai non addetti ai lavori, dal momento che la ricerca 
deU'origine delle parole resta una delle ragioni di consultazione del di- 
zionario. 


tti i dizionari monolingui italiani oggi in commercio, in un volu- 
me, di circa 2000 pigfne e con'lina copertura oltre i 60.000 lemmi, dan- 
no l’informazione etimologica: il dizionario di De Felice e Duro (1974)7 


che coraggiosamente~cerco"cirsottrarsi all’ingrato compito di ridurre in 
pillole la storia delle parole, non ebbe il successo che meritava anche 
perche “non dava 1’etimologia”. Nella nuova edizione preparata nel 1993 
l’etimologia e stata aggiunta, a furor di popolo, verrebbe da dire. 

Poiche solitamente in famiglia non c’e un dizionario etimologico, la 
responsabilita del dizionario monolingue e grande: il linguista che si in- 



carica dell’etimologia deve innanzitutto decidere se da quella prossima o 
quella remota. Ad esempio il Devoto-Oli (1990) e fra i dizionari in com- 
mercio il piu incline a dare un’etimologia che risale spesso oltre la pros- 
sima, anche se non arriva alle radici indoeuropee, come awiene nel fa- 
moso Awiamento alia etimologia italiana (cfr. Devoto 1968). Nell’intro- 
duzione del Devoto-Oli (1990) si dice che si risale di solito all’etimo im- 
mediate, “ma in parecchi casi, per chiarire meglio l’origine della parola, 
si e creduto opportune risalire anche piu addietro”, Quest’atteggiamento 
e coerente con la caratteristica del Devoto-Oli (1990) che consiste nel 
privilegiare la descrizione del senso della parola, ed e facilitate dalla de- 
cisione di porre l’etimologia in fondo alia voce. Infatti un’etimologia lun- 
ga posta tra il lemma e le indicazioni grammaticali e le varie accezioni 
spezzerebbe Parmonia della voce lessicografica, infastidirebbe chi cerca 
il senso o i sensi attuali della parola che e a lemma, chi insomma non e 
interessato alia storia della parola. 

Un esempio: per una parola come calafato nel Dizionario etimolo- 
gico della lingua italiana di Manlio Cortelazzo e Paolo Zolii (1979, p. 
184) viene data la seguente indicazione: “Greco tardo (sec. VI) kalaphd - 
tes, di etimologia incerta: ‘ragioni cronologiche impediscono di vedere 
nel greco tanto un prestito dall’italiano (...) quanto dall’arabo’ (Cortelaz- 
zo 1970, p. 52)”. Fra le prime attestazioni si segnala un galafado a 
Chioggia nel 1211, un calafadus nel latino medievale di Venezia del 
1227, un calaphay plurale del 1314 e una forma italiana califato nel Bre- 
ve dell’Ordine del Mare di Pisa del 1322. 

Il Devoto-Oli (1990) da la stessa etimologia, dal greco bizantino 
kalaphdtes , derivato di kalaphateo ‘calafatare’, e nell’etimologia di cala- 
fatare recita: “Dal greco bizantino kalaphateo, dall’arabo qalfat ‘ristop- 
pare (una barca) con la scorza qilf’ ”. 

Palazzi-Folena (1992), Garzanti (1987), Zingarelli (1995) e De Feli- 
ce-Duro (1993) e anche il DIR (1988) rimandano tutti al solo etimo greco 
bizantino. 

Il Palazzi-Folena (1992), primo dei dizionari in un volume a dare la 
data della prima attestazione di ogni parola e seguito ora dal Sabatini- 
Coletti (in corso di stampa), segnala appunto il califato del 1322. Rispet- 
to ai dizionari etimologici o ai dizionari storici (si veda il § 3-14), il Palaz- 
zi-Folena, per ragioni di spazio, si limita a dare la prima attestazione del 
significato principale di una parola, salvo casi particolari come abatino 


82 3 ■ Le ortgini del lessico italiano 


per cui si da “a, 1563; 1966 nel senso 2”, doe sia l’attestazione del senso 
‘piccolo abate’, sia quella del senso in cui lo usava il giornalista Brera 
per parlare del calciatore Rivera. 

Tutti dizionari italiani moderni in un volume (e a maggior ragione 
quelli in piu volumi) fanno attenzione nelle' etimologie di parole di origi- 
ne latina, sia a dislinguere di quale latino si tratta (classico, volgare o j 
parlato, tardo, medievale, scientifico), sia a indicare la trasmissione orale j 
e ininterrotta (segnalata di solito con la semplice abbreviazione lat.[ ino] 
prima della base) in modo diverso dalla tradizione interrotta, quella dei 
libri, della chiesa, della scienza (individuabile perche preceduta dalla 
formula Dal lat.) 

Lo stile in cui sono scritte le etimologie e molto uniforme; le varia- 
zioni piu grand! stanno nel campo dei cosiddetti incroci e delle pareti- 
mologie quando piu di una base concorre alPorigine della parola. In 
questi casi c’e chi ricorre piu spesso alia formula “etimologia incerta”, 
senza dare ulterior! spiegazioni, c’e chi da Petimologia come non sicura, 
ma la da, e chi la da senza incertezze. Fra gli esempi piu interessanti vi 
sono calmiere e tuta: per Petimologia di quest’ultima parola c’e accordo 
solo fra le informazioni del Devoto-Oli (1990) e del De Felice-Duro 
(1993). 

Le etimologie delle parole derivate sono spesso molto brevi, nel 
senso che sono dei rimandi alPetimologia della parola capostipite della 
famiglia lessicale. 

Il rimando awiene attraverso formule come “Der.livato] di X”; tal- 
volta pero quest’informazione, pur non essendo errata, risulta irrispetto- 
sa della vera storia della parola. Prendiamo la parola decadenza e vedia- 
mo che si va dalPestremo del Devoto-Oli (1990) che recita “Der. di de- 
caderd\ alPestremo opposto del Garzanti (1987) che dice “Dal fr. deca- 
dence^. In mezzo stanno Palazzi-Folena (1992), “Da decadere sul model- 
lo del fr. decadence, 1618 ca.”, e Zingarelli (1995) che scrive “fr. deca- 
dence, dal lat. mediev. decadentia, da decadere ‘decadere 7 ”. 

Di particolare interesse Pinformazione etimologica presente nel 
DIR Dizionario Italiano Ragionato (1988): infatti oltre a essere presente, 
e piuttosto circostanziata, per le singole parole, Petimologia guida la di- 
sposizione dei lemmi che non sono in rigoroso ordine alfabetico, ma per 
famiglia lessicale. Pud essere interessante per chi ha curiosita etimologi- 
che o persegue un particolare tipo di didattica del lessico (si veda in 



3 . Le origini del lessico italiano 83 


proposito il § 6.8) trovare insieme albero, alberaggio, alberare, ecc., ar- 
borato , arboreo , arboricolo, arbustivo con rimandi a inalberare , trealbe- 
ri\ o conte, comitiva , contadino con rimandi a concomitante. ; o ancora 
selce , selciato , silicio, silicone. 

Il fenomeno del supplettivismo, cioe dell’avere una base di deriva- 
zione dotta e una di derivazione popolare, fa si che per molti italiani, e 
ancor piu per gli stranieri, non sia facile raggruppare insieme tutte le pa- 
role derivate dalla stessa parola latina. L’ordine alfabetico le disperdeva, 
la soluzione del DIR le riunisce. 

3.13,1 Dati percentuali 

Chiarite le difficdlta insite nella formulazione delPinformazione eti- 
mologica dei dizionari in un volume, proviamo a rendere piu perspicue 
con grafi a torta (vedi grafi A e B) le cifre che abbiamo tratto dalle Zin- 
garelli (1995) su supporto elettronico. Ribadisco che le liste di lemmi ri- 
sultanti da queste ricerche tramite computer sono altamente rappresenta- 
tive, ma vanno prese con qualche precauzione: ai fini di uno studio che 
si volesse rigorosissimo e non s’accontentasse come questo di dare indi- 
cazioni di massima, sarebbe necessario un controllo capillare per scre- 
mare casi di sovrapposizioni (ad esempio, nella ricerca per i’oltandese], 
coincidendo l’abbreviazione ol. con l’infisso -ol-, il computer seleziona 
anche le etimologie in cui compare quest’ultimo). Comunque ho verifi- 
cato che questo controllo umano dei dati selezionati dal computer non 
cambierebbe in modo percentualmente apprezzabile i dati qui riportati. 
Inoltre: 

# qn’etimologia puo contenere etnico senza 

che il lemma a cui si riferisce sia dawero derivante dall’inglese, fran- 
cese, ecc.: ad esempio, affidabile ha una etimologia che recita da af- 
fidare, come traduzione dell’ingl. reliable ; 

• in parecchie etimologie sono citate piu lingue e quindi un etimologia 
unica finisce per essere contata piu volte: ad esempio, nell etimologia 
di audience figurano sia Tinglese, sia il latino audientia e quindi tale 
parola comparira sia nel novero delle etimologie dall’inglese, sia in 
quello delle etimologie dal latino (i correttivi che ho adottato per ov- 
viare a questo inconveniente danno i risultati riportati nel grafo B), 



84 3 ■ Le origini del lessico italiano 



Grafo A GrafoB 


latino 

21141 

54,26% 

17020 

60,91% 

greco 

7456 

19,14% 

4352 

15,57% 

francese 

5066 

13,00% 

3401 

12,17% 

inglese 

2778 

7,13% 

1908 

6,83% 

spagnolo 

629 

1 , 61 % 

413 

1,48% 

germanico 

470 

1,21% 

77 

0,28% 

tedesco 

467 

1,20% 

282 

1,01% 

arabo 

422 

1,08% 

262 

0,94% 

provenzale 

332 

0,85% 

149 

0,53% 

olandese 

106 

0,27% 

23 

0,08% 

portoghese 

93 

0,24% 

56 

0,20% 


* l e percentuali e i dati non si riferiscono a tutti i lemmi contenuti nel- 
lo Zingarelli (1995), ma soltanto a quelli che hanno un’etimologia in 
cui sia esplicitamente menzionata una delie lingue che piu hanno in- 
cise sulla formazione del lessico italiano; non sono quindi conteggiati 
i lemmi composti con elementi di composizione (vedi il § 3,2.1) e i 
derivati. 



I dati del grafo B sono stati ottenuti facendo ricerche di insiemi di- 
sgiunti di etimologie, dal momento che la banca dati dello Zingarelli 


3. Le origini del lessico italiano 85 


0995) ammette interrogazioni con operatori booleani. 17.020 sono le 
etimologie che contengono la parola latino e non greco e non proven- 
zale e non francese e non germanico e non inglese e non spagnolo e 
non arabo e non porloghese e non tedesco ; 4352 sono le etimologie in 
cui .si menziona il greco e non il latino e non il bizantino e non il france- 
se e non il tedesco e non f inglese e non lo spagnolo e non 1’arabo, e 
cosi via per le altre lingue. Diminuiscono i casi di etimologie con germa- 
nico perche quasi sempre tali etimologie non sono unicamente incentra- 
te sul germanico, ma contengono anche la menzione dcll’inglese, del 
francese, del tedesco, del latino. Nel complesso le percentuali tengono, 
salvo quella relativa al latino, che aumenta ancora e appare davvero co- 
me fonte principale del lessico italiano. 


3-14 I dizionari etimologici e i dizionari storici 


Un dizionario etimologicc^e un dizionario che descrive la deriya- 
zion^dMe parole del lessico di una d pi S lingue da parde di piu 

antiche o anene da tog ue coev e; non da lunghe defmiziom ne, solita- 
mente, contesti d uso. 

Il dizionario etimologico di taglio tradizionale d un’opera piuttosto 
ostica per^rifioira^ l^ori/ltion. tanto perche “difficile” o di struttura 

complessa, quanto perche fa ampio "dso drddeumenti cftati attraverso ab^ 
Bre^a^iorii ^e^IgleJ^resSite grafie insolite della parola a lemma, usa mol- 
to la punteggiatura connessa agli elenchi e alle citazioni (:, “ ”, ‘ \ [ ]) e i 

diversi tipi di caratteri tipografici, e imbastisce un discorso ellittico, non 
disteso e compiutamente articolato con connettivi e nemmeno scandito 
dai numeri arabi in grassetto che si trovano nei dizionari monolingui. La 
paratassi sembra caratterizzare le glosse dei dizionari etimologici, ma solo 
perche i quindi , i dunque , i ne consegue ) i tuttavia vanno integrati dal let- 
tore che si suppone abbastanza esperto per integrarli convenientemente. 

In Italia i dizionari etimologici compilati con criteri scientifici inizia- 
no con il Migliorini-Duro del 1950, con il Vocabolario etimologico italia- 
no di Angelico Prati (1951) e il Dizionario etimologico italiano di Carlo 
Battisti e Giovanni Alessio (1950-1957). Nel 1968 Devoto pubblica un 




86 3. Le origini del l essico italiano 

Avviamento alia etimologia italiana destinato ad avere grande successo 
sia presso gli esperti, sia presso il grande pubblico, anche perche dispo- 
nibile in edizione economica dal 1979. 

Nel 1989 esce il Dizionario etimologico della lingua italiana di Tri- 
stano Bolelli, che gia aveva curato le etimologie del DIR (1988). 

Un’opera di piu largo respiro, che cerca di venire incontro al letto- 
re non specialista, pur non prescindendo dal necessario rigore filologico, 
e il DELI di Manlio Cortelazzo e Paolo Zolli che, in 5 volumi pubblicati 
dal 1979 al 1988, descrive la storia di circa 60.000 parole. Il DELI offre 
una lettura piu agevole di altri dizionari etimologici perche ogni voce si 
divide in 

- una prima parte che contiene la definizione della parola a lemma, e 
una sua storia attraverso una serie di luoghi di citazione e loro data; 

- una seconda parte con le affermazioni degli etimologisti suirorigine 
del lemma, anche queste citate per esteso. 

II LEI Lessico etimologico italiano , in corso di compilazione sotto la 
direzione di Max Ffister, e 1’opera di piu vasto respiro che mai sia stata 
intrapresa per la lingua italiana, e rivolta agli specialisti, con una coper- 
tura ricchissima dei rapporti fra latino volgare e dialetti italiani e fra que- 
sti e italiano; ma se dal 1979 al 1991 & stata completata la lettera A, non 
si vedra la Z che nei primi decenni del XXI secolo. 

Un sottosettore di dizionari etimologici piuttosto popolare anche 
fra i non specialisti e costituito dai dizionari di onomastica e di topono- 
mastica. Per l’origine dei cognomi italiani piu comuni si puo consultare 
il dizionario di Emidio De Felice (1978), per i nomi De Felice (1987). Per 
la toponomastica si veda il Dizionario di toponomastica (1990) prepara- 
to da Gasca Queirazza, Mareato, Pellegrini, Petracco Sicardi e Rosseba- 
stiano. 

Le storie delle parole si ritrovano per esteso nei dizionari storici, la 
cui funzione e precipuamente quella di fornire ampia illustrazione dei 
contesti d’uso della parola a lemma attraverso i secoli. Anche il diziona- 
rio storico e un’opera in piu volumi, per specialisti, ma la presenza di 
molte citazioni, soprattutto letterarie, ne fa uno strumento meno ostico 
del dizionario etimologico. 

Il Vocabolario degli Accademici della Crusca ne e st ato il prim e) au- 
torevole esempio jion aoKpSlli^iano, ml per fuffa I’Europa, anche se 



3- Le origini del lessico italiano 87 


quando apparve (l6l2^non era inteso come un dizionario che facesse la 
storia delle paroleNqtfanto come un dizionario con gran ddvizia di dla- 
zidhi tratte' da autori selezionati, degni di essere proposti come modelli 
di lingua. Nelle successive edizioni gli intellettuali italiani piu attenti alle 
esigenze comunicative della comunita cominciarono a notare lo scolla- 
mento fra citazioni del Vocabolario della Crusca e realta linguistica italia- 
na, dovuto, alle soglie dell’Ottocento, al fatto che le citazioni proveniva- 
no spesso da opere vecchie di quasi 500 anni, ma anche all’accentuazio- 
ne dell’intento documentaristico e arcaicizzante di alcuni curatori. 

N el sec olo scorso, quando Tommaseo e Bellini intrapresero il loro 
Dizionario uscito fra il 1865 e il 1879, l’i ntento _dj_fare. un ’opera ch e de- 
scrivesse la storia delle parole era gia piu consapevole, ma il vero dizio- 
nario storico dell’italiano d stato awiato nella seconda med del secolo 
XX; nel_t 96l, da Salvatore Battaglia. Si tratta del Gr ande dizionario del- 
la ling ua italia na GPU, puhbiicato YTorino dallaUTET e diretto, a par- 
tire dai primi anni Settanta, da Giorgio Barberi Squarotti. Alla fine del 
1995 e arrivato al 18° volume, che comprende i lemmi da sebo- a sik-. 
L’opera comprender^ in tutto 21 volumi; nel corso degli anni la redazio- 
he ha progressivamente ailargato lo spoglio di scritti tecnici e scientifici, 
di tesli antichi, di quotidiani, trasformando il GDLI in un’opera molto at- 
tenta a rappresentare anche la convulsa storia della lingua italiana alia fi- 
ne del secondo millennio. Il mondo degli italianisti, sia quelli piu inte- 
ressati alia letteratura, sia quelli con interessi spiccatamente linguistici, 
segue il procedere del GDLI con partecipe attenzione: tutti auspicano 
che termini al piu presto, molti ne vorrebbero un’edizione elettronica sul 
modello di quella esistente per 1 ’Oxford English Dictionary. La redazione 
farebbe poi un’opera di meritoria divulgazione se cominciasse gia da 
adesso a preparare una versione ridotta in due, tre volumi, destinata al 
grande pubblico, che attualmente non trova sull’affollato mercato lessi- 
cografico italiano nemmeno un dizionario storico abbordabile per spesa 
e ingombro. 

Il GAVI, dizionario storico delfitaliano delle origini (opere anteriori 
al 1321), e pubblicato da Giorgio Colussi a partire dal 1983; i tomi relati- 
vi alle lettere A-D sono apparsi nel 1992 e dovrebbe essere completato 
entro il 2010, E frutto di ampi spogli e contiene una documentazione im- 
ponente. 



3. Le origini del lessico italiano 89 


88 3> Le origini del lessico italiano 


Note e bibliografia ragionata 


3.1 Le ricerche di parole per data, per etimologia, per elementi compositivi 
ecc. utilizzate nel corso del libro sono state facilitate dall’interrogazione tramite 
computer del Devoto-Oli (1990) su CD-ROM e delle versioni elettroniche non in 
commercio del dizionario Palazzl-Folena (1992) e dello Zingarelli (1995), interroga- 
bili come banche di dati. 

3.1.1 Per uno studio degli esotismi, cioe dei prestiti orientali ed esotici, pe- 
netrati in italiano attraverso l’eredita latina volgare, i canali culturali e mercantili 
dell’epoca medievale, la produzione letteraria rinascimentale e moderna, fino agli 
esotismi contemporanei, si veda Mancini (1992). 

3.2.2 II riferimento dassico per il latino come serbatoio lessicale delle lingue 
europee resta Migiiorini (1956); per una panoramica recente dei latinismi del lessi- 
co italiano, si veda Scavuzzo 0994). 

3.3 Per i germanismi si veda Castellani (1985) e Gamillscheg (1939). Sulla 
lessicografia italiano e tedesco si veda Bray, Bruna, Hausmann (1991). 

3.5.1, e 3-5.2 Per la penetrazione del francese neH’italiano si vedano: Castel- 
lani (1987), Dardi (1980-1988), Folena (1965); sulla lessicografia italiano-francese si 
veda van Passen (1981) e Bingen - van Passen (1991). 

3.6 Per gli ispanismi si veda Beccaria (1968) e per la distinzione fra castiglia- 
nismi e catalanismi Varvaro (1974). Gallina 0991) tratta della lessicografia bilingue 
italiano e spagnolo. 

3.7 Per Pinflusso dell’inglese sulla lingua italiana non esistono trattazioni uni- 
tarie, ma vari saggi specialistici per cui si rimanda a Rando (1970), Messeri (1957), 
Klajn (1972). 

O' Connor 0990), tracciando una storia della lessicografia bilingue italiano e 
inglese, indirettamente tratta dei rapporti lessicali fra le due lingue. 

3.8 Per la presenza in italiano di prestiti da lingue oceaniche, africane, asiati- 
che, amerindiane, si veda Zolli (1991, cap. 9) e Mancini (1992). 

3.9 Gli elementi stranieri nei dialetti italiani sono trattati in AA.W, (1988), 
che contiene una ricca bibliografia. 



3.11 Per i passaggi da nome proprio a nome comune si veda Migiiorini 
(1927 e 1968) e per la deonomastica La Stella 0984). 

3.14 Sul LEI si veda Coluccia (1992) e LEI (1992). Recenti resoconti dei risul- 
tati degli studi sui nomi di persona e di luogo italiani sono rispettivamente D’Acunti 
0994) e Zamboni 0994) con ricca bibliografia. 



II Vocabolario degli Aceademici della Crusca viene stamp ato a Venezia ngl. lfcL 2, 
presso G. Alberti. E un bel volume in quarto, con 960 pagine di voci, piu 120 pagine 
comprendenti introduzione, elenco degli autori da cui sono tratte le citazioni, indici del- 
le voci e dei proverbi latini e greci citati nell’opera. Contieiie all’incirca 30-000 voc i. 

11 suo successp fu grandissimo: la struttura delle sue voci costitu i un esfempio per tut* 
ta la lessicografia occidentale del tempo, anche se in altri paesi ci sTdiicoito“Halla scelta 
di buoni autori. 

Ha avuto quattro “impressioni”, ossia edizioni, ufficiali complete (1612, 1623, 1691, 
1729-38) cuna quinta (1863-1923) che si £ fermata alia lettera o. 

A partire dalla terza edizione il numero dei volumi e aumentato, passando da tre ai 
sei della quarta, agli undid della quinta impressione incomplete: questo incremento e il 
risultato dell’accrescimento del numero delle voci trattate e del corredo degli esempi, 
presi sia da autori gi& consulted dagli Aceademici nel l6l2, sia da altri autori allora tra- 
scurati. 

I compendi e le ristampe non ufficiali sono stati molto numerosi. La lessicografia ita- 
liana e la questione della lingua sono state dominate dalla presenza di questo monu- 
mento linguistico, concepito per persone colte, dagli interessi prevalentemente letterari. 

La pagina qui a fianco riprodotta proviene dalla prima edizione: la voce lessicografi- 
ca contiene gi& tutte le informazioni a cui siamo abituati oggi. Il lemma e ben visibile: 
in mancanza del neretto, che sara introdotto solo nel XIX secolo, si stampa il lemma in 
caratteri maiuscoli. Come si pud notare, alia voce svariato segue la voce suasion e. l’or- 
dine alfabetico del lemmario tratta u e v come se fossero indistinte (cf. § 1.1.1). 

Le abbreviazioni di parte del discorso a volte ci sono (Sust. per sustantivo, Add. per 
addiettivo, ecc.), a volte no. Le parole latine sono in quasi tutte le voci (negli indici se 
ne contano circa 18.800) con una funzione di chiarimento del significato della parola 
italiana, anche a beneficio degli stranieri: si veda svariamento Lat. phrenesis. Se la paro- 
la ha piu significati diversi, il vocabolario fornisce tante parole latine quante sono ne- 
cessarie a distinguerli: si veda svanire “perder la virtu e la possanza” Lat. evanescere , 
“per metaf. abbassarsi, annichilarsi” Lat. exinanire. Talvolta la parola latina costituisce 
anche 1’etimologia della parola italiana a lemma: si veda subito awerbio Lat. subito, sta- 
tim, illico. 

Le parole greche sono molto piu rare, circa 1250 (nella pagina riprodotta, infatti, non 
ne compare nemmeno una), ma hanno la stessa funzione delle latine. 

La lingua usata per le definizioni non e distinta tipograficamente dalla lingua delle 
citazioni: per entrambe e il tondo e solo 1’indicazione dell’opera da cui e tratta la cita- 
zione fa da stacco. Le suddivisioni fra un significato e l’altro sono evidenziate dal se- 
gno! 


S v ado nome. fuadcuolc . Dan- Par, |i. Vcdea di ca- 
rita vifi iuadi D'altiui turns fregiari . 

Svagare. In wrromperc , o drUorre chi opera con ua- 


Svagato. Add. Lib. Am- Dopo ton no picciol delic- 
ti , liudiammo di conciar li cauaili fua gad « 

Sv a li ato. Voce difufaia, e fbrfe vaklUcbbia»,rim- 
beJitto . Pa flau. 17& Va , o donna fualiata , t feggiadra* 
quando ti dileefi d'efler guarata . 

Svani mbnto. Lomanire. Paffau. 359. Efogno di 
fuanimemo , e di mangiarc ,e di b«c. 

S v a m I R b« Propriameme fuaporare perder Is virtue 2 a 
poflanaa • I at- Btuuuftm^tMimdim fim , Sen. Pill, Che 
1 ‘odore non vada via ,cftnnifc2> ^ Permeuf. abbaflar- 
fl,quafiannichilarfi. Lat axinamre . Mor. S, Greg. Ma 
fe medefimo fuani ,prendendo forma di /eruo . Paff. 
179, Iddio fuani,eawmlldfe medefimo pigliando for- 
ma di feruo . 

S vapor ambnTo. . Lo fuaporare , Lat. erntprum. 
Cr. 4.47.5. Lo fnaporamemo ded'aceto caldo fe pr6 al- 
ia malagcuoleaza dell'vdire. Elib. 5. 1-19. Aliens im- 
pedimenn/ce, d^lofiuporameitcoj die fife dalle parti 
di lotto > non peruenga alle rad ict - 

S vapor ARB. Mandarfoaraivapori. StfllAW diced 
latino- Pallad. Sc «ei derto luogo rarai fi.oco * e la la- 
ra Gtiporri ftimmo nebbiofo , purfrando . f in lignif. 
neurr- vfcirfuoraiuapori. Lai . maporara , Liu- dec. 3. 
Alcuniabbronuridallofuapoiardel feoco. Cr-p. *$-*• 
Acciocche gli vtnori ireddi ri&aldati , flea coilretti a foa- 
porar fuora . 

Svakiahbkto. Lofuarurc,femericamenco • tat 
thrtnoft . Declam. Quin til. C. Il furore fottencroe al- 
io fuariamento della mcnie . f Per diuerflrd , uarietd. 
LaL Mmt'utM t dhwfinu . Amm.ant.la celcllial proue- 
dentaha pardtii nolk. petti* c ingegnidi molto iuaria- . 
mento. 

s V A R I A N XA. Varied. lat uevitt&j, diatrftat „ Amm. 
ant Non £ dilettcuole cofa * che noo hafuarianaa • 

Sv aria re. Non iflarftrmo in un propoflto *andar 
uagando. lat Atrm. art L‘ccchio , cheuana- 

mentc A iuaria , cTpiede non iflabile * lono fegni d‘huo- 
mo , del quale non fl dee auere niuna buona fperanza. 
f Peruariare-Rim-am. Dan. Maian. Se'l cuor ua dalla 
penna fuanando. 

Svariato. Add. varo *diuerfo . Lat. variat , dimr- 
fu*. G- V. n. 63. 5. E uota , Itttorc 4 iiuriate uicendc, e 
cafijchefa laFornma. JU lib. i». 96. 6. Auemofetto si 
lungo con to , per le iiiariate battaglie , e ro«e,dw fiiro 
traledettegcnti. Amm.ant IUupcrbo it dilctta ddlo 
fuariato andare* l’irofo fi conofcc delleccdTo fguardare 
Fr. lac. CdTol. Di nellimemo dorato. e di manteiio am- 
manuti , fuariato [doe di pidcolori] 

Svasione. Ilfuadere* M- V. 1.7b. E con quefte fua- 
lioni , cercaua fturbar la delta lega . Mor. S. Greg. Con 
maliziofe fuaflont pentirbaoole uic della uerita. 

SvAsivo. Perfuafiuo. Lat- fu»fotiiu , Com. Inf. 10. 
Qui con parole fuaflue, fe 1 ‘Autore una fua quiihone * 
che rilulta in due- 

SvbAlbido. V. L. Cr, 4- 48. 9- Lafua vmidita & me- 
nomata , e faflti di colore fubalbido , cioe fotto bianco . 

$ v b a ltb r N ATi v o. Tertnifie filqfofico ,e fignifi- 
ca,non principale, fotto aH’archiietionica • Com. Purg. 
19. Altre feienzie lono fubaltcrnadue da un’altralcicnza 

SVBBIA 9 

SvBbiahe I Vcdi SVBBIO, 

Svbb I ET TO. Soft vedi SVCGETTO fuft. Petr. Son, 
j. 7 8 * Vidi un’aliro , ch’Amore obbieuo fedie Subbictto 
in me Calliope , ed Euterpe . 

SVBBIETTO. Add. Vedi SVGCETTO add. I at fubiec- 
*** - Bocc. n. 89. j . ciii ha bifogno d'etre aiutaro,e 
gouernato * ogni ragion vuole lui dquere eflirre obbe- 
aiente » c fiibbieno , e reuerente al goueryator hio . CoU. 
S. Padt E come i giouzni apprendeflbno a efler fubbict- 
11 a loro per efempli di coAumi . 

SVBBlSaiONE- SuggeZionc . Lit fubie&ut 3 wi.Coll, 
Psd. Di p'cciol tempo, ch'cgli ui (lytte diuentb rieco, 
St del bene della fubbiezione *come della feien m d* time 
leuirtudi infie mememe . 

SVbbio. iegno roiondo, fopra'l quale i tdfi tori auuoL 
gon la tela ordka , Lat.w^wm , Peir. canz- 39.8. Che 
pur deliberando ha uolio il fubbio Gran parte omai della 


mia tek breuc . Ecap. 10. Poi con gran fubbio e con? 
mkabil foib Vidi ids fcituJ tefltr Criflppo . E sVBBlA 
fpezicdifcarpcllo da pit ira di puma quadra , il iauorar 
col quale diciain svBbiakb , 

Svbbissaw ENto. U fubbilLre- Lat exmdium.Viof. 
uir. A Mon. Nd roinor del iubbiilarr»emo*la d^maa di 
Lono , ec, diueutb una ratua di marmo * 

SvBBissAiiB. Precipuokmemcrouinare, mandare in 
equina , Jprolond^rc . Lat msrttre . o. V. 1 1, 16, 1. Al- 
beri fubbiAo, t aflaidi terreno d’imorno . Mor* S. Greg. 
Quell* tre AngioJr, che vennono ad Abram * vemitno a 
lui, nel tempo del meriggio»eqiiando andarono a fub- 
biflar Soddoma , dkccheandaron la lera . f in flgnif. 
neutRouinare,fprofondare,andare in precipizto. M- 
V. 3. 4®- la rocea d bid , in lit i con fin* , rea Arezzo , e*l 
Forgo , fubbiiso . Fior. uirt A, Mon- Effendo Soddoma 
fubbiflata , per lo pefflmo peccato de'Soddomm - 

Svbitam ERi t li- Auucrb. ditci ipo, eual *fenza in- 
dugio , immanrencme , incontaneuie . Lat fnbm t tonti- 
7tuo } fiarim ilhco. Bucc. n . 41. 17. Siibiramcnte con le 
braccia aperte gli corle a! col Jo . Mor. S. Greg. Allora fu- 
bitamente cprdloh krncnunodel loro feifo giidicio# 
Petr.can2.40. 1 • Che folea riionare in uerfte’n nme Void 


monte . Canale, fpecch. cr. i! fiioco dcll’amor , qnando 
e molto grande, non fl pud eft inguer fubiiamcnte, Tef. 
Br. 1. 9. l come gli uenne fubiiamente in uolonudc di 
fare il Mondo- 

Svbitanambntb. Inun irano , improuui/amen- 
re . Lat. nftntc . Dan. Rim* Ch'Amor m^aflalc fubitana- 
mente. 

SvBITAtJRO. Vedi SyBlTANO. 

Svbitano. Che viene in vnfubito,repent:no.improuui 
fo . Lat. vtjxminut , fnbhmms . Filoc. 1.319. Prima che 
tal penfleromai mi uenifle , mi mandino gPlddij monc 
fubicana . Dan. Par. 6 . La morre prefe fubrrana fi area . E 
Purg. 3 . Auiicgnachc h fubiiana fiiga Dilpcrgcfle color 
per Ja campagna. Iiu>. M.ll Re fu ilordico del lubita- 
no cqlpo . Paffau- 93 • O per fubitauea morte, o per non 
auer copia di confefloro • i 

S vbitatohb, Lat fabitartui milts . Liu. M. Man- 
daflono fiibitatori per quclla ofle fornire * chc cost ap- 
pellauano in quello il fubito aiuto . 

SVB(TfiZ2A. Aflrattodi fubito nome. Lat ttlmras. 
Filoc. lib. 6 , 198 Maladetta pofla cfler kmiafubtiezza . 
Mor. S- Greg. Per la fua fubitezza fpefle uoke confuma 
Ic menu noltrc . Fiam. lib- 5, 30. Io, con fetnminil iubi- 
reiza , prdb conflglio al mentirc . 

S v B 1 t o . Add. Vcloce , prclto , improuuifo * repentino . 
Lat. fubitut , he/ox , Bocc. q. 41. id, Perche l’amordi lui 
gid nel cuor dr lei nuiepidito^on lubiiafiamma fi raced?, 
Petr. Son. i3<5. Per inbita panenza in gran doIoreJafeia- 
to ha l'alma . Dan. Par. 7- E quafl uclociffimefeuilie Mi 
liuelardifubita diifenza. E cant 14. Tamo mi paruer 
fubiti * e accord , JB luno, ei'aJtro coro a diccre amme . 
scant aj- DiquelloincendioLrernol. ua unlampo Su- 
bito e fpefto , a quila di baleno . E Inf. ax. E cut paura 
fubita sgagliarda . E cant. 19. Allot ,ch’i'feci il iubito 
dimando. f Per cud , chetoilos'adira. G.V- 11,117. 
3. M. Iacopu GabWielli d'Agobbio , huomo iubito * e 
crudelc,e came flee. 

SVBITO. Auuerb. fubiiamente- tux- fubito, flatim , illi- 
eo. Bocc- n. 44- 4. tagiouancrj'fpofe iubito. Dan, Pat 
3 . Subito , si com'io di lor m'accorfl , Pet r. canz. 3.4. Fa 
fubito fparire ognialtra lie 11a . 

Svblimare. Far fttblime*!ii nalzare , aggrandire . Lat 
txtoUtrtf fublimttre . Serm. S, Bern- Mifero huomo* rico- 
nofci vna Uoita il tuo more , e ripeufa la tua tkgnita , e 
quanto alia diuina Maeihi fe temtto , che t’ha fubhmato 
piu ch’altra creattira . Bocc- lett Sublimati al noliro rna- 
giilrato maggiore . Dan, Par. aa. Che*n terra addu/fe La 
uerita, che tantocifublima, Esvbumarb diciamo il 
raffinar, per diflillazione, come, arfenico fiiblimato, og- 
gi riuolto dall’vfo in solimato. 

Sv RUMA210NB. 11 fublimarc.Qtii tenninedi dilHk 
Jazione ,e uate raflinamemo . Com. Inf. *9. Lo maeAro 
d’aldiimia , perignoranza,pecca ,e to iublimaztone, 
e in calcinazione , o in infix fiune . Cr. *. 4. $. La fublr 
tnazioneedillrllazione rettiflea l'acque maluage . 

S v B L X M J , Alto, eccelfo , ut. fnhhmn . Dan, Par. 18. 




DMonario Universale critico-enciclopedico della lingua italiana 

( 1797 - 1805 ) 


Francesco d'Alberti di Villanuova (Nizza 1737 - Lucca 1801) compild questo diziona- 
rio in sei tomi in quarto. Fu stampato a Lucca presso Domenico Marescandoli tra il 1797 
e il 1805, quindi per buona parte postumo. 

Ebbe una seconda edizione a Milano nel 1825 e una terza nel 1834-35. 

Alberti fu il primo a rispondere concretamente all’esigenza di un dizionario che regi- 
strasse voci dell’uso e voci tecniche. Forte deli’esperienza maturata traducendo in italia- 
no un dizionario speciale francese e soprattutto redigendo il Nuovo dizionario francese- 
italiano e italiano-francese estratto dai dizionari dellAccademia di Francia e della Cru- 
sca, ed arricchito di piu di Irenta mila articoli sovra tutti gli altri dizionari finora pub- 
blicati (Marsiglia, Mossy 1771, 1772), approdd al Dizionario Universale \ che gia dal tito- 
lo appariva piu enciclopedico dei precedent dizionari italiani. Infatti non solo allargo il 
numero degli autori da cui citare, ma introdusse a lemma molta terminologia scientifica 
e delle arti e mestieri e adotto nelle definizioni classificazioni di stampo enciclopedico. 
Insieme al Vocabolario degli Accademici della Crusca fu un modello per tutta la lessico- 
grafia ottocentesca. 

L’albero sistematico che Alberti propose nell’introduzione suddivide lo scibile umano 
in vari campi: Tautore non ebbe tempo di realizzare un’enciclopedia in cui il sapere fos- 
se distribuito secondo il suo sistema, ma influenzd gli autori di dizionari non alfabetici 
deirOttocento. 

Come si pud notare dalla pagina riprodotta a fianco, il dizionario continua a trattare 
U e V insieme (saranno separate nelfedizione milanese del 1825). Fra le informazioni 
che accompagnano il lemma non manca mai la parte del discorso o un suo equivalente: 
si veda Vatticondio qualificata come “maniera”. Se una parola appartiene a piu parti del 
discorso riceve voci distinte: si veda Vasto aggettivo e Vasto sostantivo. Le varie accezio- 
ni sono separate dal segno § e iniziano su una nuova riga. Gli esempi sono in corsivo e 
si distinguono bene da tutto il resto, definizioni, informazioni grammaticali, etichette in 
tondo. Anche il corrispondente latino e in corsivo ed e usato come nel Vocabolario de- 
gli Accademici della Crusca. Si veda Vassallo s.m. Cliens 

La definizione vera e propria (sia essa un sinonimo o una parafrasi o una spiegazio- 
ne) si distingue dal discorso metalessicografico perche inizia col maiuscolo. Si veda, ad 
esempio, § Vassojo, quasi ricettacolo de’ vasi, si dice La tavoletta che porta le chicchere 
del caffe, ecc. 

Alberti usa un insieme di etichette di sottocodice e di uso che fu apprezzato dai con- 
temporanei e esteso dai lessicografi che lo seguirono: si vedano, nella pagina a fianco, 
Vasto, s.m. Voce poetica, che vale Mare, Oceano; § Vasto, T. (ermine) Anatomico; § Va- 
stita, Vastitas. Usato Latinamente per Guasto; Ubbidente oggi piu comunem. 
Ubbidiente; Ubbidienziere, s.m. T. de’ Legisti; § Ubbidienza, T. Monastico. 

Per notizie in dettaglio sull’Alberti lessicografo, cfr. Mura Porcu (1990); Sessa (1991). 






USB 


U H ! 


tahfilss i hastens df canctHi, vasiiia » 

. * * tldi c ib , chs h vafto i Ampiezza *cee- 

P i: Vai, cbiamino anshe gli Stamp*- denw. V. Atnpim* , Grandazza. Pot. Ct. 
sofi Oueeii orri$m*nti i, *he si aierto* f. Vaftith, rnstitas, Usato L*tin«men- 
bo in ?ne <li *Uun capitolq d» un librc te per Guflto $ Saccheggio j Dipreditio 
PW f tempi®*® veto una P*S* n ®* Censerua%ione delle cittb, t de*$po* 

: £ Sheeare i bosi , h il Getter via, puli dalle ostili vatiitd , e invasions . 
« Trarrs qua ado e’ son pieni , un po { Libr, Dicer* Lem. Atit. 
po* di quel uquore* che ifedi sopra t per VASTO, TA , Add. fastus . Grande in 
pur^arii affatto daiP olio s o aitrb. ecscsso j Ainpio . V. Grand®. La forma 

fVKctllande *a*** 9 e il ft*** a.Afalm, ddle eavalie dee etre&di meKKana gtatt- 
jy r * fU-tiibt del tnbbtane^ Pcubi non in* dcit* , firecebi non • *i eonviene , the 
^ d* otio alia boc- sieno vaUe t ni minute P Cresc* 


JVi ? fiaic&t del tnoota**) pertae non tn- aezKdy ftrocw* 

f 9 \ri % i# mute an dite 4* olio alia bee- sieno vaUe t ni minute P Cresc* 

fj# quando fi v“*l hfe* kisegna , VAST6, a. m. Voce poetic# , che vale 

sbeceato il fiaito romp ere il cello . D&v. Mare, Oceano. Toft. ? 

1 r 5 . Vasto, T. Anatomico , Nome di a!- 

VASOTTO* s. m. Accrcscit. di Vaso. cuni muscoli dell* gamha. ' 
le feci lor fare due vU jot si di mio nr- VAT£, i. pa. Voc. Lat. Poeta ,1 Ire it 
mento . V it/ Pen* Call. **si spirando n e T petto dc sommt vati, 

? VASSALLA * verb. f. di Vassallo. Al- Am®!* . . , 

lora la vdstalla di '‘Crista iOttevd il fi/- V aTICANO , S. m* Uno d® sett® cob 
f itrto suo dal collo del . Vit li dLRoma, do?*h al presente la gran 

S. March. Qul per Serva/ Basilica di S. Pietro, e i principal Pa- 

* VASSAl-bAGGlO," s. m.'C/ienteta . Ser iazzo del Papa . P-tat. ; , 

tiift dovUta dal eassailo al Signore . Per VATICINANTE , *dd. d ogm g. Cp® 
\nfine a tanto , eke /• Re Meliadut 'non vaticina . jidim. Pind. ee. 
g.itrerd suo Jf.-all aggie . Ta*. Hit. VATICINArE , v. n. Voc. Lat. n- 

r * p er Moltttudina di vassalli . Ateol- dovinare ; Profet:*a*re j Prbd»r«> V. In- 
•j mbtra baron)*, e cavahcri,e sergen- dovinare ; Deb per rift m j** st £*f* % P tt 
si di suovassaliagg* , s'acctwpofuori ^inareidannt 


di Paflgi . M. Vill 


fear re s) limpido , e vaghna vatreinatt* 


ton i ta am noirtt* m **..*.* * 7--" r-' , . l~ 1 „ j. 

tiascuao e eastella , • Vassal" avea sot- aria delle loro vatistnkziont kugiarae. 
to di se . Boec, nov. Segoer. Incr. ' . _ .. i 

J, Yassallo, p«r Servo sempllceroen- VATIClNlCf, s. Voc. I,at. Predi- 
tt. tyon altrimenti ! i tuoebi a' lor -vat- cimento. Come pos^qtf esti deriaere va- 
salli f anno attuf are in mezzo la tab titinj , apvtfatisi, ad un* ad * tt0 * * 
dais la came » Dant. Xof» sovente su gli oetbi loro. Segntr. Ipw. 

VASSELLETTO, s. m. Dim. dKVas^ VATTiCONDlO, Ma»iera usata in 
sello, lo #ts$o, che Vascelletto . Ct. in acComiaUr da « i poven. Qditrin. 
Cifavella, • Corallin* . UBPlA , s. f. Malum omen . Opnuo^ 

VASSELLO , $, m. Vascello. Narri es. nt , o Pcntiero superstizioso , o maiagu- 
dei t at* co di quests , « di quatunque al- rose; node Recar si ubbia , vale Pren ‘ 
$re vasstllo * Buon. Fi«r. dere ubbla. Per dituagars* dal morse, 

VASS6JO , I. m- Strumci|to di legno < fuggir F ubbla , ebe tempr* £ recava 
di figura quadrangolare , ® aiquanto ®u de ? morti . Franc. SaCCn- pov. Per leva- 
po per u.o di rraspor tare in^capo chec* re una eerea ukbhi quelle volgati d$*» 
cfaesfi* i t dice si propriamente Quell o con nietiuole , che doveano lavarto depa 1 «»#•* 
che % maaovali trasportano la calcina to . Red* Vip Motto andavau dsetro i» 
quaado si mura. Pttltdoro et. gervl per quei tempi a cot a 1 prodigs , e come not 
monovale a* mm atari port and* a quelli dfoiapo idWr t, |W* Tosc. 
il w*,ie}$ dills caltina . Porgh. Rip. UBBIACCSA , s. r* Peggiorat. d’ ub* 


Paste jo delta ealcina. Salyin.Tand. Buod. bl* 1 . Pi met tone In capo cento strait 
Aetatcaf yno yato , ck& si tbidma vafso- ubbiacee • kibr. Segr* 
fo ec . per men dote grant, fo quale var UBBIDENTE', UBBIDENTlSSIMO, 
so jo it. eadde , e Jeeetene due P*%tJ . yBBIDENZA , oggi pi^ Comuntm- Ub* 
Dial* S. Greg. Con tm v*glio » ® vsfitjj bidiente * -Ubbidienza «« V * 

Mi gettano m arid . Ricett. Pior. } UBBIDIENTE, t UBBIDENTE, add, 

§. Vassojo, per La lavoletta de’panilf 4* Ogai g, Ob.di *»$ * Che ubbidiie® ; Oo- 
da lavar® Satnin. T,ine. Buo» r bediente V. At padt«,o alia madre stf-. 

f* Vassojo, qutsi ricettacolo de* vasi, Jai devote , e uibiditate * A nun. aftt. Di 
M die® La Uvoietta che porta le.ahic- Mo f i legist* , 0 akbidemt • Dint. Inf. 
fkere del eaff^, della eioeeolata, o d»al UBRlDIENTlSSlMO , 9 UBPIDEH 
$ro, Satv.n, Tanc. puon, TlSSIMQ , IMA add/ Super!* • 4* Ub- 

VASTaMENTE, avv. Gaa vanill . bidieot® sc. Per la qaat e**a egli, ebt 
P c. Cr. ubbidemifslm era* imomiocid , Boc®. 

VASTIftSI&f^MENTE f aw, Super!. IWV. 


f. Obedient id . L* ubbidirf v Qiafande P 
ubbidienza del deito Legato. Q # fffli 
Per la virtu della samp ubbidienza 
non pgr $aa rcligione lo motto rlmscfo 
toe , PasSftv. 

f* ^y tf e , 0 Tentrc in UbbidUng.* « 
val® Aver®, « Ttncre sqtto i! 
do | Aver®, q Tener soggetto , .‘Pee 0 
Agtamante a consigho chiamare trenta- 
iut Re , cb* egli ha in vbb.dienza. Befits 
Orl. 

t. Tear® a ubbidienza , o simiH, va- 
le Ubfridire • Dio permits the pace tem-* 
po Iff esse a loro ubbidienza . §tor. pist. 

$ . Ubbidien za , T. Monastico . Ordi- 
no , o Lieenea in hcritto data 4 4*1 S«~ 
periorc ad Un Religiose di trasferirst iq 
quaiche luogo . Nel megtio di quests e~ 
settizi gH comparVe F ubbidimza di 
pat! ir si di Pirenz.c . Baldfn. Dee* 

UBBIDIENZIERE , k. m. T. de* L®« 
gisti . Colui , che fa le funzioni a«ne$^ 
se a un benefizio , di cui egii non k il 
titolar®. ' 

UBSlDlRE, v. n. Obedtre ■. Eseguirg 
i comandamenti $ Adempiera Faitrui vo» 
jere Lo Divina Maestd ec . alia qua- 
le tune le' cofe ubbidiscono , e sane sag 1 * 
gette ♦ Passav. Non sapeie voi , che e.fi 
& meglio ubbiditg , the f ants fit ate ? Lasc 0 
$ibtll. 1 

§. Ubbidire , reggt aache il quarto e*“ 
so , e 'non solamedte si dice dtac person 
ne, ma caiandla de' comandamentit Md~ 
le bat i tuoi maestri ubbiditi . Boec. A 07 * 
W voile ubbidire i comandamenti deg 
Papa , pareadogli aver giutta causa ec . 
G, Vill* O radio mg JF ubbidire F impo- 
st a. vostra . IJuitt. lett. ‘ 

UBBIDlTb, TA , add. d* Ubbidi- 
re . V. ' 

QBBIDIT 6 RE, vcrb.cn. Che ubbidb 
see. ‘ B percto colui b tomandaiore , a 
ubbiditore a se stetio . Esp. Vaiig. 

UBB16S# 9 SA , add. Che ha ubbia, 
Questo ilgoiotto era ubbioso di temef 
in morte . Franc. Saech. nov. 

UBBLIARE, v. a. Obbliare . Chi amq 
non ubbla • A mm . ant. 

UBBL'IGATO , TA% add. Obbligato. 
Riurbando ec: quest* iibbligato uffict* 
a pid lout ana , td oppoiima stagis** ®e* 
Salvin, pros. Tese. 

U BBRIAC ACCIO , ^BBRIACHEL- 
LO, UBBRIACHEZZA ubbriAco-, 
V. Ubriacaecio , Ubrrachello , ec. 

UBBRIGARE , v. a. ObbHgare. Bemfo 

U^BRIGATQ’, TA , add. da Ubbn* 

eare . Part#. .... * . 

UBERiFERO, ERA, add. yo®. Lat* 


boadante j Dqvisioso jUbartoio . V. Co- 
nes Fubsrifera ricol*a*gtt ample gad” 
dagni , es. prtment . Bbet, l«tt. 

t BBRO , i. m< V«< Toppa, Nel 
numero del pW*\ die® Ub«™ *1 
Bkbe *** moglit ef* doona se*** ****** 
secondo F 9 pi*i*» di molts . &'/$’<£} 

ell* sia di qutila ubertb « e 


Vocaboiario universale Italiano 
(Tramater 1829-1840) 


Compilato a cura della Societa Tipografica Tramater e C. e stampato a Napoli tra il 
1829 e il 1840 dai torchi del Tramater in sette volumi. 

Ebbe una seconds edizione con giunte a Mantova, dall’editore Negretti, fra il 1845 e 
il 1856 e una terza a Milano (1878) con altre numerose giunte. 

Opera collettiva, diretta da Raffaele Liberatore, persegue lo scopo di awicinarsi ai di- 
zionari del resto dell’Europa, per sostenere il confronto con le opere delle accademie 
francese e spagnola e con il dizionario inglese di Samuel Johnson. E un vocabolario-en- 
ciclopedia frutto dello spoglio di nubve edizioni di testi, opere scientifiche e dizionari 
specializzati non solo italiani e delPintegrazione, non sempre armoniosa e scarsamente 
originate, dei lemmi e degli esempi del Vocaboiario degli Accademici della Crusca con 
quelli di altri repertori, fra cui il Dizionario critico-universale dell’Alberti di Villanuova. 
Il lettore ha Pimpressione di consultare non un dizionario generate, ma scritti specialisti- 
ci, soprattutto per te voci di botanica, zoologia, chimica, medicina (cfr. Sessa 1991, pp. 
182-185). La minuziosit^ delle definizioni si coglie, nella pagina a fianco, alPaccezione 
(arti e mestieri) 3 di Sveglia. 

In omaggio al suo carattere “universale” Popera accoglie voci delPuso dzWElenco del 
Bernardoni (1812) e da quello del Gherardini (1812), cosi come registra arcaismi del pa- 
dre Cesari, francesismi, voci dialettali, ma non risponde alia sentita necessity di un nuo- 
vo grande dizionario storico della lingua italiana. 

L'enciclopedismo si nota anche per il fatto che il Tramater innesta nel lemmario i no- 
mi propri, Si vedano, nella pagina a fianco, le voci Sveaborgo , Svealandia. 

Il Vocaboiario Tramater fornisce la divisione sillabica, attraverso la quale viene an- 
che indicata la pronuncia; ad es. Svedese Sve-de-se. Accanto all'etimologia si trovano 
spesso traduzioni in altre lingue, oltre al latino e al greco. Si veda Petimologia della vo- 
ce Svarione. 

Il corsivo e usato per te definizioni, ma non per quelle sinonimiche, e per il linguag- 
gio metalessicografico, oltre che per i luoghi da cui sono tratte le citazioni. Si vedano te 
voci Svapore o Svecchiato. 

Le indicazioni di sottocodice hanno rilievo in quanto sono fra parentesi tonde; 
(Geog.), (FiloL), (Milit.), mentre le indicazioni di parte del discorso o di derivazione so- 
no in corsivo, a volte tra parentesi quadre. Le aceezioni sono numerate anche alPinterno 
del sottocodice. Si veda Sveglia che ha tre suddivisioni: la prima per arti e mestieri, a 
sua volta con tre aceezioni, la seconda per Pambito militare e una terza per lo strumen - 
to di tortura. 

Le lettere (A), (B), (G), (N), (O), (V) poste in coda alle aceezioni stanno per; (A) ac- 
cezione tratta dal Dizionario universale critico-enciclopedico del!’ Alberti; (B) accezione 
tratta da F. Costa, F. Cardinali, Gran Dizionario della lingua italiana , edizione “privata" 
bolognese della Crusca 1819-26; (G) accezione tratta dal Nuovo dizionario geografico 
(Venezia, Antonelli 1817-33); (N) articoli aggiunti dai compilatori napoletani del Trama- 
ter; (O) accezione tratta da Ortografia enciclopedica universale della lingua italiana 
(Venezia, Tasso, parte l a 1824-26); (V) Crusca Veronese colle aggiunte di A. Cesari (Ve- 
rona, Ramanzini 1806-1811), 



SVAPOlfMfTE 

»Hff, da Evaporation*. g fa cl* «*- 

ditinrio per via di adore , lo Svaporamento segue per la imbirole 
volatility rfeHe particdl© del liquido. 

S¥jhh>* 4 «tb , * Sva jM>-rin-fi% Port- di Svnporar<\. Cha svnpora.F ,dt 

i altrimenti (O) 

Svaporaub , Sva-pu-rn-re [All.’] Mandar jfUom i vitpmi j almtnmti 
Ksapfiiare , Vapaiare.) Espiinre.) PaUnd.Agost, 8 . Sc tic I dello 
Ittogo farat fuoro , v lu terra svapyrni Imumo nrbliioso , ptsrgando. 

( U tem /»t. hai mclai'c ■) Burnt. Fier. 5.1* i. K svaporm c al set’CH 
<ptclr umorc Che tlnl viit vi »' ncci'sc. 

S — Cnvar*’ i vap.'ri , Asciugarc. Firiliid, lib, », cap, Fagii store 
alio acopcrto ciclo per di dicci , sicchc il ante gii svapori bi ric. (V) 
ilteett, /‘7or. llisli igm re r avoporarc i ratini. fftr, Jrt Petr. a. 3$, 

Lr fcccc die sarnnuo gialligttc si buttino vis, c si arapori (jutet’ a- 
aiMa in orinali di vetro. tNt 

5 — B Fore svaporarc . Far cnc una coaa mnndi fuori vnnori. Art. 
Petr. N*r. Sc non dtm* in fondo , sropora gli accti. (A) 

^ — [Fig. Esalarr, Sfognrc 3 JBuon . Tunc. 3 . a. Non podso «vaporar 
lo fants$io * S'io non mi ficco per intalchi: rngnaja. n J? Salvin.An- 
ttot. ivi: Svaporar !o fantasia , eaalarc, efogarc : lo che si fa piu 
comodamcnfc in soliliidiuC. (N) 

£ — iV. n$s, tJscir fuora i vapori , Esalarc; [altrimmti S?ari : re, SHa- 
tare.) Lut. e'iipoiarc. Uv, Dec. 3. Afnmi abbrnn- 

eats dallo svapnrar del fuoco. Cr, p. 33. a. 8* incendono a rrwz/.n 
la frontc, occtocchc oli umori freddi riscaldati sicno coilrcUi ascu* 
pnrar fqnra. Ditf, Colt. iGt, Bisogua , snhilo piginto , iinbollarlo , 
Spesso traVasnrlo . non lasciarlo nc’ vasi sturatl sVapnrarc, 

6 — * E n. post. Red. Lett. t. toj. Tntli i moti di corpo violent! si 
debbono efnggirc, perebe in quest! « svapora molto uroidofuor della 
coi poratura , cc. (Pi) 

SviponATissuio , Sva-po-ra-tis-Bi mo. [Add. m. ] superi. di SvaporatO. 

a Per tncutf. (Quasi volo.] Lib , Prcd. flan no il cuore avaporalis* 
b'imo , c di nulla attivitA nclie cose. 

Stapobato , Sva-[H3-ra-Jo. Add. m. dit Svnpornrc. f Altrimenti Eva- 
norato , P,] Lai evaporatus. Gr. igar/iie-3/r, Sogtf. not. esp. 97. 
Poiclic altrimenti non pn6 dirai di certo dc vetiga ijuivi formnto U 
suono dalla rarissima aria , c daoli aliti avaporati net voto dvll'ur- 
gento vivo. Bein', Cell. Oref. i33. Laddovc ensendo colto i| lor- 
ncHo , ne svaporato , nan avremaio mat fonduio d« Uo mctallo. Sc ec. 

&Vapqra 7 ioB 8 , Sva-po-rn-cid-nc. [Sf. La xtesso che ) Svaporamcnlo , 
V- Trail. MPgr, cot, dom . II die avvicnc dalle svaporaiioni elevate 
dal!' utcro. n Couch. Bagn. Dalla sep&raiionc nrtificialc per via di 
sr.Tpora7.ionc al fuoro , c» ritrovA .... Par perA vcrisiimle che talc 
avaponramto fosse fa!to da lui a vaso apertd. (A) 

SVApanB > Sva*jp6-rc. ( Sm, Lo SMIO che ] SvAporamcnto , P . Boon 
Fier. « . *. 3. Cli* egli uscuse Qua fuar can quel nio gregge Sempre 
Binarrito alio srapor dell' aria- 

&TAFonBoc(Atiti f * Sva-po-rcg-giit-rc. N. an. Mandat fuori frtqtiontC’ 
mente vapori. Tamil. Berg. CO) 

Svariamksto , Sva-ria-mcn-to, (Am.3 Lo ivariatr , Piversita , V tirielh, 
Dijvaiinmcnto, siti.Lat . foricias, ilifenitM. Cr«- lis^pa. ^«sn. 
Ant, 3.1.7. La ccieBtialc providenxa ha partito i tioslri petti fcd io- 
gegni di molto imriamctito. 

» — Faroelicamento. Lat. phrenesis. Gr. (piisVij <ut. Declam, Quintil. 
C. II furore inttentroc olio svartamento ddln mente. 

Svamabte, " Sva-rj-in-te. Part, di Svariarc. Che soar in. V.di rvg. (0) 

Bf ab*ab*a , Sva-ri-an za. [Sf,\ F. A. V. e di ’ Variety. Lat, varietas, 
divirdiai Gr. ha^opu. A am. Ant. G. /fa. Non A dileltevole cosa, 
d»e non ha isvarianza. 

Svariarb , 8*.i-ri-a«re. [IV. au. e past .3 Non istarjirmo in unpropi>sito t 
Andar Hagando. — , Svaliare, Disvariarc , sin. Lat. vagari , insta- 
Ijitcm rssc. Gr. aklbcu , i?»pt$ips(r3(i.i. Atnm.Ani.3a, 1, 9, L'occhio 
the vana mente si svaria , t 'I piede non istobile , sono srgni d' uo- 
mo , del quale tion si dee avcrc alcunu huona speranza. Ftr.Luc . 3, 
2. OBserviomo i gciti suoi e il suo parlare , sc egli svaria. 
ft — Svogarc , Distrarrc , deUo della monte. Fior. S. Franc. 183. 
Senti renin pereuoterc la tnente cc. di diverse tentazioni , le quail 
mettann li demonii per farci isvariarc la mente , acciocche I’atiiiua 
non ahhia dilvtlo cc. (V) 

ft — Variarc , [Miitarc , Difierrnziare.) Lat, dlscrcparc, rariare. Gr. 

MaeW'UiZ, 1 , 1 8, L' ArcivcBCOvn non ha giunsdizinoe ne’ 
snflrAganci , sc nno sc in ccrti casi. II primo si c quando isvurt&S' 
sono ne' divini ufficii dall* usanza della Chieaa melt opolitana. Rim. 
aid. Dant, Majan. Se 'I cuor va dalla pt-nna svariandu, 6'iigg.nal. 
cap. 7. La quaic ( praticu ) insegna ec. flggiusiare in modo la dose 
dell’ acqua arzt ntc , che non isVarioo ( i lermometn ) sregolatamente 
la Im o operazione. 

3¥AmAt*5)EPtE . Svn-ria-ta^ncn-te, Aw. Con yaricth , Divermmente. 
Lat. varic , diverse* Gr. hi/x-tyfyw*. Dicer, Dio, Moiti s’ accordavano 
al suo dclto, e altri a! detto altrui svarintamente. Dnnt.Conv, 117. 
Convtene anche che li due spazii , che sono mezzo delle due eittadi 
iinmaginale , e q so lc del mezzo , veggiano il sole svariatamenie, 
a « Separatamrntc. Lat. seorsum. Gr. OCtapis. Dicer. Div. Chi dicea 
die *i teucssero in prigionc svariotamente. 
fivAuiAto , Sva-ri-a-Ui.^t/rf. m. da Svariare. f r fir/o, Diveno .—* , SvaU.i- 
to , DisvariatO, sin. Lat , varius , instabilis. Gr. ibptrih^okas. G. F. 
a 1. 63. 5. Nota, lettore, isvarinte vjectide e casi die fa la forUiim.I? 
1 1.96.6. Avcnio fatto si limgo canto per It* evai iitte battaglic c rolte 
the fnro tra le genii. Atom, Ant.7.1. 16. II superho si diictta dello 
SYai iatn audarc , 1‘iroso si conosce dall’aCccso isgnardarc. 
a — Di»tinto , Singqlare.f'it.A'.Gn’. 39. Poco fa pro per essere »#va- 
rialo di vestimeuti da’ sccolari , e concofdarai con loro d' una me- 
dftiima Vita. fV) 

Olori 


ira^AILE 68g 

cdltfli rrnt*? o cntdofiiii , clia sicno di c 

iava. iutri , cc. E Man. 37. 8c aver& prli hiscolori ec. nc»e n»P»- 
tt'lhi digli oedii «e. genrra figliuoH 0 var i-iti dl colore. rr,Jac.L,en. 
Di vcslnnenfo dorato , e dl manlelfo ammrttttati svariato. 

4 *“* Direst Svarinln di m'-nte e rule Fuor di sir, Impnttotn. Pi mom. 
Tvif CoiriaiidA die fosse La pulcdla di mente svariata Gondoita acti* 
tro at ciipo galnndtn. (A) . . » .. . 

SvAinn , RvA-ri*n. Sm, L* tmriare ,— , Diavnrio , sin, Lat. discrimen, 
error , discrepant ill. Gr. ifhtisri, trQxkfict. Sage, ttttl- *sp. la. 

Non ahhiamo crediilo die qtmralo mai ltd fjovero di molte Vlitra- 
zioni una ec ne shilUsca ec., arid vi mid piccolo svario amonlar mat 
taiHo , quanto cC. Gal. Sht , 176, Un aol dito in sar* 

lo svario di ciascun tiro occidcntale. # t 

3 — 4 Varida. Tor tig . Rice. E v‘ e di cave »i copioso Bvario , Cha 
eta con dardi, con reti o tevrieri , O pur con viaco si pud far gran 
preda. (A) 

Svaiiio. add. [m. sine, di ] Svaria to, [F nrio , Diveren.1 
3 — Di piu c.nlori, PaUad.Lugld. Del montone bianco ei p«& criare 
agndlo svario. ' . 

Sv Aniline , 8va-n-6-nc,[«S'/7i.3 Delta spivpotiuuo. Lot. allucinalip, error, 
iMCptia , alnurditas. Gr. wkccvi ) , <r$dkua. , d.vctpt*oOrp % Ufiiknx. ( Se- 
condo 1 piA . e cosi rmminato , pcrchc quegli che dice coSe erronre, 
Svaria dal vero, Io credo chc venga dalf iilir. var i-rrorc , onde va* 
mdse fiilli , hallncinari , crrorc duel. In per a. avare stultus, erm , 
vngahundos, ondc il turco avnmlik mentis stupor.) Cant, C am . 4 ft- 
8apcr dovctc die di due ragiont PassoroUi &i Irova : L* un’ ha le pen- 
nc , e Sti pe' tetti cova } L’ altra c poi di parole? e di svarioni Uctti 
a rovcscio, e senza discrizionc. Fir. Luc. 3 . 3 . Oh oh uditc che sti- 
noni c’diop! Car.Sfatt. in, Qui raddc il maslro degli svaiioni. 
SybACOaoci. \(Geog.) Sve-a-lvir-j’O.CVl, della Russia nella Finlandia , (G) 
Svealahou. ’* (Gcog.) Svc-a-IaiwH-a. Sf. Gian divisions della AVc- 
s ia j altrimenti Svczia propria. (G) 

Sveccbiabb, Svoo-cliid-rc. [An,] Tor via h cose vrcchie. Tac. Dav. 
aim. 4. 8 a. Dicendo aver gran hisogno gli eserciti d' csserc »Vco 
chinti c riforniti. . , , „ _ 

Svecchiato , SvcC*chiA*to* Add, m. da SvtCcnisfB. S. Cater, flow. ?■ 
Lett, 5 . Che lanto sanguc li 1 Rtato svccchifilo per Pj’ iP'q ui “! T .T 
ratori , che Pitta k impallidila. ( Parhi la Santa F trgtnc della 
Chian di Dio.) (V) (Stntbra error mam ft no , « doversi logger SUC- 

SvKcaf^ 8ve-C0. Add . pr. fit. F.Poet- Lo stesso che Svedese, ^ ■ (B) 
Svbohsb, * Svc-dd-Bc. Add. pr. com. Della Svczia— , Svezzcse , Svc- 
co , sirt. (B) 


SvBccniAMRHTo , Sveg*ghia-mei»-to. [Sm.F . A. F. e d£ J Svcgliumento. 
S. A g. C. D. Le parole , die ahhiam posh! , conteodono non 61- 


pnrole 


cnificare moiic c rcsurrczianc , ma sonno cd itvegghiamenlo. 

SvBccn.AHTB * Svcg-dilin-te. part, di Bvegghiarc. Che sVegghia.F* 

SvEComABB 8 , 1 ' Sv^giii.re. [Au.F. A , e rfi*3 Svegliare. Afor 
3a. 7 . I quali , quando dormivano , ll gatto gli svtggh*^ C®* P ,a 
iungo c gran canto. „ B 

a * Svecehiarc alcuno dal sonno sa Destarlo. F. »ouno , %. ao. v™/ 

3 — [E n. pats, Destarsi.) Seal. S. Agost. b'nmto nella leuauc st 

svegchia pauroso , die dormia »d sonno del jnsccato. . 

4 -» [E per metaflScal.S.Ag. Sc le lagrimc al miiovooo c 01 »vcg- 
ghiano solamentc per aver 1' uomo incmoria e desidcrio di «. 

Svecchiato , * 8vcg-ghia-to« Add, m. da Svcgghtarc- F% di reg. r . 

SvKmI! e (A»^MS.) Svc-glia. Sf. Strummtoditsonare colfiato t ^er 

h put d'uso rustical 0 m Toscana. F. 8teglione.] Li^.Jjfro/. Atna 
molto d’udire voce di storraento chc auoni cOu bocca* aiCCnmc C 
zufolo , sveglia c tromba. Sen. Pisl. 87, Siccorae so »0 corda, , 
elia, c flualunquc altro strumento c acconcio a “ 
3 . 48. Tania trombette c sveglic © cemhaacUe E tamburacci e uac 
dieroni c corni Si snnavan , chc cc. . _ ,^ 1 ,. 

3 Ed il Snmtotv d’ cssa sveglia . G . F • If ?- * , 

dori C banditari del comimc . che sono i bandilon act , C trotana- 
dori * nacclieriiio c Bvedia. t ! »«* 

3 — La smilla degli on volt , chc sitonu a tempo determtr 
(knave j [erf e una macchinn costruita in ntamem cite, 
sWbiUUi, poneti ill moto un martello che b»tte •» (^IpinpetutisOF^ 
uZZ^mm. Fu co.) </.«„. P «*hi » mot, 

dal sonno. Gli oriuoU cosi falti dteonst pen iA Or i«ot| » lia, « 
sono o da mum o da saccoccta i altrimenti 
orivolo A qUesto. ChC 


vat 1 ie 
ca 
lia 


(Milit.) Suono di troml n O di lamlmro in sid 
lire i soldnii che st levinQ. F'W- rim. part « 6 , pa »■ 4 k . 
i 7 $A.) Appena udi la svrgUa Dflb troraba “* Fos4 

il aaino uaato, e alia scarmaglitt S c.,»osto. (A) («) , 

(Filol.) Sarta di ^emoda torwuta* *™J^$ incnoa 


Gr.lirvdpnv. Buon. Eire s. 4- f E cb’ alia 3i 

decs! , O- sveglia Stata colta ta not|© andaodo a vigbo ® f * 

E in un oltro una sveglia Pur scnza campanchAj. 
che bc sveglia 

sottoposta a* fii . 

chi l 1 a&colta # che poco prggiorc c la svegna. 


lanto 


sfiniineQto di 


3 — D4 piu colori. PaUtid, cap , 2 ./. Se ad filcuoa di quell© fincsUe Svegghi 


pi Eifiorc e ia svvki«“* _ t'.™***^ 

SvBCLiAM^To /Sve^ia-me'u-to.C^.] La 

tin. Lat. excitatio , evigilatao. Gr. **•**£*•& ' 

suo addorin^tamenjo, e pasiameuto de Uuon , «'* isvcgiiainett « 

SveSiapte , * sVc-gliip If. Part di Swgliarc- Che sveglia. — , Sveg- 

««» 1 oUr.O,r„U 

gyegghiarc, DisvegUare , if^Lot.CAdUre, tvpcrgvKi, ^xpnijeUteCC. 


Dfaionario della lingua italiana 
(Tommaseo-Bellltil 1865-1879) 


Compilato da Nicolo Tommaseo e Bernardo Bellini “con pltre 100.000 giunte ai pre- 
cedent! dizionarii raccolte da Nicolo Tommaseo, Gius. Campi, Gius. Meini, Pietro Fanfa- 
ni e da mold altri distinti Filologi e Scienziati”, nato per iniziativa dell’editore Pomba di 
Torino e stampato dall’Unione Tipografico-Editrice Torinese tra il 1865 e il 1879 in 8 vo- 
lumi. 

Ha avuto grande successo e vane ristampe; ne e stata fatta una ristampa anastatica 
nel 1977 (Vallardi, Milano) con una Presentazione di Gianfranco Folena, utilissima per 
capire 1’opera. 

Costituisce Fimpresa lessicografica italiana piu importante dell’Ottocento, quella in 
cui si e riusciti a raggiungere un equilibrio tra I vari livelli diacronici di lingua. Poiche il 
Battaglia (cfr. 11 J 3.14) non e ancora terminato, d per I’italiano l’ultimo vocabolario stori- 
co completo disponibile. 

La riuscita deli’opera e legata ad alrneno tre fattori: in primo luogo alia grande espe- 
rienza di Nicolo Tommaseo, che aveva gia dimostrato il suo talento di lessicografo con 
1 apprezzatissimo Nuovo dizionario cIg' sinoniitii della lingua italiana (Firenze, Pezzati 
1830) e con la Nuova proposta di correzioni e di giunte at dizionario italiano (Venezia, 
Tipografia del Gondoliere 1841). In secondo luogo al fatto che Tommaseo seppe cir- 
condarsi di collaborator! che avevano una grande conoscenza della lingua; fra questi 
spicca, oltre al Bellini, Pietro Fanfani, autore egli stesso di un Vocabolario della lingua 
italiana in un volume (Firenze, Le Monnier 1855), che aveva avuto un grande successo. 
In teizo luogo alia stesura delle voci tecniche e specialistiche, la cui parca registrazione 
fu affidata a esperti validissimi, da Antonio Rosmini per voci teologiche e filosofiche, a 
chimici illustri, ad ammiragli e conoscitori di opere militari. 

Il Tommaseo-Bellini presenta parecchi difetti fra cui etimologie fantasiose, successio- 
ne dei significati ora basata su un ordine storico, ora su un ordine logico, ora costruita 
partendo dal significato pih noto e comune, ora iniziando col piu arcaico, non corri- 
spondenza tra le sigle usate nelle voci e quelle elencate nella tavola delle abbreviazioni, 
ecc. Resta comunque un monumento della lessicografia italiana, un’insostituibile testi- 
monianza di “dizionario vivo” sia per Pabbondante registrazione di fraseologia dell’uso 
toscano-fiorentino, sia per le osservazioni finissime, anche se a volte troppo personali, 
polemiche, e moraleggianti, del Tommaseo. 

Queste osservazioni sono preeedute da [T.] ; si veda la voce Svaporare accezione 2 fi- 
gurata. 


SVANITO 


.(1325 > 


Vavt wsfL t Agg, Da SvANHiK. (C) mm si molla in correggiuolo ill fra cnrbcmi, fteciS 
i Hr} a Si smvl Indie IkU'Orto. 96. Nance il inorciirio iulto svapnri via, e I argon to rimanga Iff 
l K di Malacca, fou do *tdM*.W* V«. madri, l. 18. Nel mezzo 

mTn.m rnsHiuoiio come ii gift delta, per ossor lu vi sia una corsin che viola da poppa a pma, larp 

mo n«» . I , 1 .. i,nn a mirnn HilM-il ir/ilfltil, fla DOlCrC (Il 11 


eziandio (il pe}*) «e UwrIh n 


SVARIATO 

S . tn. La smriare, Dmmid, V& 
rktd. Non com, Varielas, aureo. Amm. Ant, z, f # 
7. tC) La CfilcJtiale nrovidenra ha partita i nmlrt 
rifstti oil inumm di molto isvariamentu. Cet. Lett * A* 


mS* MrlB Vimw o svanilo, e null \nmo. I.nuro, da braecia lino e mezzo, ingraiicolaja, da poler« di 11 
1 ip Co/ ‘’SO \ fare .veto divino svanito. In so- svaporare il fumo do pmi che sntlo si sparassi, e 

jlllr. (il'l. *<"■ . ... n i .. .. 1 uiiiK liter mil p.ttn. 


A or Cost. VI. t3. Vino svanilo c giiasti 
i. Fit). Muon. Fiet. 2. 1.1, (*') A 


»2i‘i ii moMerai una libra di fermonto,... E Amm. da quelle grate coinballoiro. Lupin, Disc, mil. exp, 

20. Quanto alio tromho di food, artifimt..,, son 
‘i’ Fh t tiuon Fiet 2 1. 1. (Cl A quelle chc, molto fallaw nell uaitrle, c particolarmisnle negli as- 

•vinite di saporo. Vcnisser difettale. E 1. %■ 4- E salU, dovebisogna osser molto aceorto nel dar fooco 

tutti ftU svamu, Tutti fill alleggcriti Ui mcute c di alio stoppmo, cho altrimenti la iromba svapora in 
cervolk) (Out a mododi Son.) Cat. Lett. 2. 188. am, o nuocealla tua fantena. -- Pallad. Ayoxt. 8. 
Quali pift' chiare (immagmi), quali pift fosche, al- (C) Se nel dcllo luogo farai fooco, e)a terra avaporrft 
cune interroitc, dcuue contuse, e eerie quasi sva- fummo nebbioso, purgando (i l testable ha. rueiarc). 
Stc del lotto. Buun - Fier - 5 - ,t- E svaporpre al seren quell’u- 

ffi Ha it capo svanito (vrnlo, leggiero). E un more, Che daj Ivin vi s'accese. 
no’ svanito per la vccchioia. Lo Svanilo , nome aceu- |Conl.J Nert, Arte vetr, i, 11. Qucsfo modq 
demico * di solvere, feltrare e svaporare quest© sale, si reitcn 

IG M 1 Snernnze svanito, AITare svanito (mdato per qualtro volte. Bv. 91. A lento calore svaporare 

a i-tiwW] Fatj. Commed. Nel vederto meco svanito rottava parte {dd liquido). Loc. Team arc, IB*. 

alfare), c cou altri cooduso. U quale tintura metterai in una storla di vetro e 

1 t SVAMTMtB Verb, m, di Svanirb. Chi a Chc farai svaporare a fooco suave, die nel rondo della 
tvamscc. Beilin. Disc. 12. {M.\ I tanti e tanti sali, storta rimarrft un liquore come ccra. |, 210. bva- 
ct’infmiti spiriil svanitori, che m sue gran teatro i porar in bagno maria. = Ballad. 6 7. («•).. W 
vn<sellami riemoiono. stare alio scoperto cielo per dl dieci, sicchd il Sole 

t SVANIZI0>K- S. f. Sparisiane. Lo svanire. Beilin, gli svapori hene. \Ner, Art. Vetr. % 39, Le fecee 


svaporare 
arc. 1B4. 


J 9 V AAllilVi 1 *'' eviiiTTi v. O'* “ r , , V ... V * 

Burch. 214. [M.) E fecer la suddetta svanizione. che saranno gialhgne, si buttino via, e si svapori 
SVAS0. IG.M.l S. m. Vacuo lasciato nella gros- quest’acqua in orinali di vetro. 
testa d'un mnro, o $m> Accanto al letlo c'6 uno 2. E fig, Buon. Jane. 3. 2. (C) Non posso sva- 


svano nel mure, dove d tiene lo stoppino e la sea- porar la fantasia* SMo non mi ficco per quaiche ra- i 
tola del fiammiferi, per i bisogni della nolle. gnaja. „ . ..I 

SVAXTAGfilO. S. m. Contrario di Vantaggio. fn- [t.| Svapora il soverchio calore della gioventd, 
comodo, Uanno, Pregiudisio. Segner. Pred. Proem, dello sdegno ; Svapora il cervello a veedn e a non 


12. (Man.) impofbmdo fare una consorya m mente, 
o ben radicata, di inlinili vocaholi e modi di dire, con 
inflnitr svariamonti ed atteggiamenti di forme fofipi- 
tamontc diverse. 

2. t Per Fameticamenla. Declam. Quintil. C. (E) 
Il furore sottentr/je alio svariamento della roente. 

SVAIllANl K. Part. pro. di SvAftlARE. Che nmm. 
Non mil, Bart. Star. It. t. 2, cap, 6. (M.) Clii 
fu curioso di riscontrarne le copie, che s’ Padri n 
davano, col suo me<lesinio oriRinale, non trovi quello 
svarianti da questo, nd pur u una lettora. 

2. Nel senso pin aff. a Semplicemeale stiarialo, 
Svario, ancora mem mil. del preced. [T.J O. Bari. 
Piccolissimo membra in tan to e cost svarianti ma- 
niere aecomle. 

t SVARIAMXA. S. f. Varktd. Variantia, in Liter. 
— Amm. Ant , G. 42. (C) Non i dileitetole cosa, 
die non ha isvariaiua. 

SfARIARE. V. n. ass. e pass. Non it tar ferim in 
un praposito, Andar vagando. Non uril. Variare, in 
Celi, t e, in senso piu gtn., aur. Varidas, per In- 
cus tanze, Leggierezza, e in Cic. — Amm. Ant 32. 1. 
9. (C) L‘occhio die vanamente si svaria, e *1 pi»le 
non istabiie. sono segni d'nomo del nuale non si dde 
avere alcuna buona speranza. Fir. Luc. 5. 2. Os- 
serviamo i gesti suoi e il suo parlarc, se egli svari.i. 

2. Delta della menle. Fior. S. Franc. 182. (Jf.jl 
Sentiremo percuotere la mente... di diverse teata- 


ed inrorniato,... Jt.J Par i 
disaimo dd pubblico bene. 


i. ICont.J In forza di Sost. Neri } Arte vetr. v. 
91. Rimarra in rondo un sale bianchissimo quanto 
la neve, e dolce quanto il zuccbero: reitorando pcr6 


SVAftTAGGIOSAMENTE. Avv. Da Svantaggioso. il solvere e feltrare e svaporare am lacqua co- 
Con itvantaggio . (if.) mune per tre volte, allora questo si domanda zuc- 

SVANTAGI0SISSII0. IT.] Superl. di Svantaggioso. chero di saturno. E i. 11. Questo modq di solvere, 


Condizioni svaniagiosissifne. feltrare e svaporare questo sale, si reiteri per quatiro 

SVANTAGGIOSO. Agg. Che ha svantaggio, Che volte. — ho. Dec. 3. (C) Alcunt abbronzati dallo 
arreca svantaggio. Tac. Dav. Stor. 5. 308, (C) Cosl svaporar del fooco. 

era il luogo di guado non sicuro, c svantaggioso 4, Si dice pure p\u in gen. at cose amide, e di 
per noi. Salvin. Disc. 2. 272. (If.) Non vi ha sta- cose spiritose. Cr . 9. 25. 2. (C| S mcendono a 
gione, per incomoda e svanlaggiosa o affannosa od mezzo la frouto, acciocchd gli umori freddi i nscaldati 
aspra che ella sia, che... (G.M.J Vendita svantag- sieno costretti a svaporar fuora. (Corn.) E it. 56. Il 

• * «V_ tif ...... iiinA il tiiiftln k AMDCA llll hfl POA lifll VSI UMTllrtW 


giosa, Patti troppo svantoggiosi. villi) Il quaiu o Jireoow au« uvws w> '«™i 

rx.t Svantaggiosa aiatura; piu basso deltordu all’aria accostanlesi, dpii debole; impeTpcche ^svapora. 
naria. Garimb. Prob. not, lo2. Quando nella stagion calda 

SV AMIGA. S. f. Soria di moneta austriaca del la calidilft de’ nuvoli d molto intensa, essendo astretta 
to lore di diciassette soldi italiani circa. Ces. Lett, dalla frigidUft della mezza regions dell’aria, incorain- 
4. 45. (A/an.) La recatura costa una svanzica, cia a svaporare; ed insieme col vapore caldo esce 
SVAPORABIiB, Agg, com. Vaporabile, Esalabilc. dal nuvolo un umido sottile. = Dav, Colt, 161. ( L ) 
Magal. Lett. At. 881. (Jtf.) Stimando non esservi Bisogna, subito pigiato, imbottarlo, spesso travaaarlo, 
via da distinguere tra l’auima svaporabile e rim- non lasciarlo ne vasi stnrati svaporare, 
mortals, cbe. . 8. E n. pm. Red. Leu. 1. 104. (AT.) Tutti i 

SVAP0RAI18NT0. S. m. Lo svaporare. Evaporatio, moti di corpo violenii si debbono sniggire. perche to 
in Sen. — 0 . 5. 1. 19. (C) Anche impedimentiace questi si svapora molto uioidu foon della corpo- 
die lo svaporamento ehe si fa dalle parti di sotto non ratura. . , ^ 

pervenga alle radici. fCont,] Sod. Arb. 114. Alcuni SVAP9RATISSIM0. Agg. Superl. di SvAPORATO, 


vino il quale 4 presso alia bocca del vaso, siccome 


rx.t Svantaggiosa siatura; piu 6cn30 deWordi* all’aria accostanlesi, dpid debole; imperpcche 
naria. Gofifli6. Prob. not. lo2, Quando nella stap 

SVANZICA. S. f. Soria di moneta austriaca del la calidilft de’ nuvoli 4 molto intensa, essendo 

.... J. J; ‘ .... ..tJ! P.. r.«< .Ull-I Iriinilill (lalla mOTT9 riVrinflA ,1 All 9H.1 II 


spargersi). 

3. Per Variare , deviando da una regola, da Hit 
ordine, o sim. Maestms s, 1. 28. (C) L Arcivescovo 
non ha giurisdizioni ne' suflraganei ( se non se in 
certi cas». Il primo si 4 quando isvariassero ne* di* 
vini uflici dall uaanza della Cbiesa motronolitana. 
Rim. ant. Rant. Majan, Se *1 cuor vadafta penttH 
svariando. 

E all. Sagg. not. esp . 7. (C) La quale (pra- 
tica) insegiw... oggiustare in modo la dose del- 
1’acqua arzehte, che non isvarino (i termometri) 
sregolatamente la loro operazione. ;|" k ' 

4. Per Ester differente. (Copt.) C. G. Long. II* 
Le massime lontananze non svarieranrto dal vero pure 
una lega. ~ Bus . 82. (A/.) 11 mio consiglio non si 
svaria dalle loro volontadi. Seal. Clamtr, 418. u 
quali ofllci, se alcuna persona li cerca bene, e peosa 


pongono certe pietre iresche alle lor barbe, cbe 1 in- (C) •* 

vertio ne cavino umore, e Testate rinfreschiuo, facendo 4. E trasl. Lib. Pred. {€) Hanno il cuore sva- 

sirada ai iiberi svaporamenti, = Red. Cons. 1 . 78, poraUssirao, e di nulla attivita. 

(Af.) L'acque salmastre quanto pid a forza di fooco, SVAPORATO. Part. pass, e Agg. Da Svaporare. 

“ / . ? ... 1 !. ..... t C..J £ Allan rinpatm > ciiril 


(C) Lo svaporamento delFaeeto caldo fa pro alia Oref. 13&. Laddove essondo cotlo il fornelbj nfi sva* 
malaRevolezza deH’udire. porato, aon avremrao r«ai fonduto detto metallo, se... | 

SVAPOBANTE. Pari, pres, di Svaporare. Qhe It.) Svaporalo, U liqutdo chc nrnne private > 
svatwra. Beilin. Disc. 2. 117, (fl/.) Cun gli esempii di parte ddmo demeiltojpiritoso, | 

decii spirit! ed altre materie svaperaoli avete di piu SV AI’UBAZlOftE, S- f. SuoparuiMenfo, EvappraUo, 
nuovi motivi da corroborate la proposizione dell'in- in Sen. — Troll, Segr. cos. do/m. (Cj 11 cbe av- 
sensibilitft delle parti delTacqua. viene dalle svaporazioni elevate dalTmero. 

It. I Sccolo de’ vapori svaporanti. lx. | Svaporaziooe do! vino, dcU’alcooI. 

SVAPORARE. V. a. t IV. M andar fuara i vapori. t SVAP0RB t t SVAPORO. S. tn. Svaporamento, 
Wr.ni i Neri. Arte vetr, il. 38. Si lasci freddare ogni Buon. Ehr. 1.2. 5. (G) CtTegli uacisse Qua four con 


il nunelloo recipiente, iasciauilo cod per dodici ore; Rucetl. V. Tusc. 4. 1. Il9, (M.) Faasene in peri 
nni S sluMno le giunture come supra, e si seryi piu frequentcmenle lu svaporo, ed il movimeuto piO 


||f|| 8/ SIUMMU ic “v..— v 

rac*ioa forte in vasi di veiro bemssiroo serrati, 
accio nun svaporino 1 migliori spiriu. E u. 44. Ogni 


veloce. 

t SVAPORI), V. SVAPOftE. 


quali ofllci, se alcuna persona Ii cerca bene, e pensa 
come si svaria Tuno dulTaltro. (t,1 Cennin. Trull. 
pitt. 146. Volendo yestire Nostra Donna d’una por- 
pore, fa’ el vestire bianco aombrato d’un foco di biaao 
chiaro, che poco svarii dal bianco. ™ Scrtlftw*. Fal- 
con. 16. (Man.) Sono altri sparvieri che a svariano 
da’ predeiti in persona e in penna. - ‘ 

S. 8 rar tarsi, vale anche Mutarsi, Ovid. Simfnt. 
3. 248. (Man.) Niuna cosa perisce nel nwndo; ma 
isvariasi, e rinnova la faccia. [G.M.] S. Ag. C. D. 
proem. Dicono cbe questi mail forono e sempro sa- 
ranno, e non mancarono mai alii mortal!; ed .ora 
sono grandi, ora piccoli, e svariansi secondo Iuoghi, 
tempi e persone, 

SVAIUATABKNTE. Avv. Da SvARtATO. Con v arid a, 
Diversamente, Varieties, in Gell.; Varie, aureo. 
Dicer. Div, (C) Molti s'accordavano al suo detto* 
ed altri al delta altrui syariataiaente. Bant. Com/, 
117. Conviene anche che li due spazit, cbe sono mezzo 
delle due cittadi immaginate, e’l Sole del mezzo, veg- 
giano ii Sole svariatamente. [T.] Avvenimenti in una 
narrazione, o in un dramma, svariatamente intrec- 
ciati. — Svariatamente esprimere, 

2, Per Separatanuntc. Non usit. — * Dicer. Div, 
(C) Cbi dicea cbe si tenessero in prigione svariata- 
mente. 

SVAR1ATISSIH0. [T.] Superl , di Svariato, agg, 
Svariatissime occupazioni. 

SVARIATO. Part , pass, e Agg. Da Svariarr. 
Porfo, Diverse, Variatus e Varius, au r ?i. G. V. 11. 
63. 5. (C) Nota, lettore, isvariale viccnfte e casi che 
fa |a fortuna. E il. IhS. 6. Avemo latto si luugo 
conto per le svariate battagUe e rotto che fftro tra 
la genii. .4mm. ilnf. 7. 1. 16. 11 superb© si diktta 
delta svariato andare; Tiros© si eonosce dalTacceso 
sguardare. [Gamp.J B»ft. Afo». 4. Puosongli iuoanii 
. tutti quelli che avevano mali, di svariati malort $ 
i tormenti (winii fonguortbu*) corapresi, Hd, fod. 
*Arg. Li iddii di sopra ne faveilarouo per iavariaia 


SVAC3ATACCIO 


367 


SVELAMKJSTO 


Novo Vocabolario della lingua italiana secosido 1’uso di Firenze 
(Giorgini-Broglio 1876-1897) 


Sul frontespizio si legge “Ordinato dal Ministero della Pubblica Istruzione, compilato 
sotto la presidenza del Comm. Emilio Broglio dai Signori Bianciardi Stanislao, Dazzi Pie- 
tro, Fanfani Pietro, Geili Agenore, Giorgini Giovan Battista, Gotti Aurelio, Meini Giusep- 
pe, Ricci Mauro”. 

E ispirato alle dottrine linguistiche di Manzoni. Poiche la stesura fu lunga e Topera 
venne pubblicata a fascicoli (Firenze, Cellini, 1870-1897), in un numero limitato di 
esemplari, non ebbe grande diffusione, La funzione di modello e depositario dell’uso 
fiorentino vivo che il Giorgini-Broglio avrebbe dovuto svolgere, anche attraverso edizio- 
ni ridotte da distribute nelle scuole, fu invece svolta dal Novo diziondrio universale 
della lingua italiana (Milano, Treves 1884-1891), compilata da un convinto seguace del- 
le teorie manzoniane, Policarpo Petrocchi (cfr. Manni 1992, 1993, 1995). 

Ghino Ghinassi, nella doeumentatissima Premessa alia ristampa anastatica in quattro 
volumi (Firenze, Le Lettere 1979), traccia una storia della compilazione del dizionario e 
discute i debiti, soprattutto di impostazione, che la gia citata opera di Petrocchi e il Vo- 
cabolario della lingua parlata di G. Rigutini e P. Fanfani (Firenze, Cenniniana 1875) 
hanno nei confronti del Giorgini-Broglio, 

Nel lemmario non vengono registrati gli arcaismi (che, secondo Manzoni, andrebbe- 
ro raccolti in appositi repertori, diversi dal dizionario dell’uso). Per quanto riguarda la 
struttura della voce, scompaiono le citazioni d’autore, sostituite da esempi creati dal les- 
sicografo e da fraseologia tratta daH’uso. 

Le voci sono di facile lettura, perch£ ogni accezione inizia su una riga nuova, e di- 
stinta dal segno § e da un numero e consta di poche righe, alleggerita com’e del peso 
delle citazioni, 

Gli esempi sono ben confezionati e aggiungono informazioni alia definizione. Si ve- 
da la voce Svanzica. Talvolta da soli hanno il compito di definire un’accezione; si veda 
l’accezione § 4 figurata di Svegliare. 

Il linguaggio delle definizioni e degli esempi e veramente moderno; basta scorrere la 
pagina riportata a fianco, per notare che, a distanza di un secolo, appare comprensibi- 
lissimo, appena un po’ sostenuto. Il fiorentinismo contro cui aveva lanciato i suoi strali 
Graziadio Isaia Ascoli nel Proemio d\Y Archivio glottologico Italiana va ridimensionato: 
come nota Serianni (1990, p. 74) le forme con o toniea invece di uo adoperate sistemati- 
camente non sono piu di una dozzina (bono, movere, nora , novo, ecc.). Si veda omo 
negli esempi delle accezioni §1 e §2 di Svegliare. 

La coloritura fiorentineggiante emerge soprattutto nei costrutti idiomatic!. 



§ 3, PoH, pass, Svagato, 

§ 4, Agg. Questi ragassi sono u n po' troppo 
svagati. 

§5. S. m- Fa sempra to svagato . 

Svaoataccio, pegg. di Svagato. Svagataccio che 
siet ! 

Svaoatello-klla, s. m. a f. dim. di Svagato e di 
Svagata. ana svagatella / Quello svagatello di /£- 
gliolo. 

Svaqo, s. m. L'effetto dello avagarsi. Ceroa pas- 
seggiando un po'di svago ai suoi pensieri, 

§ Cosa che avaga. Certi tvaghi non sono da si - 
gnorine. 

Svaqolare, v, rifl, Andare svagandosi; Pasaare il 
tempo negli avaghi. Quei giovanetti non fanno altro 
che svagolarsi tutto il giomo. 

§ I. Part, pass. Svagolato. 

§ 2. Agg. Che attends principalraente a cose di 
nesaun rilievo, di svago. if uno svagolato che non 
sa come pastare il tempo. 

SvauoiaMknto, s. no. L’atto e L’efletto dello Bva- 
ligiare. 

Svaligiare, v. trana, Cavare dalla valigia. Appena 
arrivatp si mise a svaligiare tutti i suoi libri. 

§ 1. Svaligiare uno; Svaligiare una carrozsa; 
Portargli via tutta la roba, valigie o altro che vi aia. 
1 malandrini lo svaligiarono per la strada . Ogni 
canto sealigia.no la diligensa . 

§ 2. Part. pass. Svaligiato. 

Svaligiatork-trice, verb. m. e f. di svaligiare. 
Colui o Colei che s valigia, 

Svampaub, v. intr. Uacir fuori, Sfogare la vampa, 
il foco, 

§ 1. D'ira, odio e aimili; Quetnrsi, Paaaare dopo 
il primo afogo, il primo furore. Aspetta che gli sia 
svampato Vodio e poi vai a trovarlo . 

§ 2. Part. pass. Svampato. 

Svanimbnto, a. m. Lo avanire. 

Svanirb, v. intr. Perdere la forza, il aapore, l’odore, 
e aimili. Certs sostanze in vast aperti svaniscono. 
Nel fiasco lasoiato mezzo il vino svanisce. 

§ 1. Fig. Renders! vano; Venir meno. In poco 
d'ora svanirono tutte le sue speranse . 

§ 2, Part. pass. Svanito. 

§ 3, Agg. Che ba perso la aostanza, l’odore, il aa- 
pore. Vino svanito. 

§ 4. Svanito, o Svanito di mente, di persona che 
ha perduto della sua inteiligenzu, della memoria, Da 
un pexxo in qua i un po* svanito. 

Svano, a. m. Luogo luaciato voto ; Vano. C*era uno 
svano accanto all’uscio, dove uno si rimpiattava . 

Svantaooio, a. m. Coatr. di Vantaggio ; Incomodo ; 
Pregiudizio. Aveva lo svantaggio di dover satire 
molts scale. 

Svantagoiosamente, avv. Con isvantaggio. Hanno 
risoluta la causa svantaggiosamente per lui. 

Svahtaggioso, agg. Che 4 di svantaggio; Che ca- 
giona svantaggio. Abbiamo una stagione svantaggiosa 
per la eampagna. 1 

SvAnzjca, a, t Moneta austriaea, che vale circa 
diciaaette soldi italiani. Nel Vsneto si sente parlare 
ancora di svansiche, 

Svaporabile, agg* A tip a svaporare. 

Svaporarb, v. intr. e rifl. Mandar fuori i vapor i. 
Aperio un buco net terreno svapora tutto lo zolfo. 

§ 1. Svanirsi ; Perderai. L'aequm di oolonia suite- 
eitaments svapora. 

§ 2. Part. pass. Svaforato. 


Svaporazione, b . f, Lo Bvaporare. 

Svariatambntc, agg. In modo avariato. 

Svariatkzza, s. f . Aatr. di Sv&riato. L’eeaera sva- 
riato. Della svariatesza di colori. 

Svariato, agg. Di piu cose Tuna diveraa daU’aUra. 
Aveva degli abiti svartati. Color e svariato , 

SvaRIONB, s. m. Spropoaito; Errors. In quelle sue 
prose qualche hello svarione c*e semprs , 

Svasare, v. trana. Togliere una pianta dal vaao 
per metterla in un altro o in terra, Netlo svasare 
que' /lore Hint li guasto . 

§ Part. pass. Svasato. 

Svasatura, e, f, Lo $v sgarc. IHsogna aver occhio 
nella svasatura delle piante. 

Svecchiark, v. trana. Delle piante; Togliere il vec- 
chiume, Svecchiare le selve , 

§ 1, Fig. Ogni tanto e bene svecchiare la roba di 
casa. 

§ 2. Aasol, Cesaare di adoperare cose vecchie, abiti 
e aimili. Voglio svecchiare e farmi quatccsa di novo. 

g 3. Part. pass. Svecchiato. 

Svecchiatura, 8. f. Lo svecchiare. Ai boschi la 
svecchiatura giova , 

Svbolia, 8. f. Specie di orologio che caricato, ad 
una data ora t mette in moto una soneria che sveglia 
chi dorme. Ho comprato una sveglia , un orologio 

con la sveglia. 

§ Sveglia , dices! tra i militari II aonare che si ia 
la tromha o il tamburo alFora in cui debbono ave- 
gliarsi. Alle cinque tuona la sveglia. Semite la 
sveglia; alratevi. 

Svjkouare, v. trana. Il destare uno dal aonno ; De- 
stare. Domattina svegliatela a giomo. Fate male a 
svegliare il bambino cosl presto. 

§ 1. Fig. Renders piu attento, meno pigro al lavoro. 
Ogni tanto bisogna svegltar quelVomo al lavoro. 

§ 2. Eccitare; Movere alacremente. Svegliare Vani - 
mo della genie. La music a e fatta apposta per sve- 
gliare nell'omo certi sentiment i. B un libro che sve- 
glia in chiunque Vamor di patria. 

g 3. Rid. Des tarsi dal aonno. La mattina non mi 
sveglierei mat. Non c‘ e bisogno di chiamarlo ; si 
sveglia da si, 

§ 4. Fig, Su giovani , svegliatevi; non perdete 
tempo . 

§ 5. Di vento ; Cominciare a spirare. Dopo il mez* 
zc giomo si sveglia un po*di maestrale. 

§ 6. Part. pass. Svbouatg. 

§ 7 - Agg. DTngegno, di mente ; Presto ; Desto. E 
un giovane d'ingegno svegliato. Con qudla mente 
svegliata fara bene. 

§ 8. Di persona ; Che ha Fingegno* la mente sveglia. 
Pronto, Alacre, it un ragazzo svegliato. 

Sveoliariho, s. m. Scritto o altro che 4 fatto per 
svegliare la memoria di qualche cosa, d'un dovere e 
aimili. Non c'era bisogno di svegliarino per ram- 
mentargli il suo dovere. Perchi to mi ricordi di 
venire, mi ci vorrebbe uno svegliarino. 

Syegliatezza, a. f. Astr, di svegliato; l/essere 
svegliato. Quel figliolo e d'una svegliatesza di mente 
eke fa piaoere. Con quelta svegliatesza fara carriera. 

Svegliato, V. Svbgliarb. 

Sveolio, agg, Che non dorme; Che 4 in veglia, 
Sono state eveglio tutta la notte. 

§ Per svegliato, d* ingegno, di mente ; Alacre ; 
Pronto. Quel ragazzo e di mente motto sveglia. In- 
telUtto assai sveglia. 

Svslambnto, a. f. L’atto e F efletto dello aveifire. 



Rapporti fra parole 
e fra significati 


4. Rapporti fra parole e fra significati 

4.1 Arbitrariet^ e motivazione 

4.1.1 Senso e significato. Intensione ed estensione. Denotazione e connotazione 

4.2 Tra lessicologia, semantica e lessicografia 

4.2.1 Polisemia e omonimia 

4.2.2 Sinonimia 

4.2.3 Antonimia 

4 . 2.4 Iperonimia-iponimia, rapporto parte-tutto, solidariet& lessicale 

4.2.5 Spostamenti di significato: metafora, metonimia, sineddoche, eufemismo, antonomasia, 
ellissi 

4.2.6 Famiglie lessicali, campi semantici 

4.3 La descrizione del significato nei dizionari 
4.3.1 La definizione lessicografica 

4.4 Dizionari di sinonimi e contrari. Dizionari di omonimi 

4.5 Dizionari bilingui 

4.6 Dizionari onomasiologici e analogici, tesauri 


4.1 Arbitrarieta e motivazione 


L’idea che il lessico di una lingua sia una nomenclatura di cose e 
co ncetti e ant ica e radicata: nella Bibbia, Adamo viene incaricato dal Si- 
gnore di dare un nome agli animali (Mark Twain ci ha poi svelato che in 
realty fu Eva ad assumersi questo compito) e Adamo da loro il nome 
che loro spetta “per natura”. Quindi nella Bibbia non troviamo soltanto 






102 4. Rapporti fra parole efra significati - — 

la concezione nomenclatoria del lessieo, ma anche quella per cui i nomi 
sono legati da ragioni ontologiche, da qualita intrinseche, all’essenza 
delle cose e dei concetti che indicano. 

I popoli (e i bambini) debbono cpnoscere e apprezzare lingue e 
culture diverse per giungere a cogliere l’arbitrarieta, la convenzionalita 
del legame esistente tra significante e significato. La sola conoscenza 
n on basta : senza il rispetto per le lingue e le culture altre si cade nella 
tentazione^ di considerare solo la propria lingua e cultura degne deU uo- 
mo, e tutto il resto versi animaleschi o tutt’al piu balbetriT'primitivi , in- 

^fanSit 

~ Gli stessi Greci, come si vede dal dibattito riportato nel Cratilo di 
Platone e dagli scritti di Aristotele, erano consci deirimpossibilita di so- 
stenere per tutto il lessieo un legame motivate, non arbitrario tra signifi- 
cante e significato. 

Le onomatopee costituiscono un nucleo di significanti legati per 
natura al loro significato, ma anche ammettendo chenefe 
pi lejinguejiaturali si sianojwj^ or- 

mai le lingue ci appaiono come frutto della storia, cioe deH’arbitrarieta 
imbrigliata daila cdn^rizione ’cEe portaTTneTnbrir^di una comunita lin- 
guistica a istituire gli stessi rapporti arbitrari fra suoni (o grafie) e senso, 
pena I’isolamento e l’incomprensione. 

Quanti vedono nelle ricerche etimologiche il tentative di ricostruire 
la storia di una parola per awicinarsi al suo “vero” significato sembrano 
voler trascurare che, giunti all’etimo remoto, il legame che unisce tale 
etimo al suo significato e pur sempre arbitrario, e quindi tanto “vero” 
quanto il significato odierno della parola. 

Le lingue naturali sono pero arbitrage anche nel modo in cui rita- 
gliano il mondo da nominare: il latino sentiva la necessita di distinguere 
fra albas (‘bianco opaco’) e Candidas (‘bianco brillanteO, l’italiano no (e 
ha tratto il nome per il colore bianco indifferenziato dal germanico. 
btanH). I francesi non sono disturbati dal fatto che bois significhi sia ‘bo- 
sco’, sia legna’ e noi italiani non sentiamo come i francesi il bisogno di 
distinguere lessicalmente tra fiumi che si gettano in mare (Jleuve ) e fiumi 
immissari di altri fiumi ( riviere ) o come gli inglesi di avere due parole 
distinte per tempo atmosferico ( weather ) e tempo cronologico (time). 

Per citare Hjelmslev: “Ogni lingua traccia le sue particolari suddivi- 
sioni aU’interno della ‘massa del pensiero’ amorfa, e da rilievo in essa a 


4, Rapporti fra parole e fra significati 103 


fattori diversi in disposizioni diverse, pone ccntri di gravita in luoghi di- 
versi e da loro enfasi diverse. (...) Come la stessa sabbia si pud mettere 
in stampi diversi, come la stessa nuvola pud assumere forme sempre 
nuove, cosi la stessa materia pud essere formata o strutturata diversa- 
mente in lingue diverse. (...) La materia rimane, ogni volta, sostanza per 
una nuova forma, e non ha altra esistenza possibile al di la del suo esse- 
re sostanza per questa o quella forma” (1961; trad. it. 1968, pp. 56-57). 

Oggi gli studi delle funzioni neurofisiologiche hanno fatto emerge- 
re degli universali. Per esempio, nel caso dei colori sembra prevalere l’i- 
dea che tutti percepiscano gli stessi colori, nonostante le varie lingue ri- 
taglino diversamente lo spettro del colore. Il “pensiero” non e pit) visto 
come “massa amorfa” prima che intervenga il linguaggio a conferirgli ar- 
ticolazione, ma l’articolazione del linguaggio non riproduce Tarticolazio- 
ne del “pensiero”. 

Anche in questa veste aggiornata, la posizione del linguista struttu- 
ralista e radicalmente diversa dal realismo nomenclatorio, anzi ne rove- 
, scia la prospettiva. Iljinguista strutturalista SQsdene 

:■ noi vediamo cose, concetti, processi dipende anche dalla lingua che par- 

„ Tiai^ e^ le cose'esistono" 1 concetti hanno una loro realta 

st*. * ' t "mentale al di fuori della lingua: il linguista strutturalista non considera i 
* nomi come etichette e non crede cETTIiiSES Hi Ogni lingua naturale 
sia un insieme di etichette da “appiccicare’ a oggetti..e concetti. 

' * Gia Condillac e Humboldf avevlno accennatd'al fatto die non esi- 
ste il significato della parola presa singolarmente, che tale significato non 
si puo determinate semplicemerite attraverso Ta descrizione degli oggetti 
o dei concetti, ma che il significato di un segno e sempre relative a quel- 
lo di altri segni, che i conHhi tra significati di aree semantiche limitrofe 
variano da lingua a lingua e, nel tempo, all’interno della stessa lingua. 
Tuttavia e soprattutto nel nostro secolo, con Saussure prima, Hjelmslev 
poi, che questa arbitrarieta a tutti i livelli e state chiaramente enunciate. 


4.1.1 Senso e significato. Intensione ed estensione, 
Denotazione e connotazione 


Finora ho usato senso e significato come sinonimi e nella maggior 
parte dei casi i due termini sono considerati equivalenti. I linguisti che si 



4. Rapporfi fra parole e fra significati 


AWa0 y'UL# 


\ \\ \ C" 


occupano di sema ntica., tuttavia, abitualmente distinguon o fra 'sign ifi cato \ 
in quanto vaiore che un segno linguisticQ ha nel siste ma^ in astratto, e 
^OT^in quanto vaiore jche un segno linguistico ha nel cqntesto r in un 
enunciato. il senso e hnsieraeT^e asrodazfom che ciascuno di noi le- 
ga agli enunciatl e queste associazioni sono frutto delTesperieriza pcr s'o- 
nale, owiamente molto diver sa d a in dividuo a indi viduo, rriTgniTicato 
invece e quanto tutti quanti costantemente associano a un enunciate. In 
questo capitolo si parlera di significati, nel Capitolo 7, complice la di- 
mensione testuale, emergeranno considerazioni legate al senso. 

Si noti che in filosofia senso e significato - o piu comunemente 
senso e denotazione - traducono la coppia di termini tedeschi formujata 
da Frege (1892) Sinn e Bedeutung, che corrispondono all’incirca alia 
coppia di termini di Carnap (1947) intensione ed estensione, spiegata piu 
sotto in questo paragrafo. 

Quando si tratta di significato dei segni linguistici si pud accogliere 
l’idea di chi pensa che a un significante sia associate un numero di si- 
gnificati discreti oppure l’idea opposta di chi ritiene il significato un con- 
tinuum difficilmente delimitabile in “quanti”. I primi si awalgono mag- 
giormente di strumenti teorico-formali della linguistica e della logica, i 
secondi fanno piuttosto uso di un approccio al significato ispirato dalle 
metodologie dell’antropologia, della sociologia, della pragmatica. 

Dalla logica, da Carnap (1947) proviene, ad esempio , la distinzione 
fra significato intensionale ed estensionale. L estensione di un enunciato 
\ fl tiub valOTedn?©^ la stessa estensione sc so- 

no entrambi veri o entrambiTaTsr L’ estensione di un termine singolare e 
un individuo, 1’estensione di un predicate e una classe. L’estensione di 
“essere blu” e la classe degli oggetti che sono blu. 

U intensione di un’espressione e l’insieme delle informazioni lingui- 
stiche che determinano a che cosa si riferisce queli’espressione. L’inten- 
sione di un enunciato e detta proposizione, quella di un predicate pro- 
priety, quella di un termine singolare concetto individuate. L’intensione 
di “blu” e una funzione che associa a ciascun mondo possibiie l’insieme 
degli oggetti che sono blu in quel mondo possibiie. 

La coppia di termini ^^oiazwn^^nnMM^n^ negli ambienti.dei 
ling u i s t! e dei semiologi italiani e francesi permette di distinguere fra sj- 
gnificato primario e significato aggiunto, ottenuto per allargamenti e 


poiSmenS del signi ficato origihanoTTsignificati connotativi sono quelli 




4. Rapporti fra parole e fra significati 105 


che i dizionari spesso indicano con le abbreviazioni per estenslione /, 
figlurato l o con la notazione traslato . 

Nero , ad esempio, ha un significato denotativ e che il Devoto-Oli 
(1990rdescdve^ come segue: “Capace di assorbire tutte le radiazioni otti- 
che che riceve in modo da non rimandarne alcuna che ecciti Pocchio”. 
Ha poi dei significati connotativi quali “simbolo del lutto, delfangoscia, 
del male, 3efla coIpiTec^ confusa 

con II senso: benche sia un significato secondan o^ § pur sem pre .-app af- 
tenente al sistema e non legato a esperienze individual!. 


4.2 Tra lessicologia, sem antica c lessicografia 

La lessicologia e lo_studio dei lessemi di^ una lingua. Il lessem a e 
un’unita lessicale a due facce (significante e significato) e appartiene al 
sistema^ come il fonema e il morfema. Anzi, il termine lessema e nato 
proprio per avere il corrispondente lessicale di fonema , un’entita astratta 
che evitasse Puso di parola, vocabolo troppo ambiguo. 

Ad esempio, a una concreta parola fonica e grafica pianta , corri- 
spondono due forme flesse del lessema piant(a)re (la terza persona 
sing. delPindicativo presente e la seconda persona sing. delPimperativo), 
il participio passato al femminile singolare di piangere e il singolare del 
lessema pianta , ‘albero’. Piu parole sul piano del significante associate a 
un significato unico, come coda di rospo ‘rana pescatrice’, lemme lemme 
‘lentamente’, corrispondono a un unico lessema. 

Per alcuni lessema corrisponde al solo morfema lessicale, distinto 
dai morfemi grammalfcalf 'e' derivazidnali. Per la maggioranza dei lessico- 
logi corrisponde all’intera unita lessicale e, anzi, spesso a una famiglia di 
unita lessicali: prendiamo il lessema affondare , ha il significato ‘far af- 
fondare’ (// siluro affonda la nave), ma ha anche quello di ‘andare a fon- 
do, colare a picco’ {La nave affonda). Sono due unita lessicali distinte, 
dal momento che un’unita lessicale si definisce come Passociazione di 
un significante e di un solo significato, ma pud essere utile considerarle 
un solo lessema, come pure nel caso di forte , aggettivo e awerbio ( Un 
uomo forte, Scommette forte) o di gelato, nome non numerabile e mime- 




4. Rapporti fra parole e fra significati 


rabile (Un chilo di gelato; Mangiare un gelato), In quest! casi, ricorrenti 
in modo sistematico nel lessico, pud essere conveniente un lessema uni- 
co che copre una famiglia di unita lessicali. 

Invece in un caso non prevedibile come piano (di una scala) e 
piano (progetto) o piano (strumento musicale) ci si trova jOrt mie a. tire 
uriitS lessicali e a tre lessemi. 

Ea distirizione fra unita lessicale e lessema puo tornare utile per af- 
frontare le metafore e altri spostamenti di significato, in particolare in 
tutte quelle occasioni in cui, pur riconoscendo che ci si trova di fronte a 
significati diversi, e quindi a unita lessicali diverse, si vogliono sottoli- 
neare le parentele fra questi significati. 

La disciplina che si occupa dei significati dei segni linguistici e la 
s emantica l quando il segno' lin'guisticd e una parola o un’altra urifta hn- 
"guistica lessicale, la semantica che se ne occupa e detta semantica les- 
sicale. 

Lessicologia e semantica lessicale sarebbero coincidenti, se la se- 
conda non fosse totalmente indifferente al significante, e invece interes- 
sata alle relazioni fra significati (sinonimia, iperonimia, solidarieta lessi- 
cale, ecc.) e alle condizioni di verita. Per i lessicologi invece il significan- 
te ha molta importanza, in particolare negli ambiti classici della ricerca 
lessicologica, quail studio dell’etimologia, di calchi e forestierismi, della 
creazione di neologismi. 

La descrizione del significato di un segno e stata affrontata dalla se- 
mantica ispirata dalla linguistica strutturale per mezzo della scomposizio- 
ne in tratti semantici o semi, sulla scorta dell’analisi dei fonemi in tratti 
fonetici. Ad esempio hue e tow condividono i semi [+ bovino, + adulto, 
+ maschio], differiscono per il tratto [atto alia procreazione]. L’enuclea- 
zione di un numero finito di semi con cui descrivere il significato dell’in- 
tero lessico di una lingua non ha perd dato i risultati che si speravano (il 
numero dei tratti finisce quasi per uguagliare il numero dei lessemi da 
definire) e l’analisi in tratti e piuttosto applicata a segni appartenenti a 
campi semantici delimitati (si veda oltre il § 4.2.6). 

Altri modelli della eompetenza semantica del parlante sono stati 
proposti in ambito psicolinguistico, filosofico e di intelligenza artificiale: 
fra i piu interessanti quello di Putnam (1975, 1988) e quello del prototipo. 

Putnam osserva che tutti noi sappiamo che un faggio non e un ol- 
mo, ma molti di noi non saprebbero distinguere uno dall’altro perche le 





4, Rapporti fra parole e fra significati 107 

conoscenze in nostro possesso non sono sufficienti. Lo stesso accade 
per molti altri nomi di specie naturali come animali, metalli, pietre pre- 
ziose. Noi sappiamo che un diamante non e uno zircone, ma non abbia- 
mo un concetto preciso della denotazione di diamante rispetto a quella 
di zircone. Per fissare queste denotazioni bisogna ricorrere a degli 
esperti: c’e una “divisione del lavoro linguistico” per cui la maggior parte 
dei parlanti associa a un nome di specie naturale uno stereotipo, un’idea 
convenzionale che non costituisce necessariamente una caratterizzazione 
corretta dell’estensione del nome di specie naturale. Lo stereotipo rag- 
gruppa le informazioni socialmente obbligatorie perche un parlante che 
usa il nome di specie naturale venga riconosciuto competente nell’uso 
del nome. Le definizioni lessicografiche dei nomi di specie naturale sono 
dei compromessi, oscillano fra la descrizione della conoscenza dell’e- 
sperto, descrizione spesso cost tecnica da riuscire incomprensibile ai 
piu, e la descrizione dello stereotipo. 

La teoria del prototipo suggerisce che la rappresentazione mentale 
dei concetti, soprattutto dei significati di parole che indicano animali, 
piante, minerali o manufatti, e organizzata intorno a esemplari tipici. Ad 
esempio, il prototipo di uccello potrebbe essere il passero o il Colombo, 
di sicuro non il pinguino o lo struzzo, perche sono uccelli che non vola- 
no. E una teoria utile per indagare come si forma il significato nel bam- 
bino e anche per stabilire se ci sono concetti comuni a culture molto di- 
verse. Le caratteristiche prototipiche sono legate all’orizzonte di espe- 
rienze del soggetto piu che determinate dall’estensione; gli studi speri- 
mentali hanno dimostrato che ci sono motivazioni costanti nello sceglie- 
re un prototipo di veicolo, di frutto, ecc., ma anche che i giudizi di tipi- 
cita possono variare molto non solo tra parlanti diversi, ma addirittura 
per lo stesso parlante in momenti diversi (efr, Rosch 1978; Barsalou 
1987; Kleiber 1990). 

Quanto alia lessicografia, la tecnica di compilazione di dizionari, 
essa si awale degli studi di lessicologia, semantica, morfologia, sintassi, 
statistica, capacita percettiva dell’occhio, ecc. e anche di ricerche meta- 
lessicografiche (come disegnare un lemmario o le voci secondo le esi- 
genze di fasce diverse di utenti). 

Il rapporto fra lessicologia e lessicografia non e piu, ammesso che 
lo sia stato, un rapporto di filiazione, con la teoria che viene calata nella 
prassi; la lessicologia e una delle molte fonti di informazione del lessico- 



4, Rapporti fra parole efra significati 


grafo e d’altra parte la lessicografia moderna sta diventando sempre piu 
spesso, soprattutto nella sua veste elettronica, una fonte di ispirazione 
per i linguist!. 


4,2.1 Polisemia e omonimia 




Sulla base di quanto detto nel paragrafo precedente i les semi pos - 
sono essere polisemici, cioe avere piu di un significato. Le unita lessicali 
invFce non possono per definizione avere piu di un significato. 

Generalmente i significati di un lessema polisemico hanno un de- 
nominatore comune, un significato fondamentale, originario, perche la 
polisemia e il risultato del minimo sforzo che i parlanti fanno per co- 
miinime: essi riutilizzano significant! gia esistenti per nuovi significati 
Lo™sfoHo" necessario per coniare (e per assimilare) un nuovo significan- 
ts per un nuovo significato viene evitatp, tutte. le volte che’ e pos siB'ife« 
I neologismi sono percio in gran parte neologismi semantici, neologi- 
smi nuovi solo per il significato. La scelta del significante da riutilizzare 
si fa sulla base delPanalogia e questo spiega perche i significati di un 
lessema polisemico hanno qualcosa in comune; pensiamo alia finestra 
nei programmi di videoscrittura, alia forbice dei prezzi, agli imbottiglia- 
menti di auto. 


Il significato di un lessema si pud modificare estendendolo, restrin- 
gendolo, rendendolo figura, simbolo di qualcosa di analogo ma diverso 
(cfr. il § 4.2.5): lo si pud fare per ragioni neologiche, e in tal caso si adot- 
ta, appunto, la strategia del minimo sforzo, oppure per motivazioni di ti- 
po retorico-letterario, e in tal caso questi spostamenti di significato rive- 
lano il frutto di un lavorio creativo. 

E piu comune che un significato venga esteso, piuttosto che venga 
ristretto. Esempi di significati ristretti sono: modella per ‘indossatrice’, so - 
brio per ‘non ubriaco’, freddare per ‘uccidere volontariamente general- 
mente con un eolpo d’arma da fuoco’, respiro per ‘singolo atto inspirato- 
rio o espiratorio > . Verde nell’accezione di ‘ricco di vegetazione’ ha un si- 
gnificato ristretto, cioe ‘che ha attinenza con Tagricoltura*; ha poi varie 
accezioni che corrispondono a significati estesi ‘attinente a movimenti 
socio-politici ecologisti’, ‘di frutto, non ancora maturo’, ‘di legna, fieno e 
sim, non stagionato’, ecc. 



4. Rapporti fra parole efra significati 109 


Piu un lessema ha realizzazioni frequenti nei testi, piu fa parte del 
lessico centrale di una lingua, piu e probabile sia polisemico, perche 
riutilizzare un significante comune richie.de meno sforzo mnemonico 
che riutilizzarne uno piu raro, I linguaggi specialistici cercano di usare 
termini monosemici, ma accade spesso che un termine molto popolare 
fra gli studiosi di una materia finisca per assumere significati leggermen- 
te diversi da scuola a scuola, diventando polisemico. Quando una lin- 
gua accoglie un prestito straniero costituito da un lessema polisemico 
nella lingua di partenza, lo accoglie con un significato specialistico: si 
pensi ai molti significati di goal in inglese e alia sua specializzazione ita- 
liana in quanto ‘rete nel gioco del calcio 5 . Nel § 4.3 illustrero come i di- 
zionari affrontano la polisemia e in particolare la polisemia dei lessemi 
piu comuni. 

La polisemia si riscontra sul piano del sistema, dell’astratta conside- 
razione delle unita lessicali; i lessemi sono polisemici, le parole, la loro 
realizzazione concreta nei testi, sono quasi sempre disambiguate dal 
contesto in cui compaiono. 

L’omonimia e invece il fenomeno per cui parole di origine etimolo- 
gica diversa finiscono per avere significant! coincident, Mentre in fran- 
cese gran parte degli omonimi sono dovuti all’erosione fonetica (cfr. 
Widlak 1976), in italiano gli omonimi sono il risultato della coesistenza 
di prestiti di varia provenienza diventati omofoni nel processo d’adatta- 
mento alia fonetica e grafia italiana. Se> ad esempio, gli adattamenti ita- 
liani scrollare e scannare, dall’inglese to scroll e to scan, si affermeranno 
anche fuori dalla cerchia degli informatici, i prossimi dizionari monolin- 
gui italiani dovranno segnalarli come omonimi di scrollare (derivato da 
crollare con s- durativo) e di scannare (derivato di canna [della gola] 


con 5- sottrattivo). 

L’inglese per le sue vicende fonetiche ha omografi non omofoni, 
cioe parole che si scrivono nello stesso modo, ma si pronunciano diver- 
samente, ad esempio il presente e il passato del verbo ingl. to read (leg- 
gere’), che si scrivono sempre read, ma si leggono rispettivamente [riidl 
e [red] e omofoni non omografi, esempio right ; rite , Wright, write, che si 
pronunciano tutti [rail]. L’italiano, invece, data la quasi perfetta corrb 
spondenza tra grafia e pronuncia, ha omonimi che sono sia omografi sia 
omofoni. L’omofonia pud essere impedita da ^ffergnze.di accento toni- 


co ( principi e princtpi, ancora e ancora), o daU’opposlzione ./e/ /e/, /o/ 



110 4. Rapporti fra parole e fra significati 


fa/ {pesca , pesca , botte, botte) e piu raramente /dz/ /ds/, /z/ /s/ ( mezzo 
‘che e meta\ mezzo ‘piu che maturo’, rosa ‘fiore’, rosa ‘participio passato 
di rodere ’). 

L’omonimia grammaticale somma aH’ornofonia e all’omografia an- 
che rappartenenza alia stessa parte del discorso. Esempi italiani sono: 
diligenza, scerijfo, schifo , tarn, 

Chi ritiene Tomonimia molto rara in italiano, parte da un computo 
dei soli lemmi omonimici riscontrabili nei lemmari dei dizionari mono- 
lingui e traseura tutti i casi in cui forme verbali flesse sono omonime di 
sostantivi (esempio legge, letto , affetto, porto , pianta , eec.). E stato calco- 
lato che in un testo italiano con un lemmatizzatore automatic©, cioe un 
programma che riconduce le forme presenti in un testo al rispettivo lem- 
ma, si trova il 46% di forme doppiamente o triplamente etichettabili a 
causa degli omonimi e in particolare degli omonimi di flessione (cfr. De 
Mauro 1994, p. xix). Del trattamento lessicografico delPomonimia si di- 
scutera nel § 4.3 e dei dizionari di omonimi nel § 4.4. 


4.2.2 Sinonimia 


La sinonimia, il fenomeno per cui due unita lessicali dal significan- 
te diverso hanno lo stesso significato, e ceito ibpiumotoe il piu impor- 
tante dei rapporti semantic!. Dare una definizione sinonimica e il modo 
piu spiccio drch^ di una parola. La parafrasi, la rifor- 

mulazione si fondano sulla sinonimia fra unita lessicali piu o meno este- 


se. Perfino la possibility di tradurre da una lingua a un’altra si basa sul- 
Tistituzione di relazioni sinonimiche fra unita lessicali di codici diversi. 


Questa sinonimia fra lingue natural! e detta anche eteronirnia. 

Se due unita lessicali hanno lo stesso significato dovrebbero poter- 
si sostituire negli stessi contest!: in realta la sinonimia e possibile nel si- 
stema, in astratto, ma molto difficile da trovare nei concreti contest!. Ve- 
diamo che perfino tra e fra, parole identiche sul piano del significato, 
non sono cost facilmente intercambiabili in contesti come trafratelli e 
fra tranelli , per ragioni eufooiche, Cio che solitamente impedisce di so- 
stituire un sinonimo a un altro e il fatto che se i significati denotativi di 
due significant! diversi possono essere equivalent!, i loro significati con- 
notativi non lo sono quasi mai. Per riprendere Tesempio di nero , in 




4. Rapporti fra parole e fra significati 111 

molte culture il simbolo del lutto e il bianco, non il nero. Quindi Pe- 
spressione vestito a lutto si pud parafrasare sinonimicamente con vestito 
di nero solo in certe culture. 

Papa e mamma hanno una connotazione affettuosa che padre e 
madre non hanno. 

In italiano il tardo raggiungimento di un’unita linguistica ha deter- 
minate la “geosinonimia”, cioe il fenomeno per cui acquaio e sinonimo 
di lavandino e pedalino di calzino solo in certe regioni. 

L’eteronimia, la sinonimia tra codici diversi, e direttamente collega- 
ta alia concezione del lessico come nomenclatura, alia credenza che le 
lingue naturali appiccichino delle etichette a realta extralinguistiche 
preesistenti. I dizionari bilingui o plurilingui sono costruiti su questa 
concezione non condivisa, come abbiamo visto nel § 4.1, dalla linguisti- 
ca moderna. Nel § 4.5 cerchero di illustrare come i lessicografi abbiano 
aggirato il problema. 

Piu avanti in questo stesso capitolo trattero della sinonimia nei di- 
zionari monolingui e di dizionari di sinonimi; di sinonirni non apparte- 
nenti al sistema, ma creati dai testi parlerd invece nel § 6.7. 

V 

\ 

4.2.3 Antonimia 

Due unita lessicali sono dette antonime o contrarie quando hanno 
significato rah&arioTaB esempio, beUo/bmtto , amore/odio. 

L’antonlmiiT d caratteristica soprattutto degli aggeftivre dei nomi a 
essi legati; esistono prefissi italiani come dis in-, s-, a- che premessi a 
una base danno il suo antonimo: i n l eresse/ d is in ter esse, logico/illogico , 
misurato/smisurato , storico/astorico. 

L’antonimia pud essere graduabile: fra bello e brutto ci pud essere 
carino , passabile ; non amore non equivale necessariamente a odio, e’e 
posto per indifferenza , antipatia , ecc. Raramente nel linguaggio comu- 
ne ci sono antonimi complementary cioe non graduabili. Sono piu fre- 
quent! nei linguaggi scientifici. Vivo/morto e un esempio di coppia com- 
plementare che le moderne conquiste della medicina e della biologia 
stanno rendendo graduabile. Si pud costruire un complementare artifi- 
cialmente cioe negando un lessema: non nero e antonimo complemen- 
tare di nero . 




112 4. Rapporti fra parole e fra sig nificati 


4. Rapportifra parole e fra significati 113 


Come contrari sono spesso indicate coppie di lessemi che sono 
piuttosto simmetrici o inversi , quali comprare/vendere , servo/padrone , 
maestro/ discepolo. In queste coppie non si riscontra un tratto semantico 
con polarita ora positiva ora negativa, quanto un interscambio, un red- 
proco rinvio, un definirsi l’uno rispetto all’altro. 

Enantiosemia e detto il fenomeno per cui una parola puo avere sia 
un significato, sia il suo opposto: alto pud significare sia ‘alto’, sia ‘pro- 
fondo’, apparent e ‘che e evidente’ e ‘che sembra e che non e , cacciare 
‘inseguire per raggiungere’ e ‘manclare via, allontanare’. Lepschy (1989) 
ha individuate) circa 170 casi, scorrendo il dizionario Devoto-Oli (1971). 
Talvolta si tratta di omonimi, come per mondezza ‘purezza’ e, dialettale, 
‘immondizia’, o liiico , ‘che produce pietre’ (dal greco lithikos ) o che 
scioglie’ (dal greco lytikos), o di derivati da prefissi ominimi come s- e 
in-. Si pensi a spolverare ‘togliere la polvere’, ‘spargere la polvere’, e a 
impiantabile ‘che puo essere impiantato’ e ‘che non puo essere pianta- 
to\ Altre volte un significato si e sviluppato da un altro, ma entrambi 
coesistono, come storia ‘resoconto vero di fatti reali’ e ‘resoconto inven- 
tato, bugia\ “La varieta stessa di queste condizioni mette in evidenza che 
questi esempi, per quanto numerosi, costituiscono un aggregato in gran 
parte casuale e disparate piuttosto che un insieme caratterizzato da inte- 
ressanti tratti specifici” (Lepschy 1989, p. 155). 


4.2.4 Iperonimia-iponimia, rapporto parte-tutto, 
solidarieta lessicale 

Llperonimo e il termine generico, detto anche sovraordinato , sotto 
il quale si possono raggruppare uno o piu iponimi, termini specifici detti 
anche sottordinati 

Ad esempio, garofano , rosa , gladiolo sono co-iponimi dell’iperoni- 
mo fiore. L’iponimo ha estensione piu ristretta dell’iperonimo e ha invece 
un numero di tratti semantici maggiore. Infatti per dire in che modo il 
gladiolo differisce daila rosa, si devono utilizzare tutti i tratti di fiore e 
poi elencare quelli specifici di gladiolo non presenti nella definizione di 
rosa o viceversa. 

La definizione attraverso genere prossimo e differenza specifics e 
costruita sul rapporto di iperonimia'-iponimia, che e anche alia base della 



struttura di molti dizionari onomasiologici e dei tesauri per la ricerca di 
informazioni nelle banche di dati (si veda oltre il § 4.6). 

Non sempre le lingue naturali presentano iperonimi format! da una 
sola parola: talvolta e necessario crearli ricorrendo a locuzioni come luo- 
go di culto , arma da fuoco. Gli iperonimi, specie gli iperonimi non scien- 
tific*, sono una delle aree lessicali che meglio dimostrano l’anisomorfismo 
semantico, doe la diversity con cui le lingue naturali ritagliano la materia 
da nominare: spesso manca il termine corrispondente in una determinata 
lingua, o se e’e, ha un grado diverso di genericita. Basta pensare agli ipo- 
nimi che un italiano raggruppa sotto l’iperonimo verdura e a quelli che 
un francese mette sotto 1’iperonimo legumes e Pinglese sotto vegetables. 

Insieme alia sinonimia, al rapporto parte-tutto e alia solidarieta les- 
sicale, il rapporto iperonimo-iponimo e uno dei mezzi semantici attraver- 
so cui si garantisce la coesione di un testo (si veda il Cap. 6). 

Il rapporto parte-tutto, detto anche con termini dotti rapporto rne- 
ronimo-olonimo e, fra le relazioni esaminate finora, il piu legato a cono- 
scenze enciclopediche e pragmatiche. Se uno non sa che la penna e una 
parte del martello corre il rischio di non capire un enunciato come “De- 
vo comprare un martello nuovo. Si e rotta la penna e non riesco a schio- 
dare le assi”. Alio stesso modo se uno non conosce lo scenario del matri- 
monio occidentale con sposa in abito lungo bianco, sposo in abito da 
sposo, ecc. non puo cogliere l’ironia di un resoconto come il seguente 
“Matrimonio dell’anno ieri al Santuario di XY : non tutti pero hanno gradi- 
to lo humor del testimone dello sposo che si e presentato con tre anelli, 
di cui uno al naso”. Matrimonio in questo caso funge da olonimo e 
anello nell’accezione di ‘fede nuziale’ e un suo meronimo. Includere le 
relazioni fra elementi di uno scenario sotto I’ombrello della relazione 
parte-tutto non e esplicitamente fatto da tutti, ma mi pare sia un uso led- 
to anche se figurato. Se si trova inaccettabile questo uso figurato, si pos- 
sono far rientrare le relazioni fra scenario e suoi elementi nella solida- 
rieta lessicale (v. poco oltre). 

Soprattutto i parlanti giovani tendono a confondere l’olonimo con 
I’iperonimo; per distinguerli giova ricordare che l’iponimo e sempre il 
suo iperonimo con qualche tratto in piu: il garofano e un fiore, mentre 
non tutti i fiori sono garofani. Il meronimo invece non e il suo olonimo, 
ne e solo parte. Un libro e una pubblicazione, ma non e una biblioteca, 
ne puo solo far parte. 



114 4. Rapporti fm parole e fra significati 


A richiamare 1’attenzione dei linguisti sulla solidarieta lessicale e 
stato Coseriu (1967): a differenza dei rapporti sinonimici, antonimici e 
iperonimici che sono paradigmatici, sostitutivi, la solidarieta e sintagmati- 
ca, si instaura fra lessemi le cui realizzazioni concrete possono essere 
contemporanearnente present! negli stessi enunciati. La solidarieta pud 
essere basata sull’affinita (ad esempio fra uomo e giovane , capello e tic- 
cio), sulla selezione (come fra guidare e un iponimo di veicolo , ad esem- 
pio auto , camion , , carro ), suH’implicazione (come tra afferrare e mano). 

La solidarieta lessicale per selezione, quella per cui la scelta di una 
parola e praticamente obbligata dalla presenza di un’altra parola, e alia 
base di molte collocazioni ristrette (vedi il § 6.6.2): lo stesso Coseriu fa 
notare che quando si spezza o si sottolinea questa solidarieta si creano 
effetti stilistici particolari. Esempio: Batte la testa e qualcbeferro ancora 
cal do. 


4,2.5 Spostamenti di significato: metafora, metonimia, sineddoche, 
eufemismo, antonomasia, ellissi 

Quando si dice che qualcuno e un’aquila perche ha una mente 
acuta o e un leone perche e combattivo, che e una spina nel fianco per- 
che da noia; quando si dice che qualcosa e il nocciolo della questione, 
quando si parla della trama del romanzo, quando si chiudono i cordoni 
della borsa o si mettono i bastoni fra le ruote, si stanno facendo delle 
metafore. Non si stanno piu usando aquila , trama , bastoni e ruote nel 
loro significato primario, ma come figure di qualcosa d’altro. 

Alcune di queste figure sono ormai cost radicate che molti non 
sanno di che cosa sono metafore: se per sostituire trama del romanzo ri- 
corriamo al dizionario, troviamo intreccio , ma il collo della bottiglia, la 
gamba del tavolo, il fusto della colonna, la nervatura della foglia, la ve- 
na d’acqua, la cresta della montagna non sono mai stati sostituibili, sono 
delle catacresi, dette anche “metafore di denominazione, perche colma- 
no vuoti del vocabolario di una lingua” (Mortara Garavelli 1989, p- 163). 

La metonimia e uno scambio di nome, “la designazione di un’entita 
qualsiasi mediante il nome di un’altra entita che stia alia prima come la 
causa sta all’effetto e viceversa oppure le corrisponda per legami di red- 
proca dipendenza (contenente / contenuto; occupante / luogo occupato; 



4. Rapporti fra parole e fra significati 11S 


proprietario / proprieta materiale o morale ecc.)” (Mortara Garavelli 
1989, p. 149). Particolarmente frequenti sono le metonimie del conte- 
nente per il contenuto, come nelle espressioni here un bicchierino, sco- 
lare una bottiglia ; dello strumento per chi lo adopera ( essere una buona 
forchetta, una buona pennd)-, del fisico per il morale (avere fegato, non 
avere cervello)\ della localita di produ 2 ione per il prodotto ( il gorgonzo- 
la, il barolo)', della marca per il prodotto (guidare una Fiat). 

La sineddoche consiste nell’esprimere il tutto nominandone solo 
una parte*’ Tusare ifsingolafe'per TT pIurale, la "specie per "H^gefTere^Ta' 
materia" HTcui e falloToggefto perd^ggettc^stes^soT^ono-esen^ 
neddoche tet to pe r r casS\Jbrro per' ‘spltt&’i' ptm&per ‘cibo’, I’italiano p er 
‘gli italiani’. 


Sposfamenti di significato sono dovuti all’eufemismo, cioe a quella 
figura retorica che mira a velare, attenuare do che viene considerate di- 
sdicevole, troppo crudo per essere detto'^ 

re, perifrasi, litoti, allusioni, antonomasie si evita di nommare parti e run- 
zioni del corpo umano, o altre realta oggetto di scandalo o timore nella 
comunita linguistica. Moltissimi eufemismi riguardano la malattia e la 


morte: scomparire, mancare, passare a miglior vita, smettere di penare, 
lasciare questa valle di lacrime, salire al Cielo sono eufemismi per mori- 
re, male incurabile, brutta malattia , male del secolo stanno per tumore. 
Sentirsi poco bene , essere indisposto sono eufemismi per star male. 
Gioielli di famiglia, zebedei, i cosiddetti sono eufemismi per testicoli. Pe- 
ripatetica, passeggiatrice, donnina allegra, etera, una di quelle, monda- 
na, sono modi per evitare di dire prostituta. Il procedimento eufemistico 


ha spesso prodotto delle parole nuove ottenute per deformazione di 
esclamazioni volgari o blasfeme: acciderba, accidempoli, accipicchia so- 
no varianti eufemistiche di accidenti, madosca di madonna, cribbio di 
cristo ; diamine e un incrocio fra diavolo e domine. 

Dell’antonomasia si e gia parlato nel § 3.11, trattando del passaggio 
dal nome proprio al nome comune. Pero oltre alle antonomasie basate 
su nomi propri ci sono quelle basate su nomi comuni, come la Riforma, 
che indica la riforma protestante, o su numerali: la cinquecento, nota uti- 
litaria della Fiat, il Trecento, il Cinquecento che indica no per eccellenza 
rispettivamente il secolo XIV e il XVI e non, come il significato consenti- 
rebbe, il IV o il VI secolo prima o dopo Cristo. Un tempo i dizionari 
ospitavano soltanto le antonomasie bibliche, classiche, al piu manzonia- 


116 4. Rapportifra parole efra signjflcaH 


ne: ora ospitano anche le antonomasie giornalistiche delle cronache, co- 
me la Signora per ‘la Juventus’, o VAwocato per ‘Gianni Agnelli’, regi- 
strar dal Devoto-Oli (1990). 

L’ellissi e un procedimento che provoca spesso conversione (cfr. il 
§ 1.3): portatile per computer portatile, Hecappottabile per auto decap- 
pottabile, direttrice per linea direttrice , coronarie per arterie coronarie, 
nera per cronaca nera, traversa per via traversa sono esempi di passag- 
gio da aggettivo a sostantivo per ellissi del sostantivo originario. 

Una crono per gara a cronometro, la disco per disco-music, la ta- 
pe per cerniera lampo sono esempi di ellissi che possono provocare 
cambiamenti di genere (lampo da maschile a femminile) e casi di isola- 
mento deU’elemento di composizione “restituito” alia sua parte del discor- 
so originaria (in greco le parole chronos e dtskos sono sostantivi). Crono 
infatti e abbreviato per cronometro e disco in disco-music e un accorcia- 
mento di discoteca, come foto lo e di fotografia o auto di automobile. 

Deriva per chiglia di deriva , la Finanza per la Guardia di Finanza 
e ellissi e antonomasia insieme, angolo e rigore per calcio d’angolo, di ri- 
gore, un palo , una traversa per tin che colpiscono un palo o una traversa 
della porta nel gioco del calcio, la zona per gioco a zona sono esempi di 
ellissi in cui i procedimenti di selezione di do che si puo omettere si ba- 
sano pesantemente su una presunzione di conoscenze condivise, 

Potrebbero benissimo rientrare nell’ellissi giustapposizioni, come 
scuola (di) guida, posto (per l)auto , fermo (in) posta, nelle quali le pre- 
posizioni sono omesse, e altre come nave scuola, auto civetta, parola 
cbiave, progetto pilota nelle quali si puo immaginare l’ellissi della copula 
(il/la X c un[a] y) o piu verosimilmente 1’ellissi del pronome relativo e 
del verbo (che fa da, che e un[a]). Tuttavia, come ho notato nel § 2.4, il 
trattamento che i dizionari riservano a questi fenomeni e piuttosto non 
sintattico (cioe si limitano a registrarli e a spiegarne il significato senza 
etichettarli grammaticalmente) o, se e sintattico, viene spiegato in termini 
di conversione: nel Devoto-Oli (1990), nel Palazzi-Folena (1992), nello 
Zingarelli (1995), pilota, scuola ecc. vengono considerati, in usi simili a 
quelli sopra menzionati, aggettivi invariabili sempre posposti. 

E interessante notare che ellissi si verificano spesso nell’assunzione 
dei prestiti: lo scotch da Scotch Whisky, il blitz da Blitzkrieg, il night da 
night club, i jeans da blue-jeans. Gli esempi riportati fanno pensare che 
si prenda la prima parola, e nei casi di scotch e night le parole che an- 



4. Rapporti fra parole e fra significati 117 


cora non erano dei prestiti gia acclimatati, come club e whisky. In blue- 
jeans il riconoscimento del colore porta a non omettere il sostantivo. 

Nei dizionari, owiamente, sono registrate solo le catacresi di me- 
tafore, metonimie e sineddochi, quelle riconoscibili fuori di contesto e 
fissate dall’uso, gli eufemismi e le antonomasie piu conosciute e le ellissi 
ormai lessicalizzate. 


4.2.6 Famiglie lessicali, campi semantic! 

La famiglia lessicale e un insieme di parole che hanno in comune 
la forma e una parte di significato in quanto derivano dalla stessa base. 
La comunanza di forma e piu importante della condivisione del signify 
cato, che e soltanto una conseguenza dell’avere la stessa base formale. 
Quando per spostamenti di significato non si riesce piu a cogliere il le- 
game semantico, non per questo l’unita lessicale cessa di far parte della 
famiglia. 

Per esempio, canicola fa parte della famiglia di cane perche il pe- 
riodo piu caldo dell’anno, e quello in cui il Sole ha oltrepassato le co- 
stellazioni del Cane maggiore e del Cane minore e, come spiega l’etimo- 
logia del Devoto-Oli (1990), la parola viene “dal lat. canicula (dim. 
femm. di earns ‘cane’), termine col quale si designava la Stella Sirio del 
Cane minore, in cui la leggenda vedeva la cagnetta Mera”. Inversamente, 
quando per questioni di allotropia si hanno basi diverse come albero e 
lat. arbor. ; pur essendo le due basi degli eteronimi, dei sinonimi con si- 
gnificato praticamente uguale, i linguisti preferiscono parlare di famiglie 
lessicali coilegate. 

Un campo semantico (detto anche campo lessicale) e un insieme 
di unita lessicali connesse da relazioni sintagmatiche e paradigmatiche. 
Fra i campi piu studiati nelle varie lingue ci sono quello dei termini di 
parentela e quello dei termini di colore. Ad esempio, il campo semanti- 
co di cavallo, indagato da Alinei (1974), comprende iperonimi (equina), 
iponimi ( destriero , ronzino , ecc.), meronimi ( criniera , , zoccolo , ecc.), so- 
lidarieta lessicali (galoppare, nitrire, strigliare , montare, , ecc.), scenari in 
cui rientrano fiaccherai , finimenti , ippodromi , scommesse , ecc. 

La nozione e stata introdotta soprattutto da linguisti tedeschi, fra cui 
Trier e Weisgerber che parlavano di Wortfeld. I teorici del campo lessica- 



118 4. Rapporti fra parole e fra significati 


le sono strutturalisti, pensano che il campo sia un modo di strutturare 
un’area concettuale e che il valore delle unita lessicali sia determinate 
soltanto dalle relazioni con altre unita del campo. AlPinterno del campo 
la descrizione del significato e fatta attraverso tratti semantici. 

Il maggior inconveniente della teoria del campo sta nella difficolta 
di stabilire i confini di un’area concettuale astorica e universale rispetto a 
tutte le articolazioni linguistiche. Come ho fatto notare nel § 4.1 citando 
Hjelmslev, la sostanza del significato si individua soltanto attraverso la 
forma del significato e quest’ultima e linguistica. 

Di fatto gli studi dei campi lessicali sono stati condotti “come se” 
questo non fosse un problema e hanno sortito bellissime ricerche anche 
diacroniche e spesso contrastive (cfr. Trier 1931; Weisgerber 1964). Il ten- 
tative finora piu completo di dare una descrizione strutturale del lessico 
italiano attraverso le nozioni di sistema e dominio lessicale, che raffinano 
queila di campo, si deve ad Alinei (1974). 

Assunto in modo ateorico, il concetto di campo (il concetto si badi, 
non necessariamente il termine, anche se e piuttosto trasparente e intuiti- 
vo) e indispensable per Pinsegnamento del lessico, per l’organizzazione 
di dizionari onomasiologici (cfr. Casares 1929, 1941; Hallig, Wartburg 
1952) e di banche di dati. 


4.3 La descrizione del signific ato nei dizionari 

Le strategic lessicografiche per far fronte alia polisemia sono varie. 
Generalmente il dizionario monolingue in un volume numera come acce- 
zioni (questo e il termine lessicografico per ciascuno dei significati di un 
lemma polisemico) distinte solo i significati cosi diversi tra di loro da ri- 
chiedere, ad esempio, sinonimi e contrari diversi, iperonimi, meronimi e 
rapporti di solidarieta differenti. I significati connotati, e talvolta anche i tra- 
slati, sono ricondotti alie accezioni piu vicine semanticamente, a meno che 
non sviluppino una fraseologia ampia o siano piu frequenti del significato 
primario: in tal caso possono assumere dignita di accezioni autonome. 

Per quanto si cerchi oggi di disegnare in modo uniforme la micro- 
struttura dei dizionari, doe la struttura interna di ogni voce, il numero e 



4. Rapporti fra parole e fra significati 119 

la qualita delle accezioni di un lemma polisemico resta Parea piu diffici- 
le da regolamentare, una di quelle in cui i dizionari tendono a diversifi- 
carsi fra di loro, perche, come dicevo in apertura di capitolo, dividere il 
significato in quanti discreti e gia complesso (quando e possibile) attra- 
verso Panalisi componenziale in tratti, ma diventa farraginoso e indesi- 
derabile quando si debba, come nei normali dizionari, farlo attraverso 
un metalinguaggio non rigidamente normalizzato. Le diversita fra dizio- 
nari sono tanto piu evidenti quando si tratta di lemrni che non hanno 
un referente “concreto”, ma riguardano verbi e aggettivi di process! 
mentali o affettivi. 

Le accezioni numerate, a ben leggere, sono piu per Pocchio che 
per la mente: servono a far sembrare piu ordinata una glossa molto lun- 
ga. Gli esempi e la fraseologia distribuiti il piu delle volte sotto ogni ac- 
cezione mitigano la bruschezza dei salti, mostrano che c’6 sempre un ag- 
giustamento tra senso della parola nelPesempio e significato definite) in 
capo alPaccezione. Un lessicografo, anche se linguista strutturale di for- 
mazione, e sempre piu incline di linguisti e filosofi a non spezzare la 
fluidita dei passaggi da un significato all’altro, perche se da un lato inse- 
gue il rigore e la precisione, dall’altra e conscio che sta scrivendo defini- 
zioni per un utente umano, non per un computer, e quindi non solo non 
pud, ma non deve nemmeno essere scientifico ed esplicito fino in fondo, 
pud dare per scontate alcune conoscenze linguistiche e enciclopediche. 

La sua bravura sta nello stabilire che cosa pud dare per scontato vi- 
sto il tipo di dizionario da compilare e il tipo di pubblico da servire. 

Bisogna evitare il pericolo di promuovere ad accezione quello che 
e il senso specific© che una parola acquista in un enunciato. La lessico- 
grafia itaiiana, nata con una tradizione di esempi d’autore, corre talvolta 
il rischio di subire il fascino del belPesempio; la vittima piu illustre di 
questa tentazione e il Grande dizionario storico della lingua itaiiana , 
che, con la scusa di dover documentare la storia della parola, finisce 
spesso per frammentare eccessivamente le proprie accezioni inseguendo 
sensi specifici di un contesto, non riuscendo a dare un’immagine com- 
plessiva dell’evoluzione semantica di una parola. 

Quanto alPordine delle accezioni nei dizionari monolingui in un 
volume e ormai generalmente diffuso Pordinamento per cui si va dal si- 
gnificato che si ritiene basilare, ai significati figurati e specialistici. I si- 
gnificati arcaici, anche se sono stati i primi, finiscono in coda alia glossa, 



120 


4. Rapporti fra parole e fra significati 


in quanto e meno probabile che interessino a un utente “normale”. Si 
vede cosi che flemma presenta come prima accezione quella della flem- 
ma britannica e non roriginario umore freddo della concezione medica 
ippocratica, Che treno e in primo luogo il convoglio ferroviario e solo in 
ultimo fig. disus. ‘maniera di vivere’, tanto e vero che il Palazzi-Folena 
(1992), dopo aver dato come prima attestazione 1766, e costretto ad ag- 
giungere “nel senso 5”, che e appunto quello disusato sopra riportato. 

L’ordinamento storieo delle accezioni e invece appannaggio dei di“ 
zionari storici che tracciano appunto un quadro della vita della parola 
dalle prime attestazioni fino a oggi. 

Il numero di accezioni specialistiche contenute in un dizionario 
monolingue dipende dalla sua mole: se e in piu volumi, e non e storieo, 
sara piu enciclopedico e quindi coprira un maggior numero di aree tec- 
nico-scientifiche. I dizionari per le scuole elementari non contengono di 
solito accezioni scientifiche; i dizionari ridotti o minori, da 60.000 lemmi, 
ne contengono meno dei dizionari di cui sono la riduzione, ma ne con- 
servano un certo numero. 

E abbastanza raro che la microstruttura di un dizionario monolin- 
gue presenti una sezione fraseologica in cui raggruppa tutto cid che non 
e riuscito a mettere sotto le accezioni (di solito modi di dire e proverbi). 
Accade soltanto per lemmi come essere, avere, fare , mettere , dare, pren- 
dere , mandare , ecc. ma a volte non si trova neanche per quelii, e il les- 
sicografo si sforza di inventare accezioni che facciano da comune deno- 
minatore per tutte le locuzioni registrate. 

Un caso estremo sono le microstrutture dei lemmi costituiti da pre- 
posizioni, pronomi, articoli, esclamazioni: le glosse di questi non posso- 
no presentare accezioni simili a quelle delle glosse per nomi o verbi e 
quindi sono degli elenchi ostensivi dei vari tipi di contesti in cui la pre- 
posizione, il pronome, ecc. pud essere trovato. La definizione e una pa- 
rafrasi sinonimica con informazioni metalinguistiche nell’intento di spie- 
gare la funzione di tali parti del discorso. Istruttiva e la lettura di voci co- 
me si (awerbio) o io in dizionari diversi. 

I lemmi omonimici nei dizionari monolingui italiani sono segnalati 
da esponenti numeric! affiancati al lemma, Solitamente se i lemmi sono 
omografi ma non omofoni, il dizionario lo segnala nella grafia del lem- 
ma (pesca e pesca) e quindi non lo segnala con Tesponente numerico: 
cosi fanno, ad esempio, Devoto-Oli (1990), Palazzi-Folena (1992), ma 


4. Rapporti fra parole efra significati 121 

non Zingarelli (1995) che preferisce non contare troppo sulla vista del 
lettore e mette ugualmente l’esponente numerico, pesca(l) e pesca(2), 
nonostante i lemmi abbiano un diverso accento sulla lettera e. 

Circa la decisione di fare due lemmi omonimici per gru (uccello e 
macchina), macchia (d’unto e d’alberi), calcoio (biliare e matematico), 
credenza (opinione e mobile), che da un punto di vista etimologico 
hanno la stessa origine, i dizionari si comportano in modo abbastanza 
simile. Ad esempio per credenza , macchia , calcoio vince la lontananza 
attuale dei significati e tutti danno due lemmi omonimici, salvo Darda- 
no (1982) e Palazzi-Folena (1992), che per calcoio ne danno uno solo; 
per gru tutti danno un solo lemma, salvo il Devoto-Oli (1990) che ne 
da due. 

Uopinione degli esperti in proposito e divisa: e’e chi privilegia 1’ot- 
tica sincronica sostenendo che quando e improbabile che un parlante 
istituisca un legame fra i due significati, allora e bene fare lemmi omoni- 
mici. C’e chi invece ritiene sia compito del dizionario insegnare, ricon- 
ducendo tutto a un unico lemma, che esiste un antico legame fra signifi- 
cati oggi lontanissimi. 

I dizionari monolingui italiani adottano un atteggiamento omonimi- 
co implicito nel descrivere i verbi: benche il lemma sia unico, all’interno 
della voce ci sono di fatto sezioni distinte e indipendenti per il verbo 
usato transitivamente, per il verbo usato intransitivamente e per il verbo 
nella forma in - si , cosiddetta riflessiva. Solo dizionari molto ampi, come 
il Vocabolario della lingua italiana dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 
infrangono spesso queste partizioni. Il recente innovativo dizionario di 
Sabatini-Coletti (in corso di stampa) nel caso specifico si allinea con la 
tradizione italiana e innesta nella tradizionale paitizione transitivo/intran- 
sitivo/riflessivo ulteriori divisioni per gruppi di accezioni che condivido- 
no lo stesso quadro di argomenti (cfr. oltre il § 6.6.1) 

4.3.1 La definizione lessteografica 

La definizione di un dizionario dovrebbe contenere do che e uni- 
versale, necessario, costitutivo della competenza del paHaiite naHvo, 
saando all encklopedia cid che e particolare, contingente e non costitu- 
Qvo^deila 'coKpeteffi con necessario 


122 4, Rapporti fra parole e fra significati 


cio che e “pragmaticamente indispensabile a stabilire un accordo tra i 
parlanti alio stato attuale della nostra cultura”, non si pud non concorda- 
re con Eco sul fatto che “la competenza linguistica e sempre fatalmente 

enciclopedica e non pud essere fissata da un dizionario per cui non esi- 

• * 

stono e non sono mai esistite regole stabili. II nucleo duro o ‘necessario’ 
di questa competenza e materia sociolinguistica o di antropologia cultu- 
ral, e questa assunzione fissa i limiti altrimenti incircoscrivibili delfenci- 
clopedia totaie” (Eco 1995, pp. 68-70). 

11 problema dominante per la semantics contemporanea, e di rifles- 
so per la lessicografia, non e tanto tenere separato il sapere dizionariale- 
linguistico dal sapere enciclopedico, quanto stabilire qual e la parte di 
informazione necessaria, resistente a tutti i contesti. Le soluzioni adottate 
dai dizionari monolingui in commercio sono piuttosto empiriche e non 
sempre coerenti in tutte le definizioni di “oggetti” dello stesso tipo. Forse 
“i dizionari monolingui potrebbero, in un futuro senz’altro abbastanza 
lontano, sostituire le tradizionali definizioni (con le loro maldestre oscil- 
lazioni tra ‘significato di parola’ e ‘cosa’) con elenchi di proprieta (,,,), 
elenchi che non potranno piu accettare i canoni sintattico-stilistici tradi- 
zionali” (Stati 1995, p. 163). 

Per adesso nei dizionari monolingui generali le definizioni sono in 
un metalinguaggio poco rigido, assai simile alia lingua di tutti i giorni se 
non fosse per alcuni particolari che si notano solo con una frequentazio- 
ne attenta e assidua. 

I difetti definitori piu comuni da cui il lessicografo deve guardarsi 
sono la circolarita diretta, cioe definire A come sinonimo di B e B come 
sinonimo di A e Puso di termini non definiti a loro volta nel dizionario. 
Attualmente, Pabitudine di compilare i dizionari con sistemi di video- 
scrittura o con programmi appositi facilita nelPevitare il rischio di usare 
in una definiziOne termini che non compaiono come lemmi nello stesso 
dizionario. Quanto alia circolarita non e del tutto eliminabile in un dizio- 
nario che non faccia ricorso a un metalinguaggio definitorio rigidamente 
organizzato, pero si pud aumentare il numero di passaggi necessari per 
arrivare da A a B, in modo da offrire al lettore piu informazioni e non 
fargli provare il senso di irritazione e frustrazione che la circolarita diret- 
ta provoca. 

Le definizioni dei dizionari cercano di essere delle parafrasi della 
parola-lemma tali da avere la stessa occorrenza della parola: un nome e 



. 4. Rapporti fra parole e fra significati 123 

definito con un nome sinonimo, un quasi sinonimo o, se possibile, con 
un iperonimo seguito dalla descrizione della differenza specifica; un ag- 
gettivo e definito con un altro aggettivo o con un relativa; un verbo con 
un verbo sinonimo o iperonimo seguito da specificazioni; una congiun- 
zione con una congiunzione equivalente o una parafrasi, ecc. Natural- 
mente ci sono parole come i pronomi, le onomatopee, certe esclamazio- 
ni, i numeri, che non si possono definire con un sinonimo e sovente 
nemmeno con una parafrasi, ma richiedono definizioni non sostituibili 
alia parola lemma. In pratica anche per nomi, aggettivi, verbi, awerbi si 
e visto che la sostituibilita in un contesto di una parola con la sua defini- 
zione, e assai problematica, anzi c’e stato chi, a fini parodistici, ha sosti- 
tuito tutte le parole del Cantico delle creature con le definizioni di un 
dizionario. Fratello sole e sorella luna, Pacqua, il fuoco non erano piu ri- 
conoscibili. 

Esaminiamo da vicino alcuni esempi. 

contascatti [comp, di conta(re) e del pi. di scatto] s.m. • Dispositive in- 
stallato a richiesta presso Lutente per la documentazione del traffico telefonico. 

(Zingarelli 1995) 


maneggevoie [da maneggiare ; 1598] agg, Che si puo maneggiare facilmente 
|| fig. trattabile, arrendevole II T. mar. del vento, quando permette i’uso delle vele e 
l’esecuzione di qualsiasi manovra. 

(Palazzi-Folena 1992) 


dov^re v.tr. (pres. ind. devo [seguono indicazioni varie sulla coniugazione e sugli 
ausiliari]) 1. Come verbo servile , seguito sempre da un infinite, indica: un obbligo 
morale o materiale ( dobbiamo essere onesti ; dobbiamo lasciar libero Vapparta - 
mento ); un rafforzamento dell’azione del verbo seguente (esempio); una necessity 
(esempio); un presupposto (esempio); un destino (esempio); una supposizione ra- 
gionevole (esempio); nelle proposizioni interrogative, una insistenza (esempio) 2. 
Come verbo tr., esser debitore di: ti devo mille lire; (fig.) gli devo gratitudine [eti- 
mologia). 

(Devoto-Oli 1990) 


4. Rapponi fra parole e fra significati 125 


La prima voce - contascatti - e un esempio di definizione per ge~ 
nere prossimo ( dispositivo ) e differenza specifica. Si descrive l’oggetto. 

Per maneggevole abbiamo sia la parafrasi con relativa, sia degli 
aggettivi sinonimi, sia una definizione non sostituibile che fa uso di me- 
talinguaggio lessicografico. Quanto e scritto va infatti integrate come se- 
gue: “si dice del vento, quando”; le prime due sono definizioni dell’ag- 
gettivo maneggevole , la terza e una definizione di maneggevole nel con- 
test© vento maneggevole. 

La definizione di dovere come verbo servile nel Devoto-Oli rinun- 
cia a sinonimi e parafrasi ( avere Vobbligo \ avere la necessita fisica) e da 
definizioni non sostituibili al verbo, che indicano i possibili valori attri- 
buiti dal verbo dovere agli enunciati in cui compare; la definizione del 
verbo transitivo e invece sinonimica e quindi sostituibile. 

Da questi brevi esempi si evince che quando il lemma e costituito 
da una parola che indica un referente concreto, la definizione e una de- 
finizione del l’oggetto (il contascatti e un dispositivo), in altri casi e piut- 
tosto una definizione della parola ( maneggevole vuol dire, significa ‘ar- 
rendevoleO e/o della sua funzione nella frase. Si veda, oltre alia prima 
parte della definizione di dovere , anche la definizione di fincbe che va 
interpretata come segue: “La congiunzione finche significa, vuol dire ‘fi- 
ne al momento in cui 5 . Tale congiunzione ha la funzione di introdurre 
frasi temporali che hanno il verbo all’indicativo o, se sono potenziali, al 
congiuntivo”. 

Ho scelto di proposito voci non troppo complesse, ma, come si ve- 
de, anche queste gia contengono discrete dosi di metalinguaggio lessico- 
grafico, tali da giustificare ampiamente a scuola lezioni per imparare a 
interpretare le definizioni dei clizionari. 

Non a caso i dizionari per gli alunni delle elementari spesso danno 
il lemma, la parte del discorso, e immediatamente degli esempi seguiti 


m 

Si 


da definizione. Questo modo di procedere e piu simile al modo di defi- 
nire del bambino che, superata la fase delle associazioni (“vento - si pi- 
glia freddo delle volte - che tira forte”), dd definizioni per esemplifica- 
zione, cioe definisce la parola portando esempi concreti tratti dalla pro- 
pria esperienza personale: “Difficolta - come quando un bambino ha dei 
problemi da fare e non gli riesce di farli a casa - come quando il babbo 
si piglia la responsabilita di fare qualcosa e poi non ci riesce” (cfr. Bran- 
di, Gordin 1990, pp. 18-19). 

Si confrontino le precedent! definizioni, date da bambini, con la 
voce difficolta ne il Dizionario illustrate della lingua italiana Piccoli 
(1994) e ne II primo Zanichelli (199D e le si confrontino con le corri- 
spondenti voci di dizionari per “grandi”. 


dif’fhcol-ta n.f. I □ La difficolta del compito non mi 
spaventa = caratteristica di cid che richiede abilitd. HI II 
nonno ha saputo superare ogni difficolta = situazione 
contraria, ostacolo • Abbiamo avuto qualche difficolta 
in passato = mancanza di denaro. EE Birgit parla italiano 
senza difficolta = fatica, sforzo . HI Penso che papa solle- 
vera difficolta riguardo alia gita = idea contraria, opposi- 
zione. 


pi. difficolta 
contr. HI semplicita 
contr. B EE facilita 
si non. HI CE3 problems 
sinon. EE obiezione 
contr. El appro vazio- 
ne, consenso 


(Dizionario Piccoli 1994) 


difficolta ldif*fi*C0H^I nome f. 1 Abbiamo incontrato delle difficolta impreviste: 
- ostacoli, complicazioni, disagi. 2 Ho una certa difficolta a piegare il braccio : = 
impedimento [contr. facilita]. 3 Non ho alcuna difficolta ad accompagnarti : - 
obiezione, 4 Non sapendo nuotare si trovava in grande difficolta 1 . = situazione 
difficile, critica □ E in gravi difficolta finanziarie: = mancanza di denaro. 

(Il primo Zanichelli 1991) 


Dare definizioni attraverso esempi e una strategia che va applicata 
con estrema attenzione perche e facile cadere nell’errore di definire so- 
lo il senso che la parola ha neU’esempio. Rovesciando la procedura dei 
dizionari per adulti che definiscono Taccezione e poi danno esempi per 
attualizzare il significato, si e piu sicuri di evitare tale errore, ma si ri- 


126 4. Rapportifra parole e fra significati 


nuncia, per facilitare le cose, ad addestrare gli allievi ai passaggi dal ge- 
nerico alio specifico, dalla definizione fuor di contesto aU’esempio, Sen- 
za per questo voler lodare l’astrattezza di certe definizioni come “atto 

ed effetto del”, e bene awertire che i dizionari che premettono gli 

* * 

esempi non allenano, o allenano meno, a cogliere la sottile differenza 
fra accezione e significato della parola nelPesempio. 

Vi sono dizionari illustrati che non contengono definizioni lingui- 
stiche ma ricorrono a definizioni ostensive, costituite da disegni o foto- 
grafie. Possono essere dizionari per bambini in eta prescolare o dizio- 
nari bilingui e plurilingui che illustrano macchine e parti di macchine, 
uccelli, erbe, funghi, alberi, pesci, ecc. Il disegno e preferito alia foto- 
grafia perche il disegnatore opera una selezione dei particolari da enfa- 
tizzare (le differenze specifiche) e cost facendo educa il lettore a co- 
glierli, a riconoscerli. La fotografia a volte e piu bella, ma non mette a 
fuoco i dettagli importanti per distinguere un oggetto da un altro molto 
simile, un pesce da uno quasi uguale, L’ideale resta l’azione congiunta, 
cioe il ricorrere a una descrizione linguistica e a un disegno (o a una 
foto; se la foto e chiara e accompagnata da una definizione linguistica 
il lettore e guidato a cercarvi i particolari importanti). Anche se le nuo- 
ve generazioni hanno un’educazione visiva molto sviluppata, non e 
male far loro notare che i disegni dei dizionari illustrati o i disegni che 
compaiono nei normali dizionari con definizioni hanno caratteristiche 
peculiari, intese proprio a mostrare le differenze specifiche, le relazioni 
fra parti, la posizione che una parte occupa in un tutto, a simulare le 
fasi di un movimento, di un’evoluzione, a sottolineare che una parte 
non e in scala, ma e stata ingrandita per mostrare le ulteriori parti al 
suo interne. 

Come la definizione linguistica riesce meglio se la parola viene 
confrontata con altre simili, e viene situata in un campo lessicale, cost 
disegni isolati di conchiglie, sparsi la dove li destina Tordine alfabetico, 
sono utili, ma meno informativi di una tavola raggruppante tutti i dise- 
gni delle conchiglie i cui nomi sono lemmi del dizionario. Le tavole 
permettono di apprezzare la diversita di forma e proporzione e di fare 
confronti, purtroppo pero, separando il disegno dalle definizioni, priva- 
no il lettore del vantaggio di poter passare dalla descrizione linguistica 
alia rappresentazione iconica e viceversa senza cambiar pagina, 

Le opere di riferimento su CD-ROM solo parzialmente risolvono 


4. Rapporti fra parole e fra significati 127 



questi problemi propri delle version! stampate, perche non sempre e 
possibile richiamare su video la figura e nel contempo leggere la defini- 
zione. 


4.4 DMonari di sinonimi e contrari. 
Dizionari di omonimi 


Nel Vocabolario degli Accademici della Crusca erano dati moltissi- 
mi sinonimi; anche altri dizionari monolingui del passato ne conteneva- 
no. Oggi vi sono dizionari monolingui che li danno all’interno della voce 
(ad esempio Zingarelli 1995, Palazzi-Folena 1992): finche rimarra la con- 
vinzione che la ricchezza di sinonimi sia un pregio della lingua italiana, 
perche consente di variare il discorso, di non ripetere le stesse parole, i 
dizionari continueranno a fomirli come informazione “extra”, oltre a ser- 
virsene per definire. 

1 dizionari italiani esclusivamente dedicali alia registrazione di sino- 
nimi hanno origine nel secolo scorso sulla scoria della tradizione france- 
se. Giovanni Romani pubblico il Dizionario generate de’ sinonimi italia- 
ni nel 1825-26 e nel 1830 apparve il Nuovo dizionario de’ sinonimi della 
lingua italiana di Nicolo Tommaseo. 

Sono entrambi dizionari che definiscono i sinonimi, attraverso gra- 
dazioni e distinzioni. Tommaseo fa un maggior uso di indicazioni di re- 
gistro per segnalare le differenze di connotazione. Nel nostro secolo in- 
vece la tradizione di spiegare la differenza fra i sinonimi non e diffusa: 
Rosselli (1989) e l’unico dizionario recente dei sinonimi e dei contrari 
che dia definizioni e perfino etimologia. Gli altri sono cumulativi, cioe 
raggruppano i sinonimi senza spiegarli. 

I piu estesi quali Cinti (1995), Pittano (1987) e Garzanti (1991) 
hanno divisioni in accezioni numerate seguite da brevi indicazioni simi- 
li a quelle dei dizionari bilingui, L’articolazione in accezioni non rispec- 
chia totalmente quella dei monolingui, pero il dizionario di Pittano 
(1987) cerca quando e possibile di seguire la struttura delle voci dello 
Zingarelli e a sua volta anche il dizionario diretto da Stoppelli, il Dizio- 
nario Garzanti dei sinonimi e dei contrari (1991), non si discosta trop- 
po dalla struttura delle voci del Garzanti: cost facendo, garantiscono ai 


4, Rapportifra parole efra significati 129 


vendere v.tr 1 Sin. cedere, alienare (dir.), realizzare (comm.)] smerciare Inv. 
comprare, acquistare 2 (illecitamente) Sin. spacciare, trafficare 3 (il proprio in- 
gegno, la propria coscienza ecc.) Sin. mercificare. 

(Stoppeili 1991) 


I dizionari italiani di omonimi sono piuttosto rari anche perche 
hanno una funzione limitata: fornire la materia per creare giochi di paro- 
le, elenchi di omonimi per eventuali analizzatori sintattici (parser). Ben 
diverse & il ruolo dei dizionari di omofoni e omografi inglesi e francesi 
che possono essere utili strumenti per apprendenti stranieri. 

II Devoto-Oli su CD-ROM ha una ricerca predisposta che elenca tut- 
ti i lemmi omonimici; un dizionario degli omonimi pero non si ferma ai 
lemmi, cerca romonimia fra nomi e verbi coniugati, fra alterati e verbi, 
ecc. Ad esempio Aragona (1994) per mulino da, oltre all’edificio in cui si 
macina il grano, la voce del verbo mulinare , prima sing. pres, indicativo, 
il diminutivo di mulo , nonche un aggettivo arcaico che significa ‘di mulo’. 


4.5 DMonari bilingui 




i 


11 


glosse sulla sinonimia attraverso lingue diverse. Le necessarie correzioni 
dovute airanisomorfismo semantico delle lingue naturali vengono fatte 
attraverso le discriminazioni di significato, brevissime notazioni poste ge- 
neralmente subito dopo il numero di accezione e prima del traducente. 
Queste discriminazioni di significato possono essere dei sinonimi, delle 
perifrasi, ma talvolta sono in rapporto sintagmatico con il lemma. Sono, 
ad esempio, soggetti o complement! tipici del verbo che compare a lem- 
ma o nomi che si accompagnano alia parola a lemma, quando questa e 
un aggettivo. 

In altre occasioni la discriminazione e ellittica di un “si dice” e 
quindi si situa su un piano diverso, quello della parola che non si riferi- 
sce a qualcosa ma a se stessa; tale situazione e detta autonimia dai logi- 
ci e dagli studiosi di linguaggi formali. Pensiamo alia voce maneggevo- 
le riportata nel § 4.3.1, la cui ultima accezione dice “71 mar . del vento, 
quando ecc.”; ebbene questa informazione va parafrasata “maneggevole, 
termine di marina, si dice del vento, quando ecc.”. In questo caso ma- 
neggevole & autonimo e “del vento” insieme a T. mar. svolgono la fun- 
zione di discriminazioni di significato. 

I dizionari bilingui generalmente evitano le discriminazioni di signi- 
ficato sul piano deU’autonimia, che sono invece piu comuni nei dizionari 
monolingui. 

Negli esempi che seguono, tratti da dizionari bilingui, le discrimi- 
nazioni sono in rapporto paradigmatico o sintagmatico con la parola che 
sta a lemma, e tale parola non e presa come autonima, ma come segno 
linguistico da inserire in sintagmi e enunciati. E da tradurre con certi tra- 
ducenti quando e sinonima deirespressione che funge da discriminatore 
di significato (primo esempio) o entra con essa in rapporto sintagmatico 
(secondo esempio). 

Le discriminazioni di significato sono in entrambi gli esempi in cor- 
sivo e tra parentesi tonde. 


criteria m. 1 Kriterium n, MaBtab m, Norm/; (principle) Gmndsatz m, Prinzip 
w, Richtlini e/ 2 (/am) (buon senso) gesunder Menschenverstand m; (discernment 
to) Verstand m, Einsicht/ 3 (idea, opinione) Urteil n, Meinung/ ecc. ecc, 

(Dizionario Sansoni Tedesco-Italiano / Italiano-Tedesco 1987) 


I dizionari bilingui mettono in contatto due lingue ai fini della tra- 
duzione; si basano su coppie di eteronimi, cioe costruiscono le loro 



4. Rapporti fra parole efra significati 131 


130 4. Rapporti fra parole e fra significati 


affranchir (come fmir) vt 1 (anche fig.) affrancare, liberare ecc.ecc. II 2 (la po- 
sta) affrancare ecc, ecc. II 3 < yeter. : animali) castrare II 4 (din: una proprietd da 
obbligo o servitu) affrancare ecc. 

(Ferrante-Cassiani 1991) 


La lingua in cui sono date le discriminazioni di significato rivela 
qual e la direzione che gli autori hanno privilegiato per quella parte di 
dizionario, Infatti se le informazioni grammatical!, di registro, di sotto- 
codice e le discriminazioni di significato sono nella lingua del lemma, 
vuol dire che si privilegia Putente che ha come lingua madre la lingua 
del lemma. Percid nella meta del dizionario che va dall’italiano all’ingle- 
se se tutte le informazioni suddette sono in italiano vuol dire che si 
vuol favorire Pitaliano che traduce dall’italiano in inglese; se nella meta 
inglese-italiano le informazioni sono sempre in italiano, allora si vuole 
aiutare l’italiano che sta leggendo e traducendo un testo inglese, ma se 
le informazioni sono date in inglese allora si vuole aiutare un inglese 
che usa il dizionario per tradurre dall’inglese in italiano (cfr. Marello 
1989, pp. 55-61), 

Negli esempi sopra riportati, il Dizionario Sansoni vuole aiutare so- 
prattutto gli italiani che traducono in tedesco, il Ferrante-Cassiani e un 
dizionario solo per italiani perche ha le discriminazioni di significato in 
italiano anche, come si vede, nella meta francese-italiano. 

Quando un lessicografo che compila dizionari bilingui vuol essere 
servitore di due padroni come Arlecchino li serve entrambi male, ma do- 
vendo decidere in che servirli meglio, il lessicografo privilegia il compito 
piu difficile, eioe la traduzione in lingua straniera. Questo spiega perche 
quando un dizionario bilingue vuol essere venduto sui mercati di en- 
trambe le comunita linguistiche da le discriminazioni di significato nella 
lingua del lemma, supponendo, a ragione, che l’utente abbia bisogno di 
maggior aiuto quando deve scrivere un testo in lingua straniera. Dopo- 
tutto l’italiano che traduce dall’inglese ha il contesto del brano che sta 
leggendo a fargli da discriminatore di senso, a fargli scartare i traducenti 
di accezioni inaccettabili in quel testo. 

Le microstrutture dei bilingui italiani sono abbastanza simili: la 
grande maggioranza dei dizionari suddividono la fraseologia sotto le va- 



rie accezioni, per cui si e spesso costretti a ieggere molte accezioni e 
molti traducenti prima di scovare quello giusto. I dizionari Sansoni di te- 
desco e di francese hanno invece adottato una microstruttura piu pratica 
per chi ha fretta di trovare un traducente: raggaippano in alto nelle pri- 
me righe della glossa tutte le accezioni coi traducenti, mentre la fraseo- 
logia e presentata di seguito organizzata in modo alfabetico. Questo tipo 
di distribuzione della fraseologia e pratico, perche cost i lettori piu 
esperti non sono obbligati a scorrere grandi porzioni della glossa per 
trovare quello che serve loro: hanno gia tutti i possibili traducenti, non 
resta che scegliere il piu appropriato. 

Anche per gli utenti meno esperti pud rivelarsi un vantaggio avere 
tutti i traducenti di tutte le accezioni in apertura di glossa senza fraseolo- 
gia • ricerche sperimentali hanno dimostrato che nelle glosse complesse 
lo studente non va oltre il primo traducente che gli pare passabile, pro- 
prio perche scoraggiato dalla quantita di informazioni da Ieggere. Con 
una microstruttura che raggruppa subito all’inizio tutti i traducenti, pur 
mantenendoli discriminati in base all’accezione, Putente meno esperto e 
invogliato a cercare se ci sia un traducente migliore del primo su cui e 
capitato. 

Nei dizionari bilingui nella meta che va dalla lingua straniera alia 
lingua madre i lessicografi privilegiano la creazione di omonimi per due 
ragioni: 

1. i dizionari bilingui sono generalmente piu sincronici dei monolingui, 
non danno etimologia e quindi Putente non puo nemmeno porsi il 
problema di stabilire quali sono gli omonimi per ragioni etimologiche 
e quali per ragioni di lontananza di significati attuali; 

2. nei dizionari bilingui si fa di tutto per rendere le glosse piu facili da 
consultare; spezzare una glossa lunga in due glosse piu brevi, relative 
a due lemmi omonimici, e uno dei modi per raggiungere il risultato. 

Nella meta che presenta il lemmario in lingua straniera il dizionario 
bilingue deve affrontare problemi di lemmatizzazione diversi per ogni 
lingua: ad esempio, come registrare i phrasal verbs inglesi, i verbi sepa- 
rabili tedeschi, le parole composte inglesi ecc. (cfr. Marello 1989, cap. 3). 




4. Rapporti fra parole e fra significati 133 


132 4. Rapporti fra parole e fra significaii 


4,6 Dizionari onomasiologici e analogic!, tesanri 

I dizionari che dispongono i lemmi in case aU-ordine alfabetico so- 
no detti dizionari semasiologici e vanno dal significante al significato; i 
dizionari che invece raggruppano le parole in base a criteri semantici o 
pragmatic! sono detti onomasiologici e vanno per cosi dire dal significa- 
to al significante. 

I dizionari onomasiologici possono seguire un metodo, applicare 
un sistema, spiegato nelPintroduzione, per suddividere i concetti, e quin- 
di i vocaboli, ed e interessante studiare questi sistemi come specchio 
delle concezioni del mondo legate a un’epoca (cfr. Marello 1980 e 1990), 
Se conservano questo metodo in modo esplicito e hanno capitoli e sot- 
tocapitoli sono appunto detti dizionari sistematici o metodici 

II lessicografo, dopo aver usato un metodo per stabilire i centri at- 
torno ai quali raggruppare i vocaboli, pud decidere che al lettore non 
serve conoscerlo, e presentare le parole attorno alle quali ha riunito le 
altre come capitoletti disposti in ordine alfabetico. Questo tipo di dizio- 
nario onomasiologico e detto analogico ed e stato soprattutto sviluppato 
in Francia (cfr. Boissiere 1862). I dizionari analogici comunemente sono 
cumulativi, cioe non clanno definizioni, e presentano come intestazione 
dei capitoletti parole che sono nomi, piu raramente verbi e aggettivi. 

La piu recente e interessante realizzazione italiana di questo tipo di 
opera e il Dizionario analogico della lingua italiana (TEA-UTET 1991), 
preceduto da una breve ma illuminante introduzione di Luca Terzolo, in 
cui si spiega come sono state scelte le 950 “voci guida” alfabeticamente 
ordinate. 

I primi dizionari italiani furono onomasiologici: La fahrica del 
mondo (1548) di Francesco Alunno, ad esempio, suddivide i vocaboli in 
dieci capitoli intitolati: Dio , Cielo, Mondo , Element % Anima , Corpo , Uo- 
mo , Qualitd , Quantity Inferno . La religione e i religiosi sono trattati nel 
capitolo del Cielo, sotto la suddivisione Saturno perchd, come spiega PA- 
lunno, Saturno e un pianeta che “produce Sacerdoti, ma piu Religiosi ve- 
stiti a nero, e di color di terra”. La guerra e gli eroi sono nel capitolo 
CielOi suddivisione Marte; il commercio e i ladri sono nello stesso capito- 
lo, suddivisione Mercurio. 


Il primo dizionario bilingue a stampa Ylntroito e porta, , italiano-te= 
desco, del 1477 e una specie di vademecum da viaggio per mercanti e 
quindi presenta i vocaboli suddivisi per aree pragmatiche: trasporti e vie, 
alberghi, osterie e stallaggi, monete, cibi, ecc. 

Molto interessanti sono i due volumi di Girolamo Andrea Martigno- 
ni intitolati Nuovo metodo per la lingua italiana la piu scelta estensivo a 
tutte le lingue col quale si possono agevolmente ricercare, e rinvenire or- 
dinatamente i vocaboli espressivi di pressoche tutte le cose fisiche, spin - 
tuali e scientifiche, cavati dal Vocabolario de’ signori Accademici della 
Crusca (parte prima 1743; parte seconda 1750), Infatti non solo si tratta 
di un Vocabolario della Crusca in versione onomasiologica, ma, come 
appare chiaramente dal titolo, esprime la convinzione di tutti i compila- 
tori di dizionari onomasiologici e cioe che il loro modo di ordinare i vo- 
caboli si possa estendere alle altre lingue e sia valido attra verso il tempo. 
E in effetti se si confronta il metodo del Martignoni con quello elaborato 
da Hallig e von Wartburg nel 1952 si riscontra una sorprendente somi- 
glianza. 

NelPOttocento vi fu in Italia una fioritura di dizionari onomasiologi- 
ci detti dai loro autori metodici o sistematici e talvolta domestici , perche 
1’area del lessico legata alia vita domestica era fra le piu comunemente 
trattate in tali dizionari. Questa fioritura va coilegata all’esigenza di impa- 
rare i termini italiani degli oggetti e delle azioni della vita quotidiana o 
delle arti e dei mestieri che fino ad allora ogni regione aveva nominato 
con vocaboli dialettali. Fra i migliori vanno ricordati il Prontuario di Gia- 
cinto Carena ( Vocabolario domestico , 1846; Vocabolario metodico d’arti 
e mestieri , 1853), il Vocabolario domestico italiano ad uso de’ giovani, 
ordinato per categorie (1850) di Francesco Taranto e Carlo Guacci, il 
Nuovo vocabolario metodico della lingua italiana di Pietro Fanfani e 
Giuseppe Frizzi (1883). 

All’inizio del XX secolo e stato pubblicato l’ultimo grande diziona- 
rio onomasiologico dell’ italiano, Il tesoro della lingua italiana Vocabola- 
rio nomenclatore illustrato (spiega e suggerisce parole , sinonimi , frasi) 
(1909-1912) di Palmiro Premoli. Gia dal titolo si intravede Pinfluenza del 
Thesaurus of English Words and Phrases di Peter Mark Roget uscito nel 
1852, un vocabolario onomasiologico cumulative, cioe senza definizioni, 
destinato ad avere numerose “traduzioni” in varie lingue del mondo e 
varie riedizioni. Tuttavia il vocabolario nomenclatore del Premoli non ha 


134 4. Rapporti fra parole e fra significati 


molto in comune con Popera del Roget e non si pud definire un tesauro 
nel senso piu ristretto che oggi si da al termine in italiano. 

Fremoii non ha un sistema visibile alle spalle, una suddivisione in 
capitoli e sottocapitoli come aveva il Roget del 1852; procede per ordine 
alfabetico, dando brevi definizioni in cui appare in grassetto la parola 
che ha nel vocabolario un trattamento esteso. Quando arriva, nelPordine 
alfabetico che le spetta, una voce che ha sinonimi, analoghi, ecc, e alia 
quale si e fatto rimando da altre voci, allora Premoli la definisce, da si- 
nonimi, fraseologia, meronimi, ecc. definendoli a loro volta. Il dizionario 
di Premoli sembra percio piuttosto un dizionario analogico con defini- 
zioni, ma rispetto ai dizionari analogici ha un numero altissimo di “voci 
guida” o capitoletti di estensione variabilissima e contiene anche molte 
voci derivate, alterati, awerbi con rimando alle voci piu sviluppate. Non 
e mai stato aggiornato, ma ne e stata fatta una ristampa anastatica nel 
1989 che ha contribute a ribadirne Pincredibile ricchezza e unicita nel- 
Pambito della lessicografia onomasiologica non solo italiana. 

Nel 1939 Ferdinanclo Palazzi compilo un Novissimo dizionario del- 
la lingua italiana che costituiva un tentativo originate e riuscito di inne- 
stare un dizionario onomasiologico in un dizionario alfabetico. Oltre ad 
avere una parte nomenclatoria con sinonimi, contrari, meronimi in coda 
alle voci di un normale dizionario con etimologia, indicazioni grammati- 
cal i, definizioni ed esempi, il dizionario di Palazzi presentava delle tavo- 
le nomenclatorie cumulative, simili a capitoli di dizionari domestici (ab- 
bigliamento, cavallo, mestieri vari, ecc.). Col passare delle edizioni il di- 
zionario e stato aggiornato e ora nel Palazzi-Folena (1992) fra queste ta- 
vole figurano Genetica e Biotogia molecolare , Jnformatica , Psicanalisi 

L’esempio del Palazzi e stato seguito, soprattutto nelPultimo quarto 
di secolo, da quasi tutti i dizionari monolingui italiani che ora presenta- 
no tavole di nomenclatura o inserite nel corpo del dizionario o in ap- 
pendice. 

Il termine tesauro , che deriva dal greco e significa ‘tesoro’, e stato 
usato nelPantichita e nel Rinascimento per indicare opere enciclopediche 
e lessicografiche sia semasiologiche sia onomasiologiche. La sua diffu- 
sione attuale e legata al fatto che e stato ripescato da Roget nella sua 
forma latinizzata ( thesaurus, ) per battezzare il suo dizionario sistematico 
cumulativo. L’analogia fra ricchezze ammassate e cumulate e il patrimo- 
nio lessicale di una lingua e antico, come gia abbiamo notato. Tuttavia 


4, Rapporti fra parole e fra significati 135 


pareva a Roget e agli altri lessicografi onomasiologici che un dizionario 
non alfabetico che valorizzasse i rapporti semantici fra le parole meglio 
degli altri mostrasse i tesori di una lingua. La fortuna del dizionario di 
Roget, non eccezionale in se, ma reso eccezionale dal fatto di essere in» 
glese, cioe fatto per valorizzare i rapporti semantici fra le parole della 
lingua internazionale per eccellenza, ha determinate la fortuna del termi- 
ne tesauro nel nostro secolo. 

Thesaurus in area angloamericana ricopre il significato di diziona- 
rio onomasiologico (di qualunque tipo); in Italia il termine tesauro si usa 
prevalentemente per indicare i sistemi di classificazione elaborati per la 
ricerca di informazioni in banche di dati. 

I tesauri quindi sono raramente a stampa; semmai la versione stam- 
pata e un prodotto secondario, per migliorare il sistema, “per vederlo 
nelPinsieme”. Sono cumulativi, non hanno definizioni, si configurano co- 
me reti di parole legate fra di loro soprattutto dalla relazione di sinoni- 
mia, di iperonimia-iponimia, olonimia-meronimia. Sono per campi ri» 
stretti del sapere e piu spesso per ambiti tecnologico-scientifid, ma sono 
stati compilati e felicemente adottati tesauri generali per ricerche biblio- 
grafiche per soggetto nei cataloghi unificati di biblioteche universitarie o 
nazionali consultabili tramite computer. 

II piu conosciuto dalFutente comune e questo tipo di tesauro che 
aiuta la ricerca bibliografica: quanto ai cosiddetti tesauri inclusi nei siste- 
mi di videoscrittura sono piu che altro rudimentali dizionari dei sinonimi. 



Note e bibliografia ragionata 

4.1 II manuale che meglio affronta la semantica dal punto di vista del linguL 
sta resta per ora Lyons (1977); molto utili anche la consultazione della voce Seman- 
tica dell ’ Enciclopedia Einaudi (cfr. Marconi 1981) e della rassegna di Grossmann 
(1992). 

4.2 Un volume che rappresenta bene le molte intersezioni di lessicologia, 
lessicografia, insegnamento del lessico anche specialistico e Pessina Longo (1994); 
interessante il panorama positivo degli studi lessicologici e dei prodotti lessicografi- 
ci italiani che Pfister (1992) traccia per gli anni 1976-1986. 


136 4, Rapportifra parole e fra significati 


4.2,3 Si veda Sgroi (1992) per la storia di got, che significa sia ‘ebreo’ che 
‘non ebreo’ , 

4.2.5 Casadei (1996) e uno studio semantico delle metafore presenti in piu 
di tremila espressioni idiomatiche italiane eon te£ta costituita da verbo. 

4.2.6 Sul DIR si vedano Simone (1988) e Marconi (1988). Uno studio dei ter- 
mini mobility movimentazione , movimento , nella tradizione lessicografica e nell’ita- 
liano contemporaneo e Liverani Bertinelli (1990). 

4.3*1 Una discussions della definizione lessicografica e della differenza fra 
definizione nel dizionario e nelPenciclopedia, si trova in Marconi (1982); piu in ge- 
nerate sul sapere linguistico e sul sapere enciclopedico si vedano gli atti del conve- 
gno svoltosi nel 1994 a Forli, pubblicati a cura di L. Pantaleoni e L. Salmon Kovar- 
ski (1995) e soprattutto l’intervento di Eco (1995). Le caratteristiche delle definizioni 
dei dizionari onomasiologici sono spiegate in Marello (1980, pp. 95-114). Fra i di- 
zionari illustrati va segnalato per ampiezza e modernita il Dizionario visuale italia- 
no inglese a cura di J-Cl. Corbeil e A. Archambault (1993). Il DIB, Dizionario di ba- 
se della lingua italiana , d accompagnato da un dizionario visuale con 2000 immagi- 
ni a colori strutturate intorno a 8 grandi nuclei ulteriormente articolati (cfr. De Mau- 
ro-Moroni 1996). Si veda Marconi (in corso di stampa) per un’analisi della funzione 
esplicativa delle iilustrazioni nei dizionari. 

4.4 Giovanardi (1987) contiene utili notizie sulla storia dei dizionari di sino- 

nimi. 


4.6 Notizie bibliografiche sui dizionari onomasiologici italiani nell’ambito 
delle ricerche dialettologiche e di cultura materiale si trovano in Coni (1981) e Pfi- 
ster (1987). 




Centro 

e periferia del lessico 
Lessico e computer 


5. Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 

5.1 Variety di lingua e di lessico 

5.2 Lessici specialistici e dizionari specialistici 

5.3 11 vocabolario di base tra frequenza, dispersione e disponibilita 

5.3.1 Quali e quante sono le parole fondamentali? 

5.4 Lessico e leggibilita 

5.5 Dizionari nei computer 

5.5.1 Dizionari su dischetto e su CD-ROM 

5.5.2 Dizionari nei programmi di videoscrittura e nei traduttori elettronici 

5.6 La linguistica dei corpora e le sue ricadute lessicografiche 

5.6.1 Concordanze, dizionari inversi, dizionari di frequenza 


5.1 Varieta di lingua e di lessico 


Anche il parlante comune si rende conto che esiste un centre del 
lessico, un nucleo di parole che ogni membro di una comunita linguisti- 
ca non pud non sapere, e che invece esistono settori lessicali frequentati 
solo da certi gruppi di persone. Ogni genitore sa che il proprio bambino 
impara un certo numero di parole: le prime decine si contano e festeg- 
giano, poi, complice la televisione e i giochi coi coetanei, i genitori sco- 
prono che il lessico del piccolo si allarga a macchia d’olio, comprenden- 
do anche parole che avrebbero preferito non conoscesse. 






138 5- Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 

Alio stesso modo e facile rendersi conto che iHessico cambia ab- 
bastanza rapidamente, piu rapidamente della sintassi e dell^fonetTca: 
Hl^ parlare coi suoi amici di videogiochi o di 

riscKip di non capire^il 

quello che stannd dicendo. D’altra parte il nonno usa parole come 
sparadrappo o cote che il figlio non usa pTOrnia magari capisce anco- 
ra, mentre il nipote non le usa eliori ne conosce il significato. Becca- 
ria (1995) e, ad esempio, un libro dedicato proprio a settori di vocabo- 
lario popolare che sono scomparsi insieme alia civilta contadina o che 
in essa avevano ben altro spessore, circondati com’erano da un alone 
magico. 

Il lessico dunque e qualcosa di diverso per tutti noi: c’e un nucleo 
comune, ma poi ci sono dei sottoinsiemi di parole che condividiamo so- 
lo coi coetanei o con i colleghi di lavoro o con i compagni di tempo li- 
bero. Le cosiddette varieta della lingua non consistono unicamente in 
caratteristiche lessicali, ma certo queste sono le piu vistose. 

Abbiamo quindi parole che appartengono a varieta diacroniche, 
quelle che nei dizionari vengono etichettate come arc(aiche) o disus(ate) 
o ant(iquateX come mangea per ‘banchetto’ o dimando per ‘domanda’ 
o perciocche. 

Vi sono parole che appartengono a varieta diatopiche, che vengo- 
no cioe usate in particolari zone del paese: di questo si e parlato nel § 
3.9. Le abbreviazioni di dialetto o le piu generiche sett(entrionale), me - 
rid(ionale) segnalano nei dizionari la varieta legata al luogo. 

Le parole appartengono poi a varieta diafasiche, cioe legate all’uso 
funzionale o contestuale e in particolare ai sottocodici che dipendono 
dalPargomento di discorso e ai registri legati invece al destinatario del 
messaggio. Quando in un dizionario appare un’abbreviazione come 
alpdnismo), fil(osofia), metrdca ), biol(ogia), ecc., il lessicografo sta se- 
gnalando appunto un’accezione che appartiene a un sottocodice. 

Le etichette di registro sono invece volg(areX pop(olare), auldcoX 
colloqCuialeX lett(erarioX ecc.: mettono in guardia dall’usare la parola in 
una o in tutte le sue accezioni quando si ha a che fare con certi interlo- 
cutori e permettono, leggendo, di cogliere aspetti pragmatic! e non solo 
di senso. Lett(erario), e un po’ simile all’abbreviazione tosc(ano) di cui 
abbiamo gia parlato nel § 3-9: indica termini usati in testi letterari e per- 
cio considerati “alti” anche quando usati fuori da testi letterari. 



5 . Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 139 

Nei dizionari le etichette funzionali e di registro finiscono per veh 
colare anche informazioni relative ad altre varieta e in particolare a va~ 
rieta diastratiche, cioe legate alia stratificazione sociale in class! e grup- 
pi: se gerg(ale) e a meta fra il sottocodice e la varieta diastratica, col - 
loq(uiale) e spesso usato in luogo di parlato per indicare una varieta 
diamesica, condizionata cioe dall’uso del mezzo scritto o orale. 
Bur(ocratico) e piu spesso una segnalazione di registro formale e pe- 
dantesco che non Tindicazione di un sottocodice. 

Teoricamente bisognerebbe avere due serie di abbreviazioni, una 
per i registri dello scritto e una per i registri delLorale: succede abba- 
stanza spesso che quanto suona popolare parlando, risulti volgare se 
scritto. Nessun dizionario monolingue in un volume arriva a tanto, quel- 
li in piu volumi come il Vocabolario della lingua italiana delVIstituto 
della Enciclopedia Italiana (1986-1994) segnalano per esteso la differen- 
za, ma non sistematicamente. 

Vi sono poi abbreviazioni, come irondco) > scherz(oso), spregdati- 
voX enfCaticoX che segnalano la cristallizzazione di un uso stilisticamen- 
te connotato della parola: allobrogo e scherz(oso) per ‘piemontese’, car- 
retta e caffettiera per ‘auto vecchia e malridotta’, corazziere per ‘perso- 
na alta e robusta’. 

Un parlante, specie se giovane o straniero, puo conoscere una pa- 
rola, ma non conoscerne le accezioni spregiative o scherzose: queste se- 
gnalazioni di registro e di uso connotato sono fra le piu preziose e le 
piu delicate in un dizionario, perche soggette a rapido invecchiamento. 
Ad esempio, allobrogo per ‘piemontese’ appare oggi a molti parola piu 
rara o disusata che non scherzosa, perche sconosciuta ai piu. D’altra 
parte compito del dizionario monolingue d’italiano non e solo descrive- 
re il significato e 1’uso attuale di una parola, ma segnalarne anche Tuso 
in testi del passato. Fino a non molto tempo fa quando i giornalisti 
sportivi avevano una cultura piuttosto vasta, poteva capitare che usasse- 
ro allobrogo nei loro pezzi e l’etichetta del dizionario ci segnala appun- 
to che se troviamo la parola in un testo non dedicato alle popolazioni 
celtiche e fortemente probabile sia usata scherzosamente per indicare 
un piemontese. 


l4o 5. Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 


5 . Centro e periferia del lessico. lessico e computer 141 


5.2 Lessici specialistici e dizionari specialistici 


II lessico pud dunque essere suddiviso in vari modi a seconda del- 
le prospettive adottate e degli scopi della ricerca. C’e una lessicologia 
degli autori che studia il lessico di tin autore o di un movimento artistico 
e come tale fornisce material! preziosi alia critica letteraria (si veda, ad 
esempio, Salibra 1990). 

C’e una lessicologia per periodi cronologici che spiana la via tanto 
alio storico delle idee, che si sa viaggiano attraverso parole, quanto alio 
storico della lingua. C’e una lessicologia, strettamente imparentata alia 
dialettologia e alia sociolinguistica, che studia il lessico in relazione alTa- 
rea geografica in cui e usato. Ci sono studi dei lessici propri di un deter- 
minate mestiere artigianale che sono il punto di partenza per ricreare 
nei musei di cultura materiale botteghe e officine ormai scomparse, e 
studi sui termini propri di moderni procedimenti industriali che spesso 
sconfinano negli studi di terminologia, di standardizzazione delle no- 
menclature. 

A questi studi lessicologici corrispondono produzioni lessicografi- 
che che vanno sotto il nome di dizionari specialistici in quanto contrap- 
posti a quelli generate Benche tutti i dizionari che non cerchino di dare 
un’idea complessiva del lessico di una lingua siano specialistici, di solito 
con questo termine il grande pubblico indica i dizionari riguardanti va- 
rieta diafasiche e in particolare dizionari che comprendono il lessico di 
un sottocodice, come, ad esempio, un dizionario di architettura o di bio- 
etica. Non c’e limite alia specializzazione di un sottocodice. Quindi da 
un dizionario come il McGraw-Hill Zanichelli (1980) che copre 102 di- 
versi settori specialistici scientifici e tecnici, daU’astronomia alia medici- 
na, dalla geologia alia navigazione, si puo arrivare a dizionari molto set- 
toriali, come, ad esempio, il Dizionario dei giochi con le parole di Dos- 
sena (1994). 

Nella ricerca lessicologica il rigore porta alia raccolta di dati copiosi 
relativi a un numero di lemmi ristretto o di dati non facilmente manipo- 
labili ai fini della preparazione di un articolo di dizionario a stampa “leg- 
gibile”. Di grande vantaggio risulta a questo proposito la possibiiita di li- 
berarsi dalle pastoie della stampa, confezionando raccolte di dati lessica- 



li da consultarsi tramite computer. Da questi dati chi volesse stampare 
un’opera con voci snelle e di consultazione rapida per esigenze non 
scientifiche potra scegliere solo alcuni campi e tralasciare altri senza che 
questi siano persi. Resteranno nella banca di dati a disposizione di altri 
ricercatori che magari vorranno confezionare opere lessicografiche o di 
consultazione di diverso taglio. 

Finora tuttavia i dizionari specialistici a stampa, soprattutto quelli 
relativi a un sottocodice, hanno presentato degli articoli molto diversi da 
quelli del dizionario generate e hanno inglobato solo quelle informazio- 
ni che paiono alle case editrici di vero interesse per il pubblico. Cost, 
nonostante questi dizionari siano molto spesso bilingui o plurilingui, 
non contengono quasi mai indicazioni di pronuncia o di grammatica, 
non danno esempi e se contengono definizioni sono definizioni di carat- 
tere enciclopedico. Il fatto che non diano indicazioni di parte del discor- 
so e abbastanza comprensibilmente legato alia natura del lemmario: si 
tratta di lemmi che sono quasi esclusivamente sostantivi o sintagmi no- 
minali, raramente verbi, quasi mai aggettivi o altre parti del discorso; tut- 
tavia per le lingue che hanno il genere grammaticale almeno questo an- 
drebbe indicato. Si direbbe che gli autori e le case editrici pensino a un 
pubblico di traduttori e interpret! che non hanno bisogno di queste indi- 
cazioni perche conoscono molto bene il sistema sintattico-grammaticale 
delle lingue in gioco o a utenti senza alcun interesse a tradurre, quale 
puo essere il tecnico che utilizza il dizionario bilingue specialistico uni- 
camente per capire manuali o istruzioni per l’uso. 

Alcuni dizionari specialistici di dizionario hanno solo il nome, per- 
che sono piuttosto delle piccole enciclopedie con voci ordinate alfabeti- 
camente: cosi e, ad esempio, il dizionario di Dossena sopra citato che 
contiene 250 “ragionamenti”, come li chiama l’autore, che possono esse- 
re di cinque pagine come quello dedicato ad acrostico o di qualche riga 
come quello dedicato al gioco enigmistico detto zeppa. 

Se per gli esordi della lessicografia scientifica italiana c’e lo studio 
di Scotti Morgana (1983) e per il secolo scorso disponiamo di una biblio- 
grafia di dizionari specialistici italiani come Zolli (1973), per il nostro se- 
colo una bibliografia sarebbe di ardua compilazione, qualora si volesse 
raggiungere un accettabile grado di completezza. Infatti le specializza- 
zioni sono talmente tante che le fonti di informazione piu complete e 
aggiornate finiscono per essere le associazioni di categoria o gli organi- 



142 5 . Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 


smi e i centri internazionali, quali infoterm o termia (International Asso- 
ciation of Terminology) preposti al delicate compito di stilare versioni 
multilingui di regolamenti, normative, ecc. Per i settori in cui l’aggiorna- 
mento e vitale e l’utenza vede una convenienza economica nel restare il 

* t 

piu possibile aggiornata, si pensi alia medicina e all’industria farmaceuti- 
ca o al settore giuridico e fiscale, l’editoria specializzata offre ormai ban- 
che di dati in linea o su dischetto o su CD-ROM periodicamente riviste, 
a cui ci si abbona e che contengono sia testi sia glossari multilingui. Una, 
bibliografia di strumenti lessicografici specialistici che aspirasse a una 
certa 'cbmpletezza e non vofesse ^^divehtare obsoleta nei 'giro <fl“pocBran- 
ni do vreflBe guffiETfion soio prendere in considerazione anche dizionari 
e glossari consultabili via computer, ma soprattutto dovrebbe essajstessa 
essere concepita come opera di cpnsuitazione su supjjprto elettronic o, 
in modo da poter essere agevolmente aggiorna ta. 

Nel paragrafo STiST'parlefo 31 quei dizionari specialistici i cui arti- 
coli sono costituiti da un lemma e da numeri relativi a informazioni stati- 
stiche o da un lemma e dalla lista dei passi in cui compare in una deter- 
. minata opera o nella produzione complessiva di un autore: per queste 
opere di solito si evita di usare nel titolo la parola dizionario o vocabo- 
lario, preferendo termini specifici (quali concordanze, lista o lessico di 
frequenza , ecc,), ma ragioni di mercato spingono ugualmente ad adotta- 
re i nomi piu diffusi e generici perche sono piu facili da ricordare. Cost, 
ad esempio, Savoca ha intitolato Vocabolario della poesia italiana del 
Novecento 1’edizione Zanichelli (1995) delle concordanze di vari autori, 
in parte gia pubblicate separatamente, in una collana scientifica, col tito- 
lo piu precise di Concordanza delle poesie di Sergio Corazzini, Concor- 
danza delle poesie di Giuseppe Ungaretti, e cosi via. 

Altri tipi di dizionari specialistici che riguardano da vicino i linguisti 
e gli insegnan ti di lingua son o quell! che si cdneentrano’^ffliPflgine e 
sulla storia della parola, come i dizionari etimologici, i dizionari di neo- 
Togismi, diesoTismi; i dizionari che mettono inrisalto' T rapporti di sense, 
come i dizionari dei sinonimi e dei contrari, i dizionari anaiogici, e quel- 
li che si basario surrappoftTfra parole e "cose o concetti, come i diziona- 
ri onomasiologici; i dizionari che contengono solo lemmi formati in un 
certo modo, come i dizionari degli alterati o i dizionari di falsi amici; di- 
zionari che danno unicamente le forme conjugate dei verbi o le loro 
reggenze sintattiche, come i dizionari di vaienze. 


5 . Centro e 


del lessico. Lessico e computer 143 



Alcuni di questi dizionari sono stati brevemente trattati la dove si 
parlava di formazione di parole, di rapporti fra parole, di formazione 
diacronica del lessico italiano. 

Va tuttavia precisato che le ricerche lessicologiche, e le opere lessi- 
cografiche in cui talvolta sfociano, possono mescolare aspetti diacronici 
e diafasici: troviamo cosi glossari come quello pubblicato da Leso (1991) 
in cui e rappresentato e studiato il lessico politico italiano del triennio ri- 
voluzionario 1796-1799, o aspetti diacronici e grammatical!, come i dizio- 
nari di vaienze di parole etimologicamente correlate. 

L’editoria commerciale favorisce la commistione fra dizionario bi- 
lingue (o plurilingue) e dizionario specializzato di sottocodice o fra di- 
zionario bilingue (o plurilingue) e dizionario enciclopedico, generalmen- 
te di uno o piu sottocodici. 

Un’ultima breve osservazione sull’importanza cruciale che rivesto- 
no i lessici specialistici e, di riflesso, gli strumenti lessicografici che li ri- 
specchiano: la vitalita di una lingua naturale si evince dalla sua capacita 
di create terminologia specialistica senza ricorrere troppo spesso al pre- 
stito dalla lingua internazionale della scienza che un tempo era il latino 
e adesso 6 l’inglese, anzi l’angloamericano. L’italiano da questo punto 

di vista e me no a gguerrito del fr ances e o d e l lo spag nolo e 

s’arrende al prestito crudo o “s’arrangia” rivestendo di morfologia iLalia- 
ria gli ostici anglicismi: spinnoffare, si badi con due n, daH’inglese to 
'spin ^i§5una53Hle*^time ibride creature in cui mi sono imbattuta. 

Senza invocare interventismi linguistici dall’alto, se il settore della 
terminologia specializzata, e di conseguenza della lessicografia italiana 
di sottocodice, fosse lasciato un po’ meno in balia dei soli addetti ai la- 
vori, se ci fosse da parte delle associazioni di categoria una maggior abi- 
tudine a chiedere anche il parere dei linguisti prima di procedere a certe 
coniazioni, forse l’italiano dei lessici tecnico-scientifici moderni godrebbe 
di maggior salute. Anche se, come dimostro a suo tempo 1’esempio di 
Galilei (cfr. Altieri Biagi 1965), la condizione ideale per avere lessici spe- 
cialistici piu ricchi di coniazioni italiane sarebbe avere degli addetti ai la- 
vori con una maggior coscienza linguistica, tuttavia pubblicazioni come 
Marinelli (1991) mostrano che pure da noi si incomincia a fare qualcosa 
per creare neologismi scientifici rispettosi del nostro sistema linguistico e 
al tempo stesso idonei a indicare la natura del referente attraverso l’im- 
piego di componenti affissali “trasparenti”. 



F 


144 5, Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 


Nel 1991 e stata fondata a Roma PAssociazione Italiana per la Ter- 
minologia assxterm con lo scopo specifico di promuovere Parricchimen- 
to della terminologia scientifica e tecnica in lingua italiana e di favorire 
le relazioni scientifiche e professionali tra gli operatori del settore termi- 
nologico che utilizzano la lingua italiana. 

Va notato comunque che spesso la questione della traduzione in 
“buona” lingua italiana si innesta su un problema piu complesso con an- 
tiche radici nella tradizione scolastica italiana: la nostra scuola persegue 
ancora una cultura troppo umanistica per formare schiere di scienziati 
con una sensibilita spiccata nei confronti dei problemi linguistici legati 
alia trasmissione dei risultati della ricerca scientifica. Quanti studiano, da 
linguist! o da esperti di traduzione, Pitaliano di testi specialistici tradotti 
dall’inglese fanno notare che ormai si incontrano sempre piu spesso non 
soltanto vistosi prestiti linguistici lessicali, ma anche piu subdole costru- 
zioni sintattiche (ad es. questo test e supposto rivelare . . . invece di questo 
test dovrebbe rivelare.. oppure Vuso della posta elettronica e vivamente 
raccomandanto al posto di Si raccomanda ecc.) che confermano la cen- 
tralita delle competenze di produzione scritta in lingua italiana per ap- 
prodare a traduzioni buone, globalmente accurate e non soltanto attente 
ai problemi terminologici (cfr. gli studi raccolti in Cortese [a cura di] 
1996 e in particolare il contributo di Cortese). 


5.3 II vocabolario di base tra frequenza, 

dispersione e disponibilita 

Il vocabolario di base o fondamentale di una lingua, quello condi- 
viso da tutti i parlanti di una comunita linguistica, dovrebbe essere for- 
mato da parole comuni in accezioni comuni, non dovrebbe, a rigore, in- 
cludere parole tipiche di una sola regione, di un sottocodice o di uno 
strato sociale o di epoche passate. 

Selezionare le parole che fanno parte di un vocabolario di base e 
dunque operazione delicata che e stata affrontata in Italia prevalente- 
mente sulla scia di studi consimili condotti per Finglese e il francese. 

I criteri con cui si pud redigere una Usta di parole considerate fon- 



5 . Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 145 

damentali sono o legati alPesperienza delPinsegnante, del linguista, o ba- 
sati su spogli di testi, generalmente scritti. 

L’esperienza dice che vi sono parole presenti di rado nei testi, ma 
cio nonostante di alta disponibilita perche “legate a oggetti, fatti, espe- 
rienze ben noti a tutte le persone adulte nella vita quotidiana” (De Mau- 
ra 1980, p. 148). Gli autori di liste di parole fondamentali possono sog- 
gettivamente decidere quali e quante sono le parole di maggiore dispo- 
nibilita da includere nei loro elenchi, oppure possono interrogare gruppi 
diversi di parlanti per isolarle. 

Gli spogli di testi danno liste di frequenza: la frequenza perd pud 
essere poco significativa se il corpus non e ben bilanciato, cioe non e 
costituito da tipi di testi diversi, e nel caso di periodici e quotidiani, an- 
che di periodi temporali diversi. Per ragioni casuali una parola potrebbe 
essere usata moltissimo e poi tornare a essere usata poco; e necessario 
percio calcolare la dispersione di una parola, cioe fare la media della 
sua frequenza nei vari tipi di testo. Se una parola compare solo nei ro- 
manzi e non nei copioni cinematografici o nei quotidiani o nei manuali 
vuol dire che ha una dispersione minima, se invece compare in tutti i ti- 
pi di testi ha una dispersione massima. 

Secondo Sciarone (1977) non e necessario includere nella lista pa- 
role ad alta disponibilita, ne calcolare la dispersione, ma basta allargare 
al milione e mezzo le occorrenze per avere delle frequenze stabili, non 
piu dipendenti da contesti e casi fortuiti. 

Generalmente, perd, i dizionari di frequenza danno la dispersione; 
un altro valore spesso fornito e il cosiddetto coefficiente di variazione, 
una combinazione della frequenza e della dispersione, detto anche “uso” 
della parola. Per Sciarone (1995, pp. 12-13) questo valore “uso” non ser- 
ve per ordinare le parole secondo un criterio d’importanza. Del resto an- 
che il LIF e il LIP che riportano tale valore non se ne servono per ordi- 
nare la lista di parole. Sciarone dedica alia discussione di questo punto 
un intero capitolo, il quarto, del suo Vocabolario Fondamentale della 
Lingua Italiana , giungendo alia conclusione che piu una parola e fre- 
quente, meglio e distribuita e che un lessico di base che contenga solo 
parole molto frequenti sara utile per capire qualsiasi testo sia scritto che 
parlato. 



146 5 . Centro e penferia del lessico. Lessico e computer 


5.3.1 Quail e quante sono le parole fondamentali? 

I primi vocabolari fondamentali e di frequenza dell’italiano sono 
dovuti a studiosi stranieri oppure a italiani operand all’estero, come fa 
notare Sgroi (1981, 1994), nell’ottima rassegna critica, dalla quale attingo 
buona parte delle informazioni di questo paragrafo. 

II primo vocabolario fondamentale di italiano e la lista di 500 lem- 
mi, fra cui anche parole grammaticali, con frequenza non inferiore a 30, 
die nel 1927 M.E. Thompson ricavo da un campione di 100.000 occor- 
renze formato da 10 manuali di lettura per stranieri. La lista e in una tesi 
non pubblicata ed e circolata soprattutto fra gli studiosi che negli anni 
successivi hanno condotto studi consimili. 

II secondo vocabolario fondamentale e quello di T.M. Knease; e 
del 1931/1933, elenca 2080, secondo alcuni, 2097, secondo altri, parole 
tratte da un campione di 400.000 occorrenze ricavate da testi di lettera- 
tura italiana. Tali parole hanno una frequenza minima e una dispersio- 
ne minima di 9. 

Seguono le liste di H.L. Skinner nel 1935, di G.A. Russo nel 1947 
entrambe intorno alle 3000 parole centinaio piu, centinaio meno. 

Nel 1943 Migliorini aveva pubblicato in Germania una lista delle 
1500 parole italiane “piu importanti”, dandone il traducente tedesco, 
un’esemplificazione minima e la pronuncia in Alfabeto Fonetico Interna- 
zionale. 

Dopo quindici anni dal suo primo elenco, nel 1962 G.A. Russo 
pubblica una lista di 452 idioms (modi di dire, frasi fatte, sintagmi lessi- 
calizzati, ecc.) fra i piu comuni e “dispersi” in testi per l’insegnamento 
dell’italiano adottati nelle scuole americane, 

P. Giovannelli nel 1966 pubblica in Germania un dizionario com- 
posto da 74 parole grammaticali, 2000 parole di lessico fondamentale e 
2500 parole di perfezionamento (A ufbauworlschatz); queste ultime non 
sono in ordine alfabetico, ma per campi concettuali. Tutte le 4500 parole 
sono accompagnate da traducenti tedeschi e esemplificazione. 

Nel 1974 H. Reiske prepara per la Volkshochschule Verband, l’u- 
nione delle scuole popolari per adulti, una lista di 1580 lemmi, compresi 
i termini grammaticali, corredati da ricca esemplificazione. 

Nello stesso anno I. Baldelli e A. Mazzetti pubblicano il Vocabola- 
rio minimo della lingua italiana per stranieri (1974), che contiene un 



5 . Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 147 


repertorio di 1741 parole con esemplificazione e traducenti in inglese, 
francese, tedesco e spagnolo. 

N. Galli de’ Paratesi nel Livetio Soglia per I’insegnamento dell’italia- 
no come lingua straniera (1981) ha incluso una lista di 1400 parole sele- 
zionate in base a criteri soggettivi dalla lingua parlata; le parole sono ac- 
compagnate da esempi o definizioni. 

Con il Lessico di frequenza della lingua italiana contemporanea 
(LIF) di Bortolini, Tagliavini, Zampolli (1972) e il Frequency Dictionary 
of Italian Words di Juilland e Traversa (1973) si passa dalle liste pensate 
soprattutto per I’insegnamento a liste che sono il frutto di spogli elettro- 
nici di corpora bilanciati (testi di teatro, romanzi, copioni cinematografi- 
ci, periodici, sussidiari nel LIF; teatro, narrativa, saggistica, periodici, testi 
tecnici e scientifici nello Juilland-Traversa). Entrambi i dizionari di fre- 
quenza, da insiemi di testi diversi di 500.000 occorrenze, ricavano una li- 
sta di oltre 5000 lemmi. 

11 Vocabolario fondamentale della lingua italiana (1977) di A.G. 
Sciarone combina il campione del LIF e quello di Juilland e Iraversa 
(1973) con un nuovo campione di 500.000 occorrenze composto di testi 
tratti da romanzi e racconti, teatro, giornali, critica letteraria. Da questo 
corpus di 1.500.000 occorrenze ricava i 2726 termini piu frequenti. 

A parte gli ultimi tre dizionari di frequenza, le liste fin qui menzio- 
nate hanno come principali destinatari gli studenti stranieri di italiano. 
L’awento della cosiddetta scuola dell’obbligo nel 1963, unificando l’Av- 
viamento e la Scuola Media, riunendo nelle stesse class! alunni di estra 
zione sociale molto diversa, ha fatto esplodere il problema dell’italiano 
lingua straniera in patria, ossia la questione di “quanta lingua’ dovessero 
sapere gli allievi che uscivano dagli otto anni di frequenza. Una risposta 
al quesito e venuta da Tullio De Mauro e dai suoi collaborated, Stefano 
Gensini ed Emilia Passaponti, che hanno elaborate il VdB Vocabolario 

di base (De Mauro 1980, pp. 147-170). 

Del VdB fanno parte 2000 vocaboli fondamentali, 2937 parole di 
alto uso e 1753 vocaboli di alta disponibilita. I duemila vocaboli fonda- 
mentali sono le 2000 parole di maggior uso (frequenza per dispersione) 
del LIF. Per dirla con De Mauro, “se usiamo solo le parole del vocabola- 
rio fondamentale, possiamo sperare di essere capiti dal 66% della popo- 
lazione italiana, doe da quelle persone che hanno almeno la licenza ele- 
mentare” (1980, p. 149). 



148 


5 , Centro eperjferia del lessico. Lessico e computer 


5. Centro e periferia del lessico, Lessico e computer 149 


II VdB e stato sottoposto a verifiche in classe attraverso le procedu- 
re del Glottokit (cfr. Gensini, Vedovelli 1983), per controllarne la reale 
comprensione da parte di ragazzi e ragazze di terza media e di adulti 
con la licenza media. Di recente nelia sua versione allargata di circa 
7050 vocaboli (2000 fondamentali, 2750 di alto uso, 2300 di alta disponi- 
bilita; cfr. De Mauro 1991) e stato allegato al Codice di Stile delle comu- 
nicazioni scritte ad uso delle amministrazioni pubbliche (1993), redatto 
dal Dipartimento per la Funzione Pubblica della Presidenza del Consi- 
glio del Ministri. 

II VdB e una lista di parole, un lemmario; basandosi in parte su ta- 
le lemmario, De Mauro e Moroni hanno costruito il DIB Dizionario di 
base della lingua italiana , un vero e proprio dizionario con glosse ed 
esempi e una grafica particolarmente chiara. 


d dannare (dan.na.re) v. 1 s con.reg. 1 tr. condannare qualcuno, soprattutto 
alle pene delp inferno: Nella religione cattolica chi commette peccato mor- 
tale e non si pente danna la propria anima. 2 rifl.intr. dannarsi, dannarsi 
l’anima, irritarsi, lasciarsi prendere dallo sconforto, disperarsi: Mi danno 
percM non riesco a risolvere questo grave problema. Mio figlio con la sua 
condotta mi fa dannare. 

6 aus - (nel significato 1 ) e essere (nel significato 2). 

F dai lat. damnare, der. di damnum “danno”. 

S condannare (nel significato 1); affliggersi, crucciarsi (nel significato 2). 
c salvare (nel significato 1). 

(DIB 1996) 

Comprende 2000 voci di parole fondamentali, 3000 di parole di 
alto uso, 2000 di alta disponibilita e altre 8000 che “sulla scorta dell’e- 
sperienza didattica e dell’osservazione, risultano indispensabili per la 
comprensione dell’informazione corrente giornalistica, di costume, 
sportiva, di testi letterari contemporanei, narrativi e storici, di awisi al 
pubblico, moduli, manuali di istruzioni” (dalla Prefazione di T. De 
Mauro). E per ora il prodotto che piu si awicina a un dizionario per 
apprendenti stranieri. 

Il cerchio inter© a fianco del lemma contrassegna le parole fonda- 
mentali, il mezzo cerchio quelle d’alto uso, e la falce di luna quelle di 
alta disponibilita. 



A. Batinti e W. Trenta (1982) hanno condotto ulteriori ricerche sul 
lessico di base deH’italiano contemporaneo, riunendo le liste di Baldelli, 
Mazzetti (1974), Sciarone (1977) e De Mauro (1980), 

E da affiancare a queste fonti il recente Lessico Elementare (cfr. 
Marconi, Ott, Pesenti, Ratti, Tavella 1994); essendo un lessico di frequen- 
za basato su un corpus di pubblicazioni per allievi della scuola primaria 
italiana e di composizioni scritte da allievi della stessa fascia, pud anche 
considerarsi uno specchio del vocabolario centrale dei bambini. Un con- 
fronto non sistematico fra i 6095 lemmi del Lessico Elementare e i 7050 
del VdB mostra che i 2000 lemmi fondamentali si trovano in entrambi, 
cos! pure quelli di alto uso, sia pure con qualche differenza da imputarsi 
al fatto che i testi dello spoglio del LIF (a cui attinge ik VdB) e i testi del- 
lo spoglio del Lessico Elementare sono molto diversi, mentre gran parte 
dei lemmi di alta disponibilita non compaiono nel Lessico Elementare, Il 
confronto andrebbe condotto nel dettaglio, anzi sarebbe un ottimo 
spunto di discussione per un lavoro di gruppo a scuola. 

Per ora nei dizionari monolingui italiani generali le parole del les- 
sico fondamentale non sono segnalate nel corpo del dizionario. Il De 
Felice-Duro (1993) presenta in appendice un “vocabolario di base”: 
1500 parole italiane con le corrispondenti voci francesi, inglesi, spagno- 
le e tedesche. 

Ci si puo chiedere che utilita abbia tale indicazione: paiono eviden- 
ti i vantaggi che ne puo ricavare l’insegnante che deve formulare doman- 
de di comprensione di un testo e soprattutto l’insegnante di italiano co- 
me lingua straniera, ma anche chi consulta comincera a notare che le pa- 
role piu frequenti sono anche le piu polisemiche, che sono raramente 
derivati corposi, che comprendono tutti gli articoli, i pronomi, le preposi- 
zioni, le congiunzioni piu semplici come e, o, ma. La polisemia delle pa- 
role piu frequenti portera a considerare meglio la distribuzione delle ac- 
cezioni nelle voci dei dizionari, sia da parte dei lessicografi che da parte 
degli utenti. I calcoli di frequenza infatti per ora non dicono quale dei 
molti sensi della parola e il piu frequente, ma e gia possibile avere buo- 
ne approssimazioni in tale direzione grazie al calcolo di co-occorrenza 
statistica, che permette di fissare il valore statistico indicativo della proba- 
bility che hanno due parole di essere associate in un determinate testo. 
DBT, il software di interrogazione impiegato nel CD-ROM dei testi della 
letteratura italiana Zanichelli (cfr. LIZ 2.0 1995), consente tale calcolo e 


150 5. Centro e periferia del lessico. lessico e computer 


indirettamente, attraverso ie co-occorrenze statistiche, indica Paccezione 
con cui e piu probabile incontrare una parola in un testo. Infatti per “co- 
occorrenza statistica” si intende il calcolo della probabilita che hanno le 
parole di un testo, o di un corpus, di essere associate con altre parole. 

Non esiste ancora per l’italiano, e non resta che auspicarne la pub- 
blicazione il piu presto possibile, un dizionario come il cobuild inglese 
che usa i risultati dello spoglio di un corpus vastissimo per ordinare sul- 
la base della minore o maggiore frequenza le aecezioni di un lemma po- 
lisemico. 

Nel 1989 PIBM Italia pubblica il VELI, Vocabolario Elettronico della 
Lingua Itattdffiz, che cbntiene 10.000 lernrni ricavati da un corpus di 
ventisei milioni di occorrenze. 11 lemmario del VELI non si pud dire rap- 
presentativo della lingua scritta contemporanea perche il corpus da cui e 
tratto, enormemente piu vasto di quello del LIF, non e pero sufficiente- 
mente bilanciato (si vada oltre il § 5.5 per una descrizione piu diffusa del 
VELI). 

Cio che veramente ha rawivato la discussione sul lessico fonda- 
mentale e stata la pubblicazione del LIP, Lessico di frequenza delVitalia- 
no parlato nel 1993. E stato possibile confrontare le parole piu frequenti 
del LIP con quelle dei precedenti lessici di frequenza sia di italiano scrit- 
to (LIF; Juilland e Traversa 1973; Reiske 1974; Baldelli e Mazzetti 1974; 
Sciarone 1977; VELI 1989), sia di parlato (cfr. Katerinov, Boriosi, Sciaro- 
ne 1991). NeH’introduzione del LIP Vedovelli da conto del confronto ef- 
fettuato da un gaippo di ricerca dell’Universita per Stranieri di Siena da 
lui coordinato. Il confronto, puntuale e documentato da numerose tabel- 
le, meriterebbe di essere descritto nei dettagli ma porterebbe via troppo 
spazio; ricordero qui solo due conclusioni important, Le 2000 parole piu 
frequenti del LIP coprono un’area di testi piu ampia rispetto alle 2000 
piu frequenti nel LIF. Questo dimostra statisticamente quanto gia si sape- 
va, e cioe che il parlato usa un numero inferiore di parole diverse. Pure 
i dati di Katerinov, Boriosi, Sciarone (1991), benche raccolti in modo di- 
verso, confermano questo fatto: percio una lista di frequenza basata su 
campioni scritti risulta valida anche per la lingua parlata. Inoltre esami- 
nando nel dettaglio i vocaboli che costituiscono le 2000 parole piu fre- 
quenti del LIP, Vedovelli constata che non ci sono novita ampie e siste- 
matiche che si possano dire specifiche del parlato rispetto alio scritto 
(Vedovelli 1993, p. 127). 



5. Centro e periferia del lessico, L essico e computer 151 

In un articolo che mette a confronto sistematicamente il VdB con il 
LIP, De Palo (in corso di pubblicazione) osserva che i risultati del LIP, 
soprattutto quelli provenienti dalle conversazioni faccia a faccia e da 
quelle telefoniche, dovrebbero consentire di riequilibrare il VdB attraver- 
so l’immissione di nuovi lemmi (ad esempio ascolto, fattura, insegna- 
mento , percorso , versione , fiscale , giornalistico , produttivo , scarso, teori- 
co, analizzare , concordare , gestire , riproporre, tutelare , assolutamente , 
chiaramente , probabilmente , veramente ), lo slittamento da una fascia al- 
Paltra (ad esempio, aeroplano e motocicletta, attualmente nella fascia del 
Vocabolario fondamentale del VdB, andrebbero sulla scoita del LIP sosti- 
tuite con aereo e moto) ) la riconsiderazione delle categorie morfologiche 
con le quali sono etichettati nel VdB i lemmi omografi: ad esempio arni- 
co , critico , espresso , vuoto sono registrati dal VdB solo come sostantivi, 
mentre nel LIP sono ben attestati come aggettivi. Quanto ai suggerimenti 
per l’espunzione dalla fascia del Vocabolario fondamentale del VdB di 
lemmi assenti nel LIP, la lista, sia pur parziale, che ci offre De Palo lascia 
intuire la difficolta delle decisioni da adottare: personalmente io non mi 
sentirei di espungere allevare o guarire, unghia o balcone , bugia, pu- 
gno , scioccbezza, solo perche non sono attestati nel LIP. 

Il problema diventa ancora piu acuto quando si passa al confron- 
to fra il LIP e i lemmi della fascia del Vocabolario di alto uso nel VdB: 
non resta che sottoscrivere in pieno quanto afferma in proposito De 
Palo, e cioe che la permanenza o Pespunzione di certi lemmi dipen- 
dera dal peso che si vorra attribuire ai tipi testuali in cui essi occorrono 
o non occorrono, e che gli interventi richiederanno una puntuale anali- 
si qualitativa. 

Il confronto fra lemmi di alta disponibilita nel VdB e lemmi del LIP 
conferma che si tratta di un lessico latente per il 57,5% anche nell’uso 
parlato, ma riserva anche interessanti sorprese: una sessantina di lemmi 
che nel LIP sono concretamente attestati dovrebbero essere “promossi” e 
inseriti almeno nella fascia di alto uso (si pensi a carino , chilo , pizza , ri~ 
cevuta, settore , signorind). 

Cercando di dare una risposta sia pur sommaria al doppio interro- 
gative che funge da titolo a questo paragrafo, si pud dire che sia la 
quantita sia la qualita delle parole che costituiscono un lessico fonda- 
mentale (dell’italiano o di un altra lingua) possono variare a seconda 
delle esigenze e dell’eta dei parlanti/scriventi, ma le 2000-3000 parole ri» 



152 5. Centro eperiferia del lessico. Lessico e computer 


suitanti come piu frequenti dagli spogli di corpora bilanciati sono sicura- 
mente quelle fondamentali per vivere comunicando decentemente in 
una comunita, in quanto permettono di riconoscere il 90% del lessico 
usato nei testi. Riconoscere il 90% del testi non significa necessariamente 
capirli al 90%, come vedremo nel paragrafo che segue, ma e gia un 
buon punto di partenza. 

Circa la qualita, I’effettiva natura di queste 2000-3000 parole esisto- 
no leggere discrepanze fra quanti ritengono si debba comunque dare 
piu spazio ai risultati emersi dalle ricerche sui corpora di italiano parlato 
e quanti come Sciarone (1995, p. 12) affermano che e conveniente fare 
riferimento a una lista di frequenza basata sul parlato solo se si insegna 
la lingua parlata, ma che per insegnare sia la lingua scritta, sia la lingua 
parlata, una lista di frequenza “ben fatta” (doe basata su un corpus bi- 
laneiato e sufficientemente vasto - comunque non inferiore al milione e 
mezzo di occorrenze - di testi scritti ), si rivela molto piu attendibile dei 
lessici redatti a partire dall’esperienza senza il supporto delPanalisi stati- 
stica su corpora. 


5-4 Lessico e leggibilita 


Il grado di difficolta nel comprendere cio che si sta leggendo e 
stato misurato in vari modi; naturalmente i modi piu praticati sono quel- 
li che prescindono dalle caratteristiche del lettore (eta, cultura, motiva- 
zione), difficili e lunghe da quantificare, e si basano sulle proprieta lin- 
guistiche dei testo. Per caicolare l’indice di leggibilita di un testo ci si 
serve solitamente di dati quaii numero di sillabe per parola, numero di 
parole per frase, moltiplicati per determinati coefficient!. 

Le analisi del numero medio di sillabe per parola e il conto del 
numero medio di parole per frase nei testi, dati resi disponibili dalla lin- 
guistica quantitativa, permettono di calibrare lingua per lingua i coeffi- 
cient da usare nelle formule. Gli indici piu comunemente usati in Italia 
sono l’indice di Flesch adattato all’italiano da Vacca (cfr. Vacca 1981), 
Pindice di Kincaid e il Gunning’s Fog. Da quando questi indici o indici 
consimili sono stati inclusi nei pacchetti di software che corredano i 



programmi di videoscrittura, la loro notorieta e aumentata, anche per- 
che tali programmi li calcolano immediatamente, senza gli sforzi e il 
tempo prima necessari (si tenga presente che per avere un valore indi- 
cative gli indici devono essere applicati a testi di almeno 300 parole) a 
chi avesse voluto applicarli a testi non composti attraverso programmi 
di videoscrittura. 

Non mi dilungo qui sulle caratteristiche specifiche di questi indici, 
ne sulla loro efficacia nel predire con sicurezza le difficolta del lettore 
(si vedano in proposito Lucisano 1989, 1992), perche riguardano solo 
marginalmente il lessico usato nei testi, 

E owio tuttavia che questi indici tendono a sottolineare Pequiva- 
lenza “parola lunga = parola difficile”. Di solito una parola derivata e 
quindi piuttosto corposa non e una parola molto usata ed e probabile 
che sia meno conosciuta di altre piu brevi. Come fanno notare Mancini 
e Voghera (1994, p. 228), il rapporto tra lunghezza e frequenza sia nel 
LIP che nel LIF mostra che le parole piu frequenti sono quelle pi 0 brevi. 
Nel LIP, poi, il 90% dell’intero corpus non supera le tre sillabe. Non e 
difficile pero costruire un testo pieno di arcaismi brevi, inseriti in una 
sintassi semplice, o piu sbrigativamente prendere un canto dantesco, 
scoprire che e leggibilissimo secondo gli indici e aver appena constatato 
che gli allievi non l’hanno capito che in parte. 

Per stabilire se un brano ha una buona leggibilita o e piu leggibile 
di un altro, si devono quindi affiancare agli indici del tipo sopra men- 
zionato anche analisi che tengano conto della diversita lessicale, cioe 
del numero di lemmi diversi rispetto al numero totale delle parole, Ca- 
ratteristica dei testi parlati e una minore diversita lessicale; nel corpus di 
italiano parlato del LIP le telefonate sono il tipo di testo che presenta il 
minor numero di forme e lemmi distinti. I testi del LIP che presentano la 
maggior lunghezza media di parola sono quelli con il maggior numero 
di forme e lemmi distinti, sono cioe quelli piu pianificati, come lezioni, 
conferenze, trasmissioni radiotelevisive (cfr. Mancini, Voghera 1994, pp. 
232-233). I testi scritti, piu pianificati, meno ripetitivi, hanno un numero 
di lemmi diversi piu alto. 

Infine bisogna tener conto del tipo di parole usate; se un testo e 
composto con un vocabolario controllato, ad esempio ricorre soltanto a 
parole riconducibili ai 2000 lemmi del vocabolario fondamentale, sara 
piu leggibile di un testo che ricorre agli oltre 7000 vocaboli del VdB, 



154 5 . Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 


5. Centro e penferia del iessico, Lessico e computer 155 


Un programma che tiene conto di tutti gli aspetti fin qui menziona- 
ti e Eulogos, elaborate) da un allievo di De Mauro (efr, Mastidoro 1994). 
Si tratta di un programma che analizza il lessico di testi italiani e anche 
di corpora di grandi dimensioni. Permette di misurare la leggibilita attra- 
verso il controllo delle parole usate nel testo rispetto a uno o piu voca- 
bolari di riferimento, fra cui appunto il VdB, e attraverso l’applicazione 
della formula gulpease, Quest’ultima e nata presso il GULP, Gruppo Uni- 
versitario Linguistico Pedagogico dell’Istituto di Filosofia dell’Universita 
degli Studi di Roma “La Sapienza”, ed e facile (concetto veicolato dalla 
sequenza EASE, che in inglese significa ‘facilita’) rispetto alia formula di 
Flesch-Vacca, perche calcola la lunghezza delle parole in lettere e non in 
sillabe. I suoi ideatori, Lucisano e Piemontese, l’hanno tarata direttamen- 
te sull’italiano e sono ricorsi alia lunghezza in lettere per owiare al pro- 
blema della divisione in sillabe condizionata dall’accentazione e dai dit- 
tonghi (cfr. Lucisano, Piemontese 1988; Piemontese 1996, pp. 100103). 
gulpease e dunque piu facilmente informatizzabile; inoltre all’interno di 
Eulogos l’affidabilita dell’indice e aumentata da un programma che “ca- 
pisce" la punteggiatura, doe individua con precisione dove inizia e dove 
finisce una frase, Il punto infatti come segno grafico ha molteplici usi e 
non sempre corrisponde al punto fermo in fine di frase. 

Eulogos e state applicato con successo all’analisi delle istruzioni 
per la compilazione del modello di dichiarazione dei redditi: le correla- 
zioni fra gli indici di leggibilita che ne emergono e il grado di scolarizza- 
zione del lettore hanno mostrato che le istruzioni del 1994, compilate 
con maggior cura ai fini della loro comprensibilita, sono piu leggibili di 
quelle del 1993, ma ancora molto difficili per chi non ha almeno un di- 
ploma di scuola superiore. 

Anche DBT (Data Base Testuale ), il software di interrogazione svi- 
luppato da Eugenio Picchi a Pisa, presso l’Istituto di Linguistica Compu- 
tazionale del Consiglio Nazionale delle Ricerche; nella versione 1.0 mes- 
sa in commercio nel 1995, permette di calcolare l’indice di leggibilita di 
un testo attraverso la formula gulpease e, avendo incorporate il VdB, in- 
dica per ogni parola del testo esaminato la sua appartenenza al lessico 
fondamentale, a quello di alto uso o a quello di alta disponibilita. 

Quando strumenti come Eulogos o DBT saranno piu diffusi e uti- 
lizzati fra chi si occupa di insegnamento dell’italiano, se ne potra meglio 
verificare l’impatto positivo sull’efficacia nella scelta dei testi da inserire 



nelle pubblicazioni didattiche; gia fin d’ora si comprende tuttavia come 
1’affrancamento dall’onere del calcolo delle formule di leggibilita e il 
confront© sistematico con lessici di base costituiscano grandi vantaggi 
per il glottodidatta e per chiunque si ponga il problema di prevedere og- 
gettivamente la comprensibilita di testi che clevono essere capiti dal 
maggior numero possibile di persone. 


5.5 Dizionari net computer 


La lessicografia computazionale e forse la branca della linguistica 
compufazionale piu conosciuta fra i non linguisti'e'iri particolare fra i 
cultori di studi umanistid, Tha tutti cold'fb ClTe 'srsono trovati a elaborare 
testi non numerici con l’ausilio del calcolatore hanno fatto, con maggio- 
re o minore consapevolezza, operazioni lessicografiche. Ad esempio, 
tutti coloro che si sono occupati di immagazzinamento e ritrovamento di 
dati hShno 'dovuto stilare del teMuH o almeno dei dizionari analogici, 
cioe elenchi' cH slnonimi, quasi-sinonimi, iperonimi con cui il programma 
di ricerca possa dare risposte anche quando la chiave di ricerca usata 
non e presente nella banca di dati o e scarsamente presente o il ricerca- 
tore vuole allargare la ricerca ad argomenti simili. 

Chi vuole redigere un indice analitico dei soggetti tramite un siste- 
ma di videoscrittura deve affrontare problemi di lemmatizzazione e di 
omonimia, proprio come un lessicografo. 

Il calcolatore elettronico, permettendo di immagazzinare e rielabo- 
rare grandi quantita di dati, e stato fondamentale per le operazioni di 
spoglio preliminari alia compilazione di dizionari storici e soprattutto 
per redigere concordanze, liste di frequenza, dizionari inversi, di cui 
parleremo piu diffusamente nel paragrafo 5.6.1. Questo non significa 
che prima dell’awento del computer gli studiosi non avessero gia ap- 
prontato opere di spoglio estremamente accurate e di gran mole, ma il 
tempo che tale lavoro comportava era enorme. Vite intere spesso di piu 


persone. 

Per compilare il Thesaurus Linguae Latinae alia fine del secolo 
scorso fu necessario che collaborassero gli studiosi di cinque universita 



156 5 . Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 


tedesche e i’analisi della particella et nello schedario del Thesaurus Lin- 
guae Latinae a Monaco implicava, per lo studioso che avesse avuto Top- 
portunita di accedervi, lo spoglio di 40 cassetti di 1200 schede ciascuno”, 
come ricorda S. Maffei (cfr. Barocchi, Maffei, Nencioni et al. 1994, XII). 
Anche oggi lo studioso che si trova di fronte a una concordanza con mi- 
gliaia di contesti ha dei problemi d’analisi, ma, come vedremo nel § 5-6, 
Pinformatica e i programmi moderni gli permettono di raggruppare auto- 
maticamente i sottoinsiemi omogenei di contesti. 

Attualmente, poi, la possibilita di immagazzinare grandi corpora di 
testi permette di compilare dizionari che contengono esempi tratti da 
corpora e di stabilire, attraverso I’analisi dei contesti in cui occorre la pa- 
rola, quali sono i significati e gli usi piu diffusi. Anche di questo si trat- 
tera piu oltre; va tuttavia detto fin d’ora che si tratta di imprese di grande 
respiro che solo gruppi di ricerca agguerriti e con finanziamenti adeguati 
possono afffontare. 

Qui voglio invece trattare dei dizionari gia fatti che Putente comu- 
ne pud comprare su dischetto, su CD-ROM o ihcor^ 
elettronici e in sistemi di videoscrittura. 


L’editoria elettronica italiana, doe Peditoria su supporto elettronico, 
non ha per il momento ancora messo a disposizione del pubblico stru- 
menti lessicografici ideati fin dal principio per essere consultati tramite 
computer. Si sono studiati programmi per potenziare la consultazione 
dei d izionari a stampa trattandbli”come basi di datifper affiancare FiguFe 
e suorii di pronuncia al testo scritto, ma nessuna oasa editrice italiana ha 
finanziato un progetto di dizionario-banca di dati linguistici nato per es- 
sere consultato attraverso il computer. 

Un simile progetto e stato abbozzato col VELI ( Vocabolario Elettro- 
nico delle Lingua Italiana) realizzato nel 1989 dalla Direzione Ricerca 
Scientifica e Tecnologica della IBM Italia con la consulenza scientifica di 
T, De Mauro. E fuori commercio, ma e stato generosamente diffuso fra i 
linguisti. Come spiega chiaramente A. Martelli nell’ Introduzione, e un 
prototipo che incorpora informazioni grammaticali relative a 10.000 pa- 
role della lingua italiana e programmi, da eseguirsi su di un elaboratore 
personale della famiglia PS/2 IBM, che interagiscono con Putente. Si 
possono richiedere “tutte le parole che possono avere prodotto una de- 
terminata forma flessa (ad esempio, una certa forma verbale); tutte le 
forme flesse che possono venire prodotte da una data parola (ad esem- 



5 . Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 157 

pio tutte le forme di un certo verbo); la divisione di una parola in silla- 
be; gli elenchi dei sinonimi e dei contrari di una parola; e una lista di 
tutte le parole, comprese nell’insieme delle diecimila note a VELI, che 
iniziano con una data stringa (sequenza di lettere)” (VELI, p. 51). 

Le 10.000 parole sono state tratte da un corpus formato da fonti 
giornalistiche (ANSA, IlMondo, Europeo, Domenica del Corriere) nel pe- 
riodo 1985-1987 per un totale di piu di 26 milioni di occorrenze. Se si 
escludono da questo corpus i nomi propri, comprensibilmente numero- 
si, le 10.000 parole coprono il 92% delle forme presenti nel corpus, an- 
che perche si tratta di 10.000 lemmi che, stante la ricchezza morfologica 
dell’italiano, danno luogo a 83.000 forme flesse distinte. Nel volume che 
accompagna i due dischetti in cui e contenuto il VELI vi sono varie liste: 
la classifica ordinata secondo il valore del fattore d’uso per i primi 
10.000 lemmi (ricordo che il fattore d’uso e la frequenza complessiva del 
lemma moltiplicata per il suo fattore di dispersione); la classifica dei 
10.000 lemmi con fattore d’uso piu elevato, ordinata alfabeticamente; al- 
tre liste fra cui un confronto fra i primi 2000 lemmi classificati secondo 
LIF e secondo VELI. Si tratta di un confronto interessante perche il cor- 
pus del LIF e molto piu piccolo (mezzo milione di occorrenze), ma piu 
bilanciato (teatro, romanzi, cinema, periodici, sussidiari). 

Questo prototipo di dizionario elettronico non ha definizioni e non 
ha esempi: polrebbe servire per esercitarsi sulle forme flesse dell’italiano 
e per la correzione di testi scritti al computer e i suoi programmi potreb- 
bero essere sfruttati per la lemmatizzazione automatica o per 1’etichetta- 
tura grammaticale delle forme, conosciute dal VELI, presenti in un testo. 
Non stupisce che non sia stato commercializzato, poiche e utile soprat- 
tutto agli addetti ai lavori: linguisti, glottodidatti che preparino corsi di 
lingua che implichino l’uso del calcolatore, programmisti di programmi 
di videoscrittura. 


5.5.1 Dizionari su dischetto e su CD-ROM in commercio 


La casa editrice italiana che per prima ha messo sul m ercato un 

la Zanichelli con il CD-ROM Multi- 
/mhufiormso md-^^ fen otto lingue cpinyojte'. Cdmprendeva allora 
dodici dizionari bilingui generali e special!: una delle due lingue di cia- 


5 , Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 159 


158 5 . Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 


scun bilingue e Pinglese, Paltra e di volta in volta il cinese, il francese, il 
giapponese, Pitaliano, Polandese, lo spagnolo, il tedesco. L’edizione at- 
tualmente (1995) in commercio comprende quattro lingue in piu: dane- 
se, finlandese, norvegese, svedese e i dizionari coinvolti sono diventati 
18. Il dizionario italiano e inglese incluso in CD-ROM Multilingue e il Ra- 
gazzini (1984). 

Il software di interrogazione consente di consultare in pochi secon- 
di ciascunb 3ei 18 dizionari, voce per voce: visualizzare le sole traduzib 1 
ni di ciascun lemma; cercare parole e locuzioni alPinterno di ciascuna 
voce; tradurre parole da una lingua all’altra tramite Pinglese; elencare si- 
nonimi, visualizzare le parole cinesi e giapponesi in caratteri Kanji. 

E un calepino, cioe un dizionario plurilingue, delPera informatica. 
Ai tempi dei calepini a stampa la lingua che faceva da cerniera era il lati- 
no, ora e Pinglese, A differenza pero dei calepini a stampa che avevano 
una voce lessicografica sviluppata solo in corrispondenza del lemma in 
latino, e un lemmario unico in latino voltato nelle varie lingue, qui ci 
troviamo di fronte a dizionari autonomamente concepiti (con voci piu o 
meno articolate, a seconda della mole del dizionario, e con lemmari non 
totalmente sovrapponibili), messi in contatto dal software di interroga- 
zione. 

La possibility di richiamare su video non soltanto la traduzione, ma 
le intere voci alPinterno delie quali il programma di ricerca ha individua- 
te il traducente, offre ali’utente un mezzo per controllare il percorso at- 
traverso cui si e passati, poniamo, da una parola italiana a quella tedesca 
col tramite dell’inglese. 

Si tratta di uno strumento di consultazione molto potente che na- 
sconde dietro la rapidita e ampiezza di ricerca la qualita diseguale dei 
dizionari bilingui a stampa su cui e basato. Presenta inoltre Pinconve- 
niente comune a tutti i dizionari concepiti per essere stampati e poi con- 
sultati attraverso il video di un computer: il numero di righe che si pos- 
sono vedere insieme e limitatopanzi piO il dizionario di partenza d~conr- 
plesso e ha voci TungKe e^artrbolate, piu e raro che una voce stia per in- 
tero sul video. 

Come per gli atari dizionari su CD-ROM di cui parleremo in segui- 
to, e possibile accedervi da determinati programmi di videoscrittura e 
quindi consultarlo, mentre si sta scrivendo un testo, per essere sicuri del- 
la correttezza delie proprie scelte linguistiche. 



Nel 1989 e stato immesso sul mercato, sempre dalla Zanichelli, Lo 
Scaffale Elettronico Dizionari a cura di EIKON, un CD-ROM che contie- 
ne II Nuovo Zingarelli Minore (XI edizione 1987), Sinonimi e contrari. 
Dizionario delle parole equivalents analoghe e contrarie di G. Pittano 
(1987), Il nuovo Ragazzini/Biagi concise. Dizionario inglese e italiano 
Italian and English Dictionary (1986), Odd Pairs & False Friends . Dizio- 
nario di false analogie e ambigue affinita fra inglese e italiano di V. 
Browne (1987), Il Boch Minore. Dizionario francese-italiano italiano - 
francese di R. Boch (1984), Les faux amis aux aguets. Dizionario di false 
analogie e ambigue affinita tra francese e italiano di R, Boch (1988) e II 
Manuale di stile. Guida alia redazione di documents relazionS articolS 
manuals tesi di laurea di R. Lesina (1986). 

Come spiega la guida annessa a Lo Scaffale Elettronico , il software 
di consultazione e Microsoft Library, e il CD-ROM puo essere usato con- 
temporaneamente con molti programmi di videoscrittura verso i quali 
permette di trasferire (parti di) voci di dizionario, di “incollarle” nel do- 
cumento che si sta componendo o di salvarle in un file. 

Si tratta di uno strumento che riunisce opere omogenee (dizionari 
monolingui e bilingui minori), perche prodotte airinterno della stessa 
casa editrice con un disegno di voce pressoche identico. Quando fu lan- 
ciato se ne immaginava un uso “da ufficio”, piu che l’utilizzo da parte di 
uno studente o di un insegnante a fini didattici, perche allora i lettori di 
CD-ROM non avevano ancora prezzi contenuti e quindi non avevano la 
diffusione attuale. 

La facilita con cui oggi una scuola si puo dotare di un lettore di 
CD-ROM, che potra servire anche per opere di consultazione relative a 
materie scientifiche, ha fatto si che Lo Scaffale Elettronico Dizionari atti- 
rasse Tattenzione di chi si occupa di glottodidattica assistita dal compu- 
ter. Nella loro recensione, R. Degl’Innocenti e M. Ferraris (1994, pp. 
263-264) osservano che il prodotto “risente dell’arretratezza delFinter- 
faccia grafica” del periodo in cui e stato confezionato e che la ricerca 
sulPintero testo (full text) “come unica procedura ammessa, se per un 
verso e inebriante per la totale liberta di ricerca che offre, per altro ver- 
so risulta insufficientemente pertinente sotto il profilo lessicografico 
(per la riduzione a un unico campo informative delPintera voce) e in 
ogni caso implica un utente esperto della struttura informativa del dizio- 
nario e dei suoi codici, capace altresi di formulare Pinput per il full text 


160 5 . Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 


in modo tale da rappresentare coerentemente una domanda di ricerca 
complessa”. 

La casa editrice Garzanti ha nel 1995 fatto il suo ingresso nel mer- 
cato dei dizionari su CD-ROM con il Dizionario Garzanti di inglese 
(1994), un’opera bilingue da 75000 voci. Il software di interrogazione e 
stato elaborato da Novamedia e si propone di aiutare il piu possibile 
chi deve tradurre, infatti oltre a dare la voce del dizionario bilingue per- 
mette, interrogando un apposito campo, di trovare tutti gli esempi in 
cui la parola cercata viene tradotta, anche se questi esempi si trovano 
nella voce di un lemma diverse. Gli inserti grammatical! e lessicali che 
nell’edizione a stampa stavano inseriti nelPordine alfabetico ( Auguri 
nella A, At telefono nella T) sono nell’edizione elettronica accessibili 
dalle voci in cui eompaiono parole che figurano in tali inserti; anche 
l’inserto “lessico per immagini”, che nel volume sta al centra fra la se- 
zione inglese-italiano e quella italiano-inglese, e accessibile dalle voci. 
Quindi se per una parola e disponibile il disegno di cio a cui si riferi- 
sce,' cliccando in una determinata sezione della voce e possibile vedere 


questo disegno. 


Il software permette di passare da una forma verbale al passato o 
irregolare al lemma all’infinito, cost come la ricerca con caratteri jolly 
consente di cercare parole di cui non si conosce perfettamente la grafia. 

La pubblicita insiste sul fatto che e un dizionario che_parla : infatti 
la trascrizione' in IPA non compare nel CD-ROM ed e sostituita dalla 


pronuncia udIHle attraverso l’apparecchiatura n;ultimadia IT software— 

consente 'dr regfp’ara di una parola e di corffroh- 

tarla con la pronuncia (britannica) data dal dizionario. 

^no^previste edizioni eletttoniche dizionari Gar- 
zanti francese e tedesco della stessa grandezza. 


L’ultima edizione (1995) del Dizionario dei sinonimi e dei contrari 
di D. Cinti e venduta con un dischetto che contiene un estratto del di- 


zionario ed e dotato di software Windows™. Rispetto alle 35.000 voci, ai 
150.000 sinonimi e 100.000 contrari dell’edizione a stampa contiene solo 
5000 voci, 35.000 sinonimi e 23,000 contrari, ma la rapidita con cui si 
passa da un sinonimo all’altro, da un sinonimo al contrario, semplice- 
mente cliccando sulla parola, e dawero efficace. Mette in luce pregi e 
difetti del procedimento sinonimico meglio di una dotta lezione sull’ar- 
gomento: gia al secondo o terzo passaggio si constata che un sinonimo 



5 . Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 161 


di un sinonimo della parola di partenza non e necessariamente un sino- 
nimo della parola di partenza. Poiche il campo “Ricerche effettuate” re- 
gistra tutte le parole che sono state oggetto di ricerca si possono orga- 
nizzare dei giochi di rapida esecuzione in cui vince chi riesce a indovi- 
nare in un percorso a ritroso gli anelli mancanti. Ad esempio, come si 
passa da earn a salato, pepato ? Attraverso il tramite di costoso . E invece 
come si arriva da cam a rilevante, di grande interesse ? Attraverso im- 
port ante. Da importante a consistente si giunge attraverso considerevole , 
ma ci vuole un certo acume per individuare che consistente pud essere 
i’anello che permette di passare da considerevole a denso. 

Owiamente questo tipo di uso didattico-ludico non e quello per 
cui il dischetto e stato pensato: una volta installato, l’estratto del dizio- 
nario di Cinti rimane in memoria e puo essere richiamato dall’interno di 
un documento che si sta scrivendo con un sistema di videoscrittura, Se 
la parola che abbiamo usato non ci soddisfa, possiamo vedere che sino- 
nimi ci propone 1’estratto e sostituirla con quella contenuta nel campo 
“Parola selezionata”. Anche per questo estratto elettronico del Cinti vale 
quanto si dira nel paragrafo che segue (§ 5.5.2) a proposito dei dizionari 
dei sinonimi incorporati in sistemi di videoscrittura, 

Il primo grand e dizi onario monolingue generale j^U’it^anq m 
commercioliTcD-ROM e slatoT^ nell’edizione def|lg|Aa 

casa editrice ^ ^Editel^ "ela ' Le Monnier nel 1994 hanno messo a dfsposizio- 
ne del pubblico una versione per Windows™ 3-1 ricca di quegli accorgi- 
menti che aggiungono molta efficacia alia consultazione (icone, menu, 
possibility di operare in multitasking e di aprire sullo schermo numerose 
finestre con altrettante voci). Oltre alia ricerca sull’intero testo, il Devo- 
to-Oli elettronico consente una ricerca limitata all’area della voce lessi- 
cografica in cui e data Tinformazione grammaticale e all’area in cui e 
data l’etimologia. Inoltre, se si possiede una scheda audio, e possibile 
ascoltare la pronuncia di circa 14.000 lemmi. 

Per 1’utente curioso, ma con poca familiarita con la sintassi della ri- 
cerca con operatori logici, il dizionario prevede liste precostituite di: pre- 
stiti suddivisi per lingua donatrice (dalPinglese al russo, dal francese al- 
l’ebraico, ecc.); termini regional!, dialettali, settentrionali, meridionali, to- 
scani; termini arcaici, poetici, onomatopeici; parole clerivate dal latino, 
dal greco, dal francese, ecc., da nomi propri, da incroci; termini apparte- 
nenti a determinati sottocodici (medicina, alpinismo, zoologia, ecc.). 



162 5 . Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 


Queste liste sono sicuramente le piu sfruttate dagli utenti, insieme 
alia ricerca sulPintero testo, anche perehe le istruzioni, sia quelle interne 
al programma, sia quelle estremamente succinte fomite nel foglietto che 
accompagna il CD-ROM, non prevedono esempi dettagliati di sintassi di 
interrogazione (anche di questa mancanza si pud didatticamente far te~ 
soro, anzi far di necessita virtu; cfr. il § 6.9). 

Quando apparve la versione a stampa del DIR (1988), molti disse- 
ro che era il dizionario ideale per essere trasformato in versione elettro- 
nica: nel 1996 e stato immesso sul mercato C-Dir che, con bel gioco di 
parole, e appunto il titolo della versione su CD-ROM. Il software, prepa- 
rato dalla Selecomp, consente di navigare agevolmente da una voce al- 
Paltra guidati dal filo rosso dell’etimologia. Gia la versione a stampa ave- 
va una fitta ed efficace rete di rimandi: su quella ha costruito chi ha di- 
segnato il software. Anziche sfogliare basta cliccare sulla parola e si airi- 
va alia voce che interessa. L’interfaccia grafica e molto amichevole e si 
pud scrivere nel dizionario come una volta si glossava nei margini delle 
edizioni a stampa: cliccando sull’icona che rappresenta una stilografica 
rossa, si possono aggiungere al lemma notazioni personali, che poi si 
possono recuperare durante successive consultazioni. Anche interessan- 
te e la possibilita di ripetere all’incontrario il percorso della navigazione 
effettuata tramite il click sulle parole evidenziate in blu. 

Purtroppo perd chi ha disegnato il software ha privilegiato solo la 
caratteristica di raggruppamento etimologico ragionato a sfavore di altre 
possibili ricerche: impostando una ricerca di parola con carattere jolly 
non si ottiene, come ad esempio nel Devoto-Oli elettronico, una lista 
dei lemmi che nel dizionario presentano quelle lettere piu altre, ma il 
programma ci porta sulla prima voce in ordine alfabetico che soddisfa la 
nostra richiesta. Una ricerca che volesse tutti i lemmi terminanti per -to- 
re nel C-Dir non li ottiene con la richiesta * tore, ne in altro modo. Non 
e possibile fare ricerche su tutto il testo del dizionario, la ricerca e con- 
dotta soltanto sui lemmi e, owiamente, non sono possibili ricerche 
complesse. 

Non e possibile richiedere Pelenco dei verbi transitivi o delle pa- 
role contrassegnate dall’etichetta letter(ario) e, fatto stupefacente per 
un dizionario che tanta importanza da all’etimologia, non e possibile 
avere una lista di tutte le parole che hanno, supponiamo, un’origine 
francese. 



5 - Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 163 


E in corso di preparazione una nuova edizione del C-Dir che do- 
vrebbe consentire le ricerche or ora menzionate e il Sabatini-Coletti (in 
corso di stampa) uscira contemporaneamente a stampa e in versione su 
CD-ROM, con un programma di ricerca che dovrebbe esaltarne le carat- 
teristiche. 

Le recensioni di strumenti lessicografici su CD-ROM apparse nelle 
riviste specializzate in software e hardware spesso sono carenti nei giu- 
dizi sulle procedure di ricerca delle informazioni. Non cosi le recensioni 
che pubblicano “Italiano & oltre” e altre riviste attente alle nuove tecno- 
logie didattiche. 

Ad esempio, Degl’Innocenti e Ferraris (1994, pp. 264-265), recen- 
sendo il Devoto-Oli elettronico, sottolineano che, pur offrendo piu per- 
corsi di ricerca de Lo Scaffale Elettronico . Dizionari , privilegia, come 
nel dizionario stampato, “il dato gia ordinato e percio statico e oggetti- 
vo, (...) la logica chiusa delFopera scritta sulla logica aperta delFopera 
letta”. 

I due esperti sono insoddisfatti perehe sia il CD-ROM della Zani- 
chelli, sia quello della Le Monnier Editel sono “poco piu” che versioni 
elettroniche dell’opera a stampa, con “limiti a concepire un dizionario 
elettronico come un'opera concettualmente diversa da quella cartacea, 
rivolta a lettori che vanno messi in grado di scoprire e assumere nuovi 
punti di vista e capaci di porre nuove domande al dizionario”. 

Hanno ragione, ma anche cosi i dizionari gujaiteporto .elet troni ep^ 
sono strumenti meravigliosi: a saper sfruttare bene le possibilita offerte 
dalla ricerca con gli operatori logici sulPintero testo o su campi partico- 
lari si ottengono risultati notevolissimi, imprevedibili, stimolanti; la ricer- 
ca di sequenze di lettere all’inizio o in fine di lemma permette di “fare 
morfologia” in un modo impensabile prima. Aprono nuove vie alia con- 
sultazione del dizionario, fanno venire idee e sviluppano il senso meta- 
linguistic© di chi li usa, Anche senza considerare gli indubbi vantaggi 
che offrono sul piano ludico e didattico-educativo, queste versioni elet- 
troniche permettono ai linguisti di fare ricerche su quei particolari tipi di 
testi che sono 1’esempio e la definizione di dizionario. L’esempio di di- 
zionario, diversamente dall’esempio linguistic© che mira a verificare uno 
o due punti di sintassi per volta, e sovraccaricato di messaggi sintattici, 
morfologici, semantici; quanto alle definizioni sono gia state studiate per 
ricavarne semi-automaticamente tesauri o per stabilire corrispondenze 



5 . Centro e penferia del lessico . Lessico e computer 165 


164 5 , Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 


tra senso e morfemi, per travasarle in banche di dati lessicali (cfr. Galzo- 
lari 1980, 1983). 

Le versioni elettroniche dei dizionari consentono inoltre ai linguisti 
una verifica delPuso delle etichette grammaticali di parte del discorso o 
di registro o di sottocodice e inducono a riflettere sull’opportunita di cer- 
te innovazioni teorico-terminologiche. 

Inline le versioni elettroniche se, da un lato, esaltano quanto c’e di 
buono in un dizionario, liberandolo dalla camicia di forza dell ordine al- 
fabetico, facendolo risaltare anche quando e nascosto tra le pieghe di 
una definizione lunga e complessa, dall’altro impietosamente rivelano al- 
l’ocehio attento i difetti di un dizionario, le sue incongruenze, e sono 
quindi un ottimo strumento di igiene lessicografica, di allenamento per 
futuri lessicografi. 


5.5-2 Dizionari net programmi di videoscrittura 
e nei traduttori elettronici 

Si apprezza meglio quanto importante sia la qualita del dizionario a 
stampa trasformato in versione elettronica, quando si consultano i dizio- 
nari espressamente creati per i programmi di videoscrittura, Spesso non 
sono veri dizionari, ma mere liste di parole che servono unicamente a 
correggere errori di grafia. Come avra constatato chiunque provi a usarli 
con regolarita, hanno un numero piuttosto limitato di lemmi: stabilire 
quanti e arduo, perche non e quasi mai detto nei manuali dei program- 
mi ed e gia tanto se si riesce a individuare la fonte da cui provengono, 
spuiciando i copyright, Comunque, risalendo a quanti byte occupano nei 
disco si constata che sono ridotti. Difficilmente superano i 10.000 lemmi, 
neU’ottica che abbiamo visto a proposito del lemmario del VELI: 10.000 
lemmi ben scelti coprono piu del 90% del lessico di un testo. 

Chi veramehte^vuole usare um bupA 

p i e definizi o ni, me ntre compone testi al computer, deye procurarsi 

quell i i ta liani suj:D-RQM^ t ^ e P er le hn " 

gue straniere quelli offerti sul mercato da case editrici lessicografiche di 
prestigio. Ormai l’ambiente Windows™ consente di accedere dal sistema 
di videoscrittura al dizionario su CD-ROM in modo agevole. 

In Word™ 5.0 e stato immesso un dizionario dei sinonimi italiani 


create appositamente dalla redazione Zanichelli per essere consultato at- 
traverse tale sistema di videoscrittura. E uno strumento modesto ma uti- 
le; non e un dizionario apparso prima a stampa. L’utente deve saper see- 
gliere da solo il sinonimo giusto per il contesto in cui sta scrivendo, per- 
che il dizionario non da grand! aiuti (mancano abbreviazioni, etichette di 
registro, ecc.) e si limita a raggruppare i sinonimi di un’accezione, sepa- 
randoli da quelli di un’altra. Paradossalmente nei campo dei dizionari 
dei sinonimi e analogici (generalmente indicati come Thesaurus anche 
nelle versioni italiane dei sistemi di videoscrittura) la differenza fra dizio- 
nario a stampa e dizionario incorporate nei sistema di videoscrittura e 
meno visibile, perche si tratta di opere quasi sempre senza esempi e 
senza definizioni anche nelle tradizionali versioni stampate. 

Le case editrici inglesi attive nei campo degli strumenti lessicografi- 
ci hanno in catalogo dischetti che contengono i loro dizionari bilingui di 
piccole dimensioni: ad esempio la Collins ha messo in commercio di- 
schetti con due dei suoi bilingui italiano e inglese: il Collins Gem On-li- 
ne con piu di 40.000 fra lemmi e sottolemmi e 70.000 traducenti e la se- 
rie A-100 con 75.000 fra lemmi e sottolemmi e 110.000 traducenti. 

Quanto ai traduttori elettronici sono per il momento l’equivalente 
dei dizionari bilingut tascabili, ma stanno migliorando. Gia alio stato at- 
tuale offrono molto di piO di un ffizlonafio tascabile perche i modelli piu 
costosi “parlano”, cioe hanno un dispositive) cKe permette di seritire la 
pronuncia in un auricolare. Ci sono quelli inseriti, tramite schede a clf- 
'Cinti mtegrati vendute a parte, in agende elettroniche e che quindi sono 
potenziati dalla “vicinanza” di un calcolatore, di programmi che fanno la 
conversione da gradi Celsius a Fahrenheit, da chilometri a miglia, ecc., e 
che calcolano il cambio delle vaiute. 

Non esistono ancora ricerche sul loro uso presso il pubblico italia- 
no, ma e’e da immaginare che non sia molto diverso da quello docu- 
mentato da un’inchiesta condotta a Hong Kong (cfr, Taylor, Chan 1994). 
Chi li usa li considera uno status symbol, li trova piu pratici dei dizionari 
tascabili a stampa perche la ricerca e piu rapida; le lamentele riguardano 
la velocita con cui le batterie si scaricano, la cattiva qualita della pronun- 
cia, la piccolezza e la scarsa nitidezza del visualizzatore, il lemmario ri- 
dotto e la mancanza di esempi, ma questi ultimi due inconvenienti sono 
condivisi anche dai dizionari tascabili a stampa. Come dimostrano studi 
recenti (cfr. Sharpe 1995), si sta cercando di immettere in questi diziona- 



166 5 . Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 


5 , Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 167 


ri elettronici portatili tutta l’esperienza fatta con i dizionari bilingui a 
stampa diretti a una sola comunita linguistica: si sviluppano dizionari in 
cui la parte B-A non e il “ribaltamento” della parte A-B, ma pud essere 
formata da un lemmario tre volte piu ampio, dal momento che quando 
si usa il dizionario passivamente, cioe si traduce da una lingua straniera 
nella propria, e opportune avere un lemmario piu esteso. 

Sono venduti dalle stesse case che producono dizionari tascabili 
(ad esempio, in Europa la Langenscheidt ha prodotto fin dal 1982 la se- 
rie Alpha 8 con 4000 parole per lingua) e da quelle che vendono agen- 
da elettroniche e calcolatori tascabili. Nel corso del tempo sono diventati 
strumenti piu seri; a versioni, tuttora sul mercato, che sono poco piu che 
videogiochi (efr, Marello 1989, pp. 26-27), sono stati ora affiancati utili 
strumenti di consultazione. La Seiko Instrument, per non menzionare 
che una dalle case produttrici, ha in commercio tre modelli che com- 
prendono I’italiano. Il TR-2400 Italian/English Translator e basato sul 
Random House Italian Dictionary e contiene 20.000 parole per lingua 
con indicazione di parte del discorso e segnalazione dell’accento; ha una 
funzione di scorrimento per facilitare la ricerca di parole, Il TR-25G1 Eu- 
ropean Translator e basato su 5 lingue Dizionario essenziale italiano in- 
glese francese tedesco spagnolo a cura di Edigeo (Zanichelli 1990) e con- 
tiene 3500 parole e 50 “frasi utili” in ciascuna delle cinque lingue. Il TR- 
3000 European Translator Deluxe Edition e basato sui dizionari Random 
House per inglese, tedesco, francese, italiano e spagnolo e contiene 
8000 parole per lingua piu 380 “frasi utili” divise in 12 argomenti (auto, 
casa, cibi, acquisti, viaggi, ecc.) a cui si accede premendo uno dei tasti- 
lettera. Ha uno schermo di due righe di 16 caratteri convertible in una 
sola riga di 12 caratteri. 

II loro miglioramento e gia prefigurato dai modelli le cui prestazio- 
ni possono essere allargate da schede a circuiti integrati. Ad esempio, 
esistono dizionari monolingui inglesi come il Longman Dictionary of 
Contemporary English (56.000 lemmi, 83.000 definizioni) o americani co- 
me V American Heritage Dictionary (70.000 lemmi, 125.000 definizioni) 
che sono disponibili in formato elettronico tascabile con visualizzatori ri- 
spettivamente di 8 righe di 45 caratteri e 3 righe di 19 caratteri. L’effetto 
visivo s’awicina a quelio offerto della pagina stampata, la qualita dei di- 
zionari a stampa presi come fonte e decisamente piu alta e quindi la 
consultazione “elettronica” ne potenzia il valore. Infatti il correttore orto- 



grafico permette di trovare una parola anche senza sapere esattamente 
come si scrive ed e possibile creare una sezione di dizionario persona- 
lizzato, memorizzando parole e definizioni specialistiche di cui si sente il 
bisogno. Vi sono anche modelli che oltre al dizionario monolingue con- 
tengono il Roget’s Thesaurus con piu di 500.000 sinonimi e hanno batte- 
rie al litio con un’autonomia di 350 ore: insomma la miniaturizzazione fa 
entrare in tasca il contenuto di non pesantissimi, ma comunque ragguar- 
devoli, volumi a stampa. Le modalita d’interrogazione sono ancora piut- 
tosto rudimentali, vuoi perche si suppone che i bisogni degli utenti di 
un tascabile siano semplici (come si traduce, come si scrive, come di 
pronuncia), vuoi perche con visualizzatori cosi ridotti non ha senso pre- 
vedere ricerche che diano come risultati liste di voci. 

Quanto aH’atteggiamento degli insegnanti nei confronti dell’uso in 
classe di questi strumenti, alcuni li vietano, altri li tollerano, ma se la lo- 
ro qualita migliorera, com’e prevedibile, gli insegnanti dovranno prende- 
re in considerazione il fatto che il loro impatto sull’apprendimento delle 
lingue potrebbe essere tanto grande quanto quelio dei calcolatori tasca- 
bili sulLapprendimento delLaritmetica. In particolare una tecnologia che 
offre un traducente cosi in fretta pud persuadere lo studente deH’inutilita 
di imparare a memorizzare i traducenti. 


5.6 La linguistica dei corpora 

e le sue ricadute lessicografiehe 


C’e sempre stata una linguistica basata sullo spoglio di materiali lin- 
guistici, anche molto copiosi, ma con linguistica dei corpora, traduzione 
dell’inglese corpus linguistics , si intende bggi quell a branca della lingui- 
stica che si occupa di elaborare i dati provenienti da larghi insiemi di te- 
sti immagazzinati su support! ieggibili dal computer. E dunque una lin- 
guistica dei corpora elettronici; una linguistica che si serve del computer 
come “contenitore” di grand! quantity di tes^e^def 
ci per organizzare queste grandi quantita di testi in modo che gli studio- 
possano ricavare il piu grande numero di informazioni possibili sui te- 
sti e sulla lingua in cui sono scritti. 


5 . Centro e penferia del lessico. Lessico e computer 169 


168 5 . Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 


Nonostante corpus linguistics ci arrivi dalPinglese, e pero una bella 
combinazione che corpus-corpora sia latino, non tanto per la tradizione 
filologica a cui risale il termine, quanto per la curiosa coincidenza insita 

nel fatto che i primi passi nella pratica clegli spogli elettronici sono stati 

* \ 

fatti proprio in Italia su un insieme di testi in latino (cfr. Busa 1951), l*o- 
pera di San Tommaso d’Aquino. 

In questa sede ci soffermeremo soprattutto sui risvolti lessicografici 
delle ricerche basate su corpora elettronici, poiche questa utilizzazione a 
fini lessicologicidessicografici e stata, e continua a essere, quella piu co- 
nosciuta. Tuttavia con I’accresciuto prestigio del modello lessicalista in 
linguistica le concordanze di vasti corpora testuali sono state viste come 
fonti per studiare la combinabilita delle entrate lessicali e i corpora sono 
diventati banchi di prova della capacity descrittiva di grammatiche con- 
cepite come parti di analizzatori morfosintattici (cfr. Lorenzi 1987 e Fer- 
rari 1991, 1995). 

In considerazione dell’ampio spettro di utilizzazioni linguistiche di 
un corpus e necessario che il modo in cui i testi sono archiviati venga 
studiato con cura, da informatici non digiuni di linguistica, meglio anco- 
ra da un gruppo di linguisti computazionali che abbiano la pazienza di 
intervistare i possibili utenti del corpus circa i quesiti che vorrebbero 
porre. 

Alcuni esempi concreti chiariranno quanto sia importante per chi 
disegna i programmi di ricerca prevedere un’ampia gamma di utenti. Ac- 
cedere ai grandi corpora di testi gestiti dalle university o dai centri di ri- 
cerca non e sempre possibile a tutti: parrebbe che la commercializzazio- 
ne di CD-ROM contenenti intere annate di giornali possa soddisfare le 
esigenze di chi vuol avere a casa sua dei corpora di italiano recente. Chi 
ha avuto I’occasione di consultare le annate di quotidiani su CD-ROM 
(per l’italiano sono ai momento disponibili II Corriere della Sera , Il Sole 
24 ore , La Stampd) si sara reso conto che i testi in questi CD-ROM sono 
stati archiviati pensando unicamente alle esigenze di chi ricerca contenu- 
ti. I programmatori di queste banche di dati giornalistici si sono compor- 
tati come se ignorassero che i giornali, oltre a essere fonti di informazio- 
ne, sono anche un esempio autorevole di lingua, 

Aggiungere al programma d’interrogazione anche la possibility di 
fare concordanze sarebbe stato sufficiente per consentire piu agevoli ri- 
cerche di tipo formale, linguistico. Alio stato attuale si ottiene una lista di 



titoli d’articoli in cui compare la parola ricercata, ma per vedere il conte- 
sto in cui e usata bisogna “aprire” uno per uno i documenti selezionati, 
cioe scorrere gli articoli. La parola e evidenziata in colore diverse e que- 
sto facilita il suo reperimento, tuttavia il procedimento e macchinoso. Al 
linguista tocca esportare gli articoli, creando un file da elaborare succes- 
sivamente con programmi che consentano di redigere concordanze e 
statistiche per lui interessanti. 

Accade lo stesso con i CD-ROM contenenti dizionari Italian! di cui 
abbiamo parlato nel § 5-5.1: ricercando una parola o una sequenza di ca- 
ratteri, compare una lista di lemmi nei cui articoli si trova quanto richie- 
sto, ma non e possibile avere direttamente una lista di contesti. Si po- 
trebbe obiettare che trattandosi di voci lessicografiche avere i contesti e 
meno importante. Quando pero il dizionario e un dizionario storico con 
numerosissime e ampie citazioni poter avere le concordanze e molto uti- 
le, come si pud verificare utilizzando il CD-ROM contenente Y Oxford 
English Dictionary ; il cui programma di interrogazione prevede appunto 
la possibility di avere la lista di lemmi affiancati dal contesto in cui com- 
pare la parola cercata, 

Com’era da aspettarsi anche il CD-ROM che contiene la Letteratu- 
ra Italiana Zanichelli e dotato di un programma di interrogazione (il 
piu volte citato DBT) che consente di redigere concordanze e fare le al- 
tre ricerche di tipo formale che si suppone possano interessare a uno 
studioso di lingua. Il CD-ROM dell’ Oxford English Dictionary e quello _ 
che contiene la LIZ sono la dimostrazione dei vantaggi che derivano da 
una meditata fase di progetto dei modi di archiviazione e reperimento 
dei dati. 

La storia dei grandi corpora elettronici di testi, ospitati solitamente 
in centri di calcolo universitari, mostra che ci sono voluti anni per rag- 
giungere 1’attuale maturity nelle tecniche d’archiviazione e reperimento 
di dati e che e sempre opportuno eonservare accanto a version! etichet- 
tate (per argomenti, per genere testuale, grammaticalmente, ecc.) una 
versione del corpus poco elaborata, perche in futuro si potrebbero sco- 
prire modi migliori di organizzarlo o semplicemente potrebbero affer- 
marsi diverse esigenze di interrogazione. 

Quando questa versione non strutturata non esiste o non esiste 
piu, chi vuole unire il corpus ad altri o applicare a un corpus dei pro- 
grammi applicati su altri corpora, per confrontare i risultati, incontra dei 



5 . Centro e perif evict del lessico . Lessico e computer 


5 . Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 171 


problemi. Ad esempio, prima dell’awento della composizione a stampa 
elettronica, chi voleva costruire un corpus doveva preparare i testi stam- 
pati in modo che diventassero accessibili al computer: li trascriveva op- 
pure li faceva leggere da un lettore ottico, Nel corso di questa operazio- 
ne si aggiungevano manualmente delle informazioni che costituivano un 
primo fondamentale tipo di etichettatura (data dell’immissione nel cor- 
pus, data di composizione del testo, autore, luogo di pubblicazione, ar- 
gomento, genere, ecc.). Ora che un corpus viene alimentato da quotidia- 
ni, manuali o altri testi gia su supporto leggibile da computer, Petichetta- 
tura deve essere fatta ugualmente, ma si sono sviluppate tecniche auto- 
matizzate di estrazione dei dati piu semplici da ritrovare. L’unione di un 
corpus archiviato nel modo tradizionale con un corpus archiviato di re- 
cente riserva sempre problemi di compatibility di etichettatura. 

Gli autori del LIP hanno accluso al volume due dischetti con la tra- 
scrizione del corpus di italiano parlato su cui si sono basati. In questo 
modo tutti si possono rendere conto del materiale da cui provengono le 
statistiche del volume e soprattutto possono utilizzarlo per trarne altre 
diverse informazioni. Certo l’optimum sarebbe avere anche le registra- 
zioni da cui sono tratte le trascrizioni, per verificare come sono state fat- 
te, ma gia cost e un bello e raro esempio di diffusione pubblica di un 
corpus. 

Questo tipo di problemi richiama la nostra attenzione su un dato 
fondamentale della linguistica dei corpora: i lettori ottici, la composizio- 
ne elettronica dei testi a stampa e altre conquiste dell’hardware hanno 
reso la costituzione di corpora elettronici piu agevole, ma la qualita di 
do che un linguista, e in particolare un lessicografo, puo ricavare dal- 
l’interrogazione di un corpus sta in requisiti che sono a monte della tec- 
nologia. Per corpora di testi letterari o di epoche passate importantissi- 
ma e la scelta di edizioni filologicamente valide. Per corpora di parlato 
la trascrizione e cruciale. Altrettanto importante e disporre per la lingua 
recente di archiviazioni fatte con programmi che consentano interroga- 
zioni molto differenziate. 

II lessicografo puo trarre molti vantaggi dall’interrogazione di cor- 
pora formati di testi. Una redazione lessicografica ben assortita e in gra- 
de di formulare attendibili giudizi sulla grammaticalita morfosintattica 
anche senza un corpus, ma quando si tratta di stabilire quanti e quali 
lemmi debbono far parte di un dizionario fondamentale, o se un’acce- 



zione di una parola polisemica e piu frequente di un’altra o se si sono 
elencati tutti i piu comuni composti, collocazioni, modi di dire in cui 
rientra una parola o se conviene scegliere questo o quell’esempio per il- 
lustrare un certo uso di una parola, per tutti quei casi, insomma, in cui 
un gruppo ristretto di parlanti non puo esprimere un giudizio sicuro e 
meglio poter fare affidamento sui dati offerti da un corpus rappresentati- 
vo della lingua che si vuol descrivere. 

Anzi la coscienza di quanto le collocazioni (efr, il § 6.6.2) siano im- 
portanti nella nostra lingua scritta e parlata e emersa proprio, oltre che 
dal confronto fra lingue, dagli spogli elettronici. 

Una branca particolarmente promettente della linguistica dei cor- 
pora e quella che sta cercando di fornire materiali per la traduzione che 
un tempo si diceva “automatica” e che adesso viene definita, piu realisti- 
camente, “assistita dal computer”. Si tratta di approntare corpora di testi 
paralleli, doe di testi di lingue diverse che trattino lo stesso argomento 
(non devono necessariamente essere la perfetta traduzione uno dell’al- 
tro, ma il contenuto deve corrispondere, paragrafo per paragrafo), coin- 
dicizzando i paragrafi paralleli e studiando tecniche di scoperta automa- 
tica delle parole o dei sintagmi che indicano gli stessi concetti, oggetti, 
processi. Per testi modemi ci si serve di vocabolari bilingui elettronici 
(ricavati da dizionari bilingui a stampa) inseriti nel programma di ricerca 
ed e cosi possibile interrogare i testi di ciascuna lingua separatamente o 
chiedere di visualizzare un testo e la sua traduzione. Per lingue per cui 
non esistono liste bilingui elettroniche si sfrutta la matrice greco-latina, o 
il fatto che molti termini sono degli internazionalismi. 

Questa tecnica e stata usata per approntare la concordanza bilin- 
gue del testo latino del De architectura di Vitruvio e del volgarizzamen- 
to italiano del Cesariano (cfr. Maffei 1993): “La macchina ricava la radice 
di ogni parola sottraendone la desinenza da una speciale lista di desi- 
nenze preparata appositamente e propone quindi agganci tra parole 
che abbiano le prime cinque lettere uguali (...) l’aggancio di parole di 
forma totalmente diversa e awiato invece manualmente” (Picchi 1993, 
p. 24). 

Uno dei risultati di una concordanza bilingue e la preparazione di 
una lista bilingue elettronica che permettera in seguito di fare concor- 
danze bilingui di testi diversi in modo piu rapido e sicuro. Non solo, 
grazie alia possibility di avere concordanze bilingui con contesti piutto- 



172 5 - Centro e periferia del lessico, Lessico e computer 


sto larghi e significativi, si sta affermando fra i traduttori scientifici la 
tendenza a consultare le concordanze stesse, poiche spesso e inutile 
estrarre i due termini corrispondenti dalle due frasi per poi ricostruire 
frasi molto simili nella traduzione. Specie per i testi scientifici, in cui i 
termini hanno la tendenza a comparire in contesti piuttosto fissi, con 
minime variazioni, le concordanze bilingui facilitano la traduzione sin- 
tagma per sintagma e addirittura frase per frase. 

Utili al linguista, al glottodidatta e al lessicografo, soprattutto a 
quello che progetta dizionari consultabili attraverso il computer, sono le 
basi di dati linguistici come quelle prodotte in centri che si occupano di 
linguistica computazionale applicata all’italiano in Italia e all’estero (si 
vedano Calzolari 1992 e gli interventi nel volume a cura di De Mauro e 
Lo Cascio in corso di stampa). 

Si tratta di liste di lemmi con etichettature grammaticali, sintattiche, 
semantiche di vario tipo. Un esempio di base di dati disponibile su di- 
schetto e quella realizzata sul VdB presso l’Istituto di Psicologia del 
Consiglio Nazionale delle Ricerche da Thornton, Iacobini, Burani 
(1994). 

E questo un campo in espansione e in divenire: ogni riferimento 
bibliografico diventa obsolete nel volgere di poco tempo, per cui con- 
viene consultare la rubrica della rivista Italiano & oltre che seleziona l’e- 
ditoria elettronica e i programmi interessanti per lo studioso e per la 
scuola, periodici specializzati, atti dei congressi delle associazioni di lin- 
guistica computazionale (ad esempio i vari volumi di atti dei coung , In- 
ternational Conference on Computational Linguistics) e di intelligenza 
artificiale. Un buon punto di partenza resta comunque la panoramica 
preparata da Calzolari (1992) che prosegue quella di Zampolli (1977). 
L’augurio che Calzolari si faceva in apertura di contributo, e cioe che la 
linguistica computazionale non fosse piu considerata in Italia come stac- 
cata dal corpo centrale della linguistica, sembra essersi realizzato grazie 
alia maggior possibility di acquistare computer di medie dimensioni a 
costi contenuti, all’irnmissione sul mercato di ottimo software per l’ela- 
borazione di dati linguistici testuali, ai nuovi mezzi di memorizzazione 
piu pratici dei nastri (CD-ROM, dischi magneto-ottici riscrivibili), e an- 
che grazie all’accesso a banche di dati linguistici ampie e lontane reso 
possibile daila telematica. 



5 . Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 173 


5.6.1 Concordance, dizionari inversi, dizionari di frequenza 



I prodotti lessicografici piu noti fra quelli ottenuti attraverso i’im- 
piego della linguistica computazionale restano i volumi di concordanze, 
i dizionari inversi o retrogradi che elencano le parole partendo dall’ulti- 
ma lettera (operazione estremamente noiosa da fare per una persona, 
ma banale per un computer), i dizionari di frequenza di cui si e gia par- 
lato nei §§ 5.3 e 5.3.1. 

I primi dizionari inversi furono in un certo senso i rimari compilati 
a mano: Alinei (1962) e il primo dizionario inverso non limitato al lin- 
guaggio poetico e frutto del calcolatore; un’altra opera che contiene un 
dizionario inverso basato sul lemmario dei dizionario Zingarelli minore 
e Ratti, Marconi et al, (1988). Al di fuori delle ricerche sulle rime e asso- 
nance, i dizionari inversi sono utilissimi per lo studio della produttivita 
dei suffissi. Un dizionario inverso e un dizionario per modo oil dire, per- 
che non presenta glosse, non £ costituito da voci lessicografiche, ma so- 
lo da una lista di lemmi. 

La concordanza o le concordanze (l’uso e osciliante fra singolare 
e plurale) sono le liste di contesti in cui una determinata parola appa- 
re. Ci possono essere concordanze per forme e concordanze lemmatiz- 
zate; quelle per forme sono piu diffuse per i testi filologicamente corri- 
plessi. 

La pratica di fare concordanze per facilitare il commento dei testi 
e antica: “Sembra che alcune concordanze bibliche esistessero gia tra il 
sec. VII e VIII d.C. San Tommaso stesso prima di commentare YEtica di 
Aristotele - che si era fatta tradurre in latino - ha richiesto che 1 suoi se - 
gretari gliene preparassero la concordanza” (Busa 1989, p. 153). In un 
certo senso i primi dizionari delTitaliano, come Le tre fontane del Libur- 
nio (1526) nascono dallo spoglio di un corpus letterario ristretto ai tre 
grandi Dante, Petrarca, Boccaccio, ma non sono semplici concordanze 
perche oltre a rimandare a certi contesti, danno delle definizioni. 

Nei volumi di concordanze vere e proprie, invece, e’e al massimo 
Pindicazione di parte del discorso e, adesso che lo spoglio e fatto dal 
calcolatore, ci sono quasi sempre indici di frequenza e le parole sono 
anche ordinate in liste in base alia loro frequenza. NelPesempio sotto ri- 
portato il 958 che precede ermo e il rango, 7 e la frequenza assoluta nel 
testo, 0,028 indica la somma progressiva delle frequenze dei lemmi. 



I 


174 5 . Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 


Un esempio di concordanze per lemma, fatte elettronicamente, e il 
seguente tratto dalle concordanze dei Canti di Leopardi (cfr. Savoca 
1994, p. 72): 

• % 

958 ermo, ag 7 0,028 

CA 001 002 e le colonne e i simulacri e 1’erme 
CA 004 004 eh’abbella agli occhi tuoi quest’ermo lido, 

CA 006 Oil Baito per 1’atra notte in erma sede, 

CA 008 036 erma terrena sede! Oh quanto affanno 
CA 012 001 Sempre caro mi fu quest’ermo colle, 

CA 016 063 l’erma terra contemplo, e di fanciulla 
CA 034 008 de’ tuoi steli abbellir Terme contrade 

Come si nota fin dal primo contesto, sono raggruppate le occorren- 
ze di erme , erma , ermo usati come aggettivi; il contesto e limitato, per 
question] di spazio, al verso in cui compare la parola, con risultati a vol- 
te abbastanza spiacevoli come quello del primo contesto in cui manca, a 
causa delPenjambement, il nome con cui concorda erme , ossia Torn (de- 
gli avi nostri). 

Le concordanze dei Canti di Leopardi fatte manualmente da Bufa- 
no (1969) selezionavano invece un contesto ristretto al sintagma: per er- 
mo i contesti sono rispettivamente; 

erme Terri, I 2 

ermo lido, IV 4 

erma sede, VI 11 

Erma terrena sede, VIII 36 

ermo colle, XII 1 

L’erma terra contemplo, XVI 63 

erme contrade, XXXIV 8 

Aleune concordanze non riportano il contesto: si vedano, ad esem- 
pio, quelle fatte manualmente da Ghiselli e Raggi (1973) per le poesie in 
latino di Pascoli. Si limitano a dare una serie di indicazioni da sciogliere 


H 


5 . Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 175 


(come se nel penultimo esempio noi avessimo solo CA 001 002, che sta 
per Canti , primo componimento, secondo verso). Oggi le concordanze 
senza contesto sono sempre piu rare, anzi la tendenza e ad aumentare la 
lunghezza del contesto, specie se la concordanza non e a stampa, Gli 
unici lemmi per cui nelle concordanze a stampa si continuano a dare so- 
lo i luoghi in cui trovare la parola, senza dare il contesto, restano le pre- 
posizioni a , , di, da, gli articoli e altre parole cosiddette vuote che, essen- 
do frequentissime, richiederebbero pagine e pagine di contesti. 

Una concordanza per forme e invece quella preparata per Le Vite 
del Vasari (cfr, Barocchi, Maffei, Nencioni, et al. [a cura di] 1994); riporto 
quanto si trova alia forma accettata: 

accettata (2 - 0) 

ricercare e egli avendo molto volentieri in quel tempo accet- 
tata l’opera, se n’ando a Certosa, menando seco 
G5-PUNTORM 31931 

desiderava di servire; onde sua Ecc[ellenza] avendo 
accettata e molto commendata l’opera, non maned al 
G5.MOSCA 34438 

A fianco della forma stanno le frequenze assolute: 2 nella redazio- 
ne Giuntina e nessuna in quella Torrentiniana; i due passi sono tratti dal- 
la vita di Jacopo da Puntormo, pittore fiorentino, e da quella di Simone 
Mosca, scuitore e architetto. Del verbo accettare sono attestate nel Vasari 
le forme accetto , accettai, accettarono , accettasse, ecc.; tutte queste han- 
no le loro concordanze a parte, come a parte sono registrati i contesti in 
cui compare accettar e quelli in cui e usato accettare , quelli in cui e’e 
accettarla e quelli in cui e’e accettarlo . Le concordanze di accetto agget- 
tivo sono separate da quelle delle forme accetti e accette. 

Trattandosi di prosa, il contesto e piu ampio, ma comunque tronca- 
to, preso contando un certo numero di parole prima e dopo la forma. 

Il seguente esempio, tratto dalle Concordanze dei Promessi Sposi , 
mostra un diverso modo di ritagliare il contesto: “Il testo e stato suddivi- 
so per necessita operative in commi numerati da 1 a 8736. Questi tendo- 
no a rispettare l’unita semantica della frase e sono costituiti da sequenze 
di parole racchiuse tra la lettera iniziale di periodo e un segno di pun- 



176 5, Centro eperiferia del lessico . Lessico e computer 


teggiatura forte II contesto ottenuto automaticamente puo essere 
distribuito su uno o due righi a seconda della sua estensione” (De Rien- 
zo, Del Boca, Orlando 1985, pp. xvn-xvm). 

• % 

complesso sost. 

asilo, come ognun sa, impenetrabile allora a ’ birri, e a tutto 
quel complesso di cose e di persone, che si chiamava la giu- 
stizia. 817.4 

ne risulterebbe certamente un complesso singolare di meriti 
in apparenza opposti, e certo difficili a trovarsi insieme. 
5202.22 

bastandoci d’avere accennato cosi alia sfuggita che, d’un uo- 
mo cosi ammirabile in complesso, noi non pretendiamo che 
ogni cosa lo fosse ugualmente; 5207.22 

Tanta dovizia porta pero a concordanze in molti volumi (nel caso 
specifico, cinque); la concordanza accessibile via computer non ha pra- 
ticamente limiti di contesto, perche esiste generalmente la possibility di 
avere il contesto esteso, lungo quanto il nuinero di righe che stanno sul 
video. 

Per i maggiori autori italiani disponiamo di spogli manuali o elet- 
tronici gia da tempo. Per la Commedia di Dante si segnala la concor- 
danza a cura di Lovera (1975), anche se artigianale e senza indici stati- 
stic!; per Petrarca esiste fin dal 1912 un’eccellente concordanza a cura di 
McKenzie, ma dal 1971 abbiamo anche quelle elettroniche allestite a cu- 
ra dell’Ufficio Lessicografico dell’Opera del Vocabolario. Quanto a Boc- 
caccio, 1’Accademia della Crusca aveva affidato fin dal I960 lo spoglio 
del Decameron ad A. Barbina, che lo fece manualmente, procedendo a 
“un taglio non meccanico degli esempi [che ha] permesso di dare a cia- 
scuno di essi compiutezza logica e sintattica e anche di non disperdere 
il sapore boccaciano” (Barbina 1969, p. vii), 

Esistono anche concordanze del Poliziano (Rossi 1983; Rolshoven, 
Fontana 1986). 

Pionieristici sono stati gli spogli elettronici dell’italiano delle origini 
e del Duecento di Alinei (1968 sgg.), comprendenti fra 1’altro Davanzati, 
Il Novellino, la Vila Nuova, le Rime e il Convivio di Dante; ad Alinei dob- 



5 . Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 177 


biamo anche spogli di opere singole di Moravia, Calvino, Cassola (cfr. 
Alinei 1973) 

Uno dei centri piu attivi nel settore della elaborazione e pubblica- 
zione di concordanze e owiamente 1’Accademia della Crusca: le Con- 
cordanze della lingua poetica italiana delle origini (CLPIO) a cura di 
Avalle e con il concorso dell’Accademia sono awiate (cfr, Avalle 1992) e 
1’Opera del Vocabolario Italiano, Centro di Studi'del Consiglio Nazionale 
delle Ricerche presso l’Accademia della Crusca ha pubblicato nel 1992 
la Bibliografia dei testi in volgare fino al 1375 preparati per lo spoglio 
lessicale. Piu di 2000 testi, quasi 20 milioni d’occorrenze. 

La Crusca e il Centro di Ricerche Informatiche per i Beni Culturali 
della Scuola Normale di Pisa hanno awiato dal 1991 una sezione “Stru- 
menti e testi” con la quale si intende offrire agli studiosi analisi lessico- 
grafiche di testi artistici, letterari e tecnici elaborati informaticamente e 
resi accessibili in stampa o su supporti magnetici sotto forma di banca 
dati testuale. Le Vite del Vasari nelle due redazioni del 1550 e del 1568 
sono gia disponibili, come pure le lettere di Michelangelo; il De Pictura 
dell’Alberti nella stesura latina e volgare dell’autore, il De re aedificato- 
ria dello stesso nell’edizione latina del 1485 e nella traduzione di Cosi- 
mo Bartoli del 1550, la Tipocosmia del Citolini e Vlconologia del Ripa 
stanno per essere pubblicate (cfr. Barocchi, Presentazione in Maffei [a 
cura di], 1993, p. 7). 

Il Gruppo Nazionale di Coordinamento per le “Concordanze della 
lingua italiana poetica dell’Otto-Novecento” ( clipon ) ha pubblicato le 
concordanze di Leopardi, Montale, Corazzini, Cardarelli, Sbarbaro, Un- 
garetti, Quasimodo, Palazzeschi, della Chimera, del Poema Paradisia- 
co, dell 'Isotteo e delle Elegie romane di D’Annunzio (cfr. Savoca 1987, 
1987b, 1987c, 1988, 1989, 1993, 1993b, 1994, 1994b; Savoca, D’Aquino 
1 988, 1990) nella collana Strumenti di Lessicografia Letteraria Italiana, 
mentre le concordanze di Gozzano sono apparse in una diversa colla- 
na (cfr. Savoca 1984), Ora, a eccezione di quelle di Leopardi e D’An- 
nunzio e con l’aggiunta di Govoni, Moretti, Rebora, Campana, Saba, 
Pavese, Pasolini, Turoldo, sono state pubblicate riunite nel Vocabolario 
della poesia italiana del Novecento (cfr. Savoca 1995). E questo uno 
strumento che, essendo distribuito da una delle case editrici piu attive 
e conosciute nel settore lessicografico, riguardando autori fra i piu po- 
polari, dovrebbe finalmente far varcare alle concordanze le porte delle 


178 5. Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 


5. Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 179 


aule scolastiche, farle diventare dawero uno strumento per accostarsi 
ai testi. 

Rimando all’aiticolo di Zampolli (1977) e Calzolari (1992) per indi- 

cazioni circa concordanze di scritti di Belli, Galilei, Ariosto, Giordano 

' * % 

Bruno, Vico, Calvino, Pierro. 

Interessante per un confronto con la lingua della stampa odierna e 
il volume di testi e concordanze della stampa milanese nella prima meta 
dell’Ottocento (cfr. Ciccone, De Stefanis, Bonomi, Masini 1983). 

Due libri curati da Savoca (1986, 1989), che raccolgono gli inter- 
venti di noti italianisti in occasione della presentazione di volumi di 
concordanze, e l’introduzione di Contini alle concordanze dantesche a 
cura di Lovera (1975) contengono risposte dirette e indirette a chi si 
chiede a che servano veramente le concordanze nel commento e nella 
comprensione dell’opera letteraria. Di solito il filologo e il linguista non 
hanno dubbi sull’utilita delle concordanze; le perplessita provengono 
piuttosto dai critici letterari. 

Qui vorrei solo citare un passo di Savoca che polemicamente rias- 
sume la questione: “Tempo fa, un professore di liceo, interpretando cer- 
to l’impressione di mold, di fronte a un volume di concordanze, mi dis- 
se: 'Sembra un elenco telefonico’. Il paragone per quanto mi riguarda, 
non mi offende, anzi mi pare corretto e istruttivo. Immaginate per un 
attimo che cosa sarebbe la nostra vita senza la guida telefonica. E pro- 
vate anche a immaginare come potrebbe cambiare il lavoro del critico 
letterario se egli, invece che scavalcare, come spesso fa, la parola, cre- 
dendo di poter cogliere, quasi per divinazione, le ideologic, la storia, la 
psiche o altro, fosse invece costretto a fare sempre i conti con il concre- 
te del linguaggio in cui vivono le ideologic, la storia e tutto il resto. Eb- 
bene, noi vorremmo poter disporre di una serie di guide alle parole 
della letteratura che, cost come gli elenchi telefonici unificano l’ltalia, 
coprissero tutto il territorio della nostra storia letteraria” (Savoca 1989, 
p. 147). 

In pratica, oggi, lo studioso che pud consultare la LIZ pud anche 
ricercare le concordanze delle parole che lo interessano in tutti i 500 te- 
sti ivi inclusi, testi che rappresentano una buona parte del territorio del- 
la nostra storia letteraria. Certo un volume di concordanze a stampa fa 
venire piu idee, sfogliandolo, Pero con le interrogazioni per singolo te- 
sto e per corpus, possibili all’interno della LIZ, il ricercatore paziente 



pud ricercare le parole piu frequenti in una data opera, in un autore, in 
un genere, in un secolo, stamparsi questa lista e poi costruirsi le concor- 
danze di quelle parole che gli paiono piu interessanti. Pud anche fare 
una ricerca che le concordanze a stampa non gli permettono se non 
con complesse ricerche incrociate, e cioe richiedere le concordanze di 
quei contesti in cui la parola appare adiacente a un’altra o a distanza di 
un certo numero di parole. 


Note e bibliografia ragionata 


5.1 I lemmari dei dizionari italiani dei secoli scorsi erano poco ricchi di ter- 
mini specialistici e piu attend alia lingua della letteratura; gli studi sulla lingua usata 
nel Vocabolario degli Accademici della Crusca dimostrano tuttavia che il Vocabola- 
rio comprende anche molte parole appartenenti alia terminologia delle arti e dei 
mestieri, bench£ in parte non a lemma, ma inserite in modi di dire e proverbi (cfr. 
Sessa 1982). 


5.2 Mentre per i linguaggi specialistici si possono citare studi italiani come 
Cortelazzo (1990), Gotti (1991), Sobrero (1993), Dardano (1994) e le bibliografie ivi 
indicate e sui singoli linguaggi settoriali esistono vari studi, fra i piu recenti, ad 
esempio, Fiorelli (1994), Perugini (1994), Marri (1994), Ciseri Montemagno (1995), 
per una definizione dell’ambito, degli scopi e dei tipi di lessicografia specializzata 
le letture piu utili restano i saggi in tedesco di Wiegand (1988, 1990). Si vedano an- 
che i capitoli relativi nel classico Migliorini (1961) e in Massariello Merzagora (1983, 
pp. 79-103). Costa (1994) e un’analisi dei nuovi dizionari d’informatica. Su lessico 
tecnico e difesa della lingua si veda Nencioni (1987). De Mauro (1994b) e una rac- 
colta di saggi sul trattamento linguistico dell’informazione scientifica che accorda 
largo spazio ai problemi lessicali dei sottocodici di fisica, medicina, agronomia, ge- 
netica, psicologia, critica letteraria e ne tratta partendo dall’analisi sia di testi scienti- 
fic!, sia della stampa divulgativa. Interessanti sono gli studi sulla modificazione se- 
mantica dei termini specialistici quando entrano nella lingua comune: Costa (1993) 
mostra, ad esempio, che cosa e accaduto a certi termini di un lessico specifico, non 
tecnico-scientifieo, quale quello della “lingua cristiana”, mentre Russo (1994) parla 
dei termini tecnici dell’informatica entrati nel linguaggio comune. 

Sull’italiano della radio italiana cfr. AA.W (1996); Guerriero (1988) raccoglie 
dei contributi sulFeducazione linguistica e i linguaggi delle scienze. 



180 5. Centro e periferia del lessico. Lessico e computer 


5.3.1 NelPintroduzione del loro Lessico Elementare Marconi, Ott, Pesenti, 
Ratti e Tavella 1994, pp. 27-38 discutono di quante e quali parole “servono” ai bam- 
bini, e Sciarone (1977) nella sua introduzione affronta il problema in generate, non 
solo presso i giovani. 

* 1 

5.4 Errata Corrige , un correttore grammaticale per l’italiano - elaborate nel 
1993 e aggiornato nel 1995 - della Expert System di Modena, ealcola i tre indici, la 
media di parole per frase e per paragrafo, il numero di frasi del testo, il numero di 
lettere e di sillabe per parola, il totale di parole diverse e altre statistiche linguisti- 
che; in una versione ridotta e semplificata e stato inserito all’ inter no di Word per 
Windows™ (nel pacchetto di programmi Office , venduto in Italia dalla Microsoft). 

Verbuniy un programma per l’elaborazione di testi creato da La Greca, uno 
studioso del Dipartimento di Scienze deU’Educazione dell’Universita di Salerno (cfr. 
La Greca 1994), calcola, all’interno della procedure “Statistiche”, il valore della for- 
mula di leggibiM gulpease. 

Allegato a Piemontese (1996) cte un dischetto con il programma Autogulp 
per il calcolo di gulpease in ambiente Windows™. 

DBT, Data Base Testuale , di Picchi, nella versione pid completa di queila pre- 
sente in LIZ 2.0 1995, cioe nella versione commercializzata, su licenza del C.N.R., 
dalla Lexis Ricerche di Roma, e in grado di eseguire ricerche testuali sulla base di 
rapporti di sinonimia o di iperonimia/iponimia, di realizzare analisi morfologiche, 
creare data base multilingui (si veda Picchi 1991). 

La diagnosi della comprensibilita di un testo ^ molto complessa e non pud 
presdndere dall’analisi della disposizione (sintattica, ma anche tematica) dei conte- 
nuti; uno degli approcci piu completi al problema resta Lumbelli (1989). 

5.6 Liverani, Bertinelli (1994) e un’analisi dell’italiano contemporaneo visto 
attraverso la stampa consultata nella maniera tradizionale senza CD-ROM e sistemi 
di ricerca. 






Lessico e discorso 
nell’ insegnamento 
dell’italiano 


6. Lessico e discorso nell’ insegnamento dell’italiano 

6.1 Una “via testuale” alia didattica del lessico 

6.2 Lessico attivo e lessico passive 

6.3 Apprendimento del lessico italiano da parte di italiani e di stranieri 

6.4 Gli errori lessicali 

6.5 Arricchire il patrimonio lessicale: strumenti e tecniche 

6.6 Far attenzione al contesto immediato 

6.6.1 La grammatica delle parole 

6.6.2 Modi di dire, frasi fatte, proverbi, collocazioni ristrette 

6.7 Individuare le reti semantico-lessicali: la cerniera fra coesione e coerenza testuale 

6.8 Insegnare con i dizionari 
6.8.1 La Crusca risponde 

6.9 Insegnare con i dizionari elettronici 


6.1 Una “via testuale” alia didattica del lessico 


Negli ultimi dieci anni e’e stato un risveglio dell’interesse per l’inse- 
gnamento del lessico nella glottodidattica sia di lingua madre che di lin- 
gua straniera. Dietro questo interesse per il lessico non sta (solo) l’antica 
convinzione che “chi sa i nomi, sa le cose” e quindi chi sa piu nomi, sa 
piu cose, quanto la consapevolezza che in un mondo di immagini la 
scuola ha il compito di stimolare l’accresci mento d el patrimonio lessicale 
degli allievi, soprattutto di quelli che al di fuori della scuola non hanno 





6. Lessico e discorso nelVinsegnamento dell’italiano 183 


182 6. Lessico e discorso nelVinsegnamento delVitaliano . . 

ne incentivi allaiettura,. nS occasione di parlare con pergone daLlessico 
vasto e preciso. 

I programmi attuali della scuola italiana elementare e media infe- 
riore, nei paragrafi declicati alia riflessione sulla lingua, danno rilievo al- 
l’insegnamento del lessico, anzi “il livello lessicale-semantico ha una net- 
ta priorita rispetto agli altri livelli d’analisi, contrariamente alia posizione 
del tutto gregaria che occupava nella didattica tradizionale. (...) Nelle 
grammatiche non-tradizionali si evidenziano le ‘regolarita’ che sussistono 
nei lessico (i meecanismi di formazione delle parole) e nelle operazioni 
mentali sul significato (generalizzazioni, spostamenti di sense, specializ- 
zazioni ecc.): e, poiche alia base delfedueazione all’uso della lingua vi e 
l’attivazione di meecanismi mentali, nella riflessione sulla lingua la se- 
mantica occupa un ruolo centrale. Rispetto alia grammatica tradizionale, 
si passa da un procedimento di classificazione-imitazione a un procedi- 
mento di attivazione di meecanismi cognitivi” (Sobrero 1991, pp. 28-29). 
Negli stessi programmi si insiste sul processo induttivo, sulla lingua del- 
1’uso, sulla dimensione sociolinguistica. 

Portare ad una buona comprensione dei test! piu che un compito e 
un obbllgo ^ dell ’oBHigo , perche scrivere bene ed esprimersT 

oralmente in modo effiHce sono obiettivi sacrosanti e sanciti dai pro- 
grammi, ma comprendere testi prodotti da enti statali o cartelli, regola- 
menti, contratti, ecc. e vitale per il cittadino, Senza un lessico passivo, 
sia pur modesto, la comprensione dei testi non si raggiunge; 

Pero il lessico passivo e attivo di una persona si allarga attraverso 
la lettura” fa mM "testi, la conversazione con persone dal 

lessico non coincidente. Non e un circolo vizioso: e soltanto la constata- 
zione che una didattica efficace del lessico non puo che passare preva- 
lentemente attraverso testi scritti e orali e pertanto parlare di “didattica 
del lessico” come di un momento separato dalla didattica di altri aspetti 
linguistici ha senso in pochissime occasijpni. 

Le liste di parole aventi qualche tratto morfologico o semantico in 
comune possono avere una loro validita didattica, come vedremo in se- 
guito, ma non garantiscono una permanenza nei lessico delPindividuo 
dei vocaboli in esse inclusi. Soltanto quando dietro alle parole stanno 
concetti, processi, oggetti che interessano la persona si puo avere qual- 
che certezza sul fatto che una parola e entrata stabilmente nei lessico 
mentale. 



Di fronte a questa labilita di risultati non conviene insegnare il les- 
sico di per se, ma e opportuno fare lessico e semantica mentre si fa ri- 
flessione sul testo, almeno alia fine gli allievi avranno comunque letto 
dei testi, avranno sperimentato delle tecniche di smontaggio e rimontag- 
gio del testo, avranno visto in contesto la grammatica della parola e del- 
la frase. 

Le parole in un processo di acquisizione naturale non si apprendo- 
no mai isolate, ma sempre almeno a coppie, se non a grappoli. E conve- 
niente che gli allievi non si accostino a gruppi di parole in vitro , ma li ve- 
dano calati in testi ben scelti, cosi avranno maggiori motivi per ricordarie. 

Infine l’approccio testuale e quello che meglio consente la cidicita, 
essendo applicabile dalla scuola elementare alia secondaria superiore e 
oltre, con gradi diversi di approfondimento e di complessita. Come ha 
dimostrato una sperimentazione di educazione linguistica in verticale, in- 
tesa cioe a creare una continuity nell’educazione linguistica dalla scuola 
primaria alia superiore, “le stesse strategic si applicano a testi di diversa 
difficolta, in rapporto alle diverse fasce di eta e di competenza” (Altieri 
Biagi 1994, p. xxn). 

Per quanto concerne il lessico dei testi, poi, l’osservazione e dop- 
piamente vera, perche conoscere il significato di una parola non significa 
affatto “conoscerlo tutto”: con Teta, lo studio e l’esperienza il patrimonio 
lessicale non dovrebbe aumentare solo quantitativamente, ma anche 
qualitativamente. 

L’unica altra via efficace di arricchimento lessicale, da affiancare e 
alternare alfapproccio testuale, e il gioco diparoie, Tapprocdo ludi^te. t 
tuttavia un approccio che privilegia i parlanti di lingua madre e puo rive- 
larsi ^frustrante ffiefie per stranieri di livello avanzato, se proposto attra- 
verso giochi “da risolvere”. Proporre giochi di parole con le loro soluzio- 
ni, per analizzarne i meecanismi, puo invece essere divertente e utile per 
allievi di madrelingua inesperti e per stranieri. 

Un apprendimento del lessico in situazione extrascolastica imbocca 
inevitabilmente la “via testuale” perche l’individuo in situazione di bagno 
linguistic© non si imbatte mai in liste di parole, ma sempre e solo in testi. 
Le biografie di grand! uomini del passato ci raccontano che alcuni di lo- 
ro, volendo imparare una lingua straniera, scrivevano un certo numero di 
parole su foglietti che poi mettevano in tasca e leggevano a piu riprese 
nei corso della giornata, finche non le avevano imparate a memoria. E 


184 6, Lessico e discorso neWinsegnamento dell’italiano 


possibile che per queste figure dotate di grande volonta questo metodo 
abbia funzionato, ma il punto e un altro: se poi non fossero andati nel 
paese in cui si parlava la lingua straniera o non avessero letto molti testi 
scritti in quella lingua, sarebbero riuseiti a ricordare a lungo quanto c’era 
nei foglietti? 


6.2 Lessico attivo e lessico passive 

Esiste sempre ungrande divario fra il numero di parole che com- 
prendiamo e quelle che usiamo, ma Pattenzione degli studiosi si concen- 
tra sopraitutto sul divarioTra lessico attivo e passivo nei momenti aurora- 
li, per cosi dire, dell’apprendimento linguistico, doe nei bambini o nei 
ragazzi che imparano la lingua madre e negli studenti che affrontano, da 
principianti, una lingua straniera. La ragione di questa focalizzazione e 
piu che altro pratica: si tratta di situazioni in cui l’input lessicale e mag- 
giormente controllabile. 

Nel caso di studenti principianti di lingua straniera, che studino la 
lingua lontano dalla comunita che la parla, che abbiano come unica fon- 
te Torn di lingua e i testi loro messi a disposizione dalla scuola, Pinput e 
totalmente controllato, sia per il lessico come per le strutture sintattiche. 

Piu di recente le ricerche sul lessico passivo si sono estese anche a 
fasce di soggetti adulti, sulla spinta della necessita di riscrivere dispense 
piu leggibili per la formazione universitaria a distanza, della volonta di 
redigere testi informativi destinati a portatori di handicap, del tentative 
di migliorare la comprensibilita di testi burocratici, quali, ad esempio, le 
istaizioni per la dichiarazione dei redditi (cfr. Piemontese 1991, 1996). 

I modi con cui si misura il lessico passivo sono vari: vanno dal 
completamento di frasi o testi con parole da scegliere in un gruppo dat'd," 
alle dichiarazioni (“Conosco/non conosco questa parola”) dei soggetti in- 
tervistati di fronte a una lista di parole generalmente scelte in base alia 
loro frequenza e dispersione, alia somministrazione di domande di com- 
prensione a scelta multipla riguardanti testi di cui si conosce l’indice di 
leggibilita, la frequenza e la dispersione dei vocaboli usati. Gli studi sul 
lessico attivo invece consistono per lo piu nello spoglio di elab5rafi“sco- 


6 . Lessico e discorso neWinsegnamento delVitaliano 185 


lastici (dal tema alia tesi di laurea) e di trascrizi oni di conversa zioni orali. 

Le rlcerche^sul lessico attivo e passivo in lingua madre cla unliitb 
mirano a verificare se esiste una correlazione fra ambiente sociale e pa- 
trimonio lessicale, se Paumento e costante con Peta o va “a salti”, dall’al- 
tro presentano un risvolto propositivo, doe fornire elenchi di parole che 
un allievo deve assolutamente riconoscere (e/o saper usare) alia fine di 
un ciclo di studi. 

Per l’italiano gli studi piu approfonditi sono stati fatti in relazione 
alia costruzione del Glottokit (cfr. Gensini, Vedovelli 1983) e da altri ricer- 
catori che hanno collaborato con De Mauro alia redazione del Vocabola- 
rio di base e alia formulazione dell’indice di leggibilita gulpease, oltre che 
da Sciarone, Katerinov e altri studiosi gravitanti intorno alPUniversita per 
stranieri di Perugia (si vedano i riscontri gia forniti nei §§ 5,3.1 e 5.4). 

NelPintroduzione del Lessico elementare (cfr. Marconi, Ott, Pesenti, 
Ratti, Tavella 1994, pp. 27-38) vengono forniti elenchi dettagliati delle 
parole che gli allievi delle elementari usano nei loro temi, ma non trova- 
no nelle loro letture, e viceversa delle parole che gli scolari non hanno 
usato nei loro scritti, ma leggono nei testi scolastici, nei libri per bambi- 
ni, nei fumetti. Un’idea abbastanza chiara della “poverta” del lessico atti- 
vo scritto degli scolari delle elementari italiane e data dal fatto che i pri- 
mi 500 lemmi piu frequenti coprono quasi P85% di tutte le parole usate 
nei temi. Anche tenendo conto del fatto che articoli, pronomi, preposi- 
zioni occorrono molto spesso in ogni frase e che quest! costituiscono il 
14% dei primi cinquecento lemmi piu frequenti, P85% resta molto alto. 
Significa che gli allievi si servono molto di poche parole. Chi scrive per i 
ragazzi, invece, con i primi 500 lemmi piu frequenti copre solo il 75% 
dei propri testi. 


6,3 Apprendimento del lessico itallano da parte di italiani 
e di stranieri 


“L’ltalia ha il privilegio mondiale di essere in un regime di coppia 
massima di due tipi di difficolta: massima sofisticazione tecnologico-ter- 
ziaria e massima persistenza di svantaggio linguistico” (Lucisano 1992, 


;6 6. Lessico e discorso neWinsegnamento delVitaUano 


pp. 22-23). Le difficolta a cui si accenna sono create, secondo Lucisano, 
dal lessico colto anche per 1’uso comune (si pensi a comme stibile \ pota - 
bile , tossico ) e dal lessico buroeraticoTad esempio, obliterate ) difficile 
per una popolazione in cui secc3ncioT dat:i ISTAT 1991 diplomati e lau- 
reati raggiungono solo il 25%, e dal fatto che sul mercato del lavoro oggi 
si richiede la padronanza di linguaggi tecnici anche da parte di persona- 
te con impieghi non molto qualificati. 

Va detto fin dalFinizio che la scuola non pud far aumentare note- 
volmehtelfi quantita il lessico attivo di un individuo: pu o esser e jnvece 
determlha nte n el migliorare la qualita del lessico gia in p osses sojiegli 
allievi, nello scegliere letture che amplino il lessico passivo e soprattutto 
^iSf^^ire'tecniche per ricavare dalla forma delle parole e dalla loro po- 
sizione nel contesto indizi sul loro possibile significato. 

Per “miglioramento qualitative” intendo far capire agli allievi che 
una parola puo avere altri significati oltre a quello che loro conoscono, 
che le parole intrattengono relazioni con altre parole sia per via della lo- 
ro forma (derivazione, composizione, alterazione), sia per via del loro si- 
gnificato. 

Questo miglioramento si puo ottenere con esercizi tradizionali co- 
me quelli che si trovano nei testi scolastici o con tecniche di discussio- 
ne in classe che simulino i processi naturali di acquisizione del signifi- 
cato (ad esempio, partendo dall’ipotesi di Rosch [1978] sul membro pro- 
totipico di una categoria e sulle scale di prototipicita come fa Malandra 
[in corso di pubblicazionel), o che sviluppino, raffinandoli, i procedi- 
menti “spontanei” di definizione (cfr. Lo Duca 1986; Brandi, Gordin 
1990). 

Non ricorrere soltanto agli esercizi tradizionali ma “perdere un po’ 
di tempo” a discutere in classe i processi mental! che portano a definire, 
classificare, a “indovinare” un significato e consigliabile in vista dell’ap- 
prendimento del lessico di una lingua straniera e dell’autoistruzione che 
un individuo consapevole puo ricavare dalle letture extra- e post-scola- 
stiche, A tal fine e utile per l’insegnante conoscere e magari presentare 
in classe i risultati di ricerche come quelle di Lo Duca (1990) sull’acquisi- 


zione della morfologia derivativa in bambini Italian!: allievi di ultimi anni 


delle elementari e di classi successive potrebbero confrontare la loro 


personale esperienza in merito con quella dei soggetti studiati da Lo Du- 


ca e, volendo, il discorso si potrebbe allargare alia somiglianza di strate- 


(S. Lessico e discorso nell’insegnamento dell’italiano 187 


gie e di error! fra bambini italiani e stranieri adulti che apprendono l’ita- 
liano (si veda Giacalone Ramat 1993 e vari contributi in Giacalone Ra- 
mat, Vedovelli 1994). 

La sperimentazione di educazione linguistica in verticale a cui ho 
gia accennato nel paragrafo precedente ha rnesso in evidenza un effetto 
secondario e certamente indesiderato della politica perseguita dall’edu- 
cazione linguistica negli ultimi quindici anni. Uno degli scopi era di- 
struggere l’immagine di un italiano monolitico, letterario, a favore di un 
riconoscimento delle varieta (regionali, di sottocodice, scritte, orali, di 
registro), L’esperienza guidata da Altieri Biagi pare sconsigliare la tratta- 
zione esplicita dei sottocodici e forse anche dei registri nel triennio della 
media inferiore per rimandarla al biennio: “Gli sforzi dell’insegnante do- 
vrebbero essere rivolti prima di tutto ad assicurare un comune denomi- 
natore linguistico ai ragazzi, rappresentato dalla conoscenza dei fenome- 
ni costanti della lingua, o meglio di quelli statisticamente piu frequenti 
Il risultato negativo di tanta insistenza sui vari linguaggi’ ( burocratico , 
tecnico-scientifico, giornalistico, pubhlicitario ecc.) e che mold ragazzi 
manifestano difficolta nel comunicare a quel livello medio e neutro (doe 
scarsamente caratterizzato) che e il piu necessario sul piano di una co- 
municazione usuale: quotidiana senza essere familiare, informale senza 
essere familiare, informale senza essere popolare. (...) Non e neppur 
certo che quei ragazzi acquistino padronanza dei linguaggi speciali; essi 
somigliano a pesci che - pur nuotando in liquidi di diversa composizio- 
ne - sono gli ultimi ad accorgersi della qualita delle miscele in cui sono 
immersi” (Altieri Biagi 1994, pp. xxi, xxvii), 

Le osservazioni di Altieri Biagi sono da prendere in seria considera- 
zione, tuttavia c’e da chiedersi se la difficolta a comunicare in un lin- 
guaggio medio sia veramente da attribuirsi all’insistenza sulle varieta lin- 
guistiche o non piuttosto a una didattica delle varieta mal condotta. 

Ricerche sulla lingua degli studenti universitari mostrano che lo 
sforzo didattico per far apprendere le varieta dell’italiano non sortisce 
grandi effetti nemmeno dopo cinque anni di medie superiori, in com- 
penso gli studenti sono arrivati a impadronirsi di un linguaggio medio, 
anzi mediocre: 1’italiano degli studenti universitari e monocorde, anche 
se hanno frequentato la scuola dell’obbligo quando gia era previsto dai 
programmi un insegnamento delle varieta linguistiche dell’italiano. “Lo 
studente possiede e usa un solo registro, medio-basso, con una variante 


188 6. Lessico e discorso nell'insegnamento dell'italiano 


leggermente piu formale per gli usi della scrittura, e qualunque sia il te- 
sto che deve produrre esibisce quel registro, nobilitandolo con i fram- 
menti dei sottocodici coi quali via via e venuto a contatto” (Lavinio, So- 
brero 1991, p. 7). 

A « * 

Il discorso e sempre lo stesso*. la didattica delle varieta di registro 
resta vuoto eserdzio, se non riesce a mobilitare motivazioni sufficienti 
nell’allievo. Se deve collaborare a un giornale, scrivere lettere suasorie 
per raccogliere firme o fondi, fare verbali che hanno importanza per il 
gmppo a cui appartiene, allora lo studente potra interiorizzare i registri e 
le strategie espressive. Altrimenti arrivera all’universita (quando ci arriva) 
con un italiano monocorde. 

Quanto alia discreta padronanza di sottocodici disciplinari (materie 
scientifiche, geografia, storia del Parte, ecc.) non si ripetera mai a suffi- 
cienza che si tratta di un lavoro da svolgere soprattutto durante la didat- 
tica di ciascuna disciplina; un insegnante di geografia dovrebbe rendersi 
conto che i manuali di geografia che adotta per i suoi allievi oggi sono 
molto piu irti di linguaggi settoriali di quelli su cui ha studiato lui quan- 
do aveva l’eta dei suoi allievi. Deve quindi rassegnarsi a spendere del 
tempo per spiegare i termini e per verificarne la comprensione, preoccu- 
parsi del fatto che il sapere della sua materia e comunque mediato dalla 
lingua naturale: non pud delegare al collega di lettere l’intero peso della 
cosiddetta trasversalita della lingua. Dovra invece awiare percorsi didat- 
tici e verifiche insieme al collega di lettere, specie nella scuola media in- 
feriore; interessanti esperienze di una simile collaborazione sono riporta- 
te per le elementari e per la media in Zambelli (1994). 

Se il lessico dei parlanti nativi e in queste non brillanti condizioni e 
richiede una maggiore attenzione, che si puo pretendere dagli stranieri? 

Dall’apprendente straniero bisogna pretendere molto, soprattutto 
per quanto concerne il lessico passivo dello studente adulto. Non c’e 
niente di peggio che annoiare uno studente con letture banali: solo fru- 
strarlo con letture troppo difficili pud essere piu pericoloso. Di qui 11m- 
portanza per llnsegnante di conoscere a grand! linee 1’input lessicale di 
ciascun allievo (ad esempio, per appurare il grado di conoscenza di una 
lingua da parte di uno straniero adulto immigrate e state elaborato il 
gsk, owero Glottokit “italiano per immigrati stranieri”; efr, Vedovelli 
1994) o almeno di disporre di liste quali il LIF, il LIP, il VdB, il Vocabola- 
rio Fondamentale di Sciarone, il Lessico Elementare che forniscano le li- 



ef. Lessico e discorso nell’insegnamento dell’italiano 189 


ste di vocaboli considerati “indispensabili”, Anche raccomandabile e ser- 
virsi di programmi che permettano di calcolare automaticamente il grado 
di leggibilita di un testo. 

Esistono anche per lltaliano testi di lettura semplificati (cfr. Moretti 
1988) che conservano la trama di un racconto, ma ne semplificano il les- 
sico e la complessita sintattica; Putilita di tali riduzioni e oggetto di di- 
scussione. Gli studenti possono attraverso i testi semplificati anticipare 
1’esperienza di leggere un libro in lingua straniera; la trama resta awin- 
cente, un qualche profumo dell’opera letteraria originale resta e il presti- 
gio del nome dell’autore anche. Si ha tuttavia 1’impressione che 1’opera- 
zione sia piu redditizia e piu consigliabile per lingue molto distanti, in 
cui l’accesso al libro intero sarebbe altrimenti ritardato al quarto, quinto 
anno di studio. 

Puo darsi che la considerazione (benche talvolta accompagnata da 
giuste critiche sui modi concreti di attuazione di tali operazioni testuali) 
con cui si incominciano ad accogliere in Italia operazioni di adattamento 
all’italiano moderno di opere scritte in un italiano oggi incomprensibile a 
molti italiani (penso ai rammodernamenti del Decameron , de II Cortigia- 
no , o de II Principe di Machiavelli) portera gli insegnanti di italiano lin- 
gua straniera a riconsiderare i testi semplificati. 

Delle liste di frequenza e dei vocabolari fondamentali bisogna an- 
cor piu tener conto quando si vuole stabilire un lessico attivo da rag- 
giungere al termine del corso. Se per la progressione nella complessita 
sintattica i libri di testo si sono gia adeguati da tempo ai risultati degli 
studi in materia, per il lessico la tradizione dell’insegnamento dell’italia- 
no a stranieri ha finora seguito piu il buon senso che le statistiche deri- 
vanti da corpora. Il grande uso di articoli di giornale e di testi autentici 
nella didattica di livello intermedio e avanzato ha aperto grandi brecce 
nel controllo dell’input e anche creato qualche indecisione negli inse- 
gnanti, che si vedono restituiti negli elaborati scritti degli allievi forme 
un po’ troppo popolari trovate nelle letture. 

Chi e italiano e insegna italiano a stranieri in Italia ha problem! di- 
versi da chi, non essendo talvolta di madrelingua italiana, insegna italia- 
no fuori d’ltalia. Non ha meno problemi, perche se da un lato ha il van- 
taggio di insegnare a studenti che anche fuori delPaula sentono e leggo- 
no italiano, dalPaltro si trova a fronteggiare sia le conseguenze di un’e- 
sposizione a modelli non sempre edificanti di italiano parlato e scritto, 


190 6. Lessico e discorso nell’insegnamento dell’italiano 


sia le tentazioni di semplificazione, e la conseguente fossilizzazione-cri- 
stallizzazione, derivanti dalla scoperta che “tanto gli italiani mi capiscono 
bene lo stesso, non mi correggono quasi mai”. 

Va osservato che il processo di fossijizzazione e la conseguente cri- 
stallizzazione di forme non corrette investe maggiormente la sintassi: gli 
errori lessicali tendono a diminuire notevolmente, rispetto a quelli di co- 
struzione di frase, man mano che 1’individuo vive nel paese, interagendo 
con parlanti nativi, ascoltando la televisione. Senza contare che, al di 
fuori degli obblighi dei compiti scolastici, un parlante di livello medio 
riesce piu agevolmente ad adottare strategic di evitamento lessicale e a 
mascherare queste strategic (i meccanismi di parafrasi e sostituzione di 
una parola di cui non si e sicuri con quasi-sinonimi, o al peggio 1’evitare 
un argomento di cui non si sa parlare in L2, passano piu inosservati del- 
1’evitamento di costruzioni sintattiche). 

In situazione di acquisizione spontanea, pero, sara soprattutto l’er- 
rore di formazione di parola a sparire; gli errori nella comprensione del 
vero significato di una parola italiana, specie di una che ha un “falso 
amico” in altre lingue note all’apprendente, saranno meno facilmente 
corretti, perche non c’e l’insegnante a verificare se la parola e ben com- 
presa e lo straniero non si rende conto che sta indebitamente trasportan- 
do significati da una lingua all’altra (sugli errori lessicali legati a falsi 
amici, si veda anche il § 6.4). 

L’errore lessicale a livello di significante richiede un intervento 
puntuale di memorizzazione e si corregge piu facilmente di un errore di 
sintassi, soprattutto se l’apprendente e in situazione di bagno linguistico: 
infatti anche un parlante native non particolarmente colto pud notare e 
correggere un errore lessicale, Lo straniero ha piu probability di essere 
corretto quando sbaglia una parola, anche se sta apprendendo sponta- 
neamente al di fuori di una classe, 

E un bene tanto per gli insegnanti che lavorano in Italia, quanto 
per quelli che insegnano italiano all’estero il poter far riferimento a un 
certificato di italiano L2, con indicazioni e prove di lettura, conversazio- 
ne, composizione in italiano. Finora esistevano prove elaborate all’estero 
(ad esempio quelle relative aU’esame per ottenere il Certificato di com- 
petenza linguistica in italiano rilasciato dalle University popolari tede- 
sche, cfr. Reiske 1977; ICC 1985) o in Italia dall’Universita per stranieri di 
Perugia e da quella di Siena; da tempo si disponeva del livello soglia 


6, Lessico e discorso nell’insegnamento dell’italiano 191 



(cfr. Galli de’ Paratesi 1981), ma da qualche anno il dibattito e la speri- 
mentazione si sono intensificati portando anche all’individuazione di cer- 
tificati per livelli intermedi e per livelli alti (cfr. D’Addio Colosimo 1991, 
1991b, 1995; Ambroso 1993, 1996). La diffusione e l’affermarsi del valore 
di questi certificati se non altro serve a fissare delle soglie, anche per 
l’ampiezza dei lessico, sotto le quali non scendere. 

Soprattutto serve a risollevare una proficua discussione: leggendo 
le unita lessicali inserite nella lista dell’ICC 1985 e i criteri che ne hanno 
guidato la redazione, mold avrebbero parecchio da obiettare. Ecco alcu- 
ni dei criteri: immettere nella lista solo parole che servono veramente al- 
ia verbalizzazione di situazioni comunicative e situazioni quotidiane; 
non includere parole che senza un loro corrispettivo ben definito hanno 
basso valore semantico - ad esempio cucire senza sarto, dipingere sen- 
za pittore -; evitare di inserire nella lista parole che si possono facilmen- 
te sostituire o parafrasare - ad esempio fornire e sostituibile con dare, 
calzoleria lo sarebbe, secondo gli autori, con negozio di scarpe). Le pa- 
role e le espressioni che ci si aspetta riconosciute in contesto da chi af- 
fronta il Volkshochschul-Zertiflkat Italienisch, e il sottoinsieme che si da 
per conosciuto attivamente dopo i corsi di base, sono scelti (cfr. anche 
Reiske 1977) tenendo sullo sfondo, senza aderirvi meccanicamente, gli 
indici di frequenza del LIP e di juilland e Traversa e mettendo in primo 
piano i bisogni comunicadvi. 

Per chi si prefigge di insegnare soprattutto a parlare e a capire, piu 
che a scrivere, l’italiano, urge riconsiderare la lista dell’ICC 1985 alia luce 
dei risultati del LIP; chi redige un certificato per student! di livello avan- 
zato, o chi insegna italiano per scopi specifici dovra porsi obiettivi diver- 
si e comunque tenere in maggior considerazione frequenza e dispersio- 
ne di una parola. 

Circa l’acquisizione dell’italiano in situazione non scolastica, da 
parte di immigrati, gli studi raccolti in Giacalone Ramat (1988) e in Gia- 
calone Ramat, Vedovelli (1994), mostrano le difficolta che la ricca morfo- 
logia derivativa dell’italiano crea agli stranieri. Disponiamo ormai di studi 
che trattano di strategic di acquisizione da parte di parlanti nativi di lin- 
gue imparentate con 1’italiano, come lo spagnolo e il portoghese, e di 
studi su parlanti di lingue tipologicamente distanti dalle neolatine. Que- 
sti ultimi producono spesso errori da interferenza frutto di passaggi plu- 
rimi, poiche arrivano alle parole italiane attraverso adattamenti del fran- 



cese, clello spagnolo, dell’inglese, lingue piu internazionali, apprese pri- 
ma della nostra. 


6,4 Gli errori lessicali 


L’errore lessicale pud essere molto divertente e molto subdolo. Ge- 
neralmente e divertente per chi lo scopre negli altri ed e, non a caso, al- 
ia base di molte barzellette o il tratto piu perspicuo di personaggi umori- 
stici creati da noti comid o da scrittori. Il termine mala^rp^tmo, die si 
usa per certe storpiat ure o sc ambi di significante, <fenva appunto dal 
pers oMgg To drMrs' M alapro p cfie nella co mm edia I rivali ( 1 775T ctT R;B . 
Sheridan suscita ilarita dicendo di avere scarsa affluenza sulla nipote 
(invece di influenza ), o di riprendere il vero significato di qualcosa (in- 
vece di comprendere), ma gia Shakespeare e scene della Comtnedia del- 
l’arte avevano giocato su “errori” di tale tipo per far ridere il pubblico. 
Per non parlare di certi giochi di parole presenti in Aristofane (ad esem- 
pio negli Acarnesi, nelle Nuvole, nei Cavalieri , nelle Rane) in cui un 
cambio d’accento, una minima differenza grafica producono divertenti, e 
spesso lubriche, ambiguita. Il donne poliziescbe al posto di donne poll- 
ziotto, errore scolastico di cui si parlera piu avanti, inserito in una com- 
media sarebbe un malapropismo. 

Forme simili a malapropismi emergono talvolta neH’italiano popo- 
lare che presenta non solo un lessico intriso g rdMettlsnir, 'di Interferen- 
z$ del dialetto, come chiamare per chiedere in parlan t i p iem on tgsi, ce- 
cato per cieco in parlanti meridionali, ma anche termini ricostruiti per 
arialogia, come auiobilancid^erduldambulanza, febbrite per flebite 
(cfr, Berruto 1987, p. 172). 

Il fenomeno dell’interferenza e della ricostruzione, oggetto di inte- 
resse per il linguista che li descrive, dlventano nella didattica dell’italia- 
no, sia come lingua madre, sia come lingua straniera, degli errori lessica- 
li. Individuare questi errori e relativamente semplice: tutto dipende dalla 
conoscenza che 1’insegnante ha dei dialetti o delle lingue di partenza de- 
gli studenti e dal suo fiuto nel capire che cosa voleva veramente dire lo 
studente che ha usato un significante “strano”. 



6. Lessico e discorso nell’insegnamento delVitaliano 193 


Negli studenti stranieri e nei parlanti nativi giovani c’e poi una cer- 
ta creativita nel tentare derivazioni regolari che sfociano in errori lessica- 
li da analogisti, la dove la lingua italiana ha scelto un processo derivati- 
ve differente o non ha derivato affatto. Un esempio del primo caso e 
ululio per ululato (derivazione prodotta da uno straniero, cfr. Berretta 
1988) e marcimento o andamento a male per deperimento, proposti da 
allievi italiani delle medie inferiori alle prese con un testo “bucato” che 
trattava della conservazione dei cibi (cfr. Ambel 1990). 

Si pensava in un primo tempo che la tendenza degli studenti stra- 
nieri a usare in modo produttivo e regolarizzante la morfologia derivati- 
va fosse provocata dai test di elicitazione: messi di fronte a una base e 
richiesti di formare un derivato di un certo tipo, i soggetti sarebbero stati 
indotti a privilegiare la derivazione trasparente con morfemi corposi e 
visibili rispetto al morfema zero voluto dalla norma italiana in molti casi. 
Gli studi su dati spontanei di italiano L2 hanno invece rivelato che “gli 
apprendenti di L2 mostrano una notevole capacita di adeguamento alia 
specificity del sistema, ma ancor prima al tipo della lingua target, che nel 
caso della formazione di parola in italiano ha indirizzato gli apprendenti 
verso una preferenza netla per la suffissazione e prefissazione vs. la con- 
versione e la composizione" (Bozzone Costa 1994, p. 339). 

Rispetto ai dati elicitati partendo da basi italiane corrette, i dati 
spontanei rivelano owiamente un maggior numero di interferenze della 
lingua nativa, soprattutto se neolatina, nella base della parola. 

In sede di produzione, gli errori lessicali dovuti a falsi amici tendo- 
no a perdurare soprattutto in situazione di apprendimento formale. Nella 
comunicazione vera le affinita sul piano del significante (ad esempio 
spagnolo equipaje ‘bagaglio’, italiano equipaggio ‘personale di bordo’), 
ma con significati molto diversi, danno spesso luogo a qui pro quo tal- 
mente divertenti e imbarazzanti che lo straniero li individua e memoriz- 
za piu facilmente: riuscire a evitare l’umiliante esperienza di far ridere i 
parlanti nativi e una delle motivazioni piu forti a imparare meglio una 
lingua. 

Il vocabolo “falso amico” e difficile da. smascherare quando, oltre a 
essere simile nH~slpi r>lffeanl^. ha anche un significato non totalmente di- 
stante, come nel caso dell’aggettivo spagnolo ilustrado, che riferito a 
persona significa ‘istruito’, e non certo ‘illustrato’ o ‘illustre’, o del sostan- 
tivo spagnolo dormitorio, che non e il dormitorio italiano, ma la camera 


194 6. Lessico e discorso nell’insegnamento delVitaliano 


da letto, o ancora come nel caso del tristemente famoso, fra gli studenti 
d’inglese, actuaU^ht non gi^ca^ m^ngiafc*, 

L’anafegia tra spagnolo e italiano e talmente forte cfie conviene ri- 
portare la tipologia proposta da Carrera Diaz (1979-BO, p. 38), sottoli- 
neando che i casi piu pericolosi sono queUi di tipo (&) e id): 

a) vocaboli esattamente uguali nella forma e completamente distin- 
ti quanto al significato: esempio amo, burro , camino , carta , gamba , go - 
ta , rata ; 

b ) vocaboli uguali nella forma e con significato coincidente solo in 
parte: esempio lucido , dormitorio; 

c) vocaboli leggermente diversi nella forma e con significati com- 
pletamente distinti: esempio hoia/boya, messa/ mesa; 

d) vocaboli leggermente diversi nella forma e con significato coin- 
cidente solo in parte: esempio abitazione/habitacion , disattenzione/ de- 
satencion. 

II tipo ( d) e quello piu comune non solo fra spagnolo e italiano, 
ma anche quando si confronta Pitaliano con l’inglese, il francese o il te- 
desco, lingue in cui trovare analogie con Pitaliano del tipo (a) o (c) e 
quasi impossible. Il caso (fo) e invece abbastanza frequente, a prescin- 
dere dalla coppia di lingue coinvolte, e si verifica sotto forma di modifi- 
cazione del significato dei prestiti. 

La percezione di vicinanza lessicale tra due lingue favorisce il ricor- 
so, sopraltutto in situazione d’apprendimento spontaneo, alia lingua ma- 
dre come fonte di ipotesi per Pinterlingua, perche, nonostante i possibili 
trabocchetti e la produzione di materiale lessicale ibrido e inesistente, 
questa strategia aiuta a capirsi in parecchi casi, “Se Papprendimento av- 
viene in contest! istituzionali o e in qualche modo guidato, il transfer si 
verifica comunque, in particolare nella fase di decodifica (...) le attivita 
produttive sono invece piu controllate, e proprio il reperimento delle fal- 
se analogie determina fenomeni di inibizione. (...) In altri termini, il par- 
lante diffida delle parole troppo simili all’italiano, e preferisce seleziona- 
re quelle piu distanti: ad esempio, tra i verbi comenzar e empezar privi- 
lege il secondo. Osservazioni analoghe sono state effettuate su discenti 
di spagnolo francofoni” (Calvi 1995, pp. 89-90). 

Piu complesso e il discorso sugli errori di significato. Ho gia accen- 
nato nel paragrafo precedente alia difficolta per lo straniero di indivb 



6. Lessico e discorso nell’insegnamento delVitaliano 195 


duarli, specie in situazione di apprendimento non formale e in situazio- 
ne di ricezione, di ricostruzione del significato di parole straniere. 

La difficolta tuttavia nelPindividuarne le cause e la tipologia e gran- 
de anche nel caso di studenti nativi. De Sangro, Poggi (1987) hanno 
classificato gli errori semantico-lessicali in sette categoric; descrivo qui 
per esteso soltanto i piu frequenti errori apparsi in testi scritti di studenti 
italiani di prima e seconda media, quelli derivanti da “sostituzione di 
unita”, come in la barca si maciullo sullo scoglio , che attribuisce a bar- 
ca un componente organico assente nelle forme corrette sifracasso o si 
sfascio. 

Le “sostituzioni di unita cognitive” riguardano le seguenti coppie di 

tratti: 

1. Denumerabile/non-denumerabile: “Guadagnava un certo numero cli 
denaro”. 

2. Animato/non-animato: “La barca si maciullo sugli scogli”; “Donne po- 
liziesche. . 

3. Stativo/non-stativo: “Le condizioni di vita che svolgono i meridionali”. 

4. Quantita/qualita: “Mi piacciono meglio i film...” 

5. Spazio/tempo: “1 piu diffusi, doe che si comprano ogni giorno...” 

6. Confronto della quanlita con la norma/confronto con un’altra quan- 
tita: “Il programma che mi piace moltoe..." 

7. Gradabile/non-gradabile: “Molto avarastro..." 

8. Definito/non-definito: “La lettura e un mio hobby preferito”. 

9. Dimensione verso l’alto/dimensione verso il basso: “Dovevano attra- 
versare un fiume molto alto, piu dei cavalli...” (De Sangro, Poggi 
1987, p. 355). 

Gli errori di “sottrazione di unita” presentano spesso la mancanza 
del predicate causa. L’esempio piu famoso e l’uso, dovuto anche a inter- 
ferenza col dialetto, di imparare al posto di insegnare, parafrasabile co- 
me ‘far si (causa) che qualcuno impari’, 

Esaminando gli esempi riportati da De Sangro e Poggi (1987), si 
coglie immediatamente la difficolta di spiegare ai ragazzi perche alto 
mare va bene tanto quanto mare profondo, ma fiume alto non si pud 
dire per fiume profondo. Forse oltre al ragionamento, andrebbe invoca- 
ta anche la norma (inspiegabile oppure spiegabile su base etimologica) 
che sta dietro alle collocazioni (cfr. il § 6.6.2). L’esempio proposto per 


196 6. Lessico e discorso nelVinsegnamento delVitaliano 


gli errori derivanti dallo scambio dello spazio per il tempo e poco pro- 
bante, cio non toglie che la tipologia proposta resta uno dei tentativi 
pin riusciti d’affrontare lo spinoso problema degli errori semantic!; ba- 
sandosi su unita cognitive costituite da predicato e argomenti, e abba- 
stanza comprensibile per i docenti, un po’ meno per gli allievi giovani. 


6«5 Arricchire il patfimooio lessicale; 
strumenti e tecniche 


Come gia detto nel paragrafo introduttivo di questo capitolo, 
un’azione didattica volta a far aumentare soltanto quantitativamente il 
lessico non ha molto senso; le uniche tecniche specifiche raccomanda- 
bili per esercizi di lessico fuori dai testi sono quelle dedicate alle abi- 
lita di consultazione di opere lessicali (cfr. oltre il § 6.8) e quelle che 
mirano all’enucleazione di tratti semantici o di significati prototipici. 
Per il resto se si vuole affrontare il lessico all’interno di una riflessione 
linguistic# sulla lingua, mater na o straniera, gli strumenti e le tecniche 
sono quelle comuni alPinsegnamento della lingua in generale. Anzi, 
dato il carattere "slegato” che almeno superficialmente i fenomeni les- 
sicali sembrano mostrare, alcuni tipi di approccio si rivelano di attua- 
zione piu facile. 

In Marello (1982, p. 231) si suggerisce di far fare ad allievi delle 
elementari un’ inchiesta fra i familiar i e gli amici per capire quanti e qua- 
li vocabolari ci sono nelle famiglie italiane: indagare sugli oggetti che 
sono specchio del lessico di una lingua e utile per capire che gli specchi 
vecchi danno un’immagine un po’ offuscata della lingua d’oggi, che gli 
specchi piccoli non ritraggono tutta la lingua e cosl via. E un inchiesta 
che da sempre buoni frutti perche mentre le grammatiche e le antologie 
scolastiche si buttano, i dizionari vecchi si conservano come pure le en- 
ciclopedie e quindi e possibile fare confronti fra definizioni di dizionario 
e definizioni di enciclopedia, fare confronti diacronici e di sottocodice 
(il figlio delPinfermiera magari trovera un dizionario di anatomia in casa 
e la figlia di un appassionato di ferromodellismo potrebbe trovare un di- 
zionario di tale hobby; in che differiscono dai dizionari general!? Chi ha 


6. Lessico e discorso nelVinsegnamento delVitaliano 197 



il Grande Dizionario Enciclopedico della UTET si chiedera, e discutera 
in classe, se e dawero un dizionario). 

Con allievi piu grand! perd si puo fare questo tipo di inchiesta su- 
gli specchi della lingua e poi passare alia lingua stessa, magari alia lin- 
gua di cui gli studenti sono piu esperti, quella dei giovani. L’insegnante 
puo distribuire il questionario sul linguaggio giovanile elaborato per 1’ in- 
chiesta riportata in Banfi, Sobrero (1992) o farlo modificare dalla classe, 
adottare lo stesso tipo di schedatura o semplificarlo, discutere sulla lista 
di parole sul cui uso e significato gli allievi devono interrogarsi e interro- 
gare i coetanei. Ad esempio, sono da mantenere le domande su swatta - 
re o sfitinzia? O non sono gia passate di moda? Invece che cosa e’e da 
aggiungere? 

Fare inchieste sul lessico e piu "facile” che fare inchieste sulla cor- 
rettezza grammaticale, ma l’insegnante s’accorgera che dalla discussione 
verranno fuori interessanti discussioni sulla sinonimia contestuale (ad 
esempio sui mille modi molto gergali e bassi di dire drogato e drogarsi ), 
sulla polisemia e sull’uso delle parole in frasi, che allargheranno inevita- 
bilmente l’indagine dal lessico alia sintassi giovanile. Pero se l’inchiesta 
partisse dalla sintassi probabilmente non approderebbe neanche a un 
decimo dei risultati. 

Alla fine dell’inchiesta ci si puo interrogate sulla prospettiva di vita 
di ciascun termine del linguaggio giovanile; confrontando i risultati del 
1992 con quelli della classe si potrebbero fare proposte circa i termini da 
inserire in una nuova edizione di dizionario monolingue, magari tenen- 
do conto di fattori come 1’uso in scrittori contemporanei, o la penetrazio- 
ne nella stampa quotidiana. 

Qualunque tipo di tecnica (registrazione di conversazioni o tra- 
smissioni televisive e trascrizioni delle medesime; eonfronto tra versioni 
distanti nel tempo della stessa opera ietteraria straniera, ecc.) che attiri 
Fattenzione sul materiale linguistico dara come primo frutto, immediato, 
spontaneo, osservazioni sul lessico: compito dell’insegnante e guidare 
con domande opportune verso riflessioni che obblighino a tener conto 
di quanto cio che sta intorno alia parola influenza le osservazioni formu- 
late dagli allievi come relative a una parola singola. 

Ci sono fondamentalmente due modi di guardare intorno alia paro- 
la: una e una ricerca a corto raggio caratteristica dei bambini di madre 
lingua e in genere dei parlanti nativi alle prese con un testo non troppo 


198 6. Lessico e discorso neWinsegnamento dell’italiano 


difficile, l’altra e una ricerca a largo raggio, per trovare i fili del discorso, 
le reti, i nodi, e tutte le altre metafore della tessitura, della trama, che si 
applicano alia comprensione della testualita. Questo secondo tipo di ri- 
cerca e caratteristico degli apprendenti^ stranieri e dei parlanti nativi 
adulti alle prese con un brano di difficile comprensione. 


6,6 Far attenzione al contesto immediate 


L’attenzione rivolta alle parole adiacenti porta a seguire due filoni 
principali di attivita didattiche, uno piu morfosintattico volto a sottolinea- 
re la grammatica delle parole (accordo, reggenza), l’altro piu lessicale te- 
so a sottolineare come nelle lingue naturali ci siano spesso parole che 
compaiono quasi sempre in compagnia di : altre, per cui le frasi sembra- 
no formate da “pacchetti di parole” piu che da parole singole. 


6.6.1 La grammatica delle parole 

I dizionari monolingui italiani si stanno appena ora evolvendo verso 
una descrizione della grammatica non solo dei verbi, ma anche degli ag- 
gettivi e dei nomi e naturalmente degli altri elementi strutturali della lin- 
gua; soprattutto nella didattica dell’italiano a stranieri gia da tempo c’e chi 
suggerisce di insegnare una parola con la preposizione di cui ha bisogno 
(. aderire a , capace di, incidenza su) o, nel caso di sostantivi con termina- 
zioni ambigue, con l’articolo che ne riveli il.genere ( ilsisma , lafoto). 

Di solito, fino a poco fa, le indicazioni grammaticali di tipo sintatti- 
co nei dizionari venivano date implicitamente, e parcamente, attraverso 
gli esempi. Esistono opere (cfr. Lo Duca 1994; Bianco, Di Maio 1991; 
Bianco 1994) che danno esplicitamente le valenze dei verbi, rielaboran- 
do le indicazioni emerse dalla tradizione tedesca dei dizionari di valen- 
ze. Non sono molto conosciute, per ora, ma dovrebbero affermarsi sem- 
pre di piu nel prossimo futuro. 

II dizionario che piu palesemente ha sancito l’ingresso delle valen- 
ze nella didattica dell’italiano e Sabatini-Coletti (in corso di stampa). In 





6> Lessico e discorso nell’insegnamento delVitaliano 199 


questo le voci dei verbi sono strutturate in modo da rendere evidente il 
rapporto tra il verbo e i suoi “argomenti” ossi i complementi necessari 
per la formazione di una frase minima di senso compiuto intorno a quel 
verbo, secondo i diversi significati che esso pud assumere. Si veda la vo- 
ce del verbo accostare con i suoi vari significati e usi. 


accostare [ac-co-st£-re] v. (accosta ecc.) -t ♦ v.tr. (1 argom.) 1. Porre due 
o piii oggetti uno accanto all’altro, muovendoli tutti: a. due tavoli , le sedie di 
un salone 2, Farsi vieino a qlcu. per parlargli (D avvicinare: a. un passante 
3* Socchiudere porte, finestre, imposte 0 (2 argom.) 1. Muovere qlco, e dispor- 
lo accanto a un altro oggetto, che rimane fermo: a. il bicchiere alle lab bra, 
l’ automobile al motorino\ con gli argom. sottintesi, portare 1* automobile che 
si sta guidando vieino al bordo della strada © fermare: il vigile fa cenno di a. 
2. mar. Disporre un’imbarcazione in modo che la fiancata si trovi accanto a 
una struttura fissa o a un’altra imbarcazione: a, la nave alia banchina ♦ v.intr. 
(aus. avere) aer. t mar. Manovrare un’imbarcazione o un aereo in modo da 
cambiare rotta: l' aereo sta accostando 0 (1 argom.) Essere, trovarsi vieino, ac- 
canto a qlco.: la panca accosta al muro ♦ v. rifl. (1 argom.) 1, Andare verso qlcu. 
o qlco. e fermarsi vieino © affiancarsi, addossarsi: accostarsi a un conoscente , 
al muro , a un negozio 2. fig. Iniziare aseguire e sostenere un’ideologia: acco- 
starsi a un par tit o; intraprendere lo studio di qlco.: accostarsi ai romanzieri 
americani II accostarsi ai Sacramenti , riceverli 3. Essere simile a qlco.: il 
formato si accosta a quello di una rivista — (JO denom, di costa con a- 2 • sec. 
XIII (tr.l.intr.l). 


(Sabatini-Coletti 1996) 


Si noti che la numerazione delle accezioni non e piu airinterno 
della solita suddivisione in transitivo, intransitive, riflessivo, ma riparte 
da 1 tutte le volte che cambia il quadro degli argomenti (cioe, ripeto, il 
numero dei complementi necessari richiesti dal significato del verbo). 
Cosi accostare transitivo con 1 argomento ha tre accezioni, accostare 
transitivo con 2 argomenti ha due accezioni; accostare intransitivo ha 
un’accezione, quando non e accompagnato da argomenti e una accezio- 
ne diversa quando ha 1 argomento. Inline accostarsi vuole sempre 1 ar- 
gomento e presenta tre accezioni. 

Si potra discutere su alcuni dettagli grammaticali, ma non si pud 
negare che il Sabatini-Coletti (in corso di stampa) segna una svolta nella 


200 


< 5 , Lessico e discorso nell’insegnamento dell’italiano 201 


6. Lessico e discorso nelVinsegnamento dell’italiano 


presentazione delle voci relative ai verbi italiani e si pone come uno 
strumento importante per la didattica. 

Una voce di questo tipo, infatti, obbliga insegnanti e allievi Ce ov- 
viamente, prima, ha costretto alio stesso, severe esercizio il linguista-les- 
sicografo) a chiedersi sempre quali complementi un verbo deve avere e 
non soltanto, come nelle descrizioni precedent!, quali pud avere. Anche 
in altri dizionari capita di trovare indicazioni deU’obbligatorieta di un 
complemento, ma la descrizione tradizionale di un verbo solo come 
transitive, intransitivo, riflessivo non costringe a dare sempre tale impor- 
tante indicazione. L’indicazione del quadro degli argomenti porta invece 
a esplicitare per ogni accezione del verbo i complementi obbligatoii. E 
un compito impegnativo: chi se l’e assunto (in particolare vi hanno lavo- 
rato R Cordin, T. Gatti e M.P. Lo Duca, coordinate da F. Sabatini) va am- 
mirato e ringraziato, tanto piu perche una trattazione cost esplicita si 
presta piu di altre al controllo. 

Un tipo di esercizio utilissimo per allievi delle secondarie potrebbe 
consistere nel proporre voci di verbi, tratte dal dizionariO di Sabatini e 
Coletti (in corso di stampa), “bianchettare” le indicazioni degli argomenti 
e chiedere agli allievi di integrare tale informazione. Per farlo dovranno 
esaminare gli esempi con cura e contare gli argomenti, il che significa 
distinguere bene sia il soggetto, sia gli altri argomenti dipendenti dal ver- 
bo e inoltre gli altri elementi dipendenti da tali costituenti primari. Nel- 
l’ultima accezione di accostarsi , la terza, viene dato l’esempio ilformato 
si accosta a quello di una rivista. L’argomento previsto e uno solo: si 
non e considerato in questo dizionario ai fini del computo degli argo- 
menti, ma di una rivista non e forse un complemento? Lo e, ma dipende 
da a quello , non direttamente dal verbo, percio l’esempio e un buon 
esempio dell’uso di accostarsi con un solo complemento del verbo. 

Per meglio far capire agli allievi le differenze fra i vari complemen- 
ti, il loro diverso tipo di rapporto col verbo, si possono proporre discus- 
sioni sul perche nel Sabatini-Coletti (in corso di stampa) un esempio co- 
me mi lavo spesso, alia voce lavareAavarsi , o un esempio come sul prez- 
zo ci intenderemo sicuramente , alia voce intendere/intendersi , sono al di 
fuori di accezioni con quadro di argomenti. Non e detto che gli allievi 
non entrino in garbata poiemica con alcune delle scelte del dizionario: 
in ogni caso si fara una lezione di grammatica, anzi di raffinata analisi 
logica”, facilitata dairesplicitezza delle indicazioni del dizionario. 



Fra gli esercizi non prettamente lessicali che meglio obbligano Pal- 
lievo a svolgere ricerche di relazioni a corto raggio sono gli esercizi di 
riempimento di frase, quelli in cui manca l’articolo o la preposizione ne- 
cessaria o il morfema di accordo. 

Gia piu complessi sono gli esercizi di parafrasi basati su preposi- 
zioni ad ampia polisemia quali di e con , sulPesplicitazione di gerundi, su 
nominalizzazioni e aggettivizzazioni (si vedano, ad esempio, quelli pro- 
posti e discussi da Marello 1982, pp. 255-265 e Bevilacqua, Poggi 1987). 

Nelle frasi 

La ragazza col costume azzurro e entrata in cabina 
Il ladro rubd la co liana, con la luce spenta 

col e con stanno al posto rispettivamente di ‘che indossa’ e di ‘grazie al 
fatto che [la luce] era [spenta]’, 

Nominalizzazioni e aggettivizzazioni sono al confine tra parola e 
frase, perche permettono di trasformare frasi in sintagmi nominali (il mi- 
nistro dicbiara diventa la dichiarazione del ministro e si puo inserire in 
nuove frasi: la dichiarazione del ministro ha fatto scalpore ), di mutare 
complementi del nome in aggettivi (le feste di Natale , le feste natalizie). 

E bene far fare questo tipo di esercizi dapprima con frasi perche 
poi gli allievi sappiano usare le procedure di sintesi lessicale nel riassun- 
ti o nelle parafrasi di testi; in corsi di italiano per stranieri saranno da af- 
frontare soprattutto dai corsi intermedi in su e in primp luogo dovranno 
essere proposti non in chiave produttiva, ma di riconoscimento. 

A questo proposito i titoli di giornale forniscono begli esempi, a 
volte anche ridicoli, come Un appello contro la fame del Papa . Si puo 
chiedere agli allievi di proporre soluzioni alternative piu chiare (nel caso 
specifico basta spostare del Papa vicino ad appello ), ma per offrirle gli 
studenti debbono riuscire a ricostruire mentalmente le frasi che stanno 
aH’origine della nominalizzazione. Sempre partendo dall’esempio fatto, i 
paiianti nativi si accorgeranno (gli stranieri lo apprenderanno) che ap- 
pello e un deverbale a suffisso zero, ma non di appellare , bensi di ap- 
pellarsi 

La familiarita con le procedure di sintesi/parafrasi lessicale serve 
anche per esercitare piu consapevolmente la tecnica definitoria parafra- 
stica, molto utile per rispondere in qualche modo a domande di com- 


202 6. Lessico e discorso nell’insegnamento dell’italiano 


prensione (esempio che significa nutrient $ Risposta: ‘che nutre), quan- 
do non si conoscono sinonimi contestuali o definizioni piu ampie. 

• % 

6.6.2 Modi di dire, frasi fatte, proverbi, collocazioni ristrette 

Da sempre sfoggiare qualche proverbio, qualche frase fatta qui e 
la, senza eccedere, e stato un mode per cavarsela ricorrendo alia vox po- 
puli senza esprimere pareri personal! impegnativi, o un espediente per 
creare una complicity con gli ascoltatori ricorrendo al sapere comune; la 
locuzione latina, poi, viene considerata, mi si passi il modo di dire colo- 
rito, la ciliegina sulla torta, una patente di cultura. 

Chi non si pud permettere studi che lo mettano in grado di eserci- 
tare in proprio la retorica delle figure retoriche, s attacca ai brandelli di 
cultura classica e giudeo-cristiana, alle fatiche d’Ercole, al tallone dAchil- 
le, alia spada di Damocle, al filo d’Arianna, alia saggezza di Salomone, 
alia strage degli innocenti, alia folgorazione sulla via di Damasco, al non 
plus ultra , al sine qua non , al genius loci , al mare magnum, Impara a 
memoria queste espressioni e ne infiora i propri discorsi. Oggi al latino 
si sta sostituendo Tinglese del last but not leasts del gentlemen s agree- 
ment, del work in progress , dell’ on the road , cost oltre a usi fuori luogo 
sul piano del significato si sentono anche spropositi di pronuncia. 

I dizionari e i corsi di lingua hanno sempre dato un certo spazio al- 
ia fraseologia, come viene di solito chiamato tutto cio che va al di la del- 
la parola singola e della parola composta, che presenta una certa fissita 
e a volte scarsa trasparenza semantica. 

Ci sono dizionari appositi (cfr. Lapucci 1971; Pittano 1992; Gagliar- 
do 1985) che raccolgono e spiegano frasi fatte e modi di dire. Ora ci so- 
no dizionari basati sullo spoglio di un corpus che danno i modi di dire 
con esempi d’autore (cfr. per l’italiano Turrini, Alberti et al. 1995); e un 
bel passo avanti perche gli esempi selezionati a volte mostrano usi tran- 
quilli”, altre volte propongono un uso estremamente creative e ammic- 
cante del modo di dire e forniscono cosi material© per liberare almeno 
parzialmente 1’insegnamento della fraseologia dall’accusa di essere un e- 
ducazione al conformismo linguistic©. 

I dizionari monolingui hanno elenchi di proverbi e i bilingui talvol- 
ta provano a fornire degli equivalenti dei modi di dire e dei proverbi, al- 


6. Lessico e discorso nell’insegnamento dellHtaliano 


tre volte s’arrendono e li spiegano soltanto. Si tratta comunque di un 
grosso problems traduttivo, perche non sempre l’equivalente ha lo stes- 
so tipo di distribuzione nella frase. Ad esempio, per tradurre in inglese E 
la scoperta delVacqua calda ! bisogna ricorrere al sintagma verbale to 
reinvent the wheel e percio bisogna esprimere il soggetto: chi ha fatto la 
scoperta delPacqua calda - anzi chi ha reinventato la ruota - viene mes- 
so in primo piano. 

Cio che costituisce una novita rispetto alio studio tradizionale della 
fraseologia e invece Tattenzione riservata negli ultimi died anni alle col- 
locazioni ristrette. Si tratta di una fraseologia meno appariscente senza 
parole straniere, personaggi mitici o parole tipiche come carlona , , gnor- 
ri, soppiatto , veci che compaiono solo in alia carlona . , fare lo gnorri, di 
soppiatto , fare le veci. 

La collocazione ristretta sfugge di solito al parlante nativo, perche 
sembra una normale combinazione dettata dalle regole della sintassi e 
dalla solidarieta lessicale, ma appare in tutta la sua idiosincrasia non ap- 
pena ci si arrischia a tradurla letteralmente in un’altra lingua. 

Si tratta infatti di una combinazione di una o piu parole tale per 
cui, avendo scelto, per esprimere un certo significato complesso, la pa- 
rola A, la scelta della parola B e lessicalmente vincolata. Sono colloca- 
zioni ristrette le formule di augurio e di saluto (si confrontino Buon Na- 
tale , Joyeux Noel \ Merry Christmas , Frohliche Weihnacht , Feliz Navidad). 
Uno scapolo che non vuol saperne di sposarsi e in italiano uno scapolo 
incallito o impenitente, in francese un celihataire endurci (letteralmente 
‘indurito’), in spagnolo un soltero empedernido (letteralmente ‘incorreg- 
gibile, duro come la pietra’), in tedesco ein eingefleischter Junggeselle 
(letteralmente ‘inveterato, da capo a piedi’), in inglese a confirmed ba- 
chelor (letteralmente ‘convinto’). Un’espressione come scapolo convinto , 
e in italiano accettabilissima, ma non e una collocazione ristretta. 

Le collocazioni sono la manifestazione della norma linguistica: il 
sistema permette Tespressione lanciare un concorso , huso registra 
enunciati come Lanciato un nuovo concorso di bellezza , ma la norma e 
che i normali concorsi per posti di lavoro, borse di studio siano banditi; 
la collocazione e bandire un concorso. Cosi come e una collocazione 
lanciare un prodotto nel senso di fame un lancio pubblicitario e da 
questa collocazione deriva la possibilita di dire lanciare un concorso di 
bellezza . 


204 6. Lessico e discorso nell’insegnamento deWitaliano 


Le parole che eompongono le collocazioni mantengono il loro si- 
gnificato e, rispetto alle frasi idiomatiche vere e proprie, presentano a 
volte una limitata possibilita di sostituzione: se scagliare un prodotto sul 
mercato fa ridere, patire/soffnre la fame,, avanzare/formulare un ipotesi , 
indire/bandire un concorso sono sostituzioni “normali”, ammesse dalla 
norma. 

Le collocazioni sono formate da Verbo + Nome ( pronunciare i ve- 
il), da Nome + Verbo (il telefono squilla o suona, la mente vacilld), da 
Nome •+ Aggettivo ( sanguinosa vendetta , sonno ristoratore, piattofred - 
do), Verbo + Awerbio (russare sonoramente, pagare profumatamente). 
In qualche caso ci sono collocazioni Verbo + Nome in cui un cambio 
dell’articolo o l’inserzione dell’articolo cambiano il significato: esempio 
dare una mane, dare la mane, dar mane a , Tanta sensibilita alia sostitu- 
zione, unita al fatto che si tratta di solito di verbi come dare , fare , mette- 
re, prendere, mentre le collocazioni ristrette scelgono piuttosto verbi spe- 
cifici, poco frequent!, pone il problema di come considerare queste 
espressioni multilessicali. Sono piu vicine alle locuzioni idiomatiche che 
alle collocazioni ristrette vere e proprie: non per niente sono, a dilferen- 
za delle collocazioni, da sempre registrate nei dizionari mono- e bilingui. 

Possono considerarsi alia stregua di collocazioni anche espressioni 
con quantificatori molto specifici come un pizzico di sale, uno spicchio 
d’aglio, una risma di carta. 

Si debbono insegnare le collocazioni? I parlanti nativi le apprendo- 
no come i modi di dire e certo sono coscienti del fatto che costituiscono 
un segno di accuratezza espressiva; dire una risma di carta e un banco 
di pesci e piu ricercato e preciso di un pacco di carta o un gruppo di 
pesci 

Quanto ai discenti di italiano come lingua straniera, se nessuno se- 
gnala loro che si tratta di collocazioni (per ora i dizionari monolingui cl ita- 
liano non lo fanno o lo fanno casualmente, mentre i dizionari bilingui co- 
minciano a segnalarle piu sistematicamente) non le individueranno mai. 
Indicativo a questo proposito e il fatto che i recent! eserciziari lessicali, so- 
prattutto quelli per stranieri, dedichino ampio spazio alle collocazioni, 
mentre prima non lo facevano (cfr. Ambrose, Stefancich 1993, rispetto a 
Marello 1982 o D’Addio, Stefancich 1986 o Colotto Lessona et al, 1987 e 
all J estero O’Connor 1983 o Fabian 1987, che, pur contenendo molti valid! 
esercizi sulla fraseologia, non si occupano specificamente di collocazioni). 


6, Lessico e discorso nell'insegnamento deWitaliano 205 




Oltre che per via contrastiva, le collocazioni sono emerse dalle 
concordanze estratte da corpora elettronici. Ad esempio, cercando le 
concordanze di contesti in cui appare cuore nel corpus del Centro di 
Linguistica Computazionale di Pisa, si nota che a cuore aperto e cuore 
di, inteso come ‘parte centrale di qualcosa’, sono collocazioni piuttosto 
frequenti. Secondo alcuni la frequenza con cui appare una collocazione 
non deve influenzare il giudizio dei parlanti sul suo status di collocazio- 
ne, ma e indubitabile che l’essere molto usato e uno dei fenomeni che 
decreta il passaggio dall’uso alia norma. In ogni caso le ricerche nei cor- 
pora possono influenzare la decisione del lessicografo circa Fordine di 
presentazione delle collocazioni e dei modi di dire o la loro inclusione 
in dizionari ridotti. 

Grazie alia possibilita di calcolare le co-occorrenze statistiche ora e 
possibile individuate facilmente le collocazioni nei testi: “Se, per esem- 
pio, volessimo calcolare in un testo di politica americana, il piu alto valo- 
re di co-occorrenza statistica in relazione alia parola casa, non Vh dub- 
bio che (eliminate le parole vuote: articoli, preposizioni ecc.) esso riguar 
derebbe la parola bianca. Se pero in quello stesso testo la parola bianca 
fosse presente numerosissime altre volte non associata a casa, pur essen- 
do casa sempre associata a bianca, il valore di co-occorrenza diminui- 
rebbe notevolmente” (LIZ 2.0, Manuale di riferimento 1995, p. 92). 

Dicevo prima che per distinguere le locuzioni idiomatiche dalle 
collocazioni ristrette e queste ultime dalle semplici combinazioni sintag- 
matiche molto frequenti resta valida la prova della sostituibilita. Se e 
nulla, e una locuzione idiomatica, se b limitata e se la traduzione in altre 
lingue non e letterale, e molto probabilmente una collocazione ristretta. 
Con il calcolo della co-occorrenza statistica in un corpus si possono 
mettere le collocazioni su una scala che va dal massimo valore di co-oc- 
correnza al minimo. 

Da un punto di vista didattico e utile chiedersi se le preposizioni ri- 
chieste da verbi, aggettivi o sostantivi formano con tali parti del discorso 
delle collocazioni ristrette. Certo lo stare insieme delle parole e idiosin- 
cratico anche in questi casi, Fapprendimento e percio mnemonico ed e 
un dato di fatto che capace si pud eollocare solo con la preposizione di 
o piu raramente con in. Da questa angolazione e una collocazione ri- 
stretta anzi ristrettissima; se si eonsidera invece la natura delFerrore che 
si commette nel dire o scrivere la partenza di Milano anziche da Mila- 


206 6. Lessico e discorso nelVinsegnamento deU’italiano 

no, rispetto alP“efrore” insito nel dire gioioso Natale o scapolo indurito o 
convinto , appare evidente che il prirno e dawero sentito come errore 
di grammatica” dai parlanti, i secondi sono visti come una mancanza (o 
un eccesso) di stile, come una combinazione sintagmatica corretta, un 
po 5 scialba o un po s troppo vistosa, usata la dove la norma imporrebbe 
una collocazione. 

Le collocazioni Verbo + Nome e Nome + Verbo sono un potente le- 
game tra enunciati e creano coesione nei testi. Di fronte ai due enunciati 

La situazione non consentiva di prendere in esame quell’ipotesi. 

Era stata avanzata da gente inaffidabile . 

solo la conoscenza della collocazione avanzare un’ipotesi esclude a 
priori la situazione come soggetto del secondo enunciato; uno straniero 
che non la conoscesse dovrebbe prima tentare di capire se La situazione 
era stata avanzata da ecc, si pud dire e ha un qualche senso in italiano. 


6*7 Individuate le reti semantico-lessicali; 

la cerniera f ra coesione e eoerensa testuale __ 

La coerenza nei testi e, come ha ben puntualizzato Conte (1980, 
1986), a parte subiecti, doe non e una caratteristica che i testi possiedo- 
no, ma e loro attribuita da chi li interpreta. 

La caratteristica propria dei testi, a parte obiecti , e piu correttamen- 
te detta coesione. Possiamo avere un testo lessicalmente coeso come la 
seguente tripletta di enunciati 

In chiesa c’era un matrimonio. 

Gli sposi si devono amare finche morte non li separi, 

Tra moglie e marito non mettere il dito 

che risultera non coerente per i piu e invece coerente per chi giudica 
sufficiente l’associazione di idee fra vedere un matrimonio e snocciolare 
proverbi e luoghi comuni sul matrimonio in generale. 



6. Lessico e discorso nelVinsegnament o dell ’ italiano 207 

Possiamo decidere di considerare coerenti dei testi non coesi; ad 
esempio, per convenzione Popera poetica viene considerata libera di 
non assoggettarsi a condizioni di accettabilita semantico-lessicale o di 
grammaticalita. 

Di solito pero coerenza e coesione vanno insieme, La coesione 
pud manifestarsi con proforme anaforiche di tipo pronominale o con ca- 
tena anaforiche in cui entrano anche riprese “piene”, fatte cioe attraverso 
sintagmi nominali coreferenti che contengono ripetizioni, sinonimi, ipe- 
ronimi, meronimi, ecc. o attraverso richiami, attuati mediante collocazio- 
ni e derivazioni morfologiche. Questa coesione che privilegia i rapporti 
lessicali viene detta coesione lessicale. 

La coesione lessicale (per ora indirettamente descritta dai dizionari 
monolingui, specie da quelli che contengono sinonimi, contrari, iperoni- 
mi) e una coesione gia stabilita, derivante da rapporti sistematici del les- 
sico di una lingua e attualizzata nel testo con l’apporto di articoli deter- 
minativi e dimostrativi, con l’uso di certi tempi verbali, con la struttura 
tema-rema. Fornendo informazioni di tipo pragmatico e enciclopedico, i 
dizionari cercano di dare un’idea di quello che i parlanti nativi hanno in 
mente quando individuano la coerenza anche nei testi poco coesi. Ad 
esempio, una ripresa anaforica fatta attraverso un’antonomasia non si ri- 
conosce attraverso descrizioni del sistema lessicale della lingua, ma attra- 
verso informazioni di carattere enciclopedico su espressioni lessicali che 
appartengono alia norma. 

L’antonomasia (ad esempio, V Avvocato per Giovanni Agnelli) e un 
legame coesivo che entra nei dizionari solo dopo che i giornali ne han- 
no decretato il success© con un uso ripetuto negli anni. 

Vi sono pero riprese coesive create dal testo, owiamente su basi 
linguistiche ed enciclopediche plausibili, che non possono venir registra- 
te dai dizionari: sono quelle che D’Addio Colosimo (1990) chiama ca- 
psule anaforiche e che sono ben esemplificate nel brano da lei analizza- 
to e qui di seguito riportato. 

Sono in arrivo multe salate per gli “abusivi del manifesto” che si rivedono 
ad ogni campagna elettorale. A vegliare contro gli imbrattatori di musei e 
monumenti scenderanno in campo i vigili urbani. In ventidue saranno im- 
pegnati a tempo pieno sul manifesto e sulla scritta abusiva. Ma visto che 
da sola questa piccola pattuglia di controllori non potrebbe farcela contro 
fesercito dei falsi attacchini, le autorihi comunali hanno dato disposizione 


6, Lessico e discorso nelVinsegnamento dell'italiano 


al corpo dei vigili urbani di intensificare la presenza in questo delicato 

settore. 

Che gli “abusivi del manifesto” sono “gli imbrattatori di musei e 
monument!” e “falsi attacchini”, che i ventidue vigili urbani sono una 
“piccola pattuglia di controllori” e che il “delicato settore” e appunto 
quello della prevenzione e punizione dell’affissione selvaggia sono tutti 
esempi di legami coesivi per spiegare i quali occorre “andare oltre al 
concetto di sinonimi o sovraordinati in termini di sistema e considerare i 
‘valori’ equivalent! in termini testuali che si istituiscono di volta in volta 
nei testi specific! (...) la tendenza di questi gruppi nominali usati in sen- 
so prevalentemente anaforico e quella di riprendere una porzione estesa 
di testo precedente e non un elemento soltanto, il che li fa rientrare nel 
fenomeno dell’incapsulazione” (D’Addio Colosimo 1990, pp. 25-26). 

Dalle incapsulazioni il lettore maturo acquisisce nuove informazio- 
ni, mentre per il lettore inesperto o straniero questo tipo di legami te- 
stuali sono altrettante fonti di difficolta. E indispensabile quindi che l’in- 
segnante aiuti gli allievi a riconoscere questi legami coesivi tanto pill dif- 
ficili quanto richiedono la combinazione di conoscenze semantico-lessi- 
caii e enciclopediche. 

Se normalmente il lettore inesperto o straniero si fa aiutare dalle 
reti semantico-lessicaii per capire globalmente un testo di cui gli sfug- 
gono alcuni punti, si comprende bene come un testo che invece gli ri- 
chiede di individuare le riprese attraverso un precedente complesso la- 
vorio (individuare la struttura tema-rema degli enunciati che compongo- 
no il testo, individuare 1’argomento generate, prestare attenzione agli ar- 
ticoli determinativi e ai dimostrativi) sia per lui molto impegnativo. Inol- 
tre molti degli incapsulatori che riprendono porzioni di testo sono paro- 
le che indicano la forza illocutoria o l’effetto perlocutorio di un atto lin- 
guistico ( promessa , minaccia, difesa, accusa, giudizio ecc.) o danno 
una valutazione di un evento ( disgrazia , catastrofe rispetto ad avveni- 
mento, fatto), giocando sul livello metacomunicativo o metalinguistico. 
Va comunque detto che queste strategic espressive sono comuni alia 
cultura scritta di molte lingue, sia pure in misura differente, e quindi se 
si e in grado di scovare capsule anaforiche in brani di lingua madre si 
cerchera di trasportare questa abilita anche nelia comprensione di brani 
in lingua straniera. 


6. Lessico e discorso nelVinsegnamento delVitalian o 209 

Improbo e doverlo fare subito su testi in lingua straniera, come ac- 
cadeva agli studenti italiani di inglese o francese o tedesco venti anni fa. 
Allora la didattica delle lingue straniere cominciava ad adottare Papproc- 
cio testuale e a far enucleare le catene anaforiche nei testi, mentre lo 
studio deiritaliano restava ancorato ad attivita produttive (riassunti, para- 
frasi) che davano per scontata la comprensione del testo, senza previe 
esercitazioni per esplicitare i fili del discorso. 

Ormai da un decennio, invece, la linguistica testuale e entrata nelle 
grammatiche italiane e nelle attivita proposte per i brani antologici e co~ 
stituisce un terreno su cui insegnanti di lingua madre e di lingua stranie- 
ra possono proporre attivita coordinate. 

Mentre vi sono dizionari che ancora non hanno accolto per gli av- 
verbi la dicitura “awerbio frasale” ( probabilmente , forse sono awerbi 
frasali perche il loro ambito e Pintera frase, non il solo sintagma verba- 
le), una svolta e segnata ora dal dizionario monolingue Sabatini-Coletti 
(in corso di stampa), il quale non solo ha frasale , ma anche testuale nel 
proprio metalinguaggio relativo alle parti del discorso: i lemmi benche, 
intanto, , ma , ad esempio, sono etichettati anche “cong.[iunzionel testua- 
le”, quando svolgono appunto funzioni di raccordo a livelli diversi da 
quelli in cui operano normalmente le congiunzioni. 

Si veda la “nota di approfondimento” che segue la voce relativa a 
benche nel dizionario di Sabatini e Coletti (in corso di stampa): in essa si 
dimostra che cosa sottintenda un certo uso della congiunzione e di tale 
uso si offre anche la documentazione storica. 

In funzione di cong. testuale, benche (come altre cong. e locc, cong. concessive: 
sebbene, quantunque , ancorche , per quanto , ecc.) riassume un* intern frase con- 
cessiva cllittica (del tipo benche sia vero che e sim.), che ha una successiva dipen- 
dente dichiarativa con il v. normalmente all’ind. o al eond.: b [sia vero che] io 
non ci vado; b. \sia vero che J potrei ancora ripensarci ; ecc. La frase di questo ti- 
po b sempre posposta alia frase (o all’ elemento fondamentale di essa) che fa da 
presupposto. 11 costrutto b bene attestato gia in passato: «Essendo messes Orma- 
nozzo transferilo [...], udV el resto dell' anno sotto messer Francesco [‘per il resto 
delPanno seguii le lezioni di...*], benche a ogni modo I’arei udito» (Guicciardi- 
ni); « Voi di troppo m'onorate e lodale; benche io non posso se non apprezzar la 
lode che mi viene data da un uomo lodato» (Doni); «Tu non sei/atta a tener mil- 
lefanciulle a scola? / Benche , per dir il ver, non han bisogno di maestro» (Tasso). 


(da Sabatini-Coletti 1996) 


210 6. Lessico e discorso nell’insegnamento dell'italiano 

Indubbiamente chiarimenti di questo tipo richiedono spazio e 
mold esempi. L’attenzione al testuale nei dizionari comportera un ripen- 
samento della struttura della voce lessicografica a stampa (presenza, ap- 
punto, di specifiche note di seguito alia voce; aumento e raffinamento 
delle etichette grammaticali) e sicuramente livelli di lettura diversi in di- 
zionari consultabili tramite computer. In qualche caso si scoprira che la 
struttura andrebbe ribaltata, owero che l’uso “testuale” dovrebbe stare 
in primo piano perche e il piu frequente e importante, rnentre l’accezio- 
ne piu “tranquilla” di congiunzione tra sintagmi o tra frasi, di awerbio 
non frasale, ecc. dovrebbe essere retrocessa, e in un dizionario elettro- 
nico resa accessible solo di seguito all’altra. Penso all’uso piu frequente 
di chiaramente o politicamente nella prosa attuale, a dunque in esordio 
di discorso, a per quanto seguito da puntini di sospensione, agli usi di e 
in apertura di frase o di un intero testo (in poesia), ecc. 

Fra gli esercizi per sviluppare l’abilita di individuare le catene 
anaforiche e le funzioni svolte da awerbi e congiunzioni c’e il rimettere 
in ordine un testo i cui enunciati sono stati scompigliati. Il cloze che 
cancella il dimostrativo o l’articolo definito e utile e preparatorio al piu 
impegnativo cloze che cancella l’antecedente o l’incapsulatore. 

Sul piano produttivo far costruire storie dando i mattoni (verbi, so- 
stantivi, aggettivi, awerbi con eventuali rapporti lessicali fra loro), e im- 
ponendo dei vincoli sull’utilizzo ripetuto dello stesso mattone, obbliga 
l’allievo a scrivere storie in cui ci sono catene anaforiche con riprese 
pronominali e riprese “piene” (per un esperimento di questo tipo si ve- 
da Ambel 1994b). Quest! tipi di esercizi hanno il pregio di poter venir 
proposti a vari livelli di complessita e quindi si possono adattare alle 
caratteristiche dei discenti (si veda in proposito Ellero, Malfermoni 1994 
per corsi di italiano lingua straniera a livello di scuola di base; Marello 
1994 per cloze italiani proposti ad allievi italiani delle elementari; Car- 
gnel, Colmelet, Deon 1986 per attivita sul testo nella secondaria). 

La costruzione di storie impossibili (la grammatica della fantasia 
alia Rodari) per mettere in rilievo, attraverso il paradosso, i legami se- 
mantici normali e un’attivita efficace con allievi giovani, ma che non si 
pud proporre ad allievi cresciuti. A quest! si possono proporre le rela- 
zioni “assurde” presenti in testi poetici, sempre con lo scopo di farli ri- 
flettere e discutere sulle relazioni date per scontate (efr. Bertocchi 
1995). 


6, Lessico e discorso neWinsegnamento dell’italiano 211 



Esiste inoltre la possibility di far riflettere gli allievi sui rapporti di 
senso fra le parole chiedendo loro come sono organizzate le parole nel- 
la nostra mente; chi ci ha provato in una classe di normali ragazzini del- 
le medie, come ha fatto Ambel (1994), ha trovato una coincidenza note- 
vole fra le teorie ingenue esposte dagli allievi e le ipotesi piu accreditate 
in campo psicologico e cognitivista sui meccanismi di funzionamento 
della memoria semantica. 


6,8 Insegnare con i dizionari 


Esiste una didattica del dizionario, volta a potenziare le abilita di 
consultazione, che e attualmente inserita nei testi scolastici, i quali dedi- 
cano un capitolo di esercizi alia formazione del lessico, ai rapporti se- 
mantici fra parole e in parallelo propongono esercizi per imparare a ser- 
virsi meglio dei dizionari, soprattutto di quelli monolingui. 

Una parte di questa didattica e invece affidata a pubblicazioni spe- 
cifiche che le case editrici di dizionari affiancano agli stessi (si vedano 
Bertero 1994; Cattaneo 1996; Colotto Lessona et al. 1987; D’Addio, Ste- 
fancich 1986; Marello 1993; Roncoroni 1987; Schmid, Aresca 1990, Sch- 
mid 1991). Si tratta di opere utilissime anche quando sono usate con di- 
zionari diversi da quelli per cui sono state concepite. 

Pubblicazioni come Marello (1982), Ambroso, Stefancich (1993) e 
Licciardi (1993, 1993b) sono invece insiemi di esercizi indipendenti da 
un dizionario, riguardanti vari aspetti del lessico. 

Col tempo in questi sussidi didattici il numero di esercizi basati su 
comprensione del lessico nei testi e aumentato, la maggioranza degli 
esercizi proposti resta pero incentrata su gruppi di parole. Sono molto 
utili all’insegnante perche la preparazione di esercizi sul lessico, senza 
disporre di dizionari elettronici, e lunga e penosa. Vanno usati cercando 
di non ingenerare tedio nella classe e come propedeutica a esercizi su 
testi che contemplino, in mezzo ad altro, sezioni di quesiti o attivita im- 
perniate sul lessico. 

Questi eserciziari, salvo poche eccezioni, sono un po’ troppo anco- 
rati al dizionario monolingue o bilingue generale e trascurano di sfrutta- 


2 '. 


6. Lessico e discorso nell'insegnamento deWitaliano 



re altri tipi di opere lessicografiche che si presterebbero a riflessioni me- 
talinguistiche. 

Ad esempio, se distribuisco in classe un po’ di fotocopie di concor- 
danze come quelle mostrate nel paragrafo 5.6.1 posso fare domande del 
tipo “Come pensate che siano stati tagliati i contesti?”. Dalle risposte che 
mi vcngono date pud partire una discussione sul concetto di sintagma e 
di frase principale o secondaria, su che cosa sia la completezza sintattica 
e su che cosa si basi invece la completezza semantica, 

Se do mischiati i contesti di concordanze di parole omografe o po- 
lisemiche posso chiedere alia classe di raggrupparli per sottoinsiemi 
omogenei: e il miglior modo d’impostare un discorso sull’omonimia, fe- 
norneno importante, ma generalmente destinato a sembrare appannag- 
gio dei settimanali di giochi enigmistid. Saranno da scegliere prima i 
contesti di due omonimi con diversa parte del discorso, ad esempio 
conto verbo e conto sostantivo perche distinguerli e piu facile. Poi si 
sceglieranno i contesti di due omonimi perfetti, parole che non solo so- 
no scritte e pronunciate nello stesso modo ma appartengono anche alia 
stessa parte del discorso, per awiare la discussione sulla differenza fra 
omonimia e polisemia. 

Posso far confrontare 1’elenco delle arti e dei mestieri di un dizio- 
nario onomasiologico del secolo scorso con Pindice delle pagine gialle e 
trarne materia di riflessione sulla diacronia, sui geosinonimi, sui rinvii da 
iponimo a iperonimo o da parte a tutto. 

Non mi dilungo sugli esercizi legati alia ricerca dell’etimologia, per- 
che sono fra i piu diffusi e praticati. Dird soltanto che utilizzando il DIR, 
Dizionario Italiano Ragionato , e ancor piu il C-Dir ; la sua versione su 
CD-ROM (cfr. il § 5.5.1), si possono facilmente ricostruire famiglie lessi- 
cali; la parte finale del raggruppamento ha dei rimandi che permettono 
di individuare anche le parole composte che presentano un dato ele- 
mento in seconda posizione o i derivati da una forma grafica diversa 
della radice: ad esempio, equestreb nel DIR definito in un raggruppa- 
mento in cui figura in compagnia di equide , equinismo , equino , equiseto , 
equitazione e alia fine presenta un rinvio a eculeo , ormai (per fortuna) 
mal noto strumento di tortura. 

La storia dell’evoluzione del significato di una parola cost come 
viene presentata da un dizionario storieo o da uno etimologico pud co- 
stituire lo spunto per far ricostruire in classe la storia della parola pre- 


6. Lessico e discorso nell’insegnamento dell'itaUano 213 


sentando i contesti con gli autori, ma senza le date e/o senza la defini- 
zione dell’accezione in quel contesto. Quest’attivita fa riflettere sulla for- 
mazione del neologismo semantico e sulle modalita, non sempre linear i, 
di tale formazione; in classi d’allievi piu grandi puo far sorgere discussio- 
ni sui criteri per distinguere un’accezione da un’altra e suH’utilita di farlo 
(chi di noi leggendo il Grande dizionario della lingua italiana, il cosid- 
detto Battaglia, non ha pensato talvolta “Perche questa ulteriore suddivi- 
sione? Non e la stessa accezione?”). 

Inviterei infine a considerare la possibilita di sfruttare, per riflettere 
sulla lingua, gli indici statistici presenti nei vocabolari di frequenza. 

Ci si mettera d’accordo con 1’insegnante di matematica per far fare 
agli allievi un po’ di percentuali, di diagrammi a torta, di istogrammi e 
poi si possono dare pagine di articoli come Mancini, Voghera (1994) o 
una delle loro tabelle o qualche tabella e qualche grafico, piu complessi, 
tratti da Sciarone (1995) e fare delle domande di comprensione. Stabili- 
re, per esempio, se hanno capito come mai con le prime 100 parole piu 
frequenti nel LIP o altrove si copre una parte cost estesa di un testo, 
cioe se hanno interiorizzato la cruciale differenza fra numero dei lemmi 
diversi, numero delle forme e numero delle occorrenze. 

Partendo dalla tabella di Sciarone (1995, p. 23), qui di seguito ri- 
prodotta, si possono fare domande come: “Perche gli articoli sono pre- 
senti solo nelle prime 500 parole piu frequenti? Perche preposizioni e 



1-500 

500-1000 

1001-1500 

1501-2000 

2001-2500 

A 

2 

0 

0 

0 

0 

C 

16 

6 

2 

2 

2 

Pz 

28 

3 

3 

3 

1 

Pr 

39 

2 

1 

2 

1 

Av 

93 

27 

26 

8 

21 

Ag 

84 

85 

84 

100 

86 

V 

129 

138 

140 

116 

122 

S 

169 

258 

259 

278 

267 


A * articolo; C = congiunzione; Pz = preposizione; Pr = pronome; Av = awerbio; 
Ag = aggettivo; V = verbo; S = sostantivo. 



214 6. Lessico e discorso nell’insegnamento dett'Ualiano 

congiunzioni sono relativamente numerose nelle prime 500 e poi scen- 
dono a non piu di 3? Qua! e la parte del discorso piu numerosa in tutti 
gli scaglioni di frequenza e perche? ecc.”. Quesiti di questo tipo obbliga- 
no a capire la differenza fra parole funzionali (“vuote”) e parole piene e 
a cogliere il fatto che articoli, preposizioni, congiunzioni, pronomi ap- 
partengono a class! chiuse o quasi, mentre aggettivi, sostantivi e verbi 
appartengono a classi affollate e in cui la neologia e piu attiva. 

Ad allievi delle secondarie si potrebbero fare le stesse domande e 
una supplemental: “Second© voi la ripartizione delle categoric gramma- 
ticali trovata da Sciarone e valida in generale o e specifics della sua lista 
e del suo corpus?”. La lista e valida in assoluto, perche riflette la situazio- 
ne del lessico di una lingua dove si registrano, in numero decrescente 
nomi, verbi, aggettivi e awerbi. 

Il concetto di diversity lessicale (numero di lemmi diversi usati in 
un testo), che serve tra l’altro a distinguere i testi piu formali da quelli 
meno formali e il parlato dallo scritto, si pud introdurre citando dati del 
LIP in base ai quali le telefonate sono il tipo di testo che presents il mi- 
nor numero di forme e lemmi distinti (Mancini, Voghera 1994, p. 232), 
ma si pud far toccare con mano se si dispone di un software in grado di 
contare non solo le parole ma anche le forme (come fa ad esempio 
DBT) di un testo dato. 

6.8.1 La Crusca risponde 

L’Accademia della Crusca dal 1990 ha fondato un foglio periodico 
(. La Crusca per voi) attraverso il quale colloquia col pubblico su questio- 
ni di lingua. Fra i temi di lessico su cui ha risposto si segnalano numero- 
si interventi sui forestierismi, sul cosiddetto sessismo linguistico, sul les- 
sico musicale, sulla terminologia amministrativa, sui toponimi e suU’eti- 
mologia. Uimportanza del foglio semestrale e notevole perche le risposte 
sono autorevoli, provengono dagli accademici della Crusca o dai soci 
corrispondenti, ma sono accessibili e didatticamente “spendibili”. Infatti i 
quesiti post! o provengono direttamente da insegnanti e allievi o hanno 
rilevanza per chi insegna. 

Particolarmente interessanti sono le domande a cavallo fra lessico e 
morfosintassi che ricevono risposte ampie e documentate; ad esempio, 


6. Lessico e discorso nell’insegnamento delVitaliano 215 


si dice mangiare o no oppure mangiare o non! Si dice impotenza a 
concludere o impotenza di concludere! Se ii verbo nflettere ammette le 
due costruzioni con su e a, anche il sostantivo nflessione dovrebbe am- 
metterle; se no, come si spiega la differenza? 

Il foglio dell’Accademia della Crusca, a differenza delle rubriche 
linguistiche dei giornali e dei settimanali, non ha problem! di spazio o di 
tempo. Avendo una cadenza semestrale, si prende il tempo necessario 
per scegliere lo specialista a cui affidare la risposta e gli accorda lo spa- 
zio di cui ha bisogno; in tal modo chi chiede non riceve soltanto lumi 
sulla norma, ma anche circostanziate notizie sul formarsi della norma e 
sul suo variare nel tempo. Insegnanti e cultori di lingua italiana che desi- 
derano ricevere il foglio o porre quesiti si possono rivolgere direttamen- 
te allAccademia; i primi cinque anni di risposte sono state pubblicate in 
un volume dal titolo La Crusca risponde , corredato da un pratico indice 
tematico e da un indice dei nomi (cfr. Crusca 1995). 

L’iniziativa ha anche un altissimo valore simbolico di impegno, di 
apertura sociale da parte della prestigiosa Accademia a difesa della lingua 
italiana intesa come “un organismo vitale che non va ‘ingessato’ in una 
gabbia di pura conservazione, ma che deve comunque essere difeso dai 
virus degenerativi che lo minacciano” (quarta di copertina, Crusca 1995), 


6.9 Insegnare con i dizionari elettronici 


Gli studi condotti all’estero da centri di ricerca appositi sull’impatto 
del computer nell’insegnamento delle lingue non sono consolanti, ma 
c e da chiedersi se cio non sia dovuto alia mancanza d’immaginazione di 
quelli che creano i software e di quelli che li utilizzano (cfr. Mangenot 
1994). D altra parte la richiesta d’apprendimento linguistico autonomo 
spinge a considerare o a riconsiderare la glottodidattica assistita dal com- 
puter (cfr. Prat Zagrebelsky 1994; Carli 1994). 

Esperienze recenti svolte in Italia tendono a privilegiare l’aspetto 
creative della composizione di testi, la manipolazione di testi preesistenti, 
1’analisi della trama di un racconto (cfr. Samek Lodovici 1995, e i contri- 
buti di Caviglia, Ferraris e Conoscenti negli atti a cura di Camilleri 1994), 


216 6. Lessico e discorso neU'insegnamento dell ’italiano 


La didattica della lingua madre o straniera attraverso dizionari elet- 
tronici e ancora agli albori, ma gia si profila come qualcosa di molto di- 
verso dai laboratori di cosiddetta “scrittura elettronica”. Non deve quindi 
essere investita da pregiudizi negativi perche, anche in assenza di attivita 
original!, il computer e i software per la ricerca sulllntero testo permet- 
tono operazioni altrimenti impossibili per l’insegnante e per l’allievo, 

Anche i vocabolari costituiti da sole forme, senza definizioni o al- 
tro, che servono per la correzione ortografica di test! composti con i si- 
stemi di videoscrittura, possono fornire spunti di riflessione: ad esem- 
pio, se io applico il correttore ortografieo a un mio testo in cui ho citato 
il suffisso - tore , questa sequenza grafica mi viene segnalata come errata 
e mi si propone di correggerla sostituendoia con una delle seguenti 15 
alternative: tom, toreo, corea, tare , tor; core , torei, coreo , tire , torbe ; 
otre, torea, corei, ture, torce. Agli allievi si puo chiedere perche il com- 
puter da certe alternative e non altre, di che tipo sono. Osservandole si 
vedra che non sono lemmi ma forme, e che sono alternative senza ani- 
ma, non basate sul senso ma su anagrammi, sottrazione, aggiunta, scam- 
bio di lettera. 

Quanto ai dizionari veri e propri riproclotti in versione elettronica 
(cfr. il § 5 5D, ci deve essere un periodo di esercitazione per le abilita di 
consultazione durante il quale e meglio avere a fianco una copia a stam- 
pa del dizionario. In questa fase si possono assegnare gli esercizi propo- 
sti dai manuali per la consultazione dei dizionari a stampa, ma la rapi- 
dita di ricerca consentita dal computer rende piu efficaci e appetibili 
quegli esercizi che “fatti a mano” risultavano alquanto noiosi. 

Seguendo poi i manuali di istruzione dei dizionari su dischetto o su 
CD-ROM si fanno ricerche che solo queste version! elettroniche conseiv 
tono. Ricerche su tutto il testo, non solo sul lemma, per trovare la fra- 
seologia, le unita multilessicali, i eampi semantici. Ricerche circoscritte 
all’etimologia o alle indicazioni grammatical!, ricerche di tipo morfologi- 
co attraverso interrogazioni con caratteri jolly: ad esempio, cercando 
cas* e selezionando il campo di ricerca “lemma” nel Devoto-Oli elettro- 
nico avro tutti i lemmi del vocabolario che iniziano con queste tre lettere 
da caso a castello , da casuale a beauty case . Questa lista puo essere rela- 
tivamente utile, come yedremo piu avanti, ma appare immediatamente 
chiaro quant’e importante, per dimostrare la produttivita dei morfemi de- 
rivazionali, poter selezionare in pochi second! tutte le parole che finisco- 



6. Lessico e discorso neU’insegnamento dell ; italiano 217 


no in - tore o in -ista (rispettivamente impostando una ricerca nel campo 
lemma di *tore e di *istd). 

La ricerca con caratteri jolly puo risultare utile anche quando non 
si sa eon precisione come e scritta una parola, ma si suppone che, oltre 
alle lettere conosciute, ne abbia un certo numero di altre non note. Ad 
esempio, non so come si scrive kitsch , ma so che inizia per ki: imposto 
una ricerca dei lemmi ki* e lo troverd, insieme a kiwi, kit, kindergarten. 

Nel Devoto-Oli elettronico e gia stata predisposta tutta una serie di 
liste di prestiti non adattati da varie lingue, di toscanismi, di regionalismi, 
di etimi contenenti incroci, nomi propri, ecc., di parole appartenenti a 
determinati sottocodici. Consultare queste liste e molto istruttivo, ma l’in- 
segnante deve portare gli allievi a chiedersi come hanno fatto i disegna- 
tori del software a costituire queste liste, deve cioe condurre gli allievi ad 
analizzare i componenti delle voci di dizionario, a inclividuare dove si 
trovano certe informazioni e a iinpostare infine delle ricerche complesse, 

La sintassi di interrogazione, benche resa piu facile dalla possibilita 
di cliccare sugli operatori logici e sui campi da selezionare (grammatica, 
etimologia, lemma, tutto il testo) e delicata: basta saltare uno spazio e si 
ottengono risultati indesiderati (o lo sconcertante messaggio “nessuna 
parola trovata”). Inoltre se si vogliono fare ricerche congiunte su campi 
diversi non sempre si puo usare la griglia di selezioni predisposta, ma e 
necessario selezionare la modalita di ricerca “tutto il testo” e scrivere per 
esteso la ricerca, tenendo conto degli spazi, dei due punti, ricordandosi 
di chiudere le parentesi all’interno di altre parentesi, ecc. Si passa attra- 
verso un certo numero di ricerche mal formulate, ma la rapidita con cui 
si puo correggere una domanda, e soprattutto la rapidita con cui arriva 
la nuova risposta, aiuta a proseguire fino al successo. 

Ad esempio, posso chiedere agli allievi di scorrere la lista di lemmi 
ottenuta con la ricerca cas *: cliccando sulle parole che non conoscono 
possono avere la voce intera e sapere che cosa significano. Comunque 
ne conosceranno molte e potrei chiedere loro: “Come potete estrarre 
dalla lista solo quelle parole che hanno a che fare con il formaggio?”. 
Per farlo dovranno impostare una ricerca che dice: “Cerca tutti i lemmi 
che iniziano con cas* e che nella voce hanno la parola formaggid\ Sco- 
priranno che con questo tipo di ricerca alcune parole che loro avrebbe- 
ro messo nella lista ne restano invece fuori, Cliccando su queste parole, 
vedranno che nella voce non compare la parola formaggio , ma compare 


218 


6. Lessico e discorso nell’insegnamento dell' italiano 


cacio. Allora impareranno che oltre all’operatore e devono usare anche 
l’operatore o: “Cerca tutti i lemmi che iniziano con cas* e che nella voce 
hanno la parola formaggio o la parola cacio 

Esiste anche la possibility di isolare le parole che hanno una carat- 

• % 

teristica senza presentarne un’altra: ad esempio, si puo chiedere agli al- 
lievi se c’e un modo per individuare i verbi che sono soltanto intransiti- 
vi. La ricerca dovra chiedere di ricercare nel campo grammatica l’indica- 
zione “intransitive e non transitivo e non pronominale”. 

Una ricerca che voglia isolare fra le parole che finiscono in -tore 
solo quelle che indicano degli strumenti o dei meccanismi porta Fallievo 
a dover stilare una lista di iperonimi ( strumento , dispositivo , meccani- 
smo y ecc.) che il lessicografo puo aver usato nella definizione; cosi fa- 
cendo riflette sulle tecniche definitorie, sulPiperonimia, sulla sinonimia 
e... suirimprevedibilita delle scelte del lessicografo che ha redatto quelle 
voci senza pensare che un giorno qualcuno avrebbe apprezzato da parte 
sua una minor varieta di sinonimi. 

Nel capitolo terzo (cfr. il § 3.13) ho descritto in dettaglio i risultati 
di una ricerca etimologica sia con interrogazioni semplici, sia con inter- 
rogazioni che implicano operatori logici e negazionL 

Arrivare a formulare delle buone strategic di interrogazione e un ri- 
sultato molto gratificante per Tallievo che si rende benissimo conto di 
non fare “solo” lezione di italiano, ma di star sperimentando modi di ri- 
cerca che poi potra esportare in ricerche su altre banche di dati. Al do- 
cente e all’allievo principianti in questo settore va detto che le istruzioni 
che accompagnano i CD-ROM di dizionari italiani non aiutano molto 
neirimparare le strategic di ricerca complessa: ad esempio, pensando a 
ricerche congiunte su campi diversi, le istruzioni del Devoto-Oli sono to- 
talmente inadeguate e dovrebbero essere ampliate. Non bisogna scorag- 
giarsi, anzi, se si e lontani dalla rete di comunicazione sotterranea di chi 
ha gia scoperto come funziona la sintassi di interrogazione, si deve inter- 
pellare chi ha disegnato il software, magari raggiungendolo attraverso la 
casa editrice del dizionario a stampa. Cosi i programmisti impareranno a 
conoscere gli utenti dei dizionari su CD-ROM, a inquadrare meglio le lo- 
ro esigenze, a scrivere programmi piu trasparenti (e istruzioni piu effica- 
ci). E necessario che questo circolo virtuoso si inneschi al piu presto e 
dara ottimi frutti didattici, paragonabili, e anche superiori, a quelli pro- 
dotti dall’affermarsi dei libretti su come usare i dizionari a stampa. 



6. Lessico e discorso nell’insegnamento dell’italiano 219 


Usando bene, e non solo al 4% delle loro potenzialita, i dizionari 
su supporto elettronico, un allievo imparera a conoscere la struttura in- 
terna di un dizionario molto meglio di quanto avrebbe potuto fare con 
l’edizione a stampa, Arrivera perfino a cogliere gli errori e le incon- 
gruenze nel trattamento di fenomeni simili, cosa che prima solo un 
esperto avrebbe potuto fare. 


Note e bibliografla ragionata 


6.1 Valide indicazioni per I’approccio ludico al lessico e alia scrittura creativa 
si trovano in Zamponi (1986, 1988, 1994), in Dossena (1994) e in Dossena (1994b), 
che raccoglie testi “rovesciati" del tipo Todio empia vacca , rovesciamento di Tamo 
pio bove. 

6.3 Fra le esperienze pill innovative nel tentativo di costruire su quanto il 
bambino sa gia e sa gia fare in materia di lingua e in particoiare di lessico, si segna- 
la Addizionario , un progetto del CNR che si awale della multimediaiita e rivolge 
tra I'altro un’attenzione particoiare all’handicap; cfr. Turrini (1993) e Alberti, Ar- 
maioli, Gilardi et al. (1993). 

Circa l’autoistruzione o meglio la conquista di una autonomia neirapprendi- 
mento linguistico, in generale, non solo lessicale, si veda il volume a cum di Maria- 
ni (1994), 

Per la valutazione della produzione scritta, con il metodo IEA IPS, in italiano 
lingua madre, si veda Corda Costa e Visalberghi (1995). Per una panoramica della 
certificazione dell’italiano lingua straniera si veda il numero 4-5, 1994 della rivista 
Educazione permanente, pubblicata dal Centro di Ricerca, Sperimentazione, Docu- 
mentazione di educazione permanente (Ce.R.S.D.E.P.). 

Ambrose (1996) e un quaderno con cassetta che comprende le prove di cer- 
tificazione dell’italiano come L2 approntate dall’Universita di Roma. 

I manuali di italiano per studenti stranieri adulti di livello avanzato (si veda, 
ad esempio, fra i piu recenti, Bozzone Costa 1995) sono sempre piu incentrati su 
una didattica con numerosissime attivita di ascolto e lettura, basate su brani dal les- 
sico molto ricco e seguite da domande di comprensione, 

I problemi dell’educazione linguistica in un’Italia multietnica sono trattati da 
Tosi (1995), 


220 


6. Lessico e discorso nell'insegnamento dell ’italiano 


6.4 Sui falsi amici si vedano i dizionari di falsi amici e le loro introduzioni 
(cfr. Browne et al. (1987, 1989, 1995) per le false analogic fra inglese e italiano; 
Boch, Salvioni (1988) per quelle fra italiano e francese; Milan, Sunkel (1990) per 
quelle fra tedesco e italiano; Sane, Schepisi (1992) per il raffronto fra spagnolo e 
italiano), 

6.5 Fioroni (1993), Pozzi (1993) e Pugliese (1993) sono tre interventi utili su 
come far lezione di lessico aH’interno della lezione di lingua anche partendo dagli 
errori degli allievi. 

6.6 Molto interessanti a livello, per ora, di ricerca e didattica avanzata (istituti 
universitari per la formazione di traduttori) sono gli studi condotti in Germania da 
Peter Blumenthal e Giovanni Rovere sui rapporti tra valenza, polisemia e loro ri- 
svolti nella traduzione dall’italiano in tedesco, partendo da corpora di italiano gior- 
naiistico e dizionari bilingui e monolingui: cfr. Blumenthal, Rovere (1992) e Rovere 
(1996). Lo Duca (1995) tratta di errori legati alia violazione della struttura di argo- 
menti dei verbi in allievi della scuola media superiore. 

6.6.1 Elia, Martinelli, D’Agostino (1981) ed Elia (1984) sono utili testi per ri- 
cavare materials di riflessione sull’intorno dei verbi, anche se non concepiti con in- 
tento glottodidattico, ma come ricerche che, sulla scorta degli studi di Maurice 
Gross e Z.S, Harris, cercano di dimostrare Timpossibilita di portare avanti uno stu- 
dio formale della sintassi senza condurre parallelamente uno studio tassonomico 
del lessico. 

6.7 Un utilissimo inquadramento dei fenomeni di coesione mediante sintag- 
mi pieni e il § 12.4 di Simone (1990, 1995) e Simone (1190b). 

Stati (1986) affronta la lessicologia partendo da una prospettiva testuale. 

6.8 Per una panoramica critica sui dizionari nella didattica deil’italiano cfr. 
Piemontese (1993). 


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Indice delle parole 


A 

abatino 82 
abbacchiare 72 
abbaiare 79 
abbaino 73 
abbellire 15 
abolizionista 68 
acchiappavoti 18 
acciacco 66 
accidempoli 115 
accidenti 115 
acciderba 115 
accipicchia 115 
acciuga 73 
Achille 202 
acida 38 
aclista 79 
aconito 54 
acquaio 111 
acquasanta 20 
aequavite 57 
actually 194 
Adamo 101 
addentare 15 
addentrarsi 15 
adinato 3 
adone 77 
adynaton 3 
aereo 151 
aero- 22, 58 


aeroplane 48, 151 
affaire 66 
affondare 105 
affusto 64 
aficionados 34 
afnio 58 
agnolotti 38 
agrodolce 19 
aguzzino 61, 79 
ah 10 
aikido 71 
airone 59 
alabarda 60 
alamari 66 
alambicco 61 
alberare 83 
albergo 59 
albero 57, 83, 117 
albicocco 6l 
albino 67 
albus 102 
alca 60 
alcali 6l 
alee 59 
alehimia 6l 
alcool 6l 
alfiere 66 
alfista 79 
algebra 61 
algoritmo 6l 
alisei 66 


alleluia 70 
allobrogo 139 
almagesto 6l 
almanacco 62 
alpacca 71 
altoparlante 19 
altorilievo 37 
amaea 67 
arnalgama 57 
ambra 6l 
amletico 78 
ammiraglio 6l 
ammollo 31 
ananas 67 
anchorman 34 
andro- 22 
aneliide 16 
anfitrione 77 
angio- 55 
angstrom 60 
angustia 57 
anti- 55 
antilope 54 
antipasto 37 
antipatia 111 
antiquariato 14 
antispappolo 31 
antropo- 55 
arancio 61 
arbor 117 
arboreo 57, 83 


248 Indice delle parole 


archi- 55 

bachelor 203 

blatta 79 

archibugio 79 

baciamano 66 

blattula 19 ' 

arci- 15, 55 

bacucco 70 

blitz 33, 60, 116 

arcipelago 54 

bagarino 6l 

Blitzkrieg 33, 116 

arengo 59 

bagnino 16 

blu 41, 65, 104 

arieggiare 1 6 

bagnomaria 43 

‘ bluell6 

arimanno 59 

bagnoschiuma 35 

bluff 60 

arlecchinata 78 

baiadera 67 

boat 68 

arruoiare 64 

baiiamme 70 

boia 194 

arselia 73 

balcone 59, 151 

boicottare 68 

arsenale 61 

baldracca 80 

bolero 67 

asiago 77 

ballottaggio 65 

bolscevico 69 

aspirina 60 

banderilla 40 

bongo 67 

assassino 6l 

bandoliera 64 

bonifica 30 

assenteismo 68 

barabba 77 

bonsai 71 

assorbitutto 31 

baraonda 67 

boom 38 

astore 63 

barbabietola 80 

botulino 58 

astro- 18, 22, 55 

barolo 77, 115 

boy 28 

astronauta 69 

basket 28 

boya 194 

astronomia .61, 140 

bassorilievo 19 

bricco 6l, 70 

astuccio 65 

battiscopa 19 

bricolage 39 

atelier 39 

battona 73 

brigadiere 64 

atlante 77 

bauscia 74 

brindisi 60 

aucuba 71 

bautta 73 

brioche 29 

audience 83 

bazar 6l 

buganvillea 78 

audio- 161 

beauty case 216 

buro- 22, 24 

audiocassetta 32 

befana 57 

bylina 69 

aureo 57 

beghina 80 

bypassare 35 

auricolare 165 

betel 67 


auto- 21, 22, 55 

betoniera 66 


auto 41, 45, 114, .1.16, 

bevere 49 

. 

139, 1 66 

bevuta 31 

C 

autoambulanza 192 

bey 70 


autobilancia 192 

bezzi 60 

cabala 70 

avarone 18 

biacca 59 

cacao 67 

averi 23 

bianconero 19 

caccavella 74 

azimut 6l 

biberon 33 

cacciucco 70 

azzeccagarbugli 77 

biblio- 23 

cachessia 54 

azzurro 54 

bibliofilo 21 

cachi 61, 71 


bibiioteca 23, 54, 113 

caciara 73 


bicchierino 64, 115 

cacio 218 


bifolco 48 

cafeterias 39 

B 

bigino 74 

caffelatte 20 


bignami 77 

cagna 56 

babbo 56, 125 

bilina 69 

caimano 67 

babele 70 

bio- 55 

caino 77 

babordo 60 

bioetica 140 

calepino 77, 158 

baby 71 

biracchio 72 

calesse 64, 70 

habyspacciatore 60 

biro 77 

caiiffo 61 

baccala 60 

bitter 60 

caligine 72 

bacceliiere 63 

biviere 74 

calmiere 82 


Indice delle parole 249 


camarlengo 50 

chimono 71 

Cristo 115 

cambusa 60 

chincaglieria 65 

croda 73 

camelia 78 

chinchilla 40 

crono- 23, 116 

camion 33, 114 

chiosco 61 

crucco 70 

camola 72 

ciabatta 6l 

cuffia 35 

canicola 117 

ciaccona 66 

culaco 69 

canoa 67 

ciao 73 

curry 68 

caolino 71 

ciarda 70 


capintesta 20 

ciarlatano 79 


capoccia 73 

cicchetto 64, 73 


capogiro 19, 20 

ciellino 79 

D 

caporetto 77 

cimiero 63 


capostazione 19, 20 

cincin 71 

dalbergia 60 

carabiniere 64 

cinecamera 55 

dalia 60 

caracollare 66 

cino- 20, 21 

daltonismo 78 

caramel 34 

cipputi 77 

Damocle 202 

caravella 67 

cireneo 77 

dandy 68 

carciofo 6l 

ciucciare 79 

dantofilo 22 

cardio- 55 

ciufeca 73 

darsena 6l 

carlona 43, 203 

civetta 41, 42, 116 

darwinismo 78 

carriage 6 

clacson 29 

decabrista 69 

carro 114 

climbing 35 

decadenza 82 

carruggio 73 

clivia 78 

decappottabile 116 

casanova 38, 77 

clorato 16 

deci- 58 

caspita 12 

clorito 16 

deiforme 57 

casseforti 2 

cloruro 16 

demiurgo 54 

cassero 54 

clou 41 

demoscopia 21 

castaldo 59 

club 33 

derrata 63 

catapano 54 

cobasiano 79 

derviscio 6l 

catasto 54 

cobra 67 

destriero 63, 117 

catiuscia 69 

coiote 67 

detective 33 

catorbia 74 

colbacco 70 

dia- 127 

cavedano 74 

colchoz 69 

diamine 115 

cecato 192 

colpaccio 17 

difterite 66 

ceffo 56 

colza 60 

dinaro 51 

celibataire 203 

condor 67 

dinastia 66 

ceitio 58 

confirmed 203 

dinaton 3 

cenerentola 77 

consigliori 73 

disk 3 5 

cerebro- 58 

contascatti 19, 124 

disneyland 77 

chachacba 34 

copeco 69 

dogana 6l 

chaleco6 

corea 77, 216 

dolcetto 18 

champagne 33, 35 

corner 33 

dolina 70 

chance 39 

cornificare 16 

dolomite 66, 78 

cherubino 70 

corrida 67 

domine 115 

chiacchierone 16 

cosmonauta 69 

domineddio 50 

chiavistello 56 

cote 138 

donzeila 64 

chief 56 

cowboy 3, 68 

dopolavoro 19 

chifel 60 

crauti 60 

dormiveglia 19 

chiglia 116 

creso 77 

dottorucolo 18 

chilo- 23, 151 

cribbio 115 

doveri 23 

chilo 106, 151 

cripta 57 

drakkar 60 



250 Indice delle parole 


dravida 70 

filo- 21, .22, 23, 55 

giuda 70, 77 

drittata 73 

fiordo 60 

giullare 50, 63 

duglia 73 

flamenco 67 

glasnost 69 


flan 65 

glitterati 38 


flebite 192 

gneiss 60 


fleece 36 

gnocco 59 

E 

flemma 120 

gnorri 203 


-fobia 55 

goal 33, 35, 109 

eburneo 57 

-fobo 55 

gol 33 

ecologia 14 

foia 58 

golf 6 0 

ecologista 14 

fondovalle 19 

golia 70 

eden 70 

-fonia 21 

golpe 67 

edipico 78 

fono- 21 

gomitata 31 

elisir 6l 

fonografo 21 

gorgonzola 77, 115 

elleboro 54 

footing 76 

gota 194 

elzeviro 77 

foratico 74 

governicchio 18 

embargo 67 

foto- 22, 23, 54 

-grafo- 55 

emo- 55, 79 

foto 116, 198 

grammofono 54, 55 

emofilia 21 

fotosensibile 54 

gran 10, 11 

emottisi 79 

fregnaccia 73 

granuloma 16, 66 

empedernido 203 

freudiano 78 

grattacielo 35 

enclave 39 

fricassea 64 

grignolino 73 

endurci 203 

frocio 73 

grissino 73 

erbivoro 22 

fucsia 78 

grog 68 

erlang 60 

fuggifuggi 19 

grotta 22, 57 

erma 174 

fusciacca 6l 

gru 121 

ermo 173. 174 

fuseaux 33, 66 

gruccia 59 

espadrillas 7 6 

fusoliera 73 

gruppettaro 15 

euforbia 78 


guaglione 74 

euro- 21 


guaina 57 

ex 32 


gualcire 59 


G 

guano 67 



guappo 74 


galateo 77 

guerrigiia 66 

F 

galvanizzare 78 

guiderdone 51 


ganimede 77 

gulag 69 

fachiro 6l 

gattinara 77 

gulasch 70 

facsimile 36 

geisha 71 

guru 71 

factotum 36 

geo- 23 


faglia 66 

geografia 23 


faraday 77 

geoide 60 


fellone 63 

geometria 23 

H 

ferry 68 

gianduia 73 


festival 29 

giannizzero 70 

haiku 71 

ficus 34 

gibigianna 74 

hamburger 21 

figaro 77 

gin 60 

handicap 68 

filibustiere 60 

ginseng 71 

handicappato 35 

filippica 77 

giovanneo 78 

hanseniano 60 

film 28, 34, 35 

girocoilo 19 

harakiri 71 

filmina 35 

giubba 61 

hard-core 21, 35 

filmone 35 

giuccheria 72 

harem 70 



Indice delle parole 251 


henry 77 
hertz 77 
hinterland 34 
hobby 28, 195 
homicciatto 4 
homicciuolo 4 
hotel 29, 34 
humile 4 
huomo 4 


I 

iceberg 60 
-ide 16 
ikebana 71 
imbarcadero 67 
inghippo 70 
-ino 14, 16, 17, 78 
insetticida 22 
intellighenzia 69 
inter- 15 
intraUazzo 74 
ipo- 54 
ipovedente 54 
ippo- 23 
ippodromo 54 
iprite 78 
itterbio 60, 78 
ittrio 60 
izba 69 


j 

jabot 3 
jacquard 3 
jaleo 3 
jazz 3, 41 
jazzista 35 
jeans 28, 116 
jeri 3 
jersey 68 
jodel 3 
joystick 3 
judo 71 
judogi 71 
judoista 35 
judoka 71 


jujitsu 71 
juke-box 3, 35 
julienne 3 
Junggeselle 203 
jungla 29 


K 

kabuki 71 
kalasbnikov 69 
kamasutra 71 
kamikaze 41, 71 
karateka 71 
karma 71 
kosher 70 
keffiyeh 35 
kefiah 35 
kefiyeh 35 
kendo 71 
ketchup 71 
kibbutz 70 
kindergarten 217 
kippur 70 
kit 29, 217 
kitsch 41, 217 
kitschig 41 
217 

kolchoz 69 
krapfen 34, 60 
kuffiyah 35 
kufiyak 35 
kulak 69 


L 

lagerstroemia 60 
lanzichenecchi 60 
lazzaretto 73 
leader 68 
/ego 60 

libertinaggio 64 
liberty 41 
lingualunga 19 
linnea 60 
/ttdbl 71 
lobbia 74 
iolita 77 


lonza 50 
/oo& 43 
luissiano 79 
lumare 72 
lustrascarpe 68 


M 

macaco 67 
macaroni 37 , 38 
maccarello 60 
maccheroni 38 
macchia 121 
machiavellico 78 
macho 73 
macro- 57 
maddalena 77 
madonna 41, 77, 115 
madosca 115 
mafia 36, 74 
maionese 65 
mais 67 

malannaggia 74 
maltusiano 78 
mandarino 67 
mangiaebevi 20 
mangiarino 23 
mangiata 31 
marachella 70 
maragia 70 
maramaldo 77 
marchettara 73 
marciapiede 19 
marcimento 193 
marrone 65 
marzapane 61 
mascarpone 74 
maxi- 21, 23 
maxiprocesso 39 
maxwell 79 
mazurca 70 
mazzancolla 73 
mecenate 77 
menefreghismo 14 
menscevico 79 
menu 65 
mezzibusti 2 
mezzogiorno 20 
miagolare 79 



miao 79 
micro- 55 
mierofibra 36 
m ikado 71 
milli- 58 
mini- 21, 71 
mogliera 56 
moloc 78 
mondezza 73, 112 
mongolfiera 77 
morse 77 
mozzarella 37 
muezzin 78 
mugik 69 
mugugno73 
multi- 23, 58 


N 

narvalo 68 
nebbiolo 73 
neo- 23 
neve 57 
nickel 60 
nietzschiano 78 
night 116 
night-club 116 
rarc/a 71 
nirvana 71 
niveo 57 
nostromo 66 


o 

odalisca 70 
odissea 77 
oersted 69 
oggettistica 31 
-oh 83 
- ola 38 
omelette 65 
omo- 55 
-ora 4 
oricla 56 
osanna 70 
-ottare 18 
ovo- 58 


P 

pacioccone 73 
paff 79 
palafreno 63 
palanchino 67 
palissandro 60 
pampa 67 
pandit 70 
panettone 74 
paninoteca 55 
pantegana 72, 73 
pantesco 74 
paparazzo 77 
paranco 73 
parapiglia 19 
parlottare 18 
parquet 39, 65 
parrucca 64 
party 35 
passamaneria 65 
passamano 64 
patata 67 
payola 38 
peata 73 

pedalino 72, 73, 111 
pellerossa 20 
penalty 33 
pennichella 73 
peocio 73 
percalle 6l 
perestroica 69 
periglio 64 
pescespada 19 
picciotto 74 
piccirillo 74 
picnic 28 
pidiessino 79 
piduista 79 
pilaf 61 
pile 36 
pmce 33 
pingpong 29 
piovra 39 
piragna 67 
pizzardone 73 
pizzas 38 
plaid 68 
plurb 58 
plusvalore 60 


pony 29 

pouf 39 

prana 70 

pranoterapia 70 

precipitevolissimevol- 

mente 12 

pre-maman 36, 76 
preside 24 
presidium 69 
pressappochismo 14 
pretonzolo 18 
principj 3 
princisbecco 79 
prof 29 

proteggi-slip 21 
proto- 55 
prusik 11 
psico- 55 
pullman 77 
pummarola 74 
punk 29 
purillo 73 
purosangue 20 

Q 

qalfat 81 
quiz 33 

R 

rabarbaro 61 
rabbino 70 
radio- 22, 23, 58 
radiofonia 22 
radiogoniometro 21 
ragu 65 
railway 6 
rally 29 
ramazza 73 
rambo 77 
renna 70 
reporter 68 
retroterra 53 
revolver 68 
ribobolo 79 
right 109 


Indice delle parole 253 


ringhiera 74 
risacca 66 
riscio 71 
risma 61, 204 
rock 68 

rockettaro 15, 35 
rodomonte 77 
romeo 51 
ronzino 63, 117 
rostbif 68 
routine 39 
rublo 69 
rumba 67 
ruotino 18 


S 

sabotaggio 66 
sabra 70 
saccopelista 14 
sadduceo 70 
salmistrare 73 
Salomone 202 
salvavita 18 
samba 67 
samizdat 69 
samovar 69 
sampan 71 
samurai 71 
sandhi 70 
sandwich 68, 77 
sansevieria 78 
sansone 70 
saperi 23 
sarabanda 61, 66 
sauna 70 
saussurite 78 
savana 67 
sbramare 73 
sbrendolo 72 
sbuffo 79 
scacco 61 
scaloppa 65 
scapicollarsi 73 
scarafaggio 56 
scartoffia 74 
scenarios 38 
sceriffo 61, 110 
schiaf 10 


schiaffeggiare 79 
schifo 110 
schioc 10 
sci 5, 35, 60 
scia 79 
scia 61 
sciabola 70 
sciacallo 70 
sciacchetra 73 
scialare 80 
scialle 6l 
sciaiuppa 60 
sciampagna 33 
sciampo 33 
sciara 74 
sciare 16 
sciovinismo 65 
scirocco 61 
sciroppo 61 
scocca 74 
scocciare 73 
-scopia 55 
scotch 11 6 
scranna 59 
scuolabus 35 
semi- 58 
sempreverde 19 
senzapatria 19 
servo 112 
sgamare 73 
sghembo 59 
sgualdrina 38 
sguattero 59 
shampoo 33 
shantung 71 
shogun 71 
Siberia 77 
sicumera 80 
siesta 67 
sifilide 58 
sigaro 67 
silhouette 39, 11 
silicic 83 
silicone 83 
silos 34 
sisma 198 
skyscraper 35 
slalom 60 
smog 28, 33 
smoking 76 
snob 33 


softwarista 35 
sorbetto 70 
sordomuto 19 
sottoboseo 19 
spaccagambe 18 
spaghetti 37 
sparadrappo 138 
speleo- 58 
spezzino 78 
spin off 143 
spinnoffare 143 
spolverare 112 
spray 28 
sputnik 69 
squillo 41 
stacanovismo 69 
stakhanovismo 69 
stradivario 77 
strudel 60 
sub- 30 
supemomo 60 
surclassare 66 
surf 33 
surfista 33 
surplus 39 
sushi 71 
suspense 52 
svastica 71 
svecchiare 15 
swattare 197 


T 

tafferuglio 70 
taffetta 70 
tagliuzzare 18 
taiga 69 
taleggio 77 
talismano 6l 
tallero 60 
tallolio 60 
tallone 202 
talmud 70 
tampinare 74 
tanga 67 
tangentiere 63 
tangentopoli 55 
tango 67 
tao 71 


2§4 Indice delie parole 


tapioca 67 

vanesio 77 

z 

tapiro 67 

vanga 59 


tara 110 

veci 203 

zampogna 57 

tariff a 6l 

velivolo 48 

zanni 73 

tazebao 71 

verdognolo 18 

zar 69 

tecno- 55 

vice 58 

zarzuela 40 

tele- 22, 23, 55 

videodipendente 19, 35 

zdravica 70 

teppa 74 

videogioco 22 

zebedei 115 

termo- 23, 55 

vigile 24 

zebra 67 

tic tac 79 

vigilessa 24 

zecca 6l 

ticket 36 

viuzza 17 

zen 71 

tifone 67 

vizzo 4 

zenit 6l 

tifoso 38, 39 

vodka 69 

zeppa 141 

tight 68 

volantinaggio 63 

zerbino 6l 

tiramisii 20 

volpacchiotto 17 

zero 6l 

tocai 70 

volt 77 

zibibbo 6l 

torero 67 

voyeur 66 

zigano 70 

tosa 73 

vucumpni 20 

zigrino 70 

tram 29 

vuelta 40 

zimbello 64 

travet 77 


zinnia 78 

trenetta 73 


zircone 107 

trifola 73 

w 

zoccolo 56, 117 

trimurti 71 

zompare 73 

trincea 64 


zoo- 55, 56 

trinciatortellini 18 

wafer 34 

zoologia 58, 161 

troica 69 

wahabita 3 

trullo 54 

ivargame 34 

zoster 54 

tubista 72 

Waterloo 77 

zucca 40, 72 

tucano 67 

watt 77 

zuffa 59 

tuffarsi 79 

weather 102 

zufolo 57 

tulipano 61 

weekend 34 

zurlo 72 

tulle 65 

Weltanschauung 34 

tunnel 29 

western 34 


tycoon 71 

wheel 203 


u 

whig 3 

whisky 34, 68, 116, 117 
wolframio 60 
wilrstel 3, 34, 60 


ukase 69 
ulano 70 
uiuiato 193 

Y 


uni-58 
uragano 67 

yachting 68 


ussoricida 3 

yak 3 


uxoricida 3 

yakusa 71 


V 

yang 71 
yes 21 
yin 71 
yoga 71 


vampiro 70 

yogurt 3, 70 
yuppie 3, 34 



Indice analitico 

ll 



A 

abbreviazione 22, 30, 31, 83, 85, 105, 
138-139, 165 

abilita di consultazione 196, 211, 2l6 
accezione 81, 108, 118-121, 125-127, 
129-131, 138, 144, 149, 150, 165, 
170, 199, 200, 210, 213 
accrescitivo 18 
affisso 14, 15, 21, 54 
aggettivizzazione 201 
aggettivo 5, 12, 14-20, 23, 24, 40, 41, 
42, 57, 69, 71, 78, 79, 105, 111, 116, 
119, 123, 124, 129, 132, 141, 151, 
175, 194, 198, 201, 204, 205, 210, 
214 

alterato 17, 18, 19, 22, 23, 25, 29, 31, 
77, 128, 134, 142 

anglicismo o anglismo 27, 28, 37, 39, 
52, 67, 68, 69, 75, 76, 143 
angioamericano 21, 27, 28, 32, 36, 38, 
62, 66, 67, 143 
anisomorfismo 113, 129 
antonimia, antonimo 111 (vedi contrari) 
antonomasia 76, 77, 114, 115, 116, 207 
arabismo 6l, 66 
arabo 3, 54, 6l, 75, 81, 85 
arcaico 73, 128 
arcaismo 153 

argomento del verbo 121, 196, 199, 200 
autonimia 129 


awerbio 12, 14, 16, 19, 43, 44, 49, 105, 
120, 123, 134, 209, 210, 214 
— frasale 209 


B 

base (di derivato) 14, 15, 16, 17, 21, 30, 
31, 35, 38, 60, 78, 80, 82, 83, 111, 
117, 193 

bilinguismo 16, 57 
bizantino 53, 54, 57, 80, 81, 85 


C 

campo lessicale 117, 118, 126 
carattere tipografico 4, 6, 7, 11, 85, 158 
cinese 21, 71, 75, 158 
coerenza 206, 207 

coesione 2, 44, 45, 113, 206, 207, 220 
collocazione 40, 42, 114, 171, 195, 202, 
203, 204, 205, 206, 207 
composto v. parola composta 
concordanza 13, 142, 155, 156, 168-179, 
205, 212 

— bilingue 171, 172 
congiunzione 10, 44, 50, 123, 124, 149, 
209, 210, 214 


256 Indice analitico 


contrari 111, 112, 118, 127, 134, 142, 


Indice analitico 257 


L 


157, 159, 160, 207 

conversione 17, .23, 24, 25, 1X6, 165, 193 


D 

danese 60, 158 
deaggettivale 15, 1 6 

definizione 24, 86, 110, 112, 120, 186, 
213, 218 

— lessicografica 107, 121-128, 136, 163, 

164 

denominate 15, 16 , 46 
derivato 3, 6, 7, 14, 15, 16, 30, 31, 33, 
35, 46, 56, 58, 63, 78, 79, 81, 84, 
109, 112, 149, 193, 212 
deverbale 16, 31, 46, 201 
dialettismi 192 

dialetto 2, 28, 29, 32, 37, 46, 49, 56, 59, 
66, 72, 73, 86, 88, 138, 192, 195 
didattica 82, 181, 182, 187, 188, 189, 
192, 196, 198, 200, 209, 211, 216, 
219, 220 

diminutive 17, 18, 25, 79, 128 
discriminazione di significato 129, 130 
dispersione 144, 145, 146, 147, 157, 
184, 191 

disponibilita 144, 145, 147, 148, 149, 
151, 154 

divisione in sillabe 8, 154, 157 
dizionario analogico 132, 134, 142, 155, 

165 

— bilingue 59, 65, 67, 88, 111, 126-131, 
137, 141, 143, 149, 157-160, 165, 
166, 171, 202, 204, 211 

— - di frequenza 12, 22, 32, 142, 145- 
147, 150, 173, 191, 213 

— di valenze 142, 143, 198 

— etimologico 80, 81, 85, 86, 142, 212 

— di base o fondamentale 144-153, 
170, 188, 189 

— - enciclopedico 120, 141, 143 
• inverse 173 

— monoiingue 10, 17, 21, 22, 30, 33, 
42, 49, 53, 55, 62, 70, 72, 73, 76, 80, 
85, 109, 110, 111, 118, 119 , 120, 121, 
122, 127, 129, 134, 139, 149* 159, 
16 1, 166, 167, 197, 198, 202, 204, 
207, 209, 211, 220 


— onomasiologico 113, 118, 132-136, 
142, 212 

— plurilingue 111, 126, 141, 143, 158 
— ' ■ specialistico 76, 78, 140, 14 1, 142 

— storico 81, 85-87, 119, 120, 155, 169, 
212 

— tascabile 165-167 


E 

element! di composlzione 18, 20, 21, 
22, 29, 32, 35, 54, 58, 84, 116 
elisione 10, 13 

ellissi 24, 76, 77, 85, 114, 116, 117 
enantiosemia 112 
enciclopedico 122, 136, 207 
errore 33, 164, 187, 190-196, 205, 206, 
219, 220 

— lessicale 190, 191, 192-195 
esempio nel dizionario 42, 69, 119, 124- 

126, 134, 147, 149, 156, 157, 160, 
164, 165, 200, 202 
eteronimia 117, 128 

etichetta (di registro ecc.) 72, 73, 103, 
138, 139, 162, 164, 165, 210 
etimologia 28, 50, 53-56, 57, 58-69, 72, 
73, 76-84, 86, 88, 106, 117, 123, 127, 
131, 134, 161, 162, 212, 214, 216, 217 

— popolare 79 
eufemismo , 114-117 


F 

falsi amici 142, 190, 193, 22 
famiglia lessicale 80, 82, 105, 106, 117, 
212 

fonema 5, 8, 9, 105, 106 
forma di parola 11-14, 17, 21, 25, 31, 
36, , 77, 105, 110, 142, 153, 156, 
157, 173, 175, 213 
formario 5, 7, 8, 9, 10, 11 
francese 3, 6, 7, 9, 21, 23, 25, 29, 30, 
32, 33, 34, 36, 39, 42, 52, 55, 56, 59, 
62-67, 69-71, 74-76, 83, 85, 88, 109, 
113, 127, 130, 131, 143, 144, 147, 
149, 158, 159, 160, l6l, 162, 166, 
191, 203, 209, 220 


— antico 62, 63 

francesismo 39, 52, 65, 66, 68, 75 
frasale 209, 210 

fraseologia 42, 118, 119, 130, 131, 134, 
202, 203, 204, 216 

frequenza 7, 9, 10, 12, 17, 22, 28, 32, 
44, 63, 142, 144-150, 152, 153, 155, 
157, 173, 175, 184, 189, 191, 207, 
213, 214 


G 

germanico 85, 102 
germanismo 3, 58, 59, 88 
giapponese 10, 41, 75, 158 
glossa 85, 119, 120, 129, 131, 173 
glossari 142, 143 
grafema 8 

grammatica 24, 141, 182, 183, 198, 200, 
206, 210, 217, 218 
grecismo 54 

greco 3, 4, 21, 22, 31, 52-55, 57, 60, 
65, 75, 81, 85, 112, 116, 134, 161, 
171 


I 

illustrazione 136, l6l 
incapsuiatore 208, 210 
infisso 15, 16, 84 

inglese 3, 6, 7, 12, 23, 24, 25, 28, 29, 
30, 32, 34, 35, 36, 37, 41, 42, 43, 
46, 52, 55, 58, 62, 68, 69, 71, 74, 
75, 76, 79, 83, 85, 88, 109, 113, 
130, 135, 136, 143, 144, 147, 150, 
154, 158, 159, 160, 161, 165, 1 66, 
167, 168, 192, 194, 202, 203, 209, 
220 

interfisso 15 

iperonimia, iperonimo 106, 112, 113 , 
117, 18, 123, 128, 135, 155, 180, 207, 
212, 218 

iponimia, iponimo 112, 113, 114, 117, 
128, 135, 180, 212 
ispanismo 40, 66, 75, 88 


latinismo 32, 58, 88 

latino 3, 4, 14, 15, 21, 31, 32, 34, 49, 50, 
52, 53, 54, 55, 56, 57, 58, 59, 61, 62, 
63, 75, 79, 81, 82, 83, 85, 86, 88, 
102, 143, 158, 161, 168, 171, 173, 
174, 202 

leggibilita 152, 153, 154, 155, 180, 184, 
185, 189 

lemma 4, 5, 9, 14, 42, 43, 72, 81, 83, 85, 
86, 87, 110, 118, 119, 120, 121, 123, 
124, 129, 130, 142, 150, 157, 158, 
160, 162, 163, 174, 216, 217 

— formato da piu parole 20, 42, 43, 75 
lemmario 5, 6, 7, 10, 28, 30, 78, 107, 

110, 131, 141, 150, 158, 164, 165, 
173 

lessema 40, 44, 45, 105, 106, 107, 108, 
109, HI, 112, 114 
iessia 40 

lessicalizzazione 41, 44, 45 
lessico attivo 182, 184, 185, 186, 189 

— passive 182, 184, 186, 188 
lessicografia 14, 42, 43, 88, 105, 107, 

108, 119, 122, 134, 135, 141, 143, 
155, 177, 179 

letterario 31, 39, 77, 108, 173, 187 
livello soglia 147, 190 
locuzione 6, 14, 20, 21, 40, 43, 65, 75, 
76, 113, 120, 158, 202, 204 
■— aggettivaie 40, 43, 75 

— awerbiale 40, 43, 75 
— - congiuntiva 40 

— frasale 75 
idiomatica 204, 205 

— nominate 40, 76 

— prepositiva 43 

— verbale 40, 43 


M 

malapropismo 192 

meronimia, meronimo 113, 117, 118, 
134, 135, 207 

metafora 30, 52, 106, 114, 115, 117, 198 
metonimia, metonimico 76, 114 
microstruttura 118, 120, 130, 131 


258 Indice analitico 


morfema 8, 12-16, 21, 22, 24, 25, 44 
105, 159, 164, 193, 201, 216 

— legato 12 

— libero 12, 21, 22 


N 

neologismo 18, 21, 28, 32, 65, 76, 106, 
108, 142, 143, 213 

nome 5, 12-14, 15-20, 24, 31-34, 38, 41, 
42, 45, 46, 64, 65, 72, 77, 78, 81, 
107, 114, 123, 126, 128, 129, 132, 
142, 174, 198, 201, 204, 206, 214 
— proprio 3, 29, 48, 60, 76-79, 89, 115, 
157, 161, 217 
nominalizzazione 44, 201 


O 

olandese 36, 59, 75 
olonimo 113 

omografo 109, 120, 128, 151 
omonimia, omonimo 35, 108, 109, 110, 
112, 127, 128, 131, 155, 212 
orale 13, 22, 48, 57, 82, 139, 182, 185, 
187 

ordine alfabetico 4, 82, 83, 126, 131, 
132, 134, 146, 160, 162, 164 


P 

parasintetico 15, 31 

paretimologia 79, 82 (vedi etimologia 
popolare) 

parola, definizione di 1, 2, 105-106 

— composta 2, 7, 13, IB, 19, 20, 21, 30, 
35, 42, 46, 54, 55, 58, 84, 153, 171, 
202 

— giustapposta 18, 40-43 

— italiana tipica 11 

— plena 214 

— vuota 175, 205, 214 

parte del discorso 12, 16, 17, 20, 23, 40, 
110, 116, 124, 141, 159, 164, 166, 
173, 205, 209, 212, 214 


peggiorativo 18 
persiano 54, 61 
polirematiche 40 

polisemia, polisemicolOS, 109, 118, 
119, 149, 197, 201, 212, 220 
portoghese 6, 66, 67, 75, 85, 19i 
prefissol5, 20, 30, 60, 111, 112 
prefissoidi 18, 21 

prestito 3, 4, 10, 21, 27, 28, 32, 33-39, 
52, 53, 58, 60, 62, 65-70, 74-77, 81, 
88, 109, 116, 161, 194, 217 
pronuncia 3, 5, 6, 9, H, 33, 60, 62, 66- 
69, 71, 74, 75, 78, 109, 141, 146, 
156, 160, 161, 165, 167, 202 
provenzale 50, 51, 57, 63, 64, 86 


Q 

quadro degli argomenti 121, 199, 200 


R 

registro 23, 127, 130, 138, 139, 164, 165, 
187, 188 

rimando, voci di 69, 82, 83, 162, 212 


S 


sanscrito 70 

scritto 69, 151, 153, 172 
semiparole 18, 21 

significante 102, 104, 105, 106, 108, 
109, 110, 132, 190, 192, 193 
significato 2, 12-14, 24, 35-37, 38, 43-45, 
69, 73, 78, 102-119, 121, 131, 156, 
182, 186, 190, 193, 194, 196, 199, 
203 212 

sillaba 8, 9, 10, 11, 12, 152, 153, 154, 
157, 180 

sineddoche 114, 115, 117 
sinonimia, sinonimo 71, 72, 103, 106, 
110-111, 113, 117, 118, 122, 123, 
124, 127, 129, 133-136, 142, 155, 
157, 158, 160, 161, 164, 165, 167, 
180, 190, 197, 202, 207, 208, 218 



sintagma lessiealizzato 20, 40, 42, 43, 
146 

solidarieta lessicale 10.6, 112, 113, 114, 
117, 118, 203 
sostantivazione 17, 24 
sostantivo 17, 20, 24, 41, 50, 72, 79, 
110, 116, 117, 141, 151, 194, 198, 
205, 210, 212, 214, 215 
sottocodice 130, 138, 139, 140, 141, 
143, 144, 161, 164, 179, 187, 188, 
i96, 217 

sottocodici 138, 139, 143, 144, l6l, 162, 
179, 180, 187, 188, 189, 217, 218 
sottolemmi 42, 43, 165 
spagnolo 3, 6, 9, 29, 32, 33, 34, 36, 37, 
39, 52, 61, 64, 66, 67, 85, 88, 143, 
147, 158, 166, 191, 193, 194, 203, 
220 

Standard Average European 30, 31 
sufflsso 15-18, 16, 17, 18, 19, 25, 30, 31, 
36, 38, 39, 63, 64, 77, 78, 79, 173, 
174, 201, 216 

— zero 16, 30, 31, 193, 201 
suffissoide 18, 21 
svedese 60, 158 


t 


T 

tedesco 3, 6, 7, 18, 29, 30, 33, 41, 50, 
55, 57, 60, 70, 85, 88, 130, 131, 133, 
146, 147, 158, 160, 166, 179, 194, 
203, 209, 220 


1 


Indice analitico 259 


tema (della parola) 13, 14, 18, 21, 63 
tesauro 113, 132, 134, 135, 155, .163 
testuale 104, 151, 169, 172, 177, 180, 
181, 183, 189, 206, 208, 209, 210, 220 
toscanismo 72, 73, 76, 217 
toscano 72, 73 

traducente 129, 130, 131, 146, 147, 158, 
167 

traduttore elettronico 156, 164, 165 
troncamento 10, 11 


V 

valenza 142, 143, 198, 220 
varieta iinguistica 17, 137-139, 187 
verbo 5, 7, 11, 13-18, 23, 31, 32, 43, 78, 
79, 119, 120, 121, 123, 128, 131, 132, 
141, 142, 162, 194, 198, 199, 200, 
204, 205, 210, 212, 214, 218, 220 
verbi frasali o sintagmatici 43 

— separabili 131 

— sintagmatici 44 

videoscrittura 107, 122, 135, 153-159, 
l6l, 164, 165, 216 

vocabolario 4, 5, 27, 30, 31, 62, 74, 114, 
133, 138, 142, 144, 146, 147, 149, 
153, 216 

vocale tematica 13, 14, 15 
volgare 48, 49, 59, 72, 177